Martedì 7 Febbraio 2012
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Sul Kosovo è ora che l'Ue decida una volta per tutte

20 Novembre 2007

Il tempo per risolvere il problema Kosovo sta per scadere. E' prevista infatti per il prossimo 10 dicembre il rapporto del cosiddetto gruppo dei tre, formato da Ue, Usa e Russia, che dovrebbe fare luce sulla questione suggerendo delle proposte concrete. Più il tempo passa, però, più si allontana la possibilità di adottare soluzioni chiare per dare alla provincia serba uno status definitivo. Mentre l'orologio ha accelerato il proprio passo dopo l’esito delle elezioni parlamentari di sabato scorso.

Il risultato del voto indica che i kosovari vogliono l’indipendenza. La vittoria dell'ex capo del famigerato Esercito per la liberazione del Kosovo (Uck) - che ha ottenuto il 34 per cento dei voti - ne è la prova. Il suo Partito democratico del Kosovo - finora rimasto sempre all'opposizione - ha fatto dell'indipendenza la propria bandiera e lo slogan elettorale alla fine risultato vincente. Lo stesso Thaci ha ribadito varie volte (lo ha fatto anche commentando i risultati delle elezioni) che con o senza l'approvazione della comunità internazionale avrebbe ufficializzato la secessione non appena l'ennesimo round negoziale fosse giunto al termine. La situazione quindi si fa sempre più complessa, anche perché dalle urne è uscita sconfitta la formazione ritenuta più moderata. La Lega democratica del Kosovo (Ldk) - il partito fondato dal defunto leader carismatico ed ex presidente della provincia Ibrahim Rugova - ha raccolto il consenso di meno di un quarto dei votanti. Questo, in pratica, sta a significare che la linea dei kosovari si è ulteriormente irrigidita ed è meno propensa al dialogo e alle concessioni.

Al quadro così disegnato, va poi ad aggiungersi la montante disaffezione dell'elettorato locale, tradottasi in un elevato astensionismo, dovuto principalmente alla precarietà della situazione economica e sociale, dalla quale il Kosovo stenta ad uscire e che appare, oggi più che mai, esasperata dall'incertezza politica sia sul piano interno che su quello internazionale. Anche i pochi serbi (circa 200 mila) che ancora vivono nella parte settentrionale della provincia, hanno disertato le urne, incoraggiati dai numerosi appelli lanciati negli ultimi giorni dai loro leader sia a Pristina che nella madrepatria. Da parte loro, le autorità di Belgrado ufficialmente non vogliono sbilanciarsi e attendono l'evolversi della situazione e le reazioni dei "grandi", in primo luogo dell'Ue. Proprio una settimana fa, grazie alla firma dell'Accordo di stabilizzazione e associazione con la Serbia, da Bruxelles era arrivato un importante segnale interpretato come possibile spiraglio negoziale.

Tuttavia, i 27 preferiscono non azzardare giudizi frettolosi, ma è altresì evidente che il responso delle urne in Kosovo non fosse quello sperato. Il tema è stato naturalmente al centro delle discussioni del Consiglio Affari Generali e Relazioni Esterne che si è svolto nelle ultime ore a Bruxelles. I ministri degli Esteri dei paesi membri dell'Ue hanno assunto un basso profilo e non si sono limitati a esprimere una certa "delusione"  per la bassa affluenza ed il boicottaggio ad opera dei serbi. Nelle conclusioni del vertice, i capi delle diplomazie europee hanno "esortato" serbi e kosovari "a mostrare maggiore flessibilità e invocano una intensificazione degli sforzi da parte di tutti per arrivare ad una soluzione concordata". Tutto ciò alla luce della necessità di risolvere il problema in tempi rapidi.

I rischi da evitare sono due e la soluzione - come d'altronde ha ribadito l'inviato speciale dell'Onu Martti Ahtisaari – è il raggiungimento di una "posizione comune" dell'Ue, in modo da prevenire un nuovo congelamento del conflitto e la sua trasformazione in una spirale pericolosa simile all'attuale situazione palestinese. Quello di cui la questione del Kosovo necessita adesso è una proposta concreta, un'”invenzione” della diplomazia europea che possa mettere a tacere i fin troppi dissidi, scongiurando al contempo qualsiasi atto unilaterale. Molto dipenderà dall'incontro odierno tra i rappresentanti di Pristina e Belgrado, sotto l'egida dell'ambasciatore tedesco nonché rappresentante speciale dell'Ue nella "troika", Wolfgang Ischinger. E' vero anche che molto dipende dalla Russia e dagli Usa, ma quello che i governi europei devono tener ben presente è che l'instabilità perpetua è la soluzione peggiore per i Balcani occidentali che non sono più un'area al di là dei confini, emarginata nella periferia dei grandi eventi, bensì un vero e proprio enclave nel ventre europeo.

Commenti
ILIRIAN
20/11/07 17:17
KOSOVA INDIPENDENTE
Dopo 10 Dicembre KOSOVA e Indipendente 100% Grazie USA e EU Yugoslavia (Sllava) e morta con Milosevic!
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