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Sabato 20 Marzo 2010
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Per fermare il feticidio selettivo non serve toccare la legge sull'aborto

28 Agosto 2007

Il nome tecnico è “feticidio selettivo”. E’ l’aborto di uno o più feti in una gravidanza bi o plurigemellare: dei feti che si stanno sviluppando, non tutti nasceranno. Uno o più verranno eliminati, perché considerati “di troppo”, oppure perché “malati”.

Si esegue iniettando cloruro di potassio nel cuore del feto da eliminare, provocandone l’arresto cardiaco, oppure occludendone il cordone ombelicale, con il laser, ad esempio, e bloccando l’afflusso di ossigeno. Il feto morto rimane in pancia, accanto a quello (o quelli) vivo, che nel 3% dei casi muore pure lui, o comunque avrà elevate probabilità di nascere prematuramente, con tutte le conseguenze del caso.

Claudio Giorlandino, presidente della Sidip (Società italiana di diagnosi prenatale e medicina materno-fetale) spiega che "nel feticidio selettivo gli errori sono possibili e, nella maggior parte dei casi, non se ne ha notizia per la delicatezza delle vicende umane che si accompagnano e per l'impossibilità di arrivare a un contenzioso legale in considerazione del fatto che le donne sono ben informate, prima di sottoporvisi, e sottoscrivono un pieno consenso informato. Tale prassi, e tali errori, sono tecnicamente possibili e diffusi in tutto il mondo".

Sarebbe interessante conoscere il numero dei feticidi selettivi effettuati nel nostro paese, e quantificare gli “errori”, ad esempio come quello dell’ospedale San Paolo di Milano, e cioè la soppressione di un feto diverso da quello selezionato.

I tragici fatti milanesi sono noti: le due gemelle a diciotto settimane di gravidanza erano identiche e non era possibile distinguere visivamente quella con la sindrome di Down dall’altra. Per eliminare la prima, e tenere solamente il feto sano, il medico si è basato sulla posizione che avevano in pancia tre settimane prima dell’intervento, al momento dell’amniocentesi. Ma in quelle tre settimane di intermezzo pare che le sorelle si siano scambiate di posto, ed è stata soppressa quella sana. Successivamente, accortisi di quanto successo, si è eliminata anche l’altra.

Alessandro Di Gregorio, specialista in ostetricia e ginecologia al centro Artes di Torino, spiega che esistono sistemi per cercare di evitare casi come questi: "Nel caso degli aborti selettivi, l'uso del colorante per marcare il feto malato è prassi".

Marcare con un colorante il feto selezionato, per sopprimerlo senza commettere errori:  espressioni che, nel migliore dei casi, evocano pratiche veterinarie - di solito si marcano le greggi, le mandrie, oppure gli esemplari malati o difettati, o comunque con qualche particolarità. Nel peggiore, invece, ricordano i lager nazisti.

Come nel caso del Careggi di Firenze – dove nacque vivo un feto sano, dopo un aborto indotto a ventitrè settimane di gravidanza, con una errata diagnosi di malformazione –  anche adesso l’ errore è la soppressione di un sano, anziché di un malato.

E’ sbagliato nascere disabili, insomma. La pressione sociale e culturale per il “diritto al figlio sano” è fortissima, i sostegni alle famiglie con figli handicappati sono spesso drammaticamente insufficienti: in queste condizioni è difficile parlare di “libera scelta” delle donne. L’aborto sembra essere la via meno dolorosa per affrontare il problema.

Eppure la legge 194 non prevede l’aborto eugenetico, cioè non consente l’aborto a causa di malformazioni o anomalie del concepito: se integralmente e correttamente applicata, dovrebbe contribuire a “far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza”, e ad “aiutare la maternità difficile dopo la nascita”.  Se ne parla sempre, ma difficilmente si va oltre le solite polemiche. %3C/p>

Per applicarne le parti più disattese, quelle riguardanti la prevenzione, e chiarire i passaggi e gli articoli riguardanti i cosiddetti “aborti terapeutici”, sarebbe sufficiente stilare delle linee guida,  adeguate alle nuove conoscenze scientifiche e tenendo conto dell’esperienza di questi trenta anni di regolamentazione delle interruzioni di gravidanza, senza  intervenire sul testo di legge. Potrebbe essere un primo, importante tentativo di stabilire alleanze fra chi, sia sostenitori che oppositori della legge 194, pensa che comunque si possa fare ancora molto di più per combattere la tragedia dell’aborto.


Commenti
28/08/07 10:09
Legge 194
Ma la Morresi ci è o ci fa quando scrive queste cose? Punto 6 della legge 194 : 6. L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, puo’ essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a RILEVANTI ANOMALIE O MALFORMAZIONI DEL NASCITURO, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. Se dare questo tipo di false informazioni significa fare controinformazione (cosa del resto alla quale la signora Morresi ci ha già abituato) allora continuo a preferire l'informazione.
Assuntina Morresi
28/08/07 11:21
risposta a inyqua
La legge non permette l'interruzione di gravidanza dopo i primi 90 giorni semplicemente in presenza di anomalie o malformazioni del concepito, ma solo nel caso in cui queste "determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna". Cioè se si individua la presenza di un feto Down, questo di per sè non dà problemi di salute fisica alla donna. Per abortire, serve un certificato che attesti che questa malformazione può determinare un PERICOLO GRAVE PER LA SALUTE PSICHICA della madre. Il che significa che se la donna non trova un dottore che certifica il grave pericolo per la sua salute psichica causato dalla anomalia genetica del nascituro, il fatto di avere in pancia un down non la autorizza ad abortire. Per questo motivo la legge 194 NON è eugenetica. Si può invece dire che questi articoli vengono usati come escamotage per fare aborti eugenetici, ma di per sè la legge non li permetterebbe. Per questo motivo nel pezzo vengono chieste linee guida di chiarimento. Il commento di cui sopra, firmato inyqua - tralasciando ogni considerazione sui toni utilizzati - spiega chiaramente come la legge 194 viene usualmente percepita.
Anonimo
28/08/07 11:35
confusione
Cara inyqua, l' italiano non è in discussione. Le rilevanti anomalie o malformazioni del nascituto devono (lo hai scritto tu) determinare grae pericolo per la salute fisica o psichica della donna. Salute fisica o psichica capisci? Non basta dire "non mi piace non lo voglio", altrimenti la legge si sarebbe espressa in maniera diversa. L' approssimazione e la superfialità con cui si liquidano questi "incidenti" è sconcertante. Vallo a dire a quella poveraccia. Nella migliore delle ipotesi avrebbe raccontato al gemello sano (se fosse nato) che aveva una sorella in pancia ma la madre l' ha soppressa perchè "non era normale", poi magari incontrando un compagno di scuola down la stessa madre gli avrebbe raccomandato di essere gentile perchè "sono persone come noi" (anche tu fai così quando ne vedi uno vero? ma un conto che è figlio di un altra un altro è partorirlo...). Beh adesso il problema è risolto. Una bella punturina e a posto: buttato via il bambino con l' acqua sporca. In fondo sono cose che capitano. Adesso si che l' orrore si è consumato, cai a chiedere alla madre come si sente..., adesso si che si potrà parlare di "grave pericolo per la salute psichica della donna". Complimentoni.
andrea
28/08/07 11:37
chi c'è o ci fa....
Cara Inyqua (!?!..), mi sembra che la Morresi ponga l'attenzione sul fatto che quanto accaduto sembri far emergere una mentalità per cui "E’ sbagliato nascere disabili" e che quanto successo a Milano si avvicina molto all'eugenetica che da quanto capisco io è la soppressione di un essere umano a causa di presunti difetti o di mancato rispetto di requisiti (alto biondo bello, normale) mentre il paragrafo della 194 che citi (che tra l'altro non condivido) si riferisce a malformazioni del nascituro che determino un grave pericolo per la salute dell donna.... Prova a considerare fino in fondo le implicazioni della posizione che sostieni.. e a rileggere con attenzione quanto dice la Morresi. saluti, andrea
alessia
28/08/07 11:43
Non è sbagliato solo
Non è sbagliato solo nascere disabili. In questa società di ipocriti è sbagliato semplicemente non adeguarsi a ciò che una sparuta minoranza di eletti ha stabilito essere il retto paradigma, nella vita, nel lavoro e negli affetti. Quando ci si discosta scatta una subdola rappresaglia, che nel caso di un feto, trattandosi di chi non può oggettivamente difendersi, si traduce direttamente in omicidio. Come dire, tagliamo in radice il problema e tanti saluti. Che vergogna. Che senso di rifiuto sociale gridato in faccia a chi oggi fa vivere e accudisce un figlio diverso. Quando invece il vero esame di coscienza andrebbe fatto sui cosiddetti sani, come ben diceva Fromm.
28/08/07 12:22
E mi scusi signora Morresi,
E mi scusi signora Morresi, secondo lei portare avanti una gravidanza con un feto Down non può essere considerata lesiva per la salute psichica di una donna? La legge italiana, e quella sulla 194 in particolare, intende proprio salvaguardare la salute della donna rispetto a quella del feto che (aldilà della questione morale che è del tutto personale), a mio parere, ha uno status ben diverso. Senza considerare che, sebbene altamente migliorata la qualità di vita e la sopravvivenza dei feti down, una certa parte comunque muore nel primo anno di vita. Del resto abortire è una scelta personale, non un obbligo. Io credo che una donna abbia diritto, di partorire un figlio sano e che una legislazione che lo consenta sia una buona legislazione. Lei continua a parlare di diritti del concepito. Io invece credo sia maggiormente importante la vita di chi lo concepisce. Le linee guida di chiarimento che lei invoca quindi, devono essere uno spunto alla riflessione, ma non all'eliminazione di quello che è appunto, per molti, un diritto. In quanto alla 'percezione' della legge 194 io credo che, seppure con i necessari aggiustamenti, sia un'ottima legge. E credo che parlare di eugenetica nazista sia terrorismo a sua volta. (mi astengo sulla 'marcatura' del feto...le tecniche di marcatura con coloranti, come con mezzi di contrasto o qualsiasi altro tipo di 'traccianti' non vedo perchè debbano essere tacciate di valutazioni qualitative se non inerente alle varie tecniche utilizzate e che peraltro, se fossero state usate in questo caso, avrebbero permesso almeno di salvare la gamella sana...) (sui toni ci andrei piano: aggredire le donne che percorrono la strada dall'aborto con parole come 'assassine' 'omicide' o peggio non mi pare sia un'utilizzo maggiormente corretto della terminologia).
28/08/07 14:23
Applicare davvero la legge 194
Ottimo articolo, che coglie il punto fondamentale. La legge 194 deve essere applicata al 100%, anche nella parte in cui si parla di tutela della maternità e si impegna a contribuire al superamento delle cause che portano le donne a scegliere di abortire.
Cirino Privitera
28/08/07 15:14
Percezione confusa
Dietro la confusione con cui il commento di inyqua spiega inequivocabilmente come la legge 194 venga usualmente mal percepita dalla stragrande maggioranza degli italiani, dobbiamo riconoscere la lucida volontà di chi - potendo - non ha utilizzato fin'ora tutti i mezzi comunicativi atti a che la percezione della non legalità dell'aborto eugenetico potesse essere adeguata in noi tutti. Eppure, dopo una schiacciante vittoria contro il referendum che cercava di minare le fondamenta di civiltà della legge 40/2004, dovrebbe oggi essere a tutti chiaro che non esiste contraddizione tra il divieto all'uso selettivo della diagnosi pre-impianto dell'embrione concepito in vitro e la legge 194/1978: anche quest'ultima - e dal lontano 1978 - ha continuato a ribadire il divieto dell'uccisione di un nostro simile solo a partire da un criterio eugenetico. A me risulta strano comprendere come oggi - solo per fare un esempio - tutte le donne siano già state informate della possibilità di prevenire il tumore del collo dell'utero mediante una banale vaccinazione e - in trent'anni - noi non siamo stati adeguatamente informati dei contenuti di una legge dello stato (fatta eccezione per un illustre ministro della - allora - Sanità). Comprendo che una legge è - pur sempre - un compromesso, frutto anche di ricatti che perdurano anche dopo la promulgazione della legge. Ma quali indagini sono state ordinate dagli enti preposti per conoscere qual'è il rapporto tra le richieste di certificazione psichiatrica da allegare alla cartella di IVG secondo l'art.6 della legge 194 e le certificazioni rilasciate? Credo che anche chi ha giurato sul testo di Ippocrate potrebbe aver avuto una qualche responsabilità della confusione del commento di inyqua. Spero che questo forum contribuisca a squarciare il velo di voluto silenzio disinformativo, steso anche sull'illegalità degli aborti selettivi successivi alle diagnosi di gravidanze plurigemine secondarie a tecniche di procreazione medicalmente assistita, specie con fecondazione intracorporea.
28/08/07 16:18
la normalità del male
Grazie per questo articolo, come sempre preciso ed equilibrato. A me ha colpito, oltre al fatto in sé, la "normalità" del suo racconto, il linguaggio usato nelle cronache: pare esistano ospedali che vantano di essere "quotati" nel praticare aborti, medici che si appuntano di essere "uno dei più noti abortisti italiani", etc. "E' grazie a queste pratiche che ci sono meno handicappati", ha detto Silvio Viale. Passare direttamente al lager, no? Che differenza c'è tra i giustamente vituperati aborti selettivi cinesi, e queste infami "selezioni", coperte da un mobile concetto di "salute fisica e psichica della donna"? Fermiamo l'olocausto.
Anonimo
28/08/07 18:58
Mi riesce assai difficile
Mi riesce assai difficile commentare la vicenda da un punto di vista tecnico, non avendo pressochè alcuna nozione medica; mi riesce altresì difficile sindacare le scelte altrui, giudicare la decisione di una coppia che, semplicementge, non vuole - o non vuole più - un figlio, (solo) perchè malato (=imperfetto), posso solo dire che questo montare della polemica a favore della diagnosi pre-impianto et similia mi procu
Francesco Giuseppe Pianori
28/08/07 23:18
E' proprio un errore?
Mi permetto di dubitare che si sia trattato di un errore dei medici, quasi una banale distrazione o un dispettoso gioco del destino. E se si trattasse tout court di un aborto puro e semplice mimetizzato da necessità di preservare la salute psichica della madre e giustificato con lo scambio fortuito di persona? E' lecito chiedersi se non si volessero eliminare entrambi i feti, come poi è stato davvero fatto per "rimediare" l'errore? In fondo tutto è avvenuto dopo il fatidico terzo mese quando non è più possibile il semplice aborto. Ricordo che la sindrome di Down, dovuta alla trisomia 21, è una malattia genetica, quindi diagnosticabile anche molto prima del terzo mese. La leggerezza con cui i medici ormai trattano le persone che si affidano a loro consente "errori" e cinismi sempre più frequenti. Purtroppo.
