Giovedì 21 Agosto 2014
Viva le Forze Armate!

4 novembre, una festa di tutta l'Italia troppo a lungo dimenticata

4 Novembre 2009

Saranno più di 150 le caserme aperte oggi e domenica 8 per celebrare la “Festa dell'Unità nazionale” e la “Giornata delle Forze Armate”. Ricco quest'anno il calendario delle iniziative che, partite ieri con la visita del ministro La Russa e del Presidente Napolitano al contingente italiano di stanza in Libano, si concluderà domenica pomeriggio a Roma con l'esibizione delle frecce tricolori. Se la festa sembra oggi occasione per celebrare, non senza un pizzico di retorica, l'esercito, essa getta le sue radici in tempi lontani, da molti forse dimenticati: il 4 novembre 1918, con la firma dell'armistizio a Villa Giusti, veniva sancita la sconfitta delle truppe austriache a seguito dell'affermazione italiana sul Piave e nella battaglia campale di Vittorio Veneto. L'Italia era così pronta a sedersi al tavolo dei vincitori.

Il giorno della memoria, ufficializzato nell'ottobre 1922 dall'ultimo governo liberale, doveva contribuire tanto a celebrare la vittoria dell'Italia quanto a ricordare il sacrificio di chi perse la vita durante il sanguinoso conflitto. E «la data del 4 novembre – ha scritto Maurizio Ridolfi nel volume “Le feste nazionali” - è l'unica presente nei calendari civili dei sistemi politici – liberale, fascista, repubblicano - che si sono susseguiti nell'Italia del ventesimo secolo». Durante il regime fascista l'anniversario venne parzialmente eclissato dalla celebrazione della marcia su Roma, che cadeva solo qualche giorno prima, il 28 ottobre. Mussolini, inoltre, intese fascistizzare pienamente la festa: gli unici titolati a celebrare una giornata che ricordasse il coraggio e la forza degli italiani non potevano che essere i fascisti. Con la caduta del regime nel '43 l'anniversario della vittoria assunse i caratteri di una festa nazionale destinata a celebrare l'unità del popolo nel sacrificio, ricollegando tale occasione con la memoria delle lotte risorgimentali.

La fine del secondo conflitto portò inevitabilmente ad un allentamento del ricordo della Grande Guerra. Cambiata denominazione, da “Festa della Vittoria” a “Giorno dell'Unità nazionale”, il 4 novembre divenne l'occasione in cui le Forze Armate dichiaravano la loro fedeltà alla Repubblica. A partire dal '49 essa divenne anche “Festa delle Forze armate”, ritenute quali vere depositarie dei valori della concordia e dell'unità. Le celebrazioni si mantennero perciò su questo doppio canale: da una parte rito civile e religioso attraverso il quale il popolo aveva la possibilità di specchiarsi nel proprio passato patriottico; dall'altra, giornata in cui «le Forze armate d'Italia celebrano in un'unica data, le proprie glorie e le proprie memorie», come annunciò il ministro Pacciardi nel '49.

La ridefinizione del calendario delle feste civili portò ad un declassamento, a partire dal '77, del 4 novembre che perse lo status di giorno festivo. Negli anni Ottanta e Novanta, sebbene l'evento avesse perso smalto con il venir meno della memoria della Grande guerra, si compì un tentativo, in particolar modo per volontà di Pertini e di Spadolini, di farne nuovamente e soprattutto una festa dell'unità nazionale, giornata destinata a cementare un'identità collettiva in cui ricomprendere anche le Forze armate e lo stesso ricordo della Seconda guerra mondiale. 

Le celebrazioni di quest'anno sembrano aver spostato ancora una volta l'attenzione dalla Grande guerra alle Forze armate. Non a torto lo storico Aldo Mola, in un recente convegno tenutosi a Saluzzo e dedicato alla “Forze armate per l'Unità d'Italia”, ha sottolineato come nell'opinione pubblica italiana trovi maggiore spazio il ricordo della disfatta di Caporetto, assurta a paradigma dei difetti nazionali, che non Vittorio Veneto e il 4 novembre. In effetti, depurata da ogni eccesso retorico, tale data potrebbe contribuire alla memoria della Grande guerra quale compimento di quell'unità nazionale invocata dai padri del Risorgimento. Furono infatti le trincee a far incontrare per la prima volta siciliani e veneti, liguri e pugliesi, tragicamente consapevoli di appartenere ad una stessa comunità di destino.

