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Perché l'Egitto "moderato" giustifica la morte di un apostata

21 Agosto 2007

“Chi rinuncia all’Islam è un apostata e merita di essere ucciso”: questa terribile sentenza non è stata pronunciata da un membro di al Qaida, o da un estremista musulmano, ma da un esponente massimo dell’Islam “moderato”:  Soad Saleh, decana della facoltà di ricerche islamiche dell’Università Al Azhar del Cairo.  E’ dunque il parere di uno dei massimi dirigenti della più autorevole fonte del diritto islamico, membro del consiglio che guida l’univeristà e che quindi ha voce in capitolo nella scelta dell’Imam della preghiera della grande moschea di Roma (che per statuto spetta ad al Azhar), e che poche settimane fa, con ogni probabilità, avrebbe accompagnato lo sheikh al Tantawi, rettore di al Azhar, nella sua visita a Benedetto XVI° in Vaticano, se solo questa non fosse stata posticipata per provvidenziali motivi tecnici. Questo parere giuridico-teologico è di fondamentale importanza, perché unisce nella barbarie totalitaria l’Islam terrorista che ha ucciso in Iraq, Indonesia  e in Turchia centinaia di cristiani accusati di proselitismo e centinaia di islamici accusati di apostasia, con l’Islam moderato, incarnato appunto nella guida di al Azhar. La sola distinzione tra questi due Islam, certo non secondaria, ma ininfluente dal punto di vista dell’essenza totalitaria della teologia, sta nel fatto che Soad Saleh  ritiene che “ciò non significa che i fedeli comuni sono tenuti a uccidere l’apostata, ma che questo è il dovere dello Stato” e ha anche aggiunto che “gli apostati che non si vantano e non annunciano in pubblico la loro apostasia non sono passibili di morte”. Pena che invece, a suo parere, la giustizia egiziana dovrebbe comminare al venticinquenne Mohamed Hegazy, nato musulmano, convertitosi al cristianesimo, che ha chiesto di essere riconosciuto come cristiano nella sua carta d’identità, e ha dovuto nascondersi  in clandestinità dopo aver ricevuto minacce di morte, “tanto più che si vanta e si felicita d'aver lasciato l’Islam facendosi fotografare con la moglie vicino al Vangelo”.  Questo giudizio di Soad Saleh va ben oltre dunque il dibattito politico interno all’Egitto, perché quando uno  dei massimi esponenti della massima autorità religiosa sunnita teorizza l’obbligo dell’uccisione dell’apostata e quindi del cristiano che tenti di convertire il musulmano, questo ha  terribili ricadute non solo nel mondo musulmano, ma anche in Europa. Proprio su pressione di questo Islam “moderato”, agli stati musulmani che già applicano la pena capitale per gli apostati (Pakistan, Afghanistan, Iran, Arabia Saudita, Yemen, Sudan e Mauritania), si aggiungono oggi altri stati “laici” come l’Algeria e la Siria che la puniscono con forti pene detentive o pecuniarie o che la considerano reato grave. Ma questa tendenza liberticida ha immediate conseguenze anche in Europa, perché anche gli imam che fanno riferimento alle strutture religiose dei regimi più moderati (Marocco, Tunisia, Egitto) sono spinti, proprio dall’insegnamento di al Azhar, a predicare nelle moschee europee una teologia che prevede la pena di morte per chi abbandoni l’Islam. E’ evidente che questo terribile freno alla libertà religiosa e alla libertà di pensiero, costituisce non solo un vulnus inaccettabile per le libertà personali, ma anche un freno formidabile alla integrazione delle stesse comunità musulmane nel contesto europeo. Il fallimento dei vari modelli europei di integrazione dei musulmani (ma solo dei musulmani, non degli indù, o dei filippini, o degli ortodossi extracomunitari), ha in questa minaccia di morte per che abbandoni l’Islam una sua evidente radice, gravida di infinite conseguenze. Tra queste, anche quella di chi, in terra non musulmana, applica questo precetto di persona, come fece il padre di Hina Saleh a Brescia due anni fa, uccidendola proprio perché apostata, perché stava per sposare un cristiano (fatto esplicitamente proibito dalla sharia, proprio perché induce alla conversione della donna, sottoposta alla “autorità tutoria” dell’uomo).

Stupisce infine, in questo contesto, la mancanza di reazione pubbliche –a quanto consta- del nunzio apostolico al Cairo, il cardinale Michael L. Fitzgerald, già responsabile nella Curia per il dialogo interreligioso. A suo tempo defenestrato da Benedetto XVI°, col seguito di autorevoli voci ufficiose vaticane che lo accusavano di “dilettantismo”, Fitzgerald si è poi molto speso per fare incontrare con il papa in Vaticano lo sheikh al Tantawi, (che concorda con Saleh sulla pena di morte per gli apostati) e ora tace a fronte di questo segnale di intolleranza e di violenza che proviene dalla loro autorevolissima al Azhar.

Commenti
By Thorn
21/08/07 14:37
Non c'è peggior sordo di chi non vuo sentire
L’articolo conclude che “Stupisce infine.. la mancanza di reazione … del nunzio apostolico al Cairo, il cardinale Michael L. Fitzgerald …”. Ciò cha a me stupisce ( non più di tanto a dir la verità) è la totale accettazione di queste regole da parte del mondo occidentale, che in nome di un non ben definito bisogno di dialogo (bisogno di chi poi?), accetta supinamente queste esternazioni. Quand’è che capiremo che anche i “così detti moderati” tanto moderati non sono in fatto di religione? Cosa aspetta la nostra cultura a dare un segno di vita? Il problema non è per chi suona la campana ma per chi vuol sentirla.
21/08/07 16:58
Musulmano convertito al cristianesimo
Questo episodio dimostra - come spesso ci ricorda Magdì Allam - che l'Islam moderato non esiste, o meglio esiste nella nostra testa occidentale. In realtà l'Islam, quando è al potere in un paese, fa coincidere le leggi islamiche con quello dello stato: quindi non è democratico, e neanche permette il principio del diritto alla libertà religiosa (vedi le ultime rinunce della Turchia alla visita dei vescovi cristiani ortodossi). L'islam moderato e quello combattente, che vuole fare proseliti dappertutto e impedisce ogni evangelizzazione ai cristiani hanno la stessa matrice. Del resto come giustificare i colpevoli silenzi su attentati, uccisioni barbariche, mutilazioni femminili, suicidi di massa ... del cosiddetto "islam moderato"? Beh ... "chi ha orecchi per intendere ... intenda".
Elbarto
22/08/07 11:14
imprecisioni sulle notizie.
Vanno fatte precisazioni sull'argomento. Della fatwa si è avuta notizia dai giornali italiani, a cavallo di Ferragosto. E a dire il vero, le imprecisioni erano lampanti. La prima, anzitutto. Soad Saleh non è un uomo, non è un rettore, come ha scritto Repubblica. Perché il rettore di Al Azhar è un uomo, peraltro indicato dalla presidenza egiziana. Soad Saleh è una signora con tanto di velo, una delle poche studiose donne di Al Azhar,una delle telepredicatrici più famose d’Egitto, conservatrice ma fino a un certo punto. Tanto da essersi beccata le minacce degli integralisti radicali per aver detto che il niqab, il velo integrale, non è prescritto dal Corano. Sui giornali italiani, invece, erano state riportate frasi di seconda mano, riportate da un settimanale d’assalto come Al Dustour, ri-riportate dall’agenzia di stampa spagnola, e poi non si era saputo più niente.
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