Angela
28/08/07 23:19
in proposito dell'articolo Morresi
Sono totalmente d'accordo con l'articolo di Morresi,anzi lei mi sembra addirittura troppo pacata verso le donne e più propensa a dare la responsabilità ai medici.Ho letto sui quotidiani che questa signora che aspettava i gemelli è una donna di 38 anni con già un figlio e non una ragazzina smarrita! Tra l'altro io stessa,se concepita in questi anni, sarei stata "un embrione a rischio" per una malattia genetica che , vi assicuro, non mi ha impedito una vita serena e felice... e nemmeno ha minato la salute psichica di mia mamma, anzi.... Cordialmente
mauro
29/08/07 10:48
Risposte ad Inyqua
"portare avanti una gravidanza con un feto Down non può essere considerata lesiva per la salute psichica di una donna?" No, visto che ci sono migliaia di madri (e padri) che hanno cresciuto felicemente bambini Down senza alcun problema sulla propria salute psichica, anzi traendone una grande lezione di vita. I Down avrebbero tanto da insegnare a molti medici alla Viale... E comunque, se proprio non se la sentono di accettare un bambino con questo problema, possono usufruire della facoltà di non riconoscerlo e lasciarlo in adozione: vi assicuro che ci sarebbe la fila per adottarlo. "sebbene altamente migliorata la qualità di vita e la sopravvivenza dei feti down, una certa parte comunque muore nel primo anno di vita" E allora? La dignità di una vita si misura dalla durata o dai risultati raggiunti? "Io credo che una donna abbia diritto, di partorire un figlio sano e che una legislazione che lo consenta sia una buona legislazione." Non esiste un "diritto al figlio sano", come non esiste il diritto alla felicità. Possiamo desiderare un figlio sano o aspirare alla felicità, non pretenderli dallo Stato. E la legge 194 non garantisce il diritto al figlio sano. "... parlare di eugenetica nazista sia terrorismo a sua volta" Io credo che sia terroristico usare la legge 194 come metodo per il controllo (eugenetico) delle nascite, violando quanto scritto nella stessa legge 194. E le teorie eugenetiche sono anteriori al nazismo, sono state sviluppate nelle "civili" nazioni del nord Europa (Svezia, Norvegia...) e negli Usa di inizio XX secolo, come conseguenza del positivismo darwinista. http:/%2Ftinyurl.com/2roxoy Idee pericolose che stanno tornando di moda in maniera inquietante.
Gianluca
29/08/07 10:55
per inyqua
Una madre disperata, lasciata sola dal marito, in preda ad una forte depressione, malata, stanca, e tutto quello che si vuole, che, in un raptus di incoscienza, scuote violentemente il suo bambino di poche settimane e lo uccide come la chiama lei? Io - con tutto il rispetto per il dolore di quella madre - mi sento ugualmente di chiamarla "assassina" o "omicida". E allora perchè non si dovrebbe chiamare così anche la madre (e anche il padre, normalmente dimenticato) che pratica l'aborto? Siam sempre lì: chi predica sull'aborto, dicendo che è una conquista civile non sa cavarsi dall'impaccio di dimostrare che c'è differenza tra uccidere un uomo già nato e uccidere un feto. A meno che non prendiamo in considerazione gente come Viale che invece non si fa - a mio avviso - nessun tipo di problema: uccidere un uomo o un feto per lui è la stessa cosa (come per me). In un caso non è lecito, nell'altro caso sì.
29/08/07 11:42
Al solito...
Come al solito si fa molta confusione fra 'bambini' e 'neonati' e 'feti'. E si fa moltissima confusione fra la legislazione e la morale. Non credo che ci sia nessuno che creda che l'aborto sia una cosa buona e giusta di per sè. Ma la legge 194 (per quanto passibile di aggiustamenti) è una buona legge. In quanto al commento di mauro: non poteva che venire da un uomo l'idea che la donna possa essere un mero 'contenitore' e quindi, al momento di aver saputo che un figlio ha una gravissima malformazione debba (perchè?) portare avanti una gravidanza che la mette in pericolo da un punto di vista psichico...In quanto al commento sulla durata della vita dei Down che non sopravvivono un anno, si chiede questo signore come è la vita di pochi mesi di questi bambini?A Quali dolori, quali sofferenze vanno incontro? O la vita è bella in quanto 'vita'? Questa è una visione appunto 'moralistica' e 'cattolica' del concetto di vita. Che uno è libero di avere ma non di mporre a chi non la crede giusta. Il diritto ad avere un figlio sano c'è (e nessuno pretende questo diritto dallo stato, mentre qui c'è qualcuno che pretende che lo stato ti impedisca di decidere della tua vita): ripeto: perchè facciamo diagnosi prenatale? Per fare un esercizio scientifico? Dobbiamo abolire la diagnosi prenatale ed accettare tutto quello che viene? Io credo che sia una scelta molto molto personale. E soprattutto che non vada imposta per legge. Vuoi un figlio Down? la cosa non ti provoca alcuna angoscia insopportabile? Liberissimo di procrearlo. Ma NON di imporre agli altri di farlo se esistono gli strumenti di legge al proposito. La differenza tra uccidere un uomo già nato ed un feto è palese: il feto non esiste come entità indipendente dalla madre. Resta solo il dubbio sulle settimane in cui il feto PUO' essere vitale anche come entità separata dalla madre (valore che oramai si attesta sulle 22 o più correttamente sulle 23 settimane di gestazione). SE la morale PERSONALE impedisce di abortire è giusto e sacrosanto farlo. Imporlo a chi non lo crede è autoritario.
alessia
29/08/07 14:55
Sono d'accordo con Mauro e
Sono d'accordo con Mauro e Gianluca. Il paradosso è che siano degli uomini a rendersi conto davvero di che cosa significhi interrompere una vita umana. Le donne invece stanno ancora a credere alla favoletta dell'emancipazione come autoderminazione orientata alla morte. SVEGLIATEVI! Il femminismo e il pensiero del "tutto è lecito" vi ha venduto un sacco di balle. E il peggio è che l'ha fatto a spese proprio dei corpi femminili. E' ora di guardare in faccia la realtà. Ma lo sapete che conseguenze ha un intervento di questo tipo sul corpo della donna? avete mai sentito di persone che non si riprendono neppure dopo quarant'anni? Questa cultura sta sprofondando nel nichilismo estremo: decido io, come mi pare e piace, tanto dopo c'è il nulla e nulla vale veramente la pena. Ebbene, questa per chi non lo ha compreso è la strada della distruzione. In una società che vede in un feto qualcosa di ancor meno tutelabile di un fungo o di un mollusco è pronta a tutto, si sta consegnando nelle mani di chi può farle credere qualsiasi cosa. Qui non si sta discutendo solo di un caso, ma di come ormai siamo narcotizzati. Quanto all'immancabile attacco alla Chiesa Cattolica - ultima spiaggia di chi non ha una sola ragione valida da offrire - ricordo che è grazie a questa "visione 'moralistica' e 'cattolica' del concetto di vita" che la nostra civiltà si regge ancora, e che permette a ciascuno di autodeterminarsi, ma verso la vita. L'umanesimo cristiano sostiene, cara signora, non solamente la civiltà europea ma ha dato forma all'intera cultura universale dei diritti umani e del rispetto dell'uomo, in tutte le sue dimensioni e in tutte le fasi della sua esistenza. Esattamente perché vede in lui l'immagine di Dio. Attaccare questa visione è semplicemente da suicidi. E alle felici epoche che non a caso vedevano nella Chiesa il principale nemico da abbattere - con i bei frutti di sterminio che hanno dato - tante grazie, ma non desideriamo proprio tornarci.
