Venerdì 10 Febbraio 2012
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“Sono gli europei a dover desiderare lo scudo anti-missile”

15 Giugno 2007
Intervista a Norbert Wagner di Bernd Bergmann

In occasione del vertice del G8 a Heiligendamm in Germania, i capi di stato e di governo hanno discusso alcune tematiche che sembravano dividere le due sponde dell’Atlantico, come la lotta al surriscaldamento del globo e lo scudo antimissilistico anti-iraniano. Alla fine, però, la cancelliera tedesca Angela Merkel, presidente del G8, è riuscita a evitare una rottura con gli Stati Uniti e ha potuto così proclamare il grande successo del summit. Ma qual è il vero stato delle relazioni transatlantiche? L’Europa e l’America possono fidarsi l’una dell’altra? Di questo parliamo con Norbert Wagner, direttore della Fondazione Konrad Adenauer a Washington ed esperto di relazioni transatlantiche.

Come è stato interpretato negli Stati Uniti il compromesso raggiunto al vertice di Heiligendamm sul clima?
Viene visto come un accordo serio. Anche l’iniziativa americana volta a trovare un’intesa con i 15 maggiori produttori mondiali di gas serra viene visto positivamente. Negli Stati Uniti è cresciuto l’interesse per le questioni ambientali negli ultimi anni. Alcuni stati come la California hanno preso proprie iniziative per ridurre l’emissione di CO2. Per di più, la cooperazione sul clima tra Europa e Stati Uniti può essere considerata indice del riavvicinamento tra le due sponde dell’Atlantico.

Un altro tema molto importante di cui si è discusso a Heiligendamm è il sistema anti-missile con cui gli Usa vorrebbero proteggere l’Europa occidentale da possibili minacce missilistiche proveniente dal Medio Oriente. La Russia ha proposto di installare il sistema in Azerbaijan invece che in Polonia e Repubblica Ceca. E’ una proposta che gli americani prendono sul serio?
Si tratta almeno di un passo in avanti rispetto al rifiuto totale. Prima del vertice i russi avevano solamente condannato l’idea dello scudo anti-missile in quanto tale. Adesso per lo meno si è aperto uno spiraglio per il dialogo. Anche se è poco probabile che sarà questa la soluzione del problema, Bush e Putin hanno mostrato la voglia di non scontrarsi sullo scudo. L’atteggiamento di Bush ha giocato un ruolo positivo per calmare gli animi. Si è dimostrato relativamente conciliante verso Putin e questo è nella natura di Bush che è capace di comunicare in modo molto efficace con i diversi capi di stato.

Negli Stati Uniti, i repubblicani e i democratici sono uniti e determinati nell’andare avanti con l’installazione del sistema anti-missile?
Entrambi i partiti vogliono assolutamente evitare il pericolo che l’Iran diventi capace di attaccare sia l’America che l’Europa. Il sistema anti-missile viene perciò visto come uno strumento indispensabile di protezione. Dobbiamo anche ricordare che con l’installazione in Polonia e Repubblica Ceca sarebbe l’Europa a ottenere protezione, perché gli Stati Uniti hanno le istallazioni presenti sul continente americano. Per il momento, l’Iran con i suoi missili è in grado di raggiungere solamente il sud-est europeo, ma in America c’è la convinzione che l’Iran acquisirà presto la capacità di colpire anche l’Europa occidentale e pertanto non c’è altro tempo da perdere. Gli europei, da parte loro, dovrebbero essere i primi a dimostrare interesse nel sistema anti-missile.

Con l’elezione di Nicolas Sarkozy in Francia, c’è la possibilità di un miglioramento delle relazioni transatlantiche?
In America l’elezione di Sarkozy è stata molto apprezzata. Il neopresidente francese viene visto come un amico degli Stati Uniti e c’è la convinzione che grazie a cui le relazioni con la Francia miglioreranno. Sarkozy, nel discorso tenuto durante la celebrazione del suo successo elettorale, ha offerto rassicurazioni al riguardo.

In questi mesi i candidati alla Casa Bianca, sia repubblicani sia democratici, hanno già espresso le proprie posizioni su molte materie, tra cui la politica estera. E’ possibile prevedere, in caso di vittoria, quale sarà il presidente più atlantico?
Hillary Clinton ha una forte esperienza di politica estera, conosce l’Europa molto bene e sarebbe certamente un presidente gradito a molti europei. Barack Obama non ha una lunga esperienza di politica internazionale, ma la sua partecipazione alla sottocommissione del Senato sui rapporti con l’Europa è segno di un interesse verso il raggiungimento di un’intesa molto stretta con gli europei. Nel campo repubblicano, invece, è evidente che un presidente come John McCain concentrerebbe molti dei suoi sforzi in politica estera. Ha una lunga esperienza come membro della commissione degli Affari Esteri nel Senato e viene visto come un esponente atlantico. Rudy Giuliani, d’altro canto, non si è ancora pronunciato in modo molto chiaro sulla politica estera. Lo stesso vale per Mitt Romney e alcuni altri candidati. Ad ogni modo, durante la campagna elettorale i candidati dovranno per forza esprimersi sulle tematiche di politica estera. La popolazione richiede ai candidati la capacità di condurre una politica estera competente a difesa della sicurezza nazionale.

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