Sabato 25 Ottobre 2014

Lo strano caso del dr. Beppe
e Mr. Grillo

21 Settembre 2007

«Da giovane ho fatto una pubblicità, ma poi ho capito alcune cose sulla pubblicità. Qualche anno dopo ho cominciato a prendermela coi politici perché le cose non andavano bene, ma poi ho capito alcune cose sulla politica, che è controllata dall'economia. Qualche anno fa ho cominciato uno spettacolo prendendo a mazzate un computer, ma ora ho capito alcune cose su internet, che è la nostra unica difesa. »

Fuori o dentro? E’ una vita che  Beppe Grillo, classe 1948, “La Giuseppa” per gli amici, non sa decidersi. Due mogli, sei figli, ragioniere per formazione, uomo di spettacolo per vocazione, polemista e infine tribuno per irresistibile tentazione: dovunque sia passato, in qualsiasi cosa si sia cimentato, Grillo ha sempre cercato di lasciare il segno, e, insieme, ha marcato una distanza, ha imposto la sua presenza, e insieme l’ha rinnegata, ha voluto partecipare e allo stesso tempo si è tenuto in disparte. Le sue stesse invettive hanno più volte rischiato di ritorcersi contro di lui, sorpreso a darsi agli stessi comportamenti che intendeva sanzionare. E’ la solita, vecchia contraddizione: chi vuole migliorare il mondo, si vede prima o poi costretto ad avere a che fare con il mondo stesso, a parlare il suo linguaggio, a comprendere e praticare le sue regole. Il proposito affascinante ha storicamente attratto gli scontenti di ogni epoca: specialmente quelli più inclini all’entusiasmo e alla sommossa, e meno alla riflessione metodica e alla faticosa ponderazione. Magari armati delle migliori intenzioni, questi personaggi finiscono per confondersi con il sistema stesso che vogliono rovesciare; oppure, di fronte alla necessità di risolvere l’ambiguità, optano per una rottura definitiva e clamorosa, con conseguenze talvolta drammatiche.

E’ lo stesso Grillo a parlare della sua doppia natura, nella frase riportata sul retro del suo libro “Tutto il Grillo che conta”: ed è da qui che si parte per raccontare lo strano caso del dr. Beppe e di Mr. Grillo.

1. L’ESILIATO PIU’ PRESENTE DELLA TV

«Da giovane ho fatto una pubblicità, ma poi ho capito alcune cose sulla pubblicità... »

“Provate a uscire e a comprare qualcos’altro, adesso”. E’ questa l’unica frase pronunciata da Grillo nella pubblicità che interpreta nel 1986 per una marca di yogurt, talmente efficace che lo spot vince quasi tutti i premi del settore. Roba da far accapponare la pelle al Grillo che più tardi diventerà il simbolo delle lotte contro “i consumi e le pubblicità” (così afferma nella postfazione al libro di Gomez e Travaglio “Regime”). Ma allora, quando si piega alle bieche esigenze dell’anima del commercio, Beppe Grillo è ancora un personaggio sanamente pop, con i testi scritti da Antonio Ricci e Stefano Benni, che interpreta film con Jerry Hall, e non disdegna status symbol come barche, Ferrari e persino, pare, una capatina tra le lenzuola di Moana Pozzi (almeno secondo la leggenda messa in circolazione dalla pornostar),

Se la pubblicità “telepatica” gli vale il Leone d’Oro a Cannes, le trasmissioni cui partecipa fruttano sei Telegatti. Decisamente, come uomo di spettacolo, Grillo non è male: se ne accorge per primo Pippo Baudo, che lo scopre in un locale milanese, e che nel 1977 lo porta a “Secondo voi”. Da allora, gli spettacoli più popolari della televisione di Stato, da “Fantastico” al festival di Sanremo, a “Domenica in”, lo vedono protagonista. E tuttavia, più passa il tempo, più la sua figura si allontana dalla comicità pura, avvicinandosi a quella del “guastatore”: i suoi seguitissimi monologhi satirici in diretta si fanno via via più veementi, più diretti e gridati. Se la prende con chiunque gli capiti a tiro: politici, dirigenti RAI, cantanti. Ma non siamo ancora al Grillo “salvatore del mondo”: in un memorabile assolo del 1989, il comico addirittura contestava ad Albano la pretesa di fare l’ecologista al posto degli scienziati – gli unici, a suo dire, titolati a parlare. Chissà se se ne ricorderà, al momento di lanciare le sue personali battaglie contro l’inquinamento del pianeta.

