Venerdì 10 Febbraio 2012
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L'Europa è divisa e la Russia ne approfitta

21 Aprile 2008

Mentre gli studiosi di relazioni internazionali discutono se l’Occidente debba accettare o meno l’idea di una “sfera d’influenza russa”, la Russia di Putin e Medvedev rafforza la sua presa sui vari tasselli della defunta Unione Sovietica. Di recente, Mosca ha aperto sue “rappresentanze” in Abkhazia e in Ossezia del Sud, le due ex repubbliche autonome sovietiche che oggi fanno parte della Georgia indipendente. Inoltre, la facoltà di aprire rappresentanze a Sukhumi e Tskhinvali è stata concessa ai ministeri e persino alle regioni della Federazione Russa.

Dal momento che Mosca ha riconosciuto i confini internazionali della Georgia, a cosa servono rappresentanze che non potranno offrire neppure servizi consolari? Stando alle dichiarazioni del Cremlino, il loro obiettivo è quello di promuovere la collaborazione con la popolazione locale e di proteggere gli interessi dei cittadini russi che abitano in quei territori. La clausola sulla protezione degli interessi dei cittadini russi suona così innocente da non provocare alcuna obiezione nell’opinione pubblica europea. Ma il suo vero significato diventa più chiaro se consideriamo il fatto che la Russia nel corso degli ultimi anni ha concesso la cittadinanza e ha rilasciato il passaporto a una grande parte, secondo alcuni addirittura alla maggioranza, degli abitanti delle due ex repubbliche autonome. I russi occupano i posti chiave nel governo locale, come si può dedurre dall’ultima notizia proveniente dall’Abkhazia e riportata dal vice ministro della Difesa, il russo Zajtsev, secondo cui un aereo spia georgiano penetrato nello spazio aereo abkhazo è stato abbattuto. Se a ciò aggiungiamo che il governo dell’Ossezia del Sud ha già fatto formale richiesta di poter entrare nella Federazione Russa, il monito di Putin (la Russia darà una “risposta adeguata” al riconoscimento dell’indipendenza del Kossovo) prende forma concreta.

Non si parla di un’annessione di tipo “baltico”, come quella realizzata in seguito al patto Ribbentrop-Molotov, ma di un’annessione strisciante. Oltre ai tentativi di riprodurre nei territori georgiani istituzioni simili a quelle delle repubbliche autonome della Federazione Russa, Mosca rafforza la sua politica del bastone e della carota nei confronti di Tiblisi. L’Abkhazia e l’Ossezia del Sud ricevono diversi aiuti dalla Russia sottoforma di forniture energetiche a prezzi politici, di contratti vantaggiosi per imprenditori e costruttori abkhazi (in vista delle Olimpiadi invernali che si svolgeranno a Soci nel 2014) e di forniture gratuite di armi. Tutto questo in totale contrapposizione alle barriere artificiali erette per i collegamenti commerciali, bancari e addirittura postali tra la Russia e la Georgia.

La costruzione della zona d’influenza russa finora non ha provocato alcuna reazione da parte dell’Unione Europea. I politici baltici, come l’ex Presidente della Lituania Vitautas Landsbergis e l’ex primo ministro estone Mart Laar, sono gli unici che, forti dell’esperienza storica con l’Unione Sovietica, cercano di svegliare la coscienza europea, ma i loro tentativi rimangono vani. La politica estera dell’Unione Europea potrebbe essere sintetizzata con le parole di un vecchio proverbio russo: “Ognuno per sé e Dio per tutti”. In queste condizioni, ai singoli paesi europei non rimane altro che puntare sui rapporti bilaterali con la Russia.

La Germania e l’Italia, paesi che hanno particolare bisogno dell’energia e le cui economie sono essenzialmente complementari a quella russa, hanno avuto un notevole successo nello stabilire collegamenti vantaggiosi con Mosca. Non a caso i nuovi gasdotti, il Northern Stream e il Southern Stream (Corrente del Nord e Corrente del Sud), da costruire con investimenti tedeschi, italiani e di Gazprom, permetteranno alla Russia di portare il gas direttamente ai suoi principali partner economici, aggirando i territori dell’Ucraina, della Bielorussia e dei paesi baltici. L’assenza di una politica estera comune fa sì che il miglior modo per difendere gli interessi nazionali dei singoli paesi rimane quello di stabilire buoni rapporti personali con il vertice russo, compito in cui Schroeder, Merkel e Berlusconi eccellono. All’Unione Europea, pertanto, non rimane altro che accettare l’emergente sfera d’influenza russa.

Commenti
Daniele57
22/04/08 22:09
Influenza Russa in Europa gasdipendente
Certo ha perfettamente ragione l'articolista che descrive la situazione di dipendenza energetica della UE dalla Russia. Fatto curioso e imprevedi- bile. Ