Martedì 21 Ottobre 2014
Storia del giro/6

Pantani non riuscì a sconfiggere solo un avversario: la sua solitudine

5 Giugno 2011
Marco_Pantani_al_Tour_de_France1998_e_le_perquisizioni_notturne_dei_gendarmi_francesi._La_protesta_deicorridori_il_giorno_dopo.jpg
La protesta dei corridori dopo le perquisizioni del Tou '98

Solo Pantani lo urli: Pantastique! (Gianni Mura). Lo rivince Gimondi a 34 anni il Giro, poi Saronni nel ’78 e nell’83, la tripletta di Bernard Hinault, Moser, Visentini, Bugno, Chioccioli e Indurain. Saronni, Hinault e Indurain, tutte figurine. Chiedo alla mia ragazza d’un ciclista e mi risponde solo Pantani. A.P.d.P.. Avanti Pantani e dopo Pantani. Marco a dieci anni gioca a pallone ch’è una piccolina ala destra, fa panchina e non gli piace. A Cesenatico non ci è nato ma ci vive da sempre. I nonni vengono da Sarsina, “Un paese dell’Appennino romagnolo dove ancora ci sono le processioni per salvare gli indemoniati, e al loro collo si mette il collare di san Vincino. Il paese di Plauto, anche, ma Pantani non aveva maschere” (Gianni Mura, la Repubblica 15/02/2004).

Marco Pantani da bambino

Il padre Ferdinando detto Paolo fa l’idraulico, la mamma Tonina e la sorella Laura detta Manola hanno un chiosco di birra e piadine in paese. A 12 anni si rompe del pallone e s’inventa sulla bici. 1982, gruppo cicloturistico Fausto Coppi, con tre marce fa i macelli pischelletto sulla Cesenatico-Savignano. Pedala forte. Il ds Nicola Amaducci gli dà una Vicini grigio metallizzato, il nonno Sotero l’anno dopo una Vicini rossa per i Giochi della gioventù. Prima vittoria il 22 aprile ‘84 a Case di Castagnole, categoria esordienti. Dall’85 all’87 due stagione da allievo e una da juniores. Vittorino Savini fa il meccanico e per primo l’ha scoperto da campione, tre anni ds di Pantani, andava a scuola col papà Paolo: “Ero con lui quando ha preso la prima maglia rosa. Dopo Madonna di Campiglio mi ha accusato, voleva che il Giro si fermasse. Io gli ho detto che sbagliava, che quello che stava accadendo nulla aveva a che fare con lo sport. M’ha detto che dovevo tener chiusa la strada. E forse aveva ragione lui”. A Forlì Giuseppe Roncucci detto Pino ha 69 anni e per Marco è “il personaggio più importante della mia vita a livello ciclistico”. Nel ‘90 dopo un anno da dilettante nella Rinascita di Ravenna vince due tappe in Calabria alla Sei giorni del sole, va alla Giacobazzi di Modena, otto vittorie e nel ‘90 è terzo e nel ‘91 secondo al Giro d’Italia dilettanti, dietro Casagrande. Nel ‘92 stravince la Verone-Cavalese e la Cavalese-Alleghe. Stavolta lo vince il Giro, davanti ad Andrea Noè che ha chiuso la carriera solo la settimana scorsa al Giro... Il 5 agosto ’92 diventa professionista. Quando è con Pino nell’ufficio di Davide Boifava, ds Carrera-Tassoni, il  contratto è pronto e con lo stipendio superiore al minimo. Lui non ci sta: “Che succede se vinco Giro e Tour?”, e fa riscrivere il contratto. Che succede se vince Giro e Tour?

“Le palle del ciclista le vedi quando si alza la mattina della gara. Vanno tutti al cesso di continuo” (Gino il meccanico). “Tu non sai di quanti zuccheri avrò bisogno io oggi”. Marco si mette davanti ad un piatto di spaghetti miele o marmellata. Le pippe infinite sulla bici: “Pignolo da morire, rompe i maroni, ma non poco. Ci fa due palle così: alza la sella, abbassa la sella, cambia i rapporti, sistema il manubrio”. Nel ‘93 al primo Giro si ritira per una tendinite. Nel ‘94 fa il gregario a Chiappucci, lui, gregario… Vince a Merano e all’Aprica: “Era il 4 giugno del 1994, in fuga stava il meglio del ciclismo azzurro e in questo meglio dominava la figura esile e nervosa di un corridore che pedalava dando alla fatica smorfie antiche. Il grande popolo della bicicletta scoprì Pantani, questo minuto corridore dalle orecchie a sventola e dalla testa pelata che aggrediva le strade in salita e sembrava andar su tra le montagne con la leggerezza di un Bartali moderno, ancora più ispirato e drammatico”. (Leonardo Coen, ”la Repubblica” 15/2/2004).

