Dietro la sostanziale unanimità per l’elezione di Emma Marcegaglia, per il suo programma e per la sua squadra, non è che ci siano solo rose e fiori.
La presidenza Montezemolo si è aperta all’insegna del miglioramento dei rapporti con la Cgil che “l’estremista” Antonio D’Amato aveva rovinato anche grazie a due contratti dei metalmeccanici fatti con accordi separati firmati da Fim Cisl e Uilm senza la Fiom Cgil, e si chiude con gli accordi separati con Fim e Uìlm fatti in materia di turni siglati da Fiat e Ferrari (e poi trionfalmente approvati da un referendum dei lavotori degli stabilimenti modenesi).
Al centro del fallimento di una linea c’è il cambio di orientamento della Fiat, in particolare di Sergio Marchionne che ha criticato l’ultimo contratto dei metalmeccanci perché pur dando un buon aumento salariale, peraltro assolutamente giusto, non ha ottenuto condizioni per aumentare la produttività.
Il fallimento della linea montezemoliana ha coinciso con il fallimento di tutti gli industriali “meccanici” più esposti sulle posizioni della presidenza: dal vicepresidente Andrea Pininfarina, al presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, al presidente dei giovani Matteo Colaninno. Il primo è oggi impegnato a rilanciare la sua impresa in difficoltà. Gli altri due sono scappati sotto le ali protettive di Walter Veltroni perché non avevano più spazio in Confindustria. L’unico che si salva è Alberto Bombassei, vecchio gentiluomo, leader della magnifica Brembo, che resta allo strategico incarico delle “relazioni industriali”. Di fatto Bombassei fra mille prudenze aveva una linea diversa da quella di Luca Corsero di Montezemolo e litigava con Calearo. Resta l’unico punto di riferimento della Fiat in presidenza e si è impegnato a coinvolgere molto la Marcegaglia nelle sue attività di sindacalista di imprese.
E’ significativo che due regioni chiave confindustriali, il Veneto e il Piemonte, non siano più rappresentate in viale dell’Astronomia da “meccanici” ma da due star del made in Italy come Antonio Costato (Grandi Molini) e Paolo Zegna.
Molto rilevante il ruolo che giocherà Paolo Scaroni (Eni), anche per i suoi ottimi collegamenti con il governo. Significativa l’entrata in presidenza del bresciano Aldo Bonomi, duro contestatore di Montezemolo in tutta l’ultima fase. Di fatto l’unico montezemoliano che “resta” è Andrea Moltrasio, con una delega leggera, mentre ne arriva uno, Edoardo Garrone, tra gli amici marcegagliani del giro degli ex giovani, che la copre a “sinistra” con la delega pesante “organizzazione e marketing”.
L’emiliano Davide Trevisani ha avuto la funzione di escludere Anna Maria Artoni dalla presidenza, per la quale la simpatizzante “democratica” aveva tramicchiato. La campana Cristiana Coppola ha liberato il campo della rappresentaza del Mezzogiorno dal montezemoliano Gianni Lettieri, anche se poi la Marcegaglia ha dato una delega a Ettore Artioli per tenere buona una parte dello schieramento degli industriali meridionali. Confermato Gianfelice Rocca, uno dei pochi, per il suo ottimo lavoro sulla scuola. Altra conferma Giuseppe Morandini, responsabile della piccola impresa.
Significativa la delega a Diana Bracco per “ricerca e innovazione” (non fa la vicepresidente per non rinunciare ad Assolombarda) che testimonia un particolare rapporto tra la leader degli industriali milanesi con la presidente mantovana. Ha un senso politico anche l’invenzione di una delega per la “sicurezza” affidata a Samuele Gattegno, amministratore delegato di Alcatel: la scelta si inquadra con le altre dichiarazioni programmatiche marcegagliane per il federalismo fiscale, un tavolo italiano pro Alitalia e la sfida (sia pure con toni molto pacati) ai sindacati per rivedere l’assetto della contrattazione.
Il giorno dopo l’elezione della “squadra”, a suo completamento, è arrivata la nomina di presidente dei giovani di Federica Guidi. Un bel successo per il fronte che chiedeva una revisione della linea confindustriale montezemoliana, tanto è vero che Diego Della Valle ha fatto fuoco e fiamme (riuscendo a promuovere anche un’inedita sponsorizzazione del Corriere della Sera) per sostenere il suo pupillo Cleto Sagripanti. Ma il vento soffia solo da una parte: quella del recupero del carattere sindacale di Confindustria contro tutte le tentazioni politicistiche.
Insomma, sotto l’unanimità tante (belle) novità che hanno spinto persino D’Amato a uscire dal suo isolamento e a votare a favore di squadra e programma marcegaglieschi.

