Giovedì 9 Febbraio 2012
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Laici e cattolici di Forza Italia: sull'aborto una risposta sola

7 Gennaio 2008

La politica e i principi: tutto parte da lì. Bisogna fare chiarezza su questo rapporto non più scontato da quando l’era delle ideologie è volta al termine per evitare che Forza Italia - il primo grande partito che ha visto convivere cattolici e laici -, corra il rischio di andare in confusione al cospetto di un’iniziativa, come quella assunta da Giuliano Ferrara, per una moratoria mondiale sull’aborto: di dividersi anziché cogliere le occasioni che essa offre.

Tutto ha origine da un paradosso che da sinistra sta contaminando anche l’altra parte dello schieramento politico: mentre si vorrebbe negare che la fede possa avere principi previi e insuperabili, si pretende di trasferire questi dati assoluti nell’ambito della politica.

Si tratta, a ben vedere, della contraddizione plateale di un principio di laicità. Il laico, infatti, riconosce che chi ha fede abbia dei principi innegoziabili, e li rispetta. Sa anche, però, che la politica è l’ambito nel quale - sia per chi crede sia per chi non crede - i principi debbono contemperarsi con circostanze di differente natura: se valessero solo i principi nella loro purezza, la politica diverrebbe il regno degli ideologi o dei santi; mentre se si considerassero solo le circostanze vi sarebbe posto esclusivamente per opportunisti e cinici.

Per queste ragioni, lo confesso, ho vissuto con disagio e persino con fastidio l’iniziativa per la moratoria sulla pena di morte. Anzi, con più precisione, la volontà di assegnare ad essa un significato eminentemente politico: quasi si fosse trattato per davvero di una vittoria storica del nostro Paese nel campo della politica estera.

Tale interpretazione “massimalistica” mi è sembrato andasse incontro ad alcuni inconvenienti gravi. Il primo è stato proprio quello di abolire il significato delle circostanze. Solo così si spiega l’iniziativa del Parlamento di cancellare dalla Costituzione la pena di morte anche per il tempo di guerra: una insensatezza per chiunque abbia anche la minima nozione storica di cosa sia un conflitto armato e di quali necessità, purtroppo, esso comporti. L’altro è stato quello di assegnare a una acquisizione morale un significato immediatamente politico: quasi che la moratoria, per il solo fatto di essere stata proclamata, avesse come per incanto cancellato la realtà delle esecuzioni capitali in Iran (dove il giorno dopo l’approvazione sono stati mandati a morte cinque persone!) in Cina o%0D quelle, in verità assai più rare, in alcuni stati americani.

Al cospetto di queste forzature, l’iniziativa di Giuliano Ferrara, nell’ambito politico-intellettuale, è una provocazione forte: se i diritti umani sono universali e la politica considera sacra la vita anche del più efferato delinquente, come può volgersi dall’altra parte di fronte alla strage d’innocenti ancora nel ventre materno? Lo può fare solo negando quello che il progresso della ricerca biologica e delle tecniche diagnostiche hanno infine reso evidente.

Se moratoria deve essere lo sia dunque anche per l’aborto. Ma moratoria deve per forza essere? E, soprattutto, ha senso che una forza politica si pronunzi su di essa? Io penso che sarebbe meglio lasciare questa incombenza alla coscienza dei singoli per concentrarsi su ciò che per un grande partito di laici e cattolici dovrebbe fare:  dare una risposta politica. Un partito come Forza Italia, di fronte a questa provocazione, non può far finta di niente. Ma non può nemmeno limitarsi ad approvarla o rigettarla: atteggiamenti entrambi politicamente sterili.

Mi chiedo che senso possa avere aggiungere un’adesione accanto a quella di altri che magari, com’è in alcuni casi avvenuto, hanno contemporaneamente richiesto che divenga prassi l’aborto chimico attraverso l’introduzione della Ru486. E mi chiedo anche, però, che senso abbia dire no alla moratoria se non chiudere gli occhi di fronte al vilipendio dell’universalità dei diritti umani, che è spia della consunzione di vecchie egemonie culturali non più in grado di reggere di fronte le sfide del nuovo secolo.

La risposta che, invece, Forza Italia deve fornire è quella d’indicare con responsabilità gli sbocchi politici possibili a una mobilitazione morale delle coscienze. E questa risposta può essere data insieme da laici e cattolici. Perché nell’ambito delle nuove problematiche bio-politiche e al cospetto della sfida antropologica che rischia di condurre la nostra civiltà oltre i confini dell’umano, le vecchie distinzioni non hanno più senso.

Questa strada può essere percorsa se si accetta come presupposto condiviso lo stesso da cui parte la legge 194: che l’aborto non sia un diritto ma, in ogni caso, un dramma individuale e una sconfitta sociale. Per questo anche chi ritiene l’aborto un delitto ne riconosce, infine, la legalizzazione. Lo fa per evitare un male ancora più grande: quello che deriverebbe dal ridare attualità alle antiche pratiche clandestine che tante vittime hanno mietuto nei secoli.

Il medesimo principio di realtà impone, però, di considerare anche quanto le conoscenze scientifiche e le tecniche diagnostiche si siano evolute nei trent’anni trascorsi dall’approvazione della 194. Di fronte a questo dato di fatto, proprio per rispettare quel presupposto della legge che in fondo può essere accettato sia da credenti che da non credenti, è oggi urgente porre alcune questioni come quella dei prematuri o di altre possibili derive eugenetiche che tutti, senza distinzione di fede o di coscienza, vogliono evitare.

Negare questa necessità equivarrebbe a far scadere una legge che si vorrebbe laico strumento per la salvaguardia della vita in un feticcio laicista. Sono certo che nessuno in Forza Italia voglia questo. E che nella quasi totalità ritengano l’emanazione di regolamenti attuativi che indirizzino le pratiche indotte dalla 194 alla luce delle nuove evenienze, un risultato concreto e auspicabile.

E’ questo, nella sostanza, ciò che è richiesto nella mozione parlamentare presentata dal coordinatore nazionale Sandro Bondi: un primo tentativo di trovare la strada comune. Quella stessa richiesta può sicuramente essere formulata con altre parole e anche con altri strumenti. Ma la sostanza non cambia. Per questo, sarebbe importante che nel partito si apra un dibattito che possa portare a una posizione condivisa, che vada oltre le affermazioni di coscienza individuali e le iniziative estemporanee.

Giuliano Ferrara, al fine di aprire contraddizioni positive, si è rivolto al Partito democratico che con più urgenza ed evidenza ha il problema di trovare i modi per far convivere nello stesso ambito laici e cattolici. Da quella parte, alla sua richiesta di dialogo, hanno risposto cortesemente di no. Sarebbe un segno di maturità e di crescita se invece il partito più importante del centro-destra, nel segno di quello stesso dialogo, assumesse autonomamente un’iniziativa tanto inattesa quanto originale.

Commenti
Carlo Meroni
07/01/08 14:44
Alcune domande per il Senatore...
Stimatissimo Senatore Quagliariello, mi permetta di proporLe qualche domanda, figlia di una perplessità dovuta certo ad una mia limitata comprensione relativamente ad un paio di passaggi del suo assai lucido e concreto scritto. All'inizio lei dice: “…mentre si vorrebbe negare che la fede possa avere principi previi e insuperabili, si pretende di trasferire questi dati assoluti nell’ambito della politica. Si tratta, a ben vedere, della contraddizione plateale di un principio di laicità. Il laico, infatti, riconosce che chi ha fede abbia dei principi innegoziabili, e li rispetta. Sa anche, però, che la politica è l’ambito nel quale - sia per chi crede sia per chi non crede - i principi debbono contemperarsi con circostanze di differente natura: se valessero solo i principi nella loro purezza, la politica diverrebbe il regno degli ideologi o dei santi; mentre se si considerassero solo le circostanze vi sarebbe posto esclusivamente per opportunisti e cinici.” Quali sarebbero le “circostanze di differente natura” per le quali il laico impegnato in politica dovrebbe mitigare i suoi principi insuperabili? Tra “principi” e “circostanze”, il manuale del buon politico come suggerisce sia utile posizionarsi? Il manuale delle celebrazioni per il quarantesimo anniversario del ’68 ci ricorda che tutti i cinici opportunisti di allora, sono i potenti di oggi. La musica è cambiata o no? Politici come Alberto Marvelli (beato), Tommaso Moro (santo), Giorgio La Pira (Servo di Dio e prossimo beato) sono delle macchie o delle gemme nell’universo politico italiano? Perché Alcide De Gasperi (altro Servo di Dio secondo la chiesa cattolica) scrisse alla moglie Francesca “Ci sono uomini di preda, uomini di potere, uomini di fede. Io vorrei essere ricordato tra questi ultimi”? E’ davvero possibile immaginare un Paese la cui classe politica aspiri al massimo limite raggiungibile anziché al minimo comune denominatore? E verso la fine Lei ci ricorda che “Giuliano Ferrara, al fine di aprire contraddizioni positive, si è rivolto al Partito democratico che con più urgenza ed evidenza ha il problema di trovare i modi per far convivere nello stesso ambito laici e cattolici. Da quella parte, alla sua richiesta di dialogo, hanno risposto cortesemente di no. Sarebbe un segno di maturità e di crescita se invece il partito più importante del centro-destra, nel segno di quello stesso dialogo, assumesse autonomamente un’iniziativa tanto inattesa quanto originale”. Giuliano Ferrara sul “Foglio” di sabato scorso, ad un lettore che aveva le stesse perplessità che esposi io al direttore del nostro “Occidentale”, rispondeva di essersi rivolto al PD in quanto l’unico movimento nel quale è in atto una discussione utile a stilare uno statuto programmatico e di valori condivisi. E’ così o mi sono perso qualche recente mossa del PdL? Nel PdL, tranne don Gianni Baget Bozzo, siete tutti laici. Poi ci sono i credenti ed i laicisti. Non crede che i “problemi” di convivenze nel PD alle quali lei accenna, appartengano un po’ anche al PdL? Certo il compito di un grande partito di centrodestra nel farsi portabandiera di valori che gli appartengono quasi “naturalmente”, sarebbe assai più facile, non crede? Ma forse il problema vero è che fa comodo a tutti strizzare l’occhio contemporaneamente a chi crede che al centro della propria vita ci sia lui stesso e a chi crede che invece vi sia un certo Cristo. Nessuno vuole colpevolizzare o giudicare nessuno, ma fateci la grazia di scegliere. I “valori non negoziabili” di cui parla Ratzinger o sono vostri o non lo sono. E poi cominci la vostra attività politica, che come disse Paolo VI è “la più alta forma di carità”. Con immutata stima, Carlo Meroni
Gaetano Quagliariello
09/01/08 12:51
Risposta a Carlo Meroni
Caro Meroni, potrei cavarmela rimandando alla weberiana richiesta di contemperare etica della convinzione e etica della responsabilità. Voglio spingermi, invece, un po’ oltre. Affermare, come ho fatto, che la politica non può essere esclusiva solo dei santi o solo dei cinici, non significa negare che alcuni rappresentanti delle due categorie di cui sopra possano prender parte alla vita civile della nazione. C'è certamente da augurarsi che i santi (o gli uomini di fede, come avrebbe detto De Gasperi) siano più dei cinici ma, per chi crede che lo sviluppo storico si fondi sulle conseguenze non volute, anche questi potrebbero contribuire a risultati proficui. Resta il fatto, per
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