Gianluca
29/08/07 16:20
La differenza tra un uomo e un feto
Cara "inyqua", così lei ci ha spiegato a noi poveri zucconi che la differenza tra un uomo e un feto e che quest'ultimo non esiste come "entità indipendente dalla madre". Quindi debbo presumere che lei è diventata essere umano quando è uscita dalla pancia di sua madre e salutandola con fare spocchioso le ha detto "Ciao, ciao, mammina. Da questo istante sono un'entità indipendente. Tanti saluti a te e a tuo marito!". No, carissima. L'uomo è uomo proprio quando appartiene a qualcun altro. Perchè ci innamoriamo, perchè esiste l'amicizia, la compagnia, l'eros. Non siamo "entità indipendenti" ne' dopo due secondi dal concepimento, ne' a cento anni. Dipendiamo sempre perchè siamo in rapporto ed è questo rapporto che ci fa crescere.
Mauro
30/08/07 09:03
Come parlare a un muro...
Difficile dialogare con chi ti attribuisce parole o idee mai espresse. Sulla "sofferenza" consiglio questo articolo: "Il dramma del duplice aborto delle gemelle di Milano ha sollevato brutalmente la questione della ammissibilità di sopprimere un figlio malato. Il sacrificio della gemella perfetta - e non dell'altra, che non avrebbe interessato nessuno - ha posto la domanda su quale limite segni e scandisca il diritto a nascere di una creatura malformata. Sulla Stampa, Michele Ainis rilegge la 194 e ammette che non è vi è garantito un diritto a avere figli sani; è garantito, invece, afferma, un «diritto a non soffrire». E non solo alla madre, cui la 194 consente di tirarsi indietro nell'evenienza di una grave minaccia fisica o psichica alla sua salute derivanti da «rilevanti anomalie» del bambino. Secondo Ainis, questo diritto verrebbe assicurato «in qualche modo anche al nascituro». Cioè, abortire un Down dovrebbe essere ammesso per un diritto dello stesso figlio in grembo a «non soffrire». [...] Che il nulla, l'annichilimento siano preferibili, nella cultura corrente, al nascere malati, è comprensibile. Che però ci si chini sul ventre di una donna, e diagnosticando una malattia si pratichi l'aborto affermando di difendere il figlio, è una notevole manipolazione della realtà. Quel figlio nel buio non può esprimere una volontà, ma tutto il suo essere, il crescere, il formarsi del cuore e dei polmoni e delle mani, tende alla vita: questa è un'evidenza. Meglio per te se non nasci, bambino, gli si vorrebbe dire, difettoso come sei. Ti eliminiamo, per liberarti dal tuo male. E il bisturi lacera, strappa, sradicando caritatevolmente ogni possibilità di un futuro dolore. Futuro dolore, però, di quel figlio, o invece di chi lo pretendeva sano, e si ritrova con un handicappato tra le braccia? Nella sentenza sulla vicenda della coppia portatrice di talassemia che chiedeva la selezione degli embrioni sani, e quindi un aborto eugenetico, il giudice negando il suo consenso scrisse: «Non si difende in realtà alcun figlio, ma la propria volontà di averne uno conforme ai propri desideri». Parole nette, che non ne chiedono altre. Solo, un dubbio: a noi più o meno sani, a noi "normali", chi garantirà il diritto a non soffrire? Chi tutelerà questo diritto all'uomo nato perfetto, ma colpito poi da un'irrimediabile malattia? Se esiste un diritto a non soffrire, non dovremmo averlo tutti, e quale è il limite della sofferenza tollerabile, e a chi far causa, chi citare per danni, quando la sofferenza illegalmente ci tocca? Cosa teorizzare allora, l'eutanasia per chiunque la chieda, o il suicidio come clausola cui appellarsi quando il certificato «diritto a non soffrire» sia violato? L'unica certezza, è che un mondo che teorizza un diritto a non soffrire fino a giustificare di non far nascere, è tacitamente avviato al suo declino." http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2007_08_29/articolo_784764.html
Paolo
30/08/07 09:24
il linguaggio ultima frontiera
Come mi piacerebbe vivere in un mondo in cui la parola dice semlicemente la realtà, senza pudori nè sensi di colpa. Purtroppo il mondo contemporaneo rifiuta la realtà - una forma di schizofrenia? - e nel rifiuto della realtà la parola è usata per nascondere e/o adulterare la realtà. Cosicché ciò che nacque per esprimere la realtà -la parola - tradisce la realtà. Ma questo abuso della parola ed il travisamento della realtà non sono senza colpa ne senza pena: la realtà negata prima o poi riemerge dalle fogne interiori in cui il mondo s'illude di nasconderla ed un profeta torna a chiamare per nome le cose. Cara inyqua hai mai assistito dal vivo ad un aborto? Non credo, altrimenti sapresti per esperienza che si tratta di un omicidio. Non entro nel merito se necessario o inutile, se legale o illegale, se morale o immorale. Prima di qualificare con attributi il fatto dell'aborto, è necessario un punto fermo, un punto di partenza certo e non equivoco, l'apprensione della realtà, il coraggio di dire pane al pane senza nascondersi dietro le formule fumose con cui noi post-moderni cerchiamo di fuggire dalla realtà nuda e cruda. Cartesio trovò nel proprio cogito il punto di ormeggio della sua nave in balia del dubbio. Un ormeggio molto instabile... Husserl, Buber e Levinas, indicano un altro punto su cui far leva per uscire dall'incertezza totale in cui il dubitare ci lascia: l'incontro con l'altro, l'apertura al tu, realtà primordiale e precedente l'io, la simpatia per il fenomeno. Ed il primo tu che ciascuno di noi sperimenta è il volto della propria madre.