A favore del ricordo della Grande guerra avrebbe dovuto giocare la legge che, approvata finalmente nel 2001, ha posto sotto tutela il patrimonio storico della Prima guerra mondiale. Tuttavia, l'assenza di adeguati fondi per la salvaguardia di tali beni ne ha compromesso la piena attuazione. Nondimeno, sarebbe davvero opportuno che il censimento delle migliaia di monumenti, lapidi e parchi della rimembranza in memoria dei caduti della Grande guerra presenti in ognuno dei nostri comuni non fosse lasciato all'azione volontaria e meritoria dell'associazione Italia Nostra ma incontrasse una maggior sensibilità da parte delle amministrazioni locali, di quella centrale e, perché no, dei privati.

Se, come ripetono pamphlet e organi di informazione, l'Italia è attraversata da una profonda crisi d'identità, la sua ridefinizione non può che passare dalla conoscenza e dalla tutela del nostro passato.

Commenti
militare, necessariamente anonimo.
04/11/09 12:05
4 novembre
Per chi come me è cresciuto nei valori della Patria vedere come la festa del 4 novembre non sia più celebrata è una tristezza indicibile.- Oggi lavoro normale nelle caserme, qualcuno va a cerimonie quasi segrete, ma non c'è nessuna celebrazione effettiva. - Caserme aperte sono una farsa: solo poche caserme per orari limitati: chi le visiterà ? - caserme in piazza sabato: forse ci sarà più gente ma con un costo elevato. Sarebbe stato meglio aprire '''tutte''' le caserme sabato o domenica (casomai recuperando il giorno libero lunedì se non ci son soldi per gli straordinari) ma avvicinando così realmente i cittadini ai suoi soldati. L'articolo accenna al fatto che si parli più di Caporetto che di Vittorio Veneto: questo è il frutto di una visione politico-culturale che vuole sminuire i meriti degli Italiani per parlare male dei Savoia (sempre colpa loro), del Risorgimento, della capacità degli Italiani che fanno cose egregie ma anche sbagliano, come tutti. Chi parlava bene della Resistenza sul Piave (chi ricorda il convegno di Peschiera del 1917?) è stato tacitato, messo da parte. Si è preferito esaltare (non parlare ma esaltare) le situazioni problematiche come Caporetto, le diserzioni, le fatiche, al posto dlela glori della vittoria, Sarebbe ora di invertire, in maniera intelligente, la deriva culturale.
Anonimo
04/11/09 18:31
festa del 4 novembre
E' una festa dalle origini lontane nel tempo e quindi sempre meno percepita dai cittadini itlaiani.
Anonimo
04/11/09 18:44
4 Novembre
Non abbiamo ancora il coraggio di festeggiare l'unica grande vittoria moderna dell'Italia Nazione, in compenso festeggiamo le sconfitte ed i tradimenti. Nemmeno dobbbiamo conoscere troppo la storia di Roma perché potremmo inorgoglirci e chissà sentirci un popolo unito.
letterato
04/11/09 21:41
E' vero: abbiamo bisogno di
E' vero: abbiamo bisogno di ritrovare simboli e valori comuni che non siano legati a tradimenti. Io incomincerei anche a non usare più il termine "soldato" ma quello di "militare". Anche l'etimologia può aiutare.
Anonimo
04/11/09 21:48
quattro novembre
una guerra inutile e come tutte le guerre, imperialista. Centinaia di migliaia di poveri cristi sia italiani che austroungarici che della patria non gliene fregava nulla, mandati al macello per difendere gli interessi sporchi delle classi dominanti del capitale.
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