Martedì 9 Febbraio 2010
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Ferrara: un vero rivoluzionario
per rivoluzionare l'Unità

13 Dicembre 2007

Alle solite, Giuliano provoca e argomenta. La questione si chiama “Unità”. Tema: il presumibile cambio della guarda ai vertici del giornale fondato da Antonio Gramsci, che dovrebbe seguire l’acquisizione del medesimo dalla famiglia Angelucci, già editore di “Libero” e de “Il Riformista”.

Ferrara spiega la sua autocandidatura con argomenti logici, fin troppo logici. Ad esempio, ammette che di non avere ancora votato democratico, e tuttavia aggiunge “come tutti sanno il Foglio è stato il primo e più deciso assertore della necessità di promuovere quel partito all’americana”, incluse “le vere primarie per la scelta del leader”.

Il quotidiano, all’origine di due pagine, si è distinto per aver “celebrato” fra “i primi” “il loft e la bella politica, i circoli al posto delle tessere e i congressi, se proprio ce ne fosse bisogno, simili a convention”. Ha inoltre rivendicato il titolo di precursore “rispetto alla rivoluzione del predellino”, della svolta “verso un bipartitismo modello Caw (Cav+W.)”. Altri titoli di accredito presso i nuovi azionisti la simpatia condivisa con il sindaco di Roma per Veronica B. “alla cui collaborazione”, precisa il direttore del Foglio, “il nuovo leader, da tutti rispettato e amato, notoriamente aspira…”.

Eccetera, eccetera. Perfetto. Gran pezzo di bravura, con tanto di argomenti inoppugnabili. Quanto a trovate, Giuliano quando si impegna, e quindi si diverte, non è secondo a nessuno. Ha fantasia, estro, intelligenza. Eppoi il quotidiano già del piccì soffre ormai da tempo immemorabile di un numero enne di punti di crisi. Pensate che frisson l’arrivo di Ferrara. Da un gazzetta stracarica di piombo, a un agile, colorato e nervoso giornale di idee e di battaglia.

Rispetto al contenuto, Giuliano sarebbe poi una garanzia, una testata in linea (altro che ricreazioni alla Colombo o sbandate alla Travaglio), iperpolitica, una spina nel cuore di lassisti e faniggotoni. I vertici del Pd ne sarebbero entusiasti. Finalmente il giornale stimolo, che li affianca e, all’occorrenza, li corregge. Capace di fare da battistrada, laboratorio e così via. Un babbà, un fidanzamento da re, e perdipiù senza fichi secchi.

Allora? Perché non mettere fra parentesi la provocazione e cavalcare invece l’idea, richiamando, con tutti gli onori del caso, con devota riconoscenza e quindi in pompa magna, all’ “Unità” l’ex figlio prodigo di maggior spolvero in circolazione e di più certa verve?

Pensateci su, cari vertici dell’ex Botteghe Oscure. E ci congetturi anche lei, egregio neo editore: l’ “Unità alla Ferrara” darebbe superbi godimenti ad entrambi e, comunque, soddisfazioni a strafottere.

Forse, la borsa ne soffrirebbe un po’, ma quest’ultimo è un rischio che si può correre ed è, in una certa misura, calcolabile. D’altronde, si sa, ogni rivoluzione, recitava il competentissimo presidente Mao, non è esattamente un pranzo di gala.  E Ferrara – va da sé - è un uomo d’onore e buon gustaio, oltreché un rivoluzionario coi fiocchi.

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Commenti
vittorio
14/12/07 11:19
Incommentabile,se non come
Incommentabile,se non come articolo umoristico.Ma,si sa,l'Italia è il paese in cui il ridicolo è il metro della "serietà" nazionale.
Matteo Gualdi
14/12/07 11:48
altre idee
Grande stima per il Direttore del Foglio, praticamente l'unico giornale che leggo quotidianamente, anche perchè posso farlo tranquillamente online. Tuttavia un'altra idea potrebbe essere Antonio Polito, riformista per antonomasia (provenendo proprio da Il Riformista) e ottimo rappresentante del PD. Tutto sommato qualunque cosa, purchè si cambi, visto che chi c'è adesso appartiene ad un mondo politico ormai superato (speriamo).
14/12/07 14:07
E' il nuovo richiamo della foresta rossa?
Se è l'ennesima provocazione come quella di autodichiararsi collaboratore della CIA o la disfida del Mugello (che gli portò sfortuna), sto al gioco. Se invece Ferrara parla sul serio, devo constatare che si tratta del richiamo della foresta degli antenati. Foresta rossa. E allora nel caso, si dovrebbe constatare che il marxismo è un po' come la pubblicità di quei diamanti da anelli di fidanzamento. Un marxista è per sempre. Anche quando fa il neo e il teocon.
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