Giovedì 23 Febbraio 2012
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il blog del direttore

"You Cut": dall'Occidentale un'iniziativa per far ripartire la politica (e dare qualche idea al Pdl)

26 Gennaio 2012

Davanti alle misure di liberalizzazione proposte dal governo Monti, il Pdl (assumendo che esista qualcosa con questo nome per comodità di argomentazione) si trova in particolare difficoltà. E non è guardando in casa del Pd, dove pure i problemi non mancano, che se ne può trarre qualche consolazione.

Quale che sia la portata reale del pacchetto liberalizzazioni (e su questo i dubbi da un punto di vista liberale sono molti) il partito di Angelino Alfano fa fatica a far sentire la sua voce: non è convincente quando dice – come pure sarebbe lecito – “si poteva fare di più”, perché è troppo facile rispondere: “perché non l’avete fatto voi?”. E anche l’ironia dei giornali di centro-destra sul “decreto fantasma” perché scomparso per 24 ore nel tragitto tra palazzo Chigi e il Quirinale, si infrange sul ricordo del “pacchetto sviluppo” rimasto fantasma per più di un anno e poi sepolto per sempre con le dimissioni del governo Berlusconi.

Ma anche le posizioni più scettiche, quelle per intenderci di Fabrizio Cicchitto e altri, che parlano di liberalizzazioni punitive (ma è inevitabile che tutte lo siano almeno un po’), che sembrano inclini a dar ragione alle resistenze di farmacisti, tassisti, autotrasportatori, notai e quanto’altro, non arrivano fino e fondo e non prendono forma politica, strette come sono tra la tentazione di accontentare corporazioni ritenute un plausibile bacino elettorale per il centro destra e i sondaggi che testimoniano invece un generale gradimento dei cittadini verso le misure del governo. Senza contare che da un centro-destra, liberale e conservatore, degno di questo nome ci si aspetterebbe per default un sostegno alla riduzione del peso dello Stato nell’economia e un aumento della concorrenza.

Così al Pdl restano poche cose da dire e tutte senza grande convinzione e senza alcun coordinamento, spesso affidate alla sensibilità dei singoli esponenti e alla loro capacità di accesso mediatico. L’ultima dichiarazione del segretario,  Angelino Alfano che si ricordi è di qualche giorno fa e recitava sibillinamente: “la durata del governo Monti dipende dai suoi risultati”. Un po’ poco.

Eppure il terreno di scontro di questa fase politica potrebbe essere ideale per il centro-destra se questo recuperasse un po’ di baldanza e non si facesse troppo intimidire dalle recriminazioni. E’ vero che il governo Berlusconi ha molte inadempienze e promesse non mantenute da farsi perdonare, ma questo non può inibire la sua azione futura e d’altronde quale governo democratico al mondo può vantare l’en plein nella realizzazione del proprio programma?   Bastava sentire il discorso sullo Stato dell’Unione di Barack Obama per capire che anche sulle promesse mancate si può costruire un progetto di riscossa.
In fondo il tema delle liberalizzazioni, della lotta alle rendite di posizione, ai  privilegi, alla burocrazia; l’impresa di inoculare maggiore concorrenza nel sistema produttivo e di ridurre proporzionalmente il peso della mano  pubblica in economia; la semplificazione fiscale, l’idea che le tasse possono essere una cosa necessaria (entro certi limiti) ma non certo “bellissima” come pensava Padoa Schioppa;  la convinzione – che andrebbe oggi più che mai rivendicata contro il mantra della sobrietà – che la ricerca del profitto e dell’arricchimento personale sono motori essenziali per la crescita e per il benessere generale di un paese, sono tutti elementi del patrimonio ideale e programmatico del Pdl, molto più di quanto lo siano del Pd e dell’Udc.

Non c’è molto tempo da perdere se si vuole che il ritorno in scena della politica veda il Pdl giocare una partita da protagonista piuttosto che da comprimario, e le opportunità per riuscirci non mancano. Qui l’Occidentale ne propone una: una battaglia seria, argomentata  e a lunga gittata per la riduzione della spesa pubblica. E’ un’iniziativa che abbiamo chiamato “You Cut”, sulla falsa riga dell’iniziativa presa dal leader della maggioranza repubblicana al Congresso americano Eric Cantor. E’ indirizzata in primo luogo a chi ci legge, perché vorremmo che anche i cittadini si prendessero la responsabilità di dire dove è più giusto tagliare la spesa pubblica e quindi a indicare a quali servizi, sussidi, garanzie, ecc.. sono disposti a rinunciare. Ma si rivolge anche ai legislatori e in particolare al Pdl, perché prenda il meglio delle proposte che usciranno da questo laboratorio e ne faccia materia di iniziativa legislativa o comunque le inserisca nel circuito della propria riflessione politica.

