Martedì 9 Febbraio 2010
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Fatima come Hina: da noi si usa così

3 Agosto 2007

Forse anche Hina Salem è stata uccisa per il suo bene. La giovane pachistana di 22 anni a cui il padre, lo zio e il cognato hanno tagliato la gola, poteva finire peggio agli occhi dei suoi parenti: poteva innamorarsi di un ragazzo italiano e vivere liberamente la sua vita.
Neppure la madre, Bushra,  ha versato un lacrima per lei: “non era una buona pachistana. Mio marito l’ha uccisa, da noi si usa così”, ha detto alla polizia quando è stata interrogata.

Adesso che, a quasi un anno da quell’omicidio che fece inorridire anche i più tenaci tra i relativisti nostrani, la Corte di Cassazione ha aperto la strada al delitto “per il bene” della vittima, i parenti di Hina potrebbero rivedere la loro strategia di difesa. Intanto se ne sono giovati i genitori di Fatima, una giovane maghrebina che vive a Bologna, che sono stati assolti dalle accuse di maltrattamenti, violenze e sequestro di persona per le quali i giudici di primo grado li avevano condannati.

Secondo la Cassazione, i genitori di Fatima la tenevano legata per evitare che si suicidasse e dunque per il suo bene. Ma Fatima cercava la morte perché la famiglia la picchiava e la segregava per impedirle di vivere la vita che aveva scelto, vedere i suoi amici italiani, vestire all’occidentale. Esattamente come Hina. Ma secondo la corte i maltrattamenti “non erano un’abitudine quotidiana” e comunque Fatima veniva punita per “uno stile di vita non conforme alla loro cultura”, dunque ancora per il suo bene.

E’ una sentenza terribile e foriera delle peggiori conseguenze. Non è più la legge, lo stato di diritto, le nostre consuetudini e tradizioni a stabilire quale sia il bene dei cittadini. No, secondo la Corte, c’è un “bene” fatto in casa, appannaggio della famiglia e della comunità di appartenenza che prevale sui diritti personali e sulla propria visione di ciò che è bene per sé.

Nel ghetto delle comunità etniche, gli immigrati sono dunque padroni dei loro destini, fuori dall’imperio della legge e possono infliggere violenza e morte su chi tenta di evadere. Tutto questo con benevolo sigillo dello Stato italiano.

Fatima tornerà a casa con i suoi aguzzini che continueranno a picchiarla e legarla contro la sua voglia di vivere. Perché da loro si usa così, e ora anche da noi.

Commenti
Emanuele
03/08/07 16:50
Se le motivazioni addotte
Se le motivazioni addotte dalla Cassazione per annullare la sentenza di condanna dei genitori di Fatima sono quelle riportate dalla stampa non posso non rimanere sconcertato! Un Collegio giudicante italiano al vertice della giurisdizione ordinaria non ha visto nell'atteggiamento di quei genitori neppure il reato minimale di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina p. e p. dall'art. 571 c.p.? Rimango senza parole!!!! Credo di aver sciupato almeno 40 anni della mia esistenza dando credito a soggetti che forse non lo meritano. A questo è arrivata la giustizia in Italia pur di non inimicarsi i musulmani?!?
Anonimo
04/08/07 17:35
integrazione o prevaricazione?
se vado in inghilterra, devo circolare a sinistra e non a destra. se fatima, com già hina, vive in italia, deve anzitutto poter vivere secondo la legge italiana, secondo la cultura del paese in cui abita.
Uber
06/08/07 10:26
Fatima e le catene islamiche
Faccio mio un motto del sessantotto Chi controlla il controllore?. Ovvero, se il giudice è intriso di relativismo culturale sinistroide e, in buona compagnia, introduce il concetto di specifiche leggi da applicarsi a specifici individui appartenenti a specifiche comunità diverse fra loro, che possibilità ha Fatima di sottrarsi ai suoi aguzzini e noi di debellare questo cancro relativista?. Questa sentenza è assurda nell'ottica del diritto individuale ma, soprattutto, avvalla la divisione per enclavi etniche contro il tentativo di integrazione. A mio parere stiamo correndo verso la balcanizzazione dell'Italia. Uber
Anonimo
06/08/07 12:44
a fin di bene...
Sara' possibile picchiare "a fin di bene" qualche giudice di Cassazione? In tal caso mi prenoto... con spirito di servizio al bene comune, naturalmente. letture consigliate: http://www.ilriformista.it/documenti/testofree.aspx?id_doc=91804 http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2007_08_05/articolo_779064.html
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