Domenica 1 Agosto 2010
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I nomi certi e i punti interrogativi del nuovo governo

15 Aprile 2008

Il Popolo della Libertà ha vinto le elezioni del 13 e 14 aprile 2008. Silvio Berlusconi ritornerà a Palazzo Chigi per la quarta volta e sarà a 14 anni esatti dalla prima volta ed a sette dalla seconda. Quasi come se fosse una sorta di rito, ogni sette anni. Una vittoria che non ha storie. Limpida, netta, abbondante. Il temuto o sarebbe meglio dire lo sperato, dal Pd, pareggio non c’è stato. Anzi quello che si è verificato, parafrasando il gergo sportivo, è stato un vero cappotto al Partito Democratico che tanto alla Camera che al Senato è rimasto lontano dal Pdl di oltre nove punti: 46,8 a 37,6 a Montecitorio e 43,7 a 38 a Palazzo Madama. Un successo senza precedenti e che concede così al Cavaliere una maggioranza ampia tanto alla Camera, 340 deputati contro i 239 del Pd, quanto al Senato, 168 senatori contro i 130 di Walter Veltroni. Numeri che ricomprendono anche la Lega Nord e l’Mpa di Raffaele Lombardo. Ma pure da solo il Pdl è riuscito a sbancare.

Al Senato il Popolo della Libertà ha ottenuto il 38,2 per cento conquistando 144 seggi mentre alla Camera, esclusi i dodici seggi delle circoscrizioni estere, il Pdl avrà 272 seggi grazie al 37,4 per cento. Un margine molto ampio rispetto al Pd di Walter Veltroni che al Senato potrà contare solo su 116 senatori ed alla Camera su 211 deputati. Il Cavaliere ha quindi sbaragliato nuovamente tutti, vincendo anche la scommessa del partito unico, quella del Pdl. Altro che predellino o partito monarchico, le percentuali che gli elettori italiani hanno concesso al Pdl ricordano tanto quelle date alla Dc dei tempi d’oro. E forse anche qualcosa in più. Ad esempio in Campania dove il Pdl è arrivato in alcuni paesini a toccare quota 60/70 per cento. Non ci saranno quindi grandi intese ed inciuci per governare. L’Udc al Senato ha portato a casa solo tre senatori e non sarà determinante . E già Pierferdinando Casini ha fatto sapere che “non voterà la fiducia al governo” ma sarà pronto a dialogare su alcuni temi. L’ammissione di una sconfitta secca.

E non determinante sarà pure Francesco Storace al quale Gianfranco Fini ha sibilato, piuttosto che inviato, i suoi “auguri”. Infatti nessun parlamentare per la formazione politica che candidava Daniela Santanchè siederà nelle due Aule parlamentari. Nemmeno il tanto temuto Lazio, nel quale l’ex governatore sperava di fare bottino ed aveva puntato tutte le sue risorse, è riuscito a dare a Storace qualche seggio.  Ad essere determinante sarà invece la Lega Nord che proprio da queste elezioni ottiene uno dei suoi maggiori successi elettorali. L’8,1 per cento al Senato garantirà alla Lega ben 25 senatori, il doppio rispetto alla scorsa legislatura. Mentre a Montecitorio saranno 60 i deputati in virtù del clamoroso 8,3 per cento. Un risultato che ha consentito ad Umberto Bossi di conquistare un deputato anche in Toscana e nelle Marche. Infine c’è Raffaele Lombardo che con il suo Mpa sarà al Senato con due senatori ed alla Camera con otto seggi.

Fin qui i numeri di una due giorni di voto che ha regalato il governo del Paese al nuovo centrodestra. Ma adesso la parola passa alla politica ed in primo luogo all’analisi degli equilibri politici. E’ indubbio che da questa situazione il primo partito che se ne gioverà sarà proprio la Lega, che adesso vede il suo ruolo politico accresciuto. Tanto che subito Walter Veltroni ha voluto puntare il dito sul rapporto proprio con Bossi parlando di “governo targato Lega” e che “li condizionerà”. Strascichi di campagna elettorale ai quali subito i leghisti hanno voluto replicare, con Umberto Bossi che ha spiegato: “Berlusconi non sarà mio ostaggio, lui è mio amico. Noi rispettiamo i patti”. Concetto ribadito poi da Roberto Maroni: “Siamo stati gli alleati più fedeli di Berlusconi e lo saremo ancora. A patto che venga rispettato il programma”. Ed in questo senso Bossi oggi dalle colonne de “La Stampa” in un’intervista precisa che “adesso bisogna fare le riforme, se no perdiamo la pazienza. Il Nord ha mandato un segnale preciso, vuole assolutamente che cambi il Paese e la prima iniziativa che prenderemo è il federalismo fiscale”. Difficoltà che nemmeno Berlusconi vede all’orizzonte, tanto che ieri sera ha subito incontrato nella sua villa di Arcore il leader della Lega ribadendo che “non abbiamo mai avuto difficoltà in cinque anni di Governo. Non ricordo nessuna decisione arrivata sul tavolo del consiglio dei ministri che abbia trovato la posizione negativa della Lega”.

