Accontentarli è pressoché impossibile. Ai magistrati associati, se dai un dito pretendono il braccio. E adesso tutti o quasi i procuratori capo d’Italia sono pronti a marciare su Roma, anzi sul ministero di Clemente Mastella, per protestare contro la direttiva che di fatto azzererà entro poche settimane i vertici degli uffici giudiziari che abbiano superato i quattro anni di permanenza nell’incarico direttivo. Si sono già organizzati eleggendo loro capo carismatico Marcello Maddalena, lo storico procuratore capo di Torino, quello che fa i libri insieme al polemista Marco Travaglio, e adesso pretendono che il ministero ritorni sui propri passi: non si può interrompere un’emozione giudiziaria così di botto.
Naturalmente c’è anche una lezione da imparare, per Mastella certo - che proprio ad oggi, secondo quanto rivela il quotidiano Libero, risulterebbe iscritto nel registro degli indagati proprio da parte del pm Luigi De Magistris - ma anche per tutto il centro sinistra e per quelle aree del centro destra che ancora ingenuamente coltivano l’idea di farsi amico il cosiddetto “partito delle procure”: il coltello dalla parte del manico, o meglio l’ordine di custodia cautelare o di disporre imbarazzanti intercettazioni telefoniche e poi di divulgarle, ce l’hanno loro. Non la politica. E questo postulato implica un corollario: la suddetta politica non può attuare con la magistratura associata e fattasi partito il famoso proverbio tuareg che dice “bacia la mano che non puoi tagliare”. Infatti di fronte a questo impotente centro sinistra, e in futuro probabilmente di fronte agli omologhi responsabili del settore giustizia del centro destra, c’è un coccodrillo mai sazio ed illudersi di accontentarlo con dei bocconcini che al massimo possono servire come ouverture rimanda solo la data (ma non di molto) del piatto forte.
Che poi è la politica stessa che alcuni magistrati pretendono non solo di condizionare pesantemente ma di guidare per mano. Specie quando sono in ballo gli interessi della loro casta. Un ulteriore esempio si è visto in questi giorni, con un gip come la Clementina Forleo che può permettersi di svillaneggiare il ministro in carica reo di averle offerto la propria solidarietà, sia pure di routine, alla notizia del recapito della busta contenete un proiettile spedita tanto a lei quanto al collega Luigi de Magistris.
Rispedire al mittente la solidarietà di un ministro, indicandolo esplicitamente come uno dei responsabili indiretti della propria situazione di “isolamento” nonché delle minacce ricevute equivale a tirare un bel guanto di sfida in faccia non solo a Mastella, o al centro sinistra, ma a tutta la politica italiana. E infatti questo tipo di magistrati preferiscono delegare alla piazza, compresa quella televisiva di alcuni spregiudicati anchor man, le loro ragioni nonché le loro stesse inchieste.
Cosicché ieri sono apparse quanto meno frettolosi i sarcasmi di uno come Francesco Storace (cui i magistrati recentemente non hanno proprio fatto mancare nulla) che si è affrettato a chiedere con disprezzo allo stesso Mastella se ora “aveva intenzione di fare cacciare anche la Forleo dopo de Magistris”. E che doveva fare Mastella per compiacere la Forleo? Suicidarsi in diretta?
La verità è che mai come in questi momenti la politica deve avere il coraggio di superare le fazioni e gli schieramenti per fare fronte contro queste ingerenze e contro queste prepotenze.
Così forse si riuscirà anche a spiegare ai cittadini, che la cosiddetta anti politica pretende di rappresentare, come mai la gran parte dei procuratori capo d’Italia è decisa a protestare anche clamorosamente contro una semplice norma contenuta nella riforma Mastella (che fra poco entrerà in vigore sostituendo quella di Castelli che lo stesso centro sinistra si è impegnato, anzi prodigato allo spasimo, a vanificare per “fare un favore ai magistrati”) che prevede che gli incarichi direttivi diventino temporanei. E cioè che sulla poltrona di capo di un ufficio giudiziario non si potrà sedere per più di 4 anni, rinnovabili una sola volta, ma solo comunque partecipando a un nuovo concorso. E che inoltre i responsabili degli uffici giudiziari saranno sottoposti a un controllo di gestione ogni due anni: chi si rivelerà inadeguato perderà l'incarico. Che c’è da mobilitarsi contro questa legge? Dove sta la carica eversiva del tutto? I magistrati a capo di questi uffici, alcuni anche da dieci anni, temono di perdere il potere acquisito peraltro senza che nessuno li abbia mai eletti? Oppure dobbiamo fare finta di credere alla storia che raccontano loro in questi casi? E cioè che, trasferendoli ad altra sede, “si perde la memoria storica della lotta alla mafia”, alla ‘ndrangheta, alla camorra, al terrorismo islamico e nostrano, ai pedofili, ai lavavetri, e via di seguito, ciascuno secondo quello che passa il rispettivo convento giudiziario?


ritengo che la magistratura,
Mastella indagato