L’idea di fondo è che il perseguimento di per se sano e anche legittimo del pareggio di bilancio si trasforma in una follia suicida in presenza di una spesa pubblica in continua crescita e di un Pil in recessione; vuol dire in sostanza finanziare il pareggio con una pressione fiscale in progressione geometrica fino al totale strangolamento del paese. Pareggiare sprechi e mancata crescita a forza di tasse è esattamente quello che porterà l’Italia verso quel fallimento che si dice di voler evitare. Allora bisogna cominciare a tagliare; lo Stato deve spendere meno o almeno interrompere la crescita inerziale della sua spesa pubblica che procede ininterrotta da decenni. Non è una cosa facile. La prima e più diffusa reazione è quella che dice: tagliare gli sprechi? Sacrosanto, ma quali sono gli sprechi, dove si annidano? Questo è il primo problema. Nessun governo ha mai affrontato seriamente la questione di una “spending review” che mostri in dettaglio dove incidere col bisturi salvando le parti sane della spesa. Così per anni si è andati avanti con i “tagli lineari” tremontiani, gli unici possibili nelle condizioni date.  Il secondo problema è che anche quando si individuano con una certa accuratezza i settori da tagliare nessuno ci sta a riconoscersi come  tale: scattano quindi le controffensive lobbistiche, si muovono i sindacati, si raccolgono le firme dei cittadini, si occupano le strade, si fa la fila dal presidente della Repubblica che alla fine una parolina di incoraggiamento non la nega a nessuno. Così in genere si fa marcia in dietro si lascia tutto com’è.

Provate a dire che un certo aeroporto è uno spreco di danaro pubblico, o che quel particolare ospedale non serve e butta soldi, o che quella determinata sede giudiziaria potrebbe essere chiusa senza danno e con grande risparmio, o quella sede locale della Banca d’Italia, o quell’Università, o quell’ente, o quel teatro lirico, o quel finanziamento al cinema. Avrete gli artisti sui tetti, i professori in piedi sui banchi, i magistrati in sciopero, i registi al Quirinale, i cantanti lirici al Tg3. Avrete la sinistra, i suoi giornali, i suoi massimi esponenti che vi diranno che la cultura non si tocca, che la ricerca è essenziale, che l’Università è sacra, che i diritti acquisiti, che, che…

La verità è che era tutto vero (anche se non sempre) ma che oggi non lo è più: davanti al rischio di un default alla greca niente in teoria è più intoccabile e ogni cosa che si vuole salvare è un lusso che possiamo permetterci solo a spese di qualcos’altro. Per queste scelte però un governo tecnico è l’ultima cosa che serve, qui entra invece in gioco la politica e nella sua più alta e basilare espressione: la responsabilità di gestire risorse limitate salvaguardando l’interesse generale e rispondendo di quelli particolari che vengono sacrificati.

Per questo ci sentiamo di proporre  a quel po’ di politica che ancora si vede nel campo liberale e conservatore di avanzare idee e progetti in questa direzione, ma anche di chiamare in causa chi ci legge per indirizzare le proposte e le scelte che dovranno essere prese. Collegatevi a You Cut, cliccando il banner accanto alla testata e scrivete un vostro articolo (non un semplice commento), il più argomentato possibile, meglio se con dati e cifre alla mano e noi, oltre a pubblicarlo, lo faremo confluire in un dossier da consegnare ai gruppi parlamentari del Pdl in vista di una auspicabile iniziativa legislativa. Buon lavoro e buon taglio!

