Meno male che c’è Ballarò. Se non ci pensasse il programma di Floris, ogni tanto, a movimentare la situazione, potremmo anche morire di noia, in questa campagna elettorale che – non solo televisivamente – sembra non riservare emozioni. Ma nella trasmissione di Rai Tre i partiti in competizione per la prossima tornata elettorale corrono ad accantonare bon ton e buoni propositi, escono allo scoperto, rivelano i loro lati meno presentabili, si lanciano nelle invettive più accorate sia verso gli avversari che verso il gongolante conduttore.
Il gioco è riuscito alla perfezione anche ieri sera, complice la presenza in studio dell’ex ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro, fresco di ospitata dalla concorrenza (dal duo Armeni-Pace a Otto e mezzo, su La7), dove tuttavia il confronto con un Boselli sottotono non ha dato grandi risultati. Messo di fronte a Sandro Bondi, al contrario, Di Pietro ha abboccato volentieri all’esca che il coordinatore nazionale di Forza Italia gli ha allungato: e in men che non si dica è tornato nei panni che gli stanno più comodi, quelli del dozzinale giustiziere.
E’ bastato che la discussione sul tema della legge Biagi si infervorasse, perché i due venissero ai ferri corti: all’"orrore” protestato da Bondi verso l’ex PM, quest’ultimo ha subito risposto ribadendo le solite minacce cui ha abituato il suo uditorio. Prima ha giurato di abolire, appena arrivato in parlamento, le leggi ad personam, poi se l’è presa direttamente con Mediaset, promettendone lo smembramento e il ridimensionamento – come già aveva fatto nel programma elettorale, divulgato con grande imbarazzo del PD subito dopo l’accordo con l’Italia dei Valori e come ha ribadito oggi nella videochat con i lettori del Corriere della Sera. Apparentemente, il più agitato dei due era Bondi: mentre Di Pietro profferiva le sue intimidazioni sorridendo compiaciuto, quasi sghignazzando, il politico del PdL non rideva affatto, quasi a voler comunicare con la sua postura il sentimento di disprezzo che aveva appena dichiarato. A ben guardare, tuttavia, era proprio Tonino il più teso tra i due, tanto da perdere la calma di lì a poco con lo stesso Floris; lungi, invece, dal perdere il controllo, nello scontro con il leader dell’IdV Bondi ha segnato un importante punto a proprio vantaggio.
L’immagine del coordinatore di Forza Italia aveva da tempo bisogno di una rinfrescata, dopo l’affare della lettera inviata quasi un mese fa ai coordinatori regionali, nei quali li invitava a non inserire in lista candidati coinvolti in procedimenti penali. Oltre al disappunto di Berlusconi, che non aveva condiviso fino in fondo l’operazione “liste pulite”, Bondi aveva dovuto fronteggiare la diffidenza e la disapprovazione di quanti, tra i deputati azzurri, ritengono che il garantismo del partito del Cavaliere sia la condizione necessaria per la permanenza tra i suoi ranghi. A debita distanza di tempo, Bondi ha quindi colto al volo un’occasione d’oro, come lo scontro con Di Pietro, per ribadire la propria distanza da certo giustizialismo. Oltre, naturalmente, che per rinfrescare ai telespettatori la memoria sulle reali intenzioni degli avversari di Silvio Berlusconi, i quali dietro il volto gentile di chi “non strappa i programmi” nascondono il ghigno feroce di chi preferisce distruggere le aziende.


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V2DAY Di Pietro è con noi,