Michele
30/08/07 09:52
Aborto selettivo
Ho tre figli, sani per grazia di Dio; ho lavorato per anni all'ANFFAS; e se mi fossi accorto in tempo di aver concepito un figlio gravemente disabile, credo che avremmo, mia moglie ed io, optato per l'aborto. Non essendomi, per fortuna, mai trovato nella situazione di dover scegliere, non posso però dire che cosa avremmo concretamente fatto. Ma sono convinto che l'uomo non è un animale da monta e da riproduzione e che solo una madre e un padre possono dire se e come vogliono diventare, appunto, madri e padri. A meno che non diventi obbligatorio, solo perchè un ovulo è stato fecondato, portare a termine la gravidanza: magari sotto minaccia di gravidanza forzata in un letto di contenzione con la camicia di forza? Insomma, sono un uomo dotato di coscienza morale e devo poter scegliere tra il mio personalissimo bene e il mio personalissimo male: e vorrei anche poter scegliere il mio personalissimo male minore, che a volte può coincidere con la soppressione di un feto. Perchè, oltre alla vita del feto, c'è anche la mia vita e quella della mia famiglia, che devo salvaguardare e proteggere, anche a costo della vita di un futuro e possibile figlio. Io non sono un donatore di sperma ebete e mia moglie non è un'incubatrice decerebrata: e se per voi un feto è un uomo a tutti gli effetti, per me sarà un uomo solo se il suo mondo di riferimento, la sua famiglia, lo avrà riconosciuto come tale: altrimenti, addio. Cinismo? Può darsi, ma qual è la vostra alternativa? Gravidanze da portare a termine obbligatoriamente e forzatamente? O ve li prendete voi, i cerebrolesi gravissimi? Ve ne auguro a bizzeffe, se li amate così tanto. Perchè a chiacchiere son tutti bravi, cara Morresi: ma la vita reale, delle vostre chiacchiere, non se ne fa nulla. Michele
30/08/07 11:17
Per paolo: sono un medico.
Per paolo: sono un medico. Non solo ho assistito ad aborti, ma anche alla vita di chi ha una gravissima malformazione incompatibile con la vita stessa se non per pochi, terribili mesi. Ho assistito alle legittime speranze e paure delle coppie alle quali viene fatta una diagnosi prenatale terribile. Ho visto famiglie dove altri figli venivano distrutti ed abbandonati per poter seguire a volte con commovente ma inutile detrminazione quell'unico figlio disabile (e non sto parlando di disabilità che consentono comunque una vita 'piena'...). Altro che Cartesio: la realtà è un'altra cosa. Cosa cambia nella vita di una donna, di una coppia, spesso di una famiglia non è roba da articoletto su famiglia Cristiana: è una drammatica realtà. Sulla quale è legittima UNA SCELTA, quella stessa scelta che volete negare PER LEGGE. Vergognatevi. MIchele: sì, parlano di cinismo, ma poi scodinzolano all'idea di un essere umano attaccato ad una macchina, che pesa 20 kg, che chiede di interrompere le sue sofferenze, e che uno stato totalitario condanna alla 'galera coatta'. E non solo: vorrebbero 'per legge' imporlo a tutti. Allora 'la natura che fa il suo corso' improvvisamente non va più bene...Sono sempre più senza parole.
sparrow
30/08/07 11:17
Anche w. shakespeare ha
Anche w. shakespeare ha fatto dire ad un suo personaggio che "ci sono più cose in cielo e in terra che nella tua filosofia". E proprio per essere più "terreni" possibile, perchè nessuno ricorda alcune mancate soppressioni di feti portatori di gravi patologie? Dicono nulla i nomi di Leopardi (rachitismo), Beethoven (sordità), Van Gogh (schizofrenia), Touluse Loutrec (nanismo)? Nessuno ha mai sentito un concerto del grandissimo Petrucciani? Dove li cataloghiamo questi presunti errori della natura?