La vulgata vuole che a partire dagli anni ‘80 Grillo sia stato bandito dalla TV, causa la pericolosità delle sue verità “scomode”: eppure questo strano allontanamento gli consente di comparire in RAI come protagonista o comprimario fino alla metà degli anni Novanta, e di continuare a fare televisione fino al 2001. La prima occasione per fare la parte dell’escluso è datata 1982, quando Grillo si “rifugia” in una TV locale (la ex Elefante TV) a lavorare in tandem con Ricci per “Il Grillo Parlante”. Di esilio vero e proprio si parla però nel 1986: il comico (che nel frattempo è ricomparso nell’84 con un programma tutto suo, “Te lo dò io il Brasile”) osa una battuta sull’inclinazione dei socialisti al furto, e fa scandalo. Eppure, nonostante lo scalpore, Grillo si rifà vivo in RAI appena due anni dopo. Nel frattempo, è stato tutt’altro che assente dagli schermi: è il momento degli spot e dei premi; e quando non si affaccia in video, il comico si dedica – in un’alternanza del tutto routinaria per un artista – al cinema. Nonostante il protestato ostracismo, Grillo viene ospitato ancora in TV nel 1988 in una trasmissione di punta come il Festival di Sanremo, dove ne approfitta per gridare a gran voce che la manifestazione “fa schifo”. Non poi così schifo, deve aver pensato (forse ricordando di averla a sua volta condotta qualche tempo prima), visto che ritorna a Sanremo l’anno successivo, quello dell’attacco all’ecologia à la Albano. Nel 1990 – quando ha già all’attivo un paio di esili e altrettante Feste dell’Unità a dichiarare nostalgia per la televisione - Grillo è nuovamente in RAI, ospite di una trasmissione di Pippo Baudo, il quale interrompe l’ennesimo monologo del comico per “dissociarsi”. E sono tre; a questo punto, racconta la biografia “ufficiale”,  Grillo “fugge” dalla televisione - uno strappo volontario, insomma, più che un’esclusione forzata. A sottolineare il suo porsi “fuori” dallo star system televisivo, arriva una serie di spettacoli teatrali, che proseguiranno per tutti gli anni ’90, i quali mostrano definitivamente tutto il suo spirito tribunizio.


Ancora una volta, il bando non dura molto (c’è a chi è andata peggio): nel 1993 il comico torna “dentro”, addirittura con uno “one man show”, che va in onda per due serate. E’ l’epoca del violento attacco alla Parmalat, a Biagio Agnes e al servizio telefonico a pagamento 144. Dopo il “Beppe Grillo Show” al Delle Vittorie (il tempio della prima serata RAI, mica chiacchiere), l’esiliato più presente della TV si prepara per l’ennesima volta a ritornarvi nel 1996, con uno spettacolo animato dal sacro furore ecologista: visionata la cassetta, piena di attacchi a aziende come la FIAT, la RAI della Moratti decide di non mandarla in onda. Da allora in poi, si interrompe il rapporto con la TV di Stato – che citerà Grillo solo nei servizi dei telegiornali -, ma non con la TV in generale: e non solo perché lo spettacolo “Energia e informazione” viene trasmesso dall’emittente svizzera, ma anche perché il canale satellitare Telepiù lo scrittura per una serie di parodistici “Discorsi all’Umanità”, tenuti la sera di Capodanno in concomitanza con il messaggio del Presidente della Repubblica. La stessa emittente satellitare trasmette, tra marzo e aprile 1998, la registrazione dei suoi spettacoli teatrali “Cervello” e “Apocalisse morbida”. Non è la RAI: eppure Grillo resiste solo fino al 2001, con l’arrivo di Murdoch e la fusione tra Stream e Telepiù. A quel punto, rivendicando orgogliosamente la sua estraneità alle trame dell’imprenditore australiano, Grillo decide di dedicarsi esclusivamente ai palcoscenici, e si chiama ancora una volta “fuori”.


