Giovedì 23 Febbraio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
Tutti contro Beppe

Quella grande ammucchiata (sulla cittadinanza) tra grillini, piddini e futuristi

27 Gennaio 2012
beppe_grillo.jpg

Populista, reazionario, qualunquista, provinciale, fuori di testa. Dalli a Beppe Grillo che sul suo blog nei giorni scorsi ha osato scrivere: "la cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso". Si tratta di un falso problema che serve a "distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi", dice Grillo, buonisti di sinistra da una parte, leghisti e movimenti xenofobi dall'altra.

Non l'avesse mai fatto. La base del movimento 5 stelle è esplosa in un coro unanime di sdegno  giudicando il suo leader alla stregua di un piccolo Wilders: "Chi ha scritto questo messaggio dovrebbe chiedere scusa e andarsene dal movimento", commenta un grillino stizzito. Un altro rincara la dose: "Più tempo passa, più deludi". Molti pensano alle ricadute che la dichiarazione avrà sul morale della truppa ("le ultime stime erano al 7 per cento, ora scenderanno di brutto"), a dimostrazione di come i militanti ormai ragionino con il pallottoliere elettorale.

Che il comico abbia colto nel segno lo dimostrano non tanto le pugnalate dei supporter quanto il disco della political correctness partito subito al contrattacco. A reagire sono "futuristi" e  piddini, gli epigoni delle tristi "Bossi-Fini" e della "Turco-Napolitano"; per costoro, ebbri di un ideale che fa rima con calcolo elettorale, l'obiettivo è intercettare il voto degli immigrati in Italia. I loro figli? Sono automaticamente cittadini italiani. In tutta Europa funzionerebbe così.

In realtà, prima di lasciare il numero 10 di Downing Street, il premier laburista Gordon Brown tenne un discorso molto duro e senza fronzoli sugli errori commessi durante il blairismo e sulle correzioni da apportare al concetto di cittadinanza inglese, in senso restrittivo e di qualità. Si può obiettare che l'Italia non è la Gran Bretagna costretta a difendersi dai colpi dell'islamizzazione, e bisogna ammettere che anche da noi la cittadinanza va riformata: usando la scuola, la conoscenza della lingua, delle tradizioni e della cultura del Paese in cui si vive, come uno dei metri di integrazione (ci sono anche il lavoro e tanti altri modi per farlo). Questo è quello che pensano Cameron, Merkel, Sarkozy.

Oggi nel nostro Paese, al compimento del diciottesimo anno di età, i figli dei cittadini immigrati diventano italiani. Non suona particolarmente reazionario. Grillo ha senza dubbio una visione capovolta del mondo, lo testimoniano le sue ultime dichiarazioni di solidarietà ai No-Tav della Val di Susa. Ma sulla cittadinanza non è lui il populista. E' il suo movimento ad esserlo. E non è solo.

Commenti
Vincent Vega
27/01/12 09:52
Un dibattito dominato dall'ideologia
In tutto l'articolo, così come, mi sembra, nelle dichiarazioni di Grillo, non si scorge un solo argomento significativo sul perché la cittadinanza ai 18 anni sarebbe buona, mentre quella a 0, 3 o 5 anni sarebbe nefasta. La tesi poi che dietro i pronunciamenti pro cittadinanza ci siano non dichiarate mire elettorali è addirittura ridicola (i nostri partiti sono del tutto incapaci di progetti politici con orizzonti temporali superiori al paio di mesi). Al contrario nell’animosità con cui ci si è scagliati contro le dichiarazioni di Napolitano sul tema, è facile scorgere chiari segni di una posizione ideologica, demagogica e populista. Preciso: non ho visioni semplicistiche; ritengono che immigrazione di massa e immigrazione islamica in particolare, costituiscano indubbiamente un problema enorme per tutti i paesi occidentali ma è proprio per questo che il dibattito sul tema dovrebbe fare un salto di qualità.
stefano
27/01/12 10:57
Un paese serio,che tenesse
Un paese serio,che tenesse in dovuto conto il suo futuro ed i futuri conflitti,guardando anche alle esperienze altrui,ed il senso vero e profondo della cittadinanza,non la darebbe in modo automatico in alcun caso:18 anni,dopo 10 anni di permanenza o quanto altro si pensi.Alla nascita è poi totalmente fuori di testa per tanti motivi.Ma non si può pensare che una sinistra da sempre antinazionale,anche se ora ama ammantarsi con il tricolore,abbia in testa questi valori.Ad essa si aggiunge il buonismo spicciolo di tanto mondo vaticano e le incomprensibili ragioni di un Fini che i valori li ha raccattati e poi abbandonati senza pudore.
Ritvan
27/01/12 16:00
Cittadinanza
----Oggi nel nostro Paese, al compimento del diciottesimo anno di età, i figli dei cittadini immigrati diventano italiani. Non suona particolarmente reazionario.Roberto Santoro--- Si informi meglio, caro Santoro. Non "diventano", hanno la facoltà di chiedere la cittadinanza e la risposta alla loro richiesta arriverà con comodo. Non ho statistiche sui tempi delle risposte ai 18-enni, però, quelle degli adulti, presentate dopo 10 anni* di residenza su suolo italico, ricevono risposta in media dopo 4 (dicasi quattro) anni. Non sarà "reazionario" ma, se permette, fa schifo lo stesso. P.S. * La media dei 12 Paesi "storici" dell'UE è di circa 6 anni e qualcosa: di essi solo Italia e Grecia richiedono 10 anni di residenza, gli altri solo 5 anni.
bruno
27/01/12 18:32
cittadinanza
Cos'è tutto questo accanimento per concedere lo ius soli? Gli inglesi hanno dovuto far marcia indietro e i danni li pagheranno per decenni. Se introduciamo lo ius soli e un bambino nasce in italia figlio di clandestini, diventando subito italiano cosa ne sarà dei clandestini genitori di un minore italiano? Risposta ovvia.Apriamo le porte tanto l'italia per il momento ha solo tre milioni di disoccupati (50 milioni nella UE) Per il momento.
AA
27/01/12 23:49
Un mio caro amico
Un mio caro amico senegalese,dopo anni di lavoro in italia, è ora andato ad Helsinki per qualche anno, dove potrà più facilmente accedere allo status di "comunitario", nel senso di cittadino europeo. Così potrà muoversi a piacimento per l'Europa per il resto della sua vita. E' un buon metodo per arginare le arretratezze di visione del sud europa... Un saluto a Ritvan
Ermete
28/01/12 08:24
come funziona?
C'e' qualcosa che mi sfugge: prendiamo per esempio una coppia di spagnoli, o di francesi o di inglesi che viene in Italia per lavoro.- Hanno un figlio, diciamo che nasce a Bologna, e l'idea sarebbe che questo figlio e' automaticamente italiano? Senza nemmeno chiedere il parere dei genitori? Come funziona, un impiegato dell'anagrafe va in ospedale e attacca un certificato di cittadinanza al pollice del piede del piccolo putto? Ma la cosa funziona pure alla rovescia? Cioe' io vado nel Ghana per lavoro, ho un figlio li', e mio figlio e' automaticamente Ghanese? E nello stesso tempo sarebbe pure Italiano, o solo Italiano, o Italiano-Ghanese o cosa? Please, answer me....
Anonimo
28/01/12 21:43
Cittadinanza italiana agli italiani
Il modo in cui questa discussione è impostata dimostra ancora una volta che gli italiani non sono rappresentati dal sistema politico.
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl