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Cosa c'è dietro la cautela di Confindustria su Expò 2015

7 Aprile 2008

L’intreccio delle partite Alitalia, Malpensa, Expo di Milano è trattato con una certa prudenza dal mondo confindustriale. In parte ciò è dovuto al passaggio di poteri con una Emma Marcegaglia ormai designata ma non ancora nella pienezza del suo incarico.

Eppure l’occasione è ghiotta: su Alitalia è finito sotto processo lo strapotere dei sindacati. L’Expo milanese rappresenta un’occasione formidabile di rilancio dell’area centrale dell’industria italiana. La battaglia per la Malpensa condotta in prima persona dalla leader degli industriali milanesi, Diana Bracco, infine, è stata molto consolidata dall’acquisizione dell’esposizione internazionale che richiede di per se stessa un grande aeroporto internazionale. Naturalmente il clima elettorale consiglia riservatezza: e la vocazione della Marcegaglia, ma anche per esempio del suo sponsor Assolombarda, è quella a svolgere una funzione da sindacato di imprese che si distingua nettamente da quella sorta di lobby politica costituita a viale dell’Astronomia da Luca Cordero di Montezemolo.

Però oltre alle ragioni che consigliano cautela, nel nuovo gruppo dirigente confindustriale pare manifestarsi anche una qualche sorta di ritrosia che alla lunga può diventare preoccupante.

Il Corriere della Sera ha giocato la partita Alitalia-Malpensa con una determinazione eccezionale: Raffaele Bonanni che manifestava qualche riserva sulle offerte di AirFrance, è stato indicato come subalterno al centro destra. Guglielmo Epifani, senza dubbio responsabile anche lui di tante delle magagne della nostra quasi ex compagnia di bandiera ma che nella trattativa faceva il suo mestiere di sindacalista, è stato richiamato bruscamente all’ordine con un editoriale lanciato come un Cruise da via Solferino. Giuseppe Caronia, segretario della Uil trasporti, che avanzava la richiesta che il confronto sui destini di Alitalia procedesse dopo il voto (cosa che lo stesso Jean Cyril Spinetta aveva proposto prima di avere compreso fino a che punto il governo Prodi era pronto a esporsi in difesa degli interessi francesi) è stato indicato come espressione di un clamoroso conflitto di interessi perché sua figlia è candidata nel Mpa di Raffaele Lombardo, alleato di Silvio Berlusconi: tutto ciò mentre tutti i cocchi di Epifani sono stati messi in lista da Walter Veltroni per siglare l’alleanza tra Pd e grande sindacato di sinistra.

Quello che colpisce non è che un quotidiano come quello milanese scelga una posizione, ma la determinazione da mazzieri nel sostenerla. Così come sembra di intravedere in una serie di scelte editoriali, dal rilievo a un personaggio folkloristico come Adriano Celentano, nel peso che si dà a un architetto in evidente ricerca di spazio personale nel milanese come Renzo Piano, una diffidenza preventiva verso l’Expo milanese.

E’ interessante notare che posizioni analoghe siano presenti anche sul Sole 24 ore, forse qui più direttamente ispirate dall’asse Giovanni Bazoli – Enrico Salza, sia pure con uno stile meno militante.

E’ evidente che dietro a certi orientamenti non vi sia solo la passione giornalistica, ma anche movimenti di potere nelle classi dirigenti, con quel che resta del piccolo establishment (l’accrocchio di potere costruito in questi anni intorno a Montezemolo, Paolo Mieli e Cesare Geronzi) che cerca di determinare scelte anche secondo le proprie esigenze di alleanza.

La Confindustria margegagliana gode ancora di un qualche periodo di riflessione, ma se spera di poter contare qualcosa senza dare battaglia intorno ai temi che sono sentiti dalla sua base, finirà per essere un soggetto inconsistente.

Non sarebbe, peraltro, male riflettere in questa ottica anche sugli atteggiamenti della Stampa di Giulio Anselmi e della Repubblica di Ezio Mauro difformi per più versi da quelli accesi corrieristi: tra l’altro gli editori di quelle testate possono avere un peso in viale dell’Astronomia superiore a quello presto inconsistente di uno come Montezemolo.

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