Torna a Cesenatico e offre chardonnnay agli amici. Secondo dopo Berzin. Al Tour fa terzo, dietro due bestie, Indurain e Ugrimov. Troppo forte, il primo maggio ‘95 si allena sulla via Emilia e una Punto gli va addosso. Trauma cranico non commotivo con ferita lacera sulla regione temporale destra e alla regione sacrale, escoriazioni varie. Niente giro, solo Tour. ‘Sti cavoli, primo all’Alpe d’Huez e primo alla Guzet-Neige sui Pirenei. Idolo, gli organizzatori del Tour lo chiamano Dumbo. Lui ci gioca, pizzetto biondo, sforacchia sempre e quando sai che parte parte. Sempre. Pure al mondiale colombiano, terzo dietro Olano e Indurain, spagnoli meteore di fronte a lui. A fine stagione, 18 ottobre ’95, sulla discesa di Pino Torinese a 7 km dalla fine della Milano-Torino una Nissan bianca contromano lo prende in pieno. Frattura esposta e scomposta di tibia e perone della gamba sinistra. Stagione 1996 finita, lui incassa bene: “Sfortunato è chi perde una gamba”. S’innervosisce un po’ solo quando quello che vende frigoriferi che l’ha messo sotto in ospedale gli chiede i danni della macchina sfasciata. A rimetterlo in piedi c’è il fisioterapista Fabrizio Borra, lo stesso di Barrichello e Cipollini. Correre correre correre, per mesi in piscina, i muscoli si rifanno e le articolazioni non si sforzano.

Nel ‘97 torna al Giro, stavolta con la Mercatone Uno. Sulla discesa del Chiunzi incrocia un gatto, cade, si rialza e finisce la tappa. Col bicipite femorale rotto. Parliamone dei tre anni di carriera già all’apice bruciati per la sfiga. Che poi se vuoi rivincere voli in salita se sei forte, ma in discesa devi sempre andare come un pazzo. Meno male che al Tour si riprende l’Halpe d’Huez e Morzine e sul podio è terzo. Contro il tedescone Hullrich che tra un anno ancora se lo sognerà la notte. Momenti di gloria, al traguardo dell’Halpe d’Huez i fan di Cesenatico gli intonano Romagna Mia: “Sai che ho visto piangere uno di cinquant’anni che pesa 150 chili, e solo allora ho pensato che avevo fatto un bel numero”. La gamba sinistra più corta di otto millimetri, la sciatica permanente. E’ miliardario, con lui la Bianchi vende il 40% in più di bicilette (a un milione e mezzo) , il 10/15% di mountan bike e tutti i 101 modelli da collezione col numero di Pantani al Giro (9 milioni a pezzo). “Un metro e 70 per 57 kg, bandana e due orecchini dorati, ama il giallo, la pesca, la caccia e il Milan. Maradona, Jack Nicholson, Sharon Stone, Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Raf, Charlie Parker e gli Spandau Ballet (e quando ha fatto 28 anni l’art director del Pineta gli fa trovare Tony Hadley invitato apposta). Alessandro Bergonzoni, la pizza, la piada e la coca-cola, il trebbiano, il sangiovese, le macchine veloci (la sua prima ritmo sfasciata a 18 anni), Venezia, le spiagge tropicali il karaoke (Gente di mare di Tozzi e Raf, e Io vagabondo dei Nomadi).

Marco Pantani scatta sull'Alpe d'Huez

Via il cappellino, via la bandana, via gli occhiali. Una volta contro Tonkov a ruota via pure l’orecchino…Dovuto. Vince il Giro nel ’98 e sul palco a Cesenatico s’abbraccia con Romano Prodi. Il suo giorno più bello al Tour de France, la tappa del Galibier ed il traguardo di Les Deux Alpes. “Pantani, eroe nella tempesta”, il titolo dell’editoriale in prima pagina di Candido Cannavò sulla Gazzetta. “Marco, il nome forte di un evangelista. E’ andato lassù, in una bugiarda giornata di luglio, a predicare sulle montagne il mistero eterno dell’uomo ai confini della più spietata fatica”. Ancora: “Quando la sagoma di Pantani è emersa dal buio del Galibier il telecronista ha gridato: Pantani miracolo del ciclismo”. Sempre Cannavò: “Non potevo non essere a Parigi, quel 2 agosto ’98: sarebbe stato un reato umano e professionale. L’amico Leblanc, patron del Tour, concesse anche l’onore di un podio al direttore della Gazzetta e al patron del Giro d’Italia. Io e Castellano con Pantani e Gimondi. Felice Gimondi, il re del ’65, è salito sul podio del Tour e ha sollevato il braccio di Marco Pantani, il re del ’98 , come fosse l’asta di una bandiera”. “Ho sempre sognato la maglia gialla, mi farò una grande casa tutta dipinta di giallo. Ma mi sento più solo che mai, ora che sono diventato famoso, ora che ho vinto il Giro e il Tour nello stesso anno. E quando mi sento solo ho solo voglia di ascoltare il sax” (Marco Pantani).

All'arrivo del Giro d'Italia

Continua…

l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Registrazione del Tribunale di Roma
n° 141 del 5 Aprile 2007.