Assuntina Morresi
30/08/07 23:26
Rispondo a Michele e
Rispondo a Michele e inyqua. Mio marito lavora in una struttura con handicappati mentali. Li conosciamo bene, uno ad uno, insieme alle loro famiglie. Conosco bene realtà come queste, e vi assicuro che non è quanto di più grave possa capitare. Ho in affido un bambino da alcuni anni. Nel mondo dell'infanzia ho visto situazioni ben peggiori della disabilità, ve l'assicuro. L'abbandono è in assoluto la condizione peggiore che un essere umano possa vivere. L'abbandono e lo sguardo di chi pensa "sarebbe meglio che questo non fosse mai nato". Perchè chi pensa così non è umanamente capace di condivisione dei bisogni altrui, non è capace di umana pietà. Non auguro a nessuno (a differenza di Michele) di avere figli handicappati, ma alcuni miei amici e conoscenti hanno preso in affido o addirittura (addirittura) adottato bambini handicappati. Alcuni down. Altri erano solo malati, precisamente sieropositivi. C'è anche chi (udite udite) sapendo di aspettare un figlio cerebroleso non ha abortito, e non se ne è pentito affatto, anche se la vita è dura. Non si tratta di articoli da "Famiglia Cristiana", come dite sprezzantemente voi, ma di esperienze personali o molto vicine alla mia famiglia, a cui dedico tempo ed energie, e so bene di cosa parlo. Direte che ognuno è libero di fare le sue scelte e che nessuno può obbligare altri a scelte simili. E d'altra parte non sono qui a fare l'elogio della sofferenza, che ognuno di noi vorrebbe tenere il più lontano possibile dalla propria vita, e da quella dei suoi cari. Ma se qualcuno si comporta così, forse varrebbe la pena perderci un po' di tempo per capire perchè. O forse pensate che siano tutti pazzi scatenati, o inutili idioti, e allora inutile anche stare a perdere tempo a parlarci su. Michele, dici che "un feto ....per me sarà un uomo solo se il suo mondo di riferimento, la sua famiglia, lo avrà riconosciuto come tale: altrimenti, addio", significa che se un giorno tu sarai ridotto in modo tale che la tua famiglia non ti vuole più, allora faranno bene ad abbandonarti. Parkinson, Alzhaimer, demenza senile, o anche gli esiti di un incidente: ci vuole poco per ridursi male, e ci si può ridurre molto male e continuare a vivere senza essere attaccati alle macchine. Che si fa, allora? Non so come tu possa aver lavorato all'ANFFAS pensando che tutta quella gente era meglio che non fosse mai nata. Come li guardavi? Come ti rapportavi con loro? Detto questo, ripeto la mia proposta. Non voglio cambiare la legge 194. Chiedo di stilare linee guida. Concretamente, e brevemente, due proposte, tanto per iniziare: 1. Innanzitutto chiedo informazioni. Quanti feti nascono vivi ogni anno, dopo un aborto tardivo? Quanti sopravvivono? Questi dati non sono raccolti, attualmente. Per rispettare gli art. 6 e 7 della 194 è necessario mettere un limite agli aborti tardivi. Alla Mangiagalli hanno individuato la ventiduesima settimana. Si potrebbe proporre lo stesso a livello nazionale. 2. Quante diagnosi prenatali di anomalie e malformazioni si rivelano poi corrette? a tutt'oggi non si sa. Dovrebbe essere obbligatorio verificare, ad aborto avvenuto, la correttezza della diagnosi di malformazione e/o anomalia. E chiaramente darne comunicazione ai genitori, oltre che pubblicare i dati. Tanto per iniziare.
Anonimo
31/08/07 07:31
sono d'accordo con la
sono d'accordo con la Morresi e con la ragionevolezza della sua posizione
Paolo
31/08/07 09:20
Vivere
Dovrei vergognarmi di volere la difesa della vita dal suo inizio biologico? Dovrei vergognarmi di esserci! Infatti anch'io sono un essere umano menomato, e secondo i suoi criteri di giudizio meritavo di essere abortito. Mi scusi se invece vivo ancora e grazie al fatto di godere del diritto primordiale alla vita, la mia, penso e parlo... senza aver mai scritto articoletti su Famiglia Cristiana. Vorrei farle l%27inequivocabile gesto del dito, ma preferisco continuare a vivere in faccia ai suoi pensieri omicidi. Buona giornata dottoressa morte
alessia
31/08/07 11:57
la vita non è trattabile
Purtroppo non ci si rende conto che quando si parla di vita, nell’istante stesso in cui si inizia a disquisire, a distinguere, o a sottilizzare, ci si pone su una china pericolosissima, al di là delle intenzioni che si possono avere. Quando un principio diventa trattabile perde la sua validità, c’è poco da fare. O è vita umana, e quindi degna a prescindere, o non lo è. E allora, se è così, per quale ragione condannare le politiche demografiche cinesi, o il perseguimento della razza perfetta? E’ una questione di pura logica. Quanto ai medici, dobbiamo sempre tenere a mente che non sono onnipotenti, e pertanto non devono neppure ritenere di esserlo, pretendendo una legislazione che lasci loro briglia sciolta. E’ necessario che tengano sempre presente che la loro missione è verso la vita e che la scienza deve servire l’uomo, e NON l’uomo la scienza. Sui dati di cui giustamente parla la dottoressa Morresi, esiste un’autentica omertà. I cittadini in democrazia hanno diritto di sapere. Non si dice mai, ad esempio, che esistono centri di cura per donne reduci da un aborto: alcune hanno una vita letteralmente distrutta, non si sono mai più riprese. Altre non hanno più avuto figli. E cito solo i casi più ordinari. Forse dovremmo prima accordarci su che cosa intendiamo per "salute", prima di affermare che l’aborto tutela la donna.