Parole distensive, quindi. Sul tavolo però c’è adesso da decidere le prossime mosse. Ed il Cavaliere sembra avere le idee chiare, quasi su tutto. Ancora incerti i nomi di due ministeri di peso: Sanità e Istruzione. La squadra di governo sarà pronta la prossima settimana anche se molte caselle sono state già occupate ed annunciate. In tutto saranno dodici i ministri e sessanta nomi costituiranno l’intera squadra di governo. Quattro le donne con Mara Carfagna probabile per un ministero della Famiglia o degli Affari giovanili. Poi ci sarà Stefania Prestigiacomo e le due donne di An Giorgia Meloni e Giulia Bongiorno. Per quest’ultima si dà quasi per certo il ministero della Giustizia.

All'economia è già sicuro il ritorno di Tremonti, gli esteri invece andrà a Franco Frattini, secondo quanto annunciato ieri in diretta tv da Berlusconi. Per la difesa si fa il nome di Ignazio La Russa. Per il Viminale quello di Renato Schifani (visto che il posto di capogruppo al Senato dovrebbe essere occupato da Maurizio Gasparri). Ma dentro Fi avanza anche l’ipotesi di Claudio Scajola ministro degli Interni, a meno che questo - ipotesi che pare tra le più probabili - dovesse ricoprire il ruolo di capogruppo alla Camera. Per la Lega saranno due i ministeri. Uno sicuro sarà Roberto Maroni che potrebbe ritornare alle Politiche Sociali e Welfare o, in alternativa, traslocare alle Attività Produttive, proprio per dare un segnale al Nord. L’altro posto potrebbe essere occupato da Roberto Calderoli che ritornerebbe alle Riforme. In più per la Lega ci sarebbe la poltrona di governatore della Lombardia visto che Roberto Formigoni stavolta dovrebbe approdare a Roma. A Milano andrebbe Roberto Castelli, mentre l’ex governatore lombardo potrebbe trasferirsi nella Capitale per fare il presidente del Senato (qualcuno aveva anche avanzato l'ipotesi del ministero dell'Istruzione, con il pieno consenso di Cl). Alla Camera lo scranno più alto sarà invece nelle mani di An ed in particolare di Gianfranco Fini.

Per i Beni Culturali si fa il nome del portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, e quello del coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, mentre a Infrastrutture e Ambiente andrebbe Altero Matteoli. Da decidere la sorte del ministero delle Politiche Agricole, visto che Gianni Alemanno, ex titolare di questo dicastero, sarà impegnato nella sfida per il sindaco di Roma. Gianni Letta, invece, sarà vicepremier ma non dovrebbe avere alcun incarico ministeriale. Rimane ancora l'incognita su che fine faranno i grandi vecchi di Forza Italia: Marcello Pera, Beppe Pisanu e Antonio Martino. Ma c'è ancora qualche giorno per scoprire le ultime carte. E ancora un punto interrogativo  è costituito dal rapporto con la destra di Storace e della Santanchè.  Il dubbio è se offrire un ruolo di governo alla leader della Destra o aspettare che i temi si maturino differentemente per poi riaprire il dialogo.

Sul fronte del programma anche qui poche le incertezze. Berlusconi stamattina ha ribadito che la prima riunione del Cdm sarà a Napoli e che l’emergenza rifiuti sarà la priorità del governo. Chiare anche le idee sull’inflazione con il Cavaliere che annuncia di avere già “in mente qualcosa”, “anzi un progetto preciso che metteremo in atto subito per contenere i prezzi, a partire dalle catene alimentari, con la collaborazione della rete dei consorzi di commercio”. Intanto lavora pure alla vicenda Alitalia annunciando di star preparando “la cordata di imprenditori interessata a rilevare l’azienda”. Ed infine un ultimo accenno alle pensioni, soprattutto a quelle sotto i mille “per adeguarle” ed all’Ici che “aboliremo nel primo Consiglio dei ministri”. Le urne si sono chiuse solo ieri ma il Berlusconi IV è già bello e pronto.

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Commenti
rosario nicoletti
16/04/08 12:02
scuola e ricerca
In qualità di modestissimo operatore dell'insegnamento e della ricerca, vorrei esprimere la mia amarezza nel constatare che non è citato il (o i) ministero (i) che si occuperà (occuperanno)delle attività su menzionate. Penso si tratti di una dimenticanza "freudiana": tutti ripetono che scuola e ricerca sono settori essenziali per la vita del Paese, per dimenticarsene al momento opportuno. Non è un appunto all'autore dell'articolo, ma alla classe politica, pronta a sistemare il residuale disoccupato eccellente al Ministero della Ricerca e/o a quello dell'Istruzione, la importanza dei quali è solo nelle chiacchiere.
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