Mercoledì 8 Febbraio 2012
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Alla fine sulla par condicio aveva ragione il Cavaliere

26 Febbraio 2008

“Non siamo qui per lodare la par condicio, ma per seppellirla”. E’ quel che devono essersi detti i componenti della Commissione di Vigilanza RAI la scorsa settimana, accogliendo gli emendamenti presentati dal Popolo delle Libertà e dal Partito Democratico al testo del regolamento proposto dal radicale Marco Beltrandi. Già i dubbi sui faccia a faccia tra i candidati premier, motivata dal presidente della Commissione Landolfi con l’oggettiva impossibilità di mettere a confronto ciascuno degli otto con tutti gli altri, non era stata vista di buon occhio dalle forze collaterali rispetto ai due partiti maggiori, desiderose di accreditare i propri candidati come potenziali concorrenti a tutti gli effetti di Berlusconi e Veltroni. Le stesse forze si erano quindi sollevate per protestare contro la modifica al regolamento, che stabiliva che i vari soggetti politici in lizza, almeno fino alla presentazione delle liste prevista per il 9-10 marzo, avrebbero goduto sì di parità di trattamento nell’informazione radiotelevisiva, ma non di parità di accesso. Alla fine, una difficile conciliazione è stata raggiunta sull’ipotesi che il tempo delle trasmissioni politiche venga dedicato per il 50% alla presentazione paritaria di tutti i partiti, e per il restante 50% sia suddiviso tra le forze politiche in maniera proporzionale alla loro grandezza.  salvato capra e cavoli,

Il salvataggio in extremis di capra e cavoli non sminuisce la novità: riconoscendo che le forze politiche maggiori in TV hanno diritto a maggiore spazio, si realizza l’auspicio espresso in tempi non sospetti da Berlusconi. Il Cavaliere era stato tacciato all’epoca di tycoonismo dai suoi stessi alleati (oggi ex), per aver denunciato l’insensatezza di una norma (ribattezzata “impar condicio”) che obbligava le forze più rappresentative del paese ad essere trattate come le formazioni appena sorte, e magari mai sottoposte al consenso degli elettori. Tre anni dopo, il tempo e il nuovo clima confermano l’assurdità di riservare, nei telegiornali e nei programmi di approfondimento, a ciascun partito o coalizione esattamente lo stesso spazio garantito agli altri. Addio, insomma, non solo ai confronti televisivi da Far West, a colpi di telecamera fissa e risposte più o meno ad effetto; ma anche al cronometro che accompagnava quei confronti, all’arbitraggio sempre (e quindi mai) al di sopra di ogni sospetto, nel costante timore di sforare il tetto dei secondi previsti, tracimando nello spazio riservato all’avversario, subendo non solo i rimbrotti della Vigilanza, ma peggio ancora l’impietoso giudizio degli elettori-spettatori.

Un contesto del genere, che già era apparso artificioso e inutilmente ingessato nello scorso confronto alle urne (come se gli elettori non sapessero poi orientarsi al di là dei paraocchi imposti loro), sarebbe oggi palesemente inadeguato a rappresentare la competizione politica in atto. Un po’ come la legge elettorale, che oggi - dopo la coagulazione del PD e del PDL – appare superata sul campo dello stesso bipolarismo (ormai bipartitismo) che l’aveva ispirata, a prescindere dagli esiti più o meno incerti. Ma mentre il dialogo sulla riforma del “Porcellum” si era arenato di fronte all’assalto delle mille ragioni di altrettanti soggetti politici, ognuno determinato a modellare la nuova legge a propria immagine e somiglianza, l’accordo sostanziale tra democratici e popolari sulle regole della partita televisiva ha prodotto un risultato immediato e ben più proficuo. Più che la legge elettorale, insomma, poté la televisione: che con la riforma della par condicio rappresenta il primo, vero successo del nuovo assetto politico all’insegna del CaW.

Commenti
carlone
27/02/08 00:02
par condicio
la par condicio è una emerita str.....a. Basterebbe dire che l'ha "inventata" quel brontosauro di scalfaro. ABOLIRLA IN TOTO.
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