2. UN ANTIPOLITICO IN POLITICA

“...Qualche anno dopo ho cominciato a prendermela coi politici perché le cose non andavano bene, ma poi ho capito alcune cose sulla politica, che è controllata dall'economia...“

Per il Grillo mattatore televisivo degli anni ’80 è cosa abituale scagliarsi in maniera più o meno sarcastica contro i politici. Nel 1983 la cosa a momenti gli costa il posto, quando ironizza su  Pietro Longo e sulla sua iscrizione alla P2, e ne ricava l’ostilità del PSDI che ne chiede la rimozione dal servizio pubblico radiotelevisivo - senza alcun successo. Le battute sui i principali esponenti politici, da Craxi a Berlinguer, si sprecano: irresistibili, non c’è che dire, ma vagamente qualunquistiche, come quella ormai famosa pronunciata durante Fantastico 7 che prende di mira Claudio Martelli. Niente, insomma, di così sovversivo - nonostante Craxi non la prenda benissimo - specialmente in paragone alle in paragone alle invettive, di poco successive, in cui Grillo comincia davvero a “prendersela” con enti come RAI, la Telecom, l’Enel, le multinazionali. Come ha fatto recentemente notare Giuliano Ferrara, quando attacca le sedi del potere economico la figura di Grillo è lontana dalla popolarità che raggiunge ai nostri giorni; le sue iniziative, pur ammirate da molti, sono veramente seguite solo da pochi, e restano in qualche modo confinate nell’intorno della satira di costume.

Fino alla fine degli anni Novanta, dunque, Grillo non si scaglia contro la democrazia parlamentare in sé; il vero assalto al Palazzo arriva solo più tardi. Non a caso, la ritrovata centralità pubblica del comico coincide con il nuovo millennio, quando il comico si improvvisa moralizzatore, contesta le misure approvate dal governo Berlusconi, e lancia la campagna “Parlamento pulito”, con un appello pubblicato sulle pagine dell’Herald Tribune perché i parlamentari italiani ed europei riconosciuti colpevoli di reati e condannati in via definitiva non possano essere rieletti (lo stesso cavallo di battaglia rispolverato nel corso del cosiddetto V-day). E’ alla luce di questa nuova linea che Grillo reinterpreta oggi quelle che erano furenti incursioni da giullare, facendone coraggiose battaglie antipolitiche ante litteram.

Tanto si “dedica” Grillo alla politica, che finisce per dedicarcisi davvero: mentre segna così nettamente la propria distanza dagli uomini politici, si scopre avere con loro più di un punto di contatto. Non si tratta solo, né tanto della condivisione del malcostume contro il quale punta il dito (i suoi detrattori fanno notare come, mentre il comico inveiva contro i condoni del governo Berlusconi, ne beneficiasse a sua volta); o come, mentre conduceva la sua campagna per escludere dal Parlamento i condannati, abbia a sua volta riportato nel 1980 una condanna penale definitiva per omicidio colposo, relativa a un incidente d’auto in cui la sua guida costò la vita a tre persone). A parte gli immancabili altarini, che in fondo lasciano il tempo che trovano, il vero peccato capitale di Grillo è quello denunciato da Massimo D’Alema, che si è chiesto come mai – se Grillo odia tanto i partiti – abbia pensato di fondarne uno in più. Dopo il V- day – è cronaca di questi giorni – il comico si spinge infatti a proporre ai suoi “seguaci” a entrare in politica in prima persona, costituendo proprie liste civiche per le elezioni amministrative comunali.

L’idea fissa di Grillo è l’introduzione della democrazia diretta: la vera antipolitica, sostiene, è quella che occupa attualmente il Parlamento. Nella postfazione a “Regime” dichiara esplicitamente il suo intento di unire teatri e rete, palcoscenici e Internet, per fare politica senza intermediari, con l’obiettivo di creare un movimento di almeno un milione di persone (per il quale propone una denominazione vagamente giacobina, “A furor di popolo”). E’ proprio Internet la chiave per comprendere come mai, per l’ennesima volta, Grillo fluttui tra contestazione e integrazione, tra i propositi distruttivi del sistema e il tentativo di penetrazione nel sistema stesso.


3. IL BLOGGER CHE NON BLOGGA

“...Qualche anno fa ho cominciato uno spettacolo prendendo a mazzate un computer, ma ora ho capito alcune cose su Internet, che è la nostra unica difesa. “

Ad aprire gli occhi a un Grillo di suo diffidente verso la tecnologia non è un miracolo, ma – a suo stesso dire - la sapiente opera di convincimento di Gianroberto Casaleggio: ex amministratore delegato della internet company di Olivetti, Webegg, e oggi patron di un’impresa tutta dedicata a “sviluppare in Italia una cultura della rete attraverso (...) la creazione di gruppi di pensiero e di orientamento”. Su questo proposito torneremo; ma adesso ci interessa il fatto che, con il supporto della Casaleggio Associati, Beppe Grillo apre nel 2005 il suo blog www.beppegrillo.it, dal quale rilancia le sue battaglie più aspre. Alla fine dello stesso anno il sito vince il premio WWW del Sole 24 Ore nella categoria “news e informazione”, e ben presto entra nei primissimi posti della classifica ufficiale di Technorati, arrivando a contare una media tra i cento e i duecentomila contatti quotidiani.

