Sabato 22 Novembre 2014

Povertà, fame, tratta:
il dramma dei bambini nel mondo

11 Gennaio 2008

Sono passati 18 anni e la Convenzione dei diritti del fanciullo sembra solo un elendo di diritti "di carta". Propaganda Fide ha infatti diramato un importante dossier dal quale si apprende che molti dei principi enunciati restano solo buone intenzioni.

Nel dossier si parla della fame nel mondo,  pugno in faccia al benessere dei Paesi ricchi: 854 milioni persone soffrono la fame, 820 milioni vivono nei Paesi in via di sviluppo, 25 milioni nei Paesi in transizione e nove milioni nel mondo industrializzato. Ogni anno 6 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiono di fame o per malattie curabili come la dissenteria, la polmonite e la malaria. Le persone che soffrono per la malnutrizione aumentano al ritmo di 4 milioni all'anno. L’Organizzazione internazionale del Lavoro (ILO) segnala che la metà dei lavoratori del mondo, cioè 1 miliardo e 400milioni di persone, guadagna meno di due dollari al giorno mentre ben 550 milioni di persone sono costrette a sopravvivere con meno di un dollaro al giorno, al di sotto della soglia di povertà.

La Fao denuncia che la malnutrizione - di cui soffrono ancora 143 milioni di bambini nei Paesi in via di sviluppo - è la causa di almeno la metà dei circa cinque milioni di decessi registrati al mondo ogni anno tra i bambini di meno di cinque anni.

La situazione è preoccupante un po’ ovunque, dall’Argentina, al Venezuela (dove il 60,1% della popolazione vive in stato di povertà), dal Brasile, all’India (dove vive un terzo dei bambini malnutriti del modo, dove l'anemia colpisce il 90% delle ragazze adolescenti e il 50% delle donne e la diarrea è la seconda causa di morte tra i bambini, dopo le infezioni respiratorie), alla Sierra Leone.

Al contrario, in Europa è allarme obesità: nel 2005 erano considerati soprappeso 14 milioni di bambini con un aumento di 400 mila casi l’anno, nel 2007 il numero dei piccoli ”ciccioni” è salito a 22 milioni, tanto che la Commissione Europea che sta organizzando campagne informative per spiegare ai ragazzi e alle famiglie i vantaggi di una alimentazione sana e corretta.

Non meno preoccupante è la situazione relativa all’acqua potabile: circa 2 miliardi di persone abiteranno tra 18 anni in paesi e regioni dove l’acqua sarà un lontano ricordo. Negli ultimi 100 anni, l’utilizzo dell’acque è aumentato ad un ritmo oltre due volte superiore al tasso di crescita della popolazione e, secondo le statistiche del Consiglio Mondiale dell’Acqua (World Water Council), si stima che nel 2015 il numero degli abitanti colpiti da questa emergenza ammonterà a 3 miliardi e mezzo di persone.

L’impossibilità d’accesso all'acqua potabile e la carenza di servizi sanitari di base e di igiene ogni anno tolgono la vita per diarrea acuta a più di un milione e mezzo di bambini sotto i cinque anni.

Nel dossier si parla, poi, della piaga dei bambini-soldato: oltre 250.000 bambini sotto i 15 anni sono impiegati nelle forze armate (nella Repubblica Democratica del Congo attualmente sono circa 11.000 i bambini rapiti dai guerriglieri).

Altra piaga infamante è quella della violenza sui minori: nella Repubblica Democratica del Congo, il 33% delle vittime di violenze sessuali sono minori, rapiti alle loro famiglie i bambini sono sfruttati da adulti senza scrupoli; dall'inizio della guerra nel nord dell'Uganda, i bambini rapiti sono stati oltre 25.000; in Nepal più di 22.000 scolari sono stati rapiti dai Maoisti tra il 2002 e il 2006.

E, ancora, lo sfruttamento dei bambini sui luoghi di lavoro: 218 milioni di bambini (stima per difetto, dato che si tratta di situazioni di clandestinità) sono costretti a lavorare e privati dell'istruzione, della salute e del gioco: 126 milioni di loro svolgono attività pericolose: dal Kazakistan (dove, oltre ad un alto numero di minori costretti a prostituirsi,a partire dagli 8 anni d’età, ci sono migliaia di piccoli braccianti che vengono impiegati nei campi di cotone e tabacco, lavorando fino a 12 ore tutti i giorni), all’Africa sub sahariana (dove circa 200.000 bambini mettono a repentaglio la propria vita nelle miniere d’oro e di altri minerali), alla Bolivia (dove circa 800.000 persone sotto i 18 anni lavorano nelle miniere, nelle piantagioni di canna da zucchero o nel campo della prostituzione con conseguente picco d’aumento della diffusione di malattie a trasmissione sessuale tra i minori).

Il dossier denuncia anche la situazione di quei milioni di bambini, alcuni dei quali hanno solo 6 anni, che sono obbligati a lavorare fino a 15 ore al giorno come domestici: molti di loro sono picchiati, lasciati morire di fame e freddo e abusati sessualmente (200.000 domestici bambini in Kenya, 550.000 in Brasile e 264.000 in Pakistan).

Si dà anche atto della circostanza che alcuni Paesi poveri sono riusciti a ridurre la piaga del lavoro minorile, come, per esempio, lo stato del Kerala, in India; in America latina e Carabi fra il 2000 e il 2004 è diminuito dal 16% al 5% il numero dei bambini al lavoro ed è calato del 26% quello dei minori coinvolti in lavori pericolosi.

Altra piaga, per nulla estirpata, è quella dell’analfabetismo: mentre i loro coetanei più fortunati del mondo occidentale vengono “alfabetizzati” al linguaggio del web, ben 77 milioni di bambini e bambine del Sud del mondo non sanno neanche scrivere e leggere. La maggioranza di questi piccoli che la mancanza di istruzione condanna ad un futuro di adulti emarginati, sono bambine. Il 57% delle femminucce in età scolare è privato del diritto all’istruzione per motivi culturali, economici, di discriminazione di genere, ancora fortemente discriminante in molti paesi islamici. Il percorso di queste sfortunate scolare è spesso molto breve e pronto ad interrompersi alla prima difficoltà familiare%3A una bambina su cinque si iscrive alla scuola primaria ma non riesce a completarla.

Inquietante i dati sulla tratta dei minori, il cui business frutta oltre 32 miliardi di dollari l’anno: ne sono interessati circa 30 milioni di minori, 1.200.000 dei quali sono vittime di tratta verso paesi dell’Europa Occidentale (soprattutto il Belgio), dell’America e dei Carabi.

Circa 1.800.000 i bambini di tutto il mondo subiscono abusi a causa di prostituzione, pornografia infantile e turismo sessuale, per non parlare, poi, della prassi dei matrimoni forzati che in Asia soprattutto riguarda perfino bambine di 4 anni “prigioniere” dei propri mariti e già mamme appena raggiunta la maturità sessuale con gravi rischi di morte durante i parti.

In Italia la tratta di minori rumeni e rom ha assunto proporzioni preoccupanti – come evidenzia un recente rapporto di Save the Children – i minori vengono venduti, talvolta dalle stesse famiglie, a reti di trafficanti, talatra vivono e provengono dai campi nomadi della capitale. I bambini schiavi sono costretti a riportare a casa la sera il “frutto” di una giornata passata tra furti e accattonaggio, rovistando nei bidoni della mondezza, salendo e scendendo dagli autobus e se il bottino è scarno ci sono percosse e punizioni.

Anche i dati Unicef sul turismo sessuale minorile sono da fare accaponire la pelle: bambini trattati come “carne da macello” nei bordelli di molte mete turistiche che nel pacchetto di un viaggio esotico non dimenticano di includere (sottobanco) una esperienza con un o una minorenne: dall’Albania, all’Ucraina, dalla Bulgaria, a Cuba, dallo Sri Lanka, alla Colombia.

Spesso – si legge nel dossier – questi piccoli innocenti subiscono violenze raccapriccianti, sono oggetto di filmati e foto pedopornografiche, sono costretti a drogarsi: per filmare i cosiddetti “snuff movies”(dall’inglese estinguere, uccidere) i piccoli vengono massacrati fino alla morte, ripresa in diretta. Tali materiali, rigorosamente proibiti dalla legislazione internazionale, hanno un mercato a parte e prezzi di smercio molto alti.

Si tratta, poi, dei “ragazzi di strada”: in America latina sono circa 15 milioni e in Brasile, i meninos da rua sono un popolo: la società li teme, i commercianti li odiano a causa dei continui furti, gli squadroni della morte li uccidono; ogni notte decine di piccoli cadaveri restano sui marciapiedi delle grandi città.

In Africa, il fenomeno dei ragazzi abbandonati è abbastanza recente e le cause di questo fenomeno sono legate alla morte prematura di uno o tutti e due i genitori oppure alle migrazioni dal Continente africano: in Ruanda la guerra civile ha reso orfani quasi 100.000 bambini e si contano ormai a migliaia i bambini e i ragazzi che lavorano e vivono sulla strada nella capitale Kigali, e così in Zaire, Burundi, Angola. In Zambia, uno dei paesi maggiormente toccato dall'emergenza AIDS, ci si aspetta che i ragazzi di strada, resi orfani dalla malattia dei genitori, raggiungano presto il numero il numero di 300.000 bambini.

Così anche in Asia, dove i “randagi” si muovono a piccoli gruppi, indossano magliette stracciate, spariscono dalla circolazione quando nella stagione dei monsoni la pioggia batte sui marciapiedi o trasforma le strade sterrate in enormi pozzanghere fangose. A Manila sono 400.000, a Nuova Delhi 115.000, 16.000 in Vietnam, 4.000 in Mongolia, di cui la metà nella capitale Ulaanbaator. L’abbandono in cui vivono li espone ad ogni tipo di adescamento e di minaccia: in questo grande serbatoio di precarietà e disorientamento i trafficanti hanno buon gioco nel reclutare piccoli di ogni età per i loro traffici.

Ma l’Europa Orientale non è da meno: nella Federazione russa, 60.000 solo a Mosca. A Budapest  se ne contano circa 12.500, mentre nella sola Bucarest ce ne sono oltre 5.000. In alcuni casi i bambini diventano piccoli homeless quando gli orfanotrofi statali ormai privi di risorse sono costretti a disfarsi di loro. I più piccoli sono richiesti in adozione, ma per i più grandicelli è già segnato un destino di fame e solitudine. Chi non si industri a sopravvivere con un mestiere o con espedienti può finire per diventare manovalanza per la microcriminalità.

Non meno pietosa è la situazione dei quasi 40 milioni di sieropositivi nel mondo: 2,3 milioni hanno un'età inferiore ai 15 anni e circa il 90% di essi vivono nell'Africa sub-sahariana. Si stima che lo scorso anno sono morte circa tre milioni di persone per cause legate all'AIDS: di queste, 380.000 erano bambini sotto i 15 anni.

Il rapporto si chiude dando conto di una serie di iniziative in favore dei minori, fra cui la Pontificia Opera dell'Infanzia missionaria che è presente in 150 Paesi del mondo.

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n° 141 del 5 Aprile 2007.