MJ
01/09/07 09:14
" C'è anche chi (udite
" C'è anche chi (udite udite) sapendo di aspettare un figlio cerebroleso non ha abortito, e non se ne è pentito affatto, anche se la vita è dura. " C'è anche chi ( udite udite) , sapendo di aspettare un figlio cerebroleso non ha abortito e invece se ne è pentito. Molto pentito. Questa discussione è mortificante. Non volete discutere, volete solo ripetere , e possibilmente fare entrare a forza nel cervello degli altri,alcuni concetti. Inyqua, ancora una volta mi trovo a pensare che sei troppo, davvero troppo paziente.
padre mauro
03/09/07 14:59
la natura non perdona
NOnostante quello che dice MJ il forum è molto interessante perchè, grazie anche alle opinioni contrarie si possono capire e valutare le rispettive idee. I forum servono proprio per questo. Vorrei contribuire anch'io alla discussione con la mia esperienza nel confessionale. In 15 anni di ministero sacerdotale mi sono capitate diverse donne che sono venute a confessare uno o più aborti. La cosa sorprendende è che la maggior parte sono donne ormai non più giovani e non più feconde, spesso lontante dai sacramenti dall'epoca dell'aborto,avvennuti 10, 20, anche 30 anni prima, che sentono un grave rimorso e un'inquetudine che, sebbene repressa, prima o poi viene fuori. Non siamo animali e se proprio non vogliamo ammettere l'esistenza dell'anima, almeno quella della psiche penso non sia in discussione. Nel confessarsi saltava fuori una verità semplice semplice: la natura non perdona! Qualcosa fatto contro il naturale istinto materno, contro il proprio corpo, (e contro un altro essere umano,ma qui si entra in una scelta morale direbbe Inyqua) si paga caro, prima o poi. A queste donne ho sempre detto che il buon Dio perdona tutto se si è pentiti davvero, e che non dovevano dubitare della bontà di Dio. Però a loro dico anche che l'origine del loro dolore, non è facile da lenire,forse impossibile, perchè la natura non sa perdonare. Spero per Inyqua, che non scelga mai di sfidare la natura. Padre Mauro.
Lindo Caprino
04/09/07 09:38
Conseguenze
A voler seguire il ragionamento dei difensori dell'aborto eugenetico alla lettera fino alle estreme conseguenze si deve ammettere la possibilità legale di sopprimere sempre un portatore di handicap a qualunque età, nel suo stesso interesse (o nel nostro???). Che differenze farebbe sopprimere un essere umano a 90 gg. dal concepimento, o ad un anno, o a 30 anni, o a 80 anni? E' sempre un uomo, con gli stessi diritti della madre che lo ha concepito. E poi in base a quali criteri si può stabilire che la sua vita non è degna di essere vissuta? I criteri possono variare secondo i tempi e le mode! Se una qualche legge ammettesse questo principio alla lunga non si sa dove si andrebbe a finire. (Nella "civilissima" Olanda si è già iniziato ad ammettere la soppressione di bambini "gravemente" handicappati fino al dodicesimo anno di vita!) Qualunque vita umana è sempre VITA! Se una legge umana permettesse ciò non sarebbe più civile ma barbara; significherebbe che la società umana è scaduta al livello animale, nel cui mondo sopravvivono normalmente solo gli individui più dotati. E poi, oggi che va tanto di moda la lotta contro la pena di morte nel mondo, come la mettiamo con l'aborto procurato e legalizzato? Esiste il movimento "Nessuno tocchi Caino" per l'abolizione della pena di morte nel mondo; non sarebbe giusto fondare il movimento "Nessuno tocchi i bambini (nati o non nati)"? Almeno quelli non sono Caino!
Giacomo Rocchi
05/09/07 13:31
La discussione ha dimostrato
La discussione ha dimostrato che la d.ssa Morresi ha torto quando si scaglia contro l'episodio di Milano, critica quanto scrivono inyqua e michele e insieme ribadisce di non voler cambiare la legge 194: se si accetta l'idea che un adulto possa decidere della vita di un feto non si possono fare distinzioni: l'adulto lo farà per i motivi che riterrà giusti per sé. L'aborto selettivo è quindi la conseguenza della legge 194 e del principio di autodeterminazione della donna che rende l'aborto un diritto indiscutibile nei primi tre mesi di gravidanza: o c'è autodeterminazione o non c'è; e se viene riconosciuto questo diritto nei primi tre mesi è di fatto impossibile negarlo nei mesi successivi (o forse è addirittura ingiusto: il bambino è sempre tale sia che abbia due mesi sia che ne abbia sei). E allora, d.ssa Morresi, si convinca: non esistono parti buone della legge 194 da applicare, l'unica norma davvero effettiva è quella del principio di autodeterminazione. Se vogliamo salvare la vita dei bambini down al sesto mese dobbiamo tentare di salvare la vita di tutti quei 130.000 bambini abortiti ogni anno: altrimenti le "prime proposte" sono una presa in giro. Una domanda, però: perché Lei non vuole cambiare la 194? E' convinta che il principio di autodeterminazione sia giusto? teme che non sia il momento adatto? vuole salvaguardare il momento d'oro seguito al successo dell'astensione nel referendum sulla fecondazione assistita? Un po' di coraggio, suvvia! Cosa rischiamo: un'altra sconfitta? potremo però andare a dormire serenamente. Giacomo Rocchi
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