Commenti
Anonimo
26/01/12 16:49
sterminio di massa dei pubblici dipendenti
inizierei col ridurre di almeno un terzo i dipendenti pubblici di ogni ordine e grado, i rimanenti potrebbero essere facilmente ridistribuiti nei vari settori, sicuramente senza nessun danno per i cittadini ( chi mai se ne accorgerebbe o se ne lamenterebbe ?)
Andrea
27/01/12 09:48
Caro direttore, utile e
Caro direttore, utile e anche divertente l'iniziativa "You cut". Da tempo mi chiedo se sia possibile effettuare risparmi senza nuocere a nessuno, anzi, accontentando tutti. A mio avviso la risposta è affermativa e porto un piccolo esempio. Lavoro in un ministero a Roma e anni fa, assecondando il mio pallino per l'ambiente,incaricai l'ufficio da me diretto di acquisire dati sul consumo di energia elettrica. Il risultato fu che il ministero spendeva ogni giorno in energia elettrica quanto una palazzina di dieci appartamenti spende in un anno. Questo è possibile per scelte sciagurate e antiecologiche compiute tempo fa, quando furono cambiati gli impianti di illuminazione. Ancora oggi il ministero è illuminato sia di giorno che di notte. L'illuminazione di chilometri di corridoi è continua e non esistono più gli interruttori. Sembra incredibile, ma è così. Mi fu spiegato che la scelta era determinata da motivi di sicurezza. Sciocchezze, ovviamente. In molti luoghi (ad es. negli alberghi) la luce si accende al passaggio delle persone e in questo modo la presenza di eventuali estranei nelle ore notturne è ancora meglio individuabile. Ecco quindi un modesto esempio di come sia possibile risparmiare, facendo anche un piacere all'ambiente.
Franco Maloberti
27/01/12 16:24
Principio guida
Il Principio Guida per le nuove politiche è Efficacia Sociale (efficienza globale e a lungo termine globale per costruire una società basata su conoscenza, efficacia e solidarietà sociale e la tecnologia avanzata)
Franco Maloberti
27/01/12 16:27
I pubblici dipendenti:
I pubblici dipendenti: sono al servizio del cittadino e operano per massimizzare l’efficacia sociale. Sono equiparati a pubblico dipendente tutti quelli che operano in enti, istituzioni e aziende con finanziamento pubblico superiore al 25% del fatturato o più del 25% di fatturato proveniente da pubblica amministrazione. Sono anche equiparati a pubblico dipendente i dipendenti di aziende che godono di benefici fiscali o agevolazioni normative. Sono equiparati a pubblico dipendente il Presidente della Repubblica, i parlamentari nazionali e regionali, i Governatori di regione, i pubblici amministratori, i membri del CSM, i Magistrati, i Notai e i membri di enti, agenzie e autority.
Franco Maloberti
27/01/12 16:29
Le retribuzioni
La retribuzione dei pubblici dipendenti è misurata in termini di unità retributiva lorda URL annua pari a 20.000 euro. La retribuzione lorda annua onnicomprensiva di un pubblico dipendente non può superare le 7 URL. Il numero di dipendenti pubblici con retribuzione superiore a 6 URL non può essere superiore al 20% del totale. L’attività di dipendente pubblico è esclusiva. Eventuali incarichi aggiuntivi devono essere svolti attraverso l’amministrazione di appartenenza e compensati fino a un massimo di 1 URL per anno. Non sono ammessi rimborsi forfettari di spesa e benefici di ogni natura per la funzione.
Franco Maloberti
27/01/12 16:31
Ferie, Orario e Posto di lavoro
Ferie: le ferie di dipendenti pubblici sono fissate in entità uguale per tutti pari a 23 giorni lavorativi. L'orario di lavoro può essere flessibile ma svolto unicamente negli uffici pubblici. Il dipendente pubblico raggiunge il posto di lavoro a proprie spese e non può tassativamente usare mezzi di servizio. L'ultima regola non si applica per Presidente della Repubblica, Camera e Senato.
Franco Maloberti
27/01/12 17:06
Budget
Budget per il funzionamento di organi istituzionali e di governo: Il budget di ogni organo e istituzione e fissato in termini di URL. Esso vale 8.000 URL per Presidenza della Repubblica, Camera e Senato, Il budget include le retribuzioni dei dipendenti, esclusi i parlamentari. 1.500 URL per CSM Corte Costituzionale incluse le retribuzioni del personale distaccato.1.000 URL per le Autority. La norma viene attuata con gradualità lineare in 3 anni.
Franco Maloberti
27/01/12 17:07
Pensioni
Pensioni: le pensioni erogate a dipendenti pubblici a riposo non possono superare le 6URL. Nel calcolo del limite massimo si includono anche pensioni di lavoratore del settore privato.
AA
27/01/12 23:50
Spendiamo l'equivalente di
Spendiamo l'equivalente di una finanziaria all'anno solo per la difesa. Taglierei la difesa, spesa più inutile del mondo.
Anonimo
28/01/12 16:18
Poi però dovreste cercarvi un lavoro
TAGLIARE VERAMENTE I FINANZIAMENTI PUBBLICI AI GIORNALI, AI PARTITI E TAGLIARE GLI ENTI LOCALI
Erasmo
29/01/12 10:12
responsabilizzare i funzionari pubblici
Condivido l'articolo di Laurenzi parola per parola e paludo all'iniziativa. Al fine di ridurre gli sprechi credo, da profano della materia, che una delle cose da fare sarebbe trovare un sistema per responsabilizzare le amministrazioni pubbliche rispetto all'esito (efficienza ed economicità) delle opere pubbliche sottoposte ad appalto secondo un criterio di calcolo costi/benefici sociali, da applicare anche in sede di gara di appalto, in luogo del criterio di massimo ribasso. Per esempio nominare per ogni opera pubblica un tecnico interno all'amministrazione che sia responsabile in solido con l'amministrazione (amministrativamente, civilmente e penalmente). Creare norme analoghe per responsabilizzare gli amministratori anche per la fase della manutenzione successiva al compimento dell'opera. Occorrerebbe inoltre vietare i subappalti, che sono fomite di storture, speculazioni, bassa qualità, e infiltrazioni malavitose. Occorrerebbe vietare per legge a tutti i livelli amministrativi le consulenze esterne fisse e generiche, cioé non legate ad una precisa esigenza e responsabilità. Per le amministrazioni regionali e comunali occorrerebbe vietare per legge la costituzione di loro sedi all'estero ed ordinare l'immediata cessazione di quelle esistenti.
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