La gloria telematica del comico viene ben presto insidiata da più parti. Con il crescere delle visite, svariati utenti lamentano che gli interventi sui post di Beppe vengano censurati, in contraddizione con la mancanza assoluta di filtri proclamata dal blog (e con il passato da “bannato” di cui Grillo si vanta). Allo stesso tempo, i puristi fanno notare che, seppure tecnicamente si tratti di un blog, il sito è a tutti gli effetti privo di una vera interazione tra titolare e visitatori; i commenti abbondano, ma tra questi non figurano mai quelli dello stesso Grillo, che non si affaccia mai neppure nelle discussioni in corso su altri blog. Strano modo di comportarsi, per chi considera la blogosfera un prezioso veicolo di democrazia: tanto che alcuni utenti cominciano a dubitare che a scrivere i post sia davvero il comico, e ipotizzano che si tratti di un’opera puramente redazionale. I sospetti si aggravano quando un blogger, Piero Ricca, accusa Grillo – che pure inveisce contro il lavoro precario – di aver sfruttato il suo lavoro giornalistico su Internet, senza mai regolarizzare la sua posizione né il compenso dovuto: e c’è chi comincia a parlare del sito come di una “comune gestita prevalentemente da altre persone”.

Lo stesso luminoso successo del sito finisce sotto la lente d’ingrandimento di altri navigatori. C’è chi sostiene che Internet non possa realmente essere considerato la cassa di risonanza delle sue iniziative, ma sia un semplice strumento di propaganda, senza alcuna reale innovazione comunicativa. A gennaio del 2006 un post di Grillo, azzarda la futuristica previsione della scomparsa dei vecchi media, soppiantati dalla blogosfera, ormai più credibile. Per supportare la sua tesi circa la maggiore attendibilità dei blog rispetto ai media tradizionali, il comico cita un rapporto curato dalla stessa Casaleggio Associati. - quella che gestisce Beppegrillo.it . A questo punto sono tanti i bloggers esperti del Web 2.0 (da Paolo Valdemarin  a Giuseppe Granieri, da Luca Conti  a Mauro Lupi) , che adducono convincenti argomenti per dimostrare che il rapporto della società di consulenza si basa su un criterio quanto meno discutibile – al di là dell’evidente conflitto di interessi nel valutare un proprio prodotto. 

Il ruolo di Casaleggio nella creazione del fenomeno web di Grillo ora crea qualche malcontento anche i seguaci del comico. In un gruppo di discussione online nato per aggregare i sostenitori di Grillo, un membro avanza il sospetto che dietro il fenomeno Grillo ci sia la mano di una sapiente costruzione di marketing, di cui egli stesso sia un’inconsapevole vittima; ma le rimostranze dell’utente che osa tanto vengono rimosse dai moderatori del forum (ma si trova ancora traccia delle risposte degli altri utenti, incautamente risparmiate). I sospetti di una manipolazione si diffondono; i più visionari tra gli antipatizzanti di  Grillo, memori della “creazione di gruppi di pensiero e orientamento” e turbati da un immaginifico video sul futuro dei media secondo Casaleggio, si spingono a temere una congiura mediatico-occultista; i più concreti si limitano a badare alle conseguenze politiche del complotto. Ma le strane analogie tra il messaggio di Grillo - profeta della democrazia diretta sospinta dal web - e il dettato del suo guru saltano anche all’occhio di gente con i piedi per terra come quelli del Corriere. A complicare il quadro arriva il triangolo: nel gennaio 2006 apre il suo sito un altro personaggio di spicco della vita pubblica italiana, Antonio Di Pietro, che si serve della consulenza della stessa Casaleggio. Nella strana coppia Grillo-Casaleggio si insinua il magistrato, che con il comico sembra condividere sia la forma che la sostanza del suo sito, e non di rado gli strizza l’occhio. Qualcuno nella blogosfera inizia a temere che Di Pietro sia il braccio politico di Grillo, ma la cronaca immediatamente successiva sorpassa ogni immaginazione: il censurato che censura, il condonato che combatte il condono, il fustigatore del precariato che licenzia precari, il blogger che non blogga diventa infine l’antipolitico che fa politica. La contraddizione vivente continua: speriamo solo che lo strano caso del dr. Beppe e mr. Grillo non finisca come nel romanzo di Stevenson. Per il suo bene, e anche per il nostro.

Commenti
raffaele riccardi
21/09/07 11:49
grillo
Bisogna riconoscere che Beppe Grillo è riuscito a gettare un sasso nello stagno melmoso della "casta" e adesso vediamo i nostri politici tutti tremebondi dinanzi alla furia verbale del comico genovese, Tuttavia non mi sembra che le richieste principali fatte da Grillo siano state adeguatamente commentate. Provo io allora ad enumerarle e confutarle, La prima richiesta è la più assurda e perniciosa : un massimo di due mandati per i parlamentari. Ora, a parte che avremmo dovuto mandare a casa anzitempo gente del calibro di De Gasperi e Togliatti, si è mica chiesto il barbuto di Genova quanto costerebbe alla comunità nazionale un provvedimento simile? Se basta una sola legislatura per maturare la pensione, a quanti mai deputati e senatori dovremo poi dar soldi, con un ricambio così rapido? Meglio se Grillo avesse proposto di abolire la pensione ai politici. Va bene un buon rimborso spese durante gli anni da parlamentare ma poi basta, si accontentino della pensione per il loro vero mestiere, se lo hanno. La seconda proposta, quella della non candidabilità degli inquisiti, metterebbe nelle mani dei magistrati il potere di tagliare la strada a chi sta loro antipatico, basta un avviso di garanzia e ti spezzo la carriera politica, L'ultima proposta, il ripristino del voto di preferenza, farebbe subito lievitare i costi della politica e aprirebbe la strada a chi fa una ricchissima campagna elettorale o a chi è ammanicato con mafie e camorre. Come si vede è tutto da buttare e quindi invito, dopo il V-day, ad indire un grande Vaffa grillo-day Raffaele Riccardi
andrea gatticchi
21/09/07 13:54
satira
A chi fa satira facciamo fare satira! Meglio la sua che quella volgare di Luttazzi. Volevo rispondere a Riccardi, in America i presidenti fanno al max due legislature poi vanno in "pensione", non si sentono più (se non interpellati direttamente) non partecipano più alla politica e creano un costo minimo allo stato. Perchè i nostri devono stare a vita come se fossero dei re?!? In oltre fino a quest'anno i nostri parlamentari dopo due legislature o due anni e mezzo di contributi possono godere della pensione, pensione che a quelli della mia generazione in poi verrà negata. Mandiamoli a casa dopo due legislature come fanno i sindaci ecc. e non facciamili "vagare" da una poltrona all'altra, da un parlamento all'altro o da una carica ad un'altra come se fossero omnicapaci anche dopo innumerevoli prove di incapacità (vedi Prodi). mettiamo gente nuova e giovane, con idee nuove. Gli avvisi di garanzia non sono condanne e solo con l'autorizzazione a procedere del parlamento la magistratura può proseguire (vedi Dalema e Fassino che non vanno sotto processo). Per l'ultimo punto, poi, quello che asserisci è già in essere da parecchio tempo. Prova a presentarti candidato senza essere di un partito, essere sponsorizzato, avere grossi appoggi alle spalle ecc. e poi fammi sapere.La situazione che c'è in Italia non è più sostenibile e solo grossi cambiamenti forse potranno modificare la situazione. In ultimo, vi faccio presente che le dichiarazioni/esternazioni di Grillo ai nostri parlamentari-politici sono entrate da una parte e uscite dall'altra, non gliene può fregare alcun chè, come non gliene mai fregato niente dell'opinione pubblica. E' ventanni che Grillo o altri come lui ribattono sulle stesse cose e niente è cambiato. buon lavoro a tutti.
bruno
22/09/07 10:24
grillo è il peggior demagogo
che ci sia capitato negli ultimi trent'anni. Quando i meno disonesti dei suoi estimatori se ne accorgeranno sarà sempre troppo tardi. E comnunue basti ricordare che se lui ha ottenuto trecentomila firme, i parlamentari condannati hanno avuto ciascuno all'incirca duecentomila voti. E che fine faremmos e si impedisse l'elezione di eprsonaggi perseguitati dalla giustiza italiota come Tortora? Non hanno i cittadini il diritto di elegegre chi vogliono? Anche questi citatdini hanno il diritto di dare bollini qualità tanto quanto Grillo. E quale diritto hanno i magistrati di stabilicre chi è eleggibile e chi no? Non lo sà grillo che il potere legislativo e quello giudiziario devono essere separati, secondo una legge fondamentale della democrazia?
Frango
22/09/07 17:01
e la civil action?
una delle proposte di legge di iniziativa popolare doveva disciplinare la civil action: un gran numero di cittadini che si costituiscono in un unica parte e fanno causa alle grandi aziende Era l'unica proposta di legge condivisibile annunciata per l'8 settembre Come mai l'ha depennata? Non sarà che poi si deve mettere DAVVERO contro la Telecom e le Banche, gangli nevralgici del sistema di potere della sinistra???
Anonimo
22/09/07 20:50
Si capisce subito che stai
Si capisce subito che stai al guinzaglio del padrone.Non conosco il tuo nome in nessun articolo di giornale che abbia parlato male della politica e dei mali dell'italia.Cara amica il tempo degli stupidi è finita mi raccomando abbaia più forte e qualche ossicino ti verrà dato.W Beppe Grillo e a te un V...........!!!!!
Frango
23/09/07 17:33
Come si vede che il
Come si vede che il Grillone, facendo della demagogia da 4 soldi, ha allevato una gran massa di paranoici Il suo partito ruberà un discreto numero di voti agli altri partiti di centrosinistra, ma sempre col centrosinistra si intrupperà Poi te le saluto le battaglie contro la telecom, le irregolarità delle banche eccetera...
Anonimo
25/09/07 16:00
Non sono daccordo con quello
Non sono daccordo con quello che dice. meno mele che cìè gente come beppe grillo.
Yolanda
26/09/07 18:16
Grillo antidemocratico e illiberale.
Ciao Paola,mi fa piacere leggere tutto,ciò che hai scritto e sono totalmente daccordo con te,tranne su un punto,che Grillo sia soggiogato,da Casaleggio,non ricordo bene il termine,ma più o meno,il significato,è simile,non sono daccordo,perchè secondo me,Grillo,sa ed è daccordo,con la strategia e tutto ciò che Casaleggio architetta da tempo. Ti faccio mille complimenti,per ciò che hai scritto e per come lo hai espresso. Un ultima cosa,noto che anche qui,da te,arrivano,gli adepti del Guru,tra l'altro,non firmandosi,ad accusarti,come fanno e hanno fatto anche con la sottoscritta,di essere al soldo,al guinzaglio,di un padrone. A costoro,dico,di finirla,con i mezzucci,usati nel blog dell'antidemocratico,per eccellenza,perchè,ormai tutti sanno,della subdola censura,messa in atto dal vostro Guru e dalla Casaleggio e anche delle offese che voi adepti,fate a coloro che non seguono voi e il vostro Guru. Ciao Paola,continua ad informare.
29/09/07 14:07
Coincidenze
Salve. Bello leggere tutti i commenti firmati, gli unici 2 rimasti in anonimo, guarda caso, offendono chi ha scritto questo giustissimo articolo. Vi ripropongo un valido esempio di come migliorare la nostra disastrosa situazione in italia: W Beppe Grillo e a te un V...........!!!!! Ecco, questo grillino, pensa che mandando a fanculo un pò chi gli capita, ci risolleverà dalle nostre macrabi sorti. E su che giudizio si basa per decidere se mandare o meno a cagare una persona? Sul fatto che uno non concorda con ciò che esprime il grillo..... ai oi Saluti. Tsk tsk, grillini....
18/10/07 16:11
BeppeGrillo.TV
criticare ba vbene, ma l'epiteto di "la Giuseppa" potrebbe essere offensivo... naturalmente per chi conosce la Giuseppa...
Bloggie
17/03/08 13:24
Un libro sulle ombre di grillo
E' uscito un libro che mette in risalto parecchie contraddizioni su grillo e la casaleggio nonchè sui meetup. E' Webbe Grillo, lo trovate su www.blogtrotters.org (collegamento a lulu), scaricabile gratis!
mogol_gr
12/03/10 22:59
Troppo facile
Non so sull'avere a che fare sulle regole, sul linguaggio é molto meglio seguire il mondo anzicché invaderlo con cazzi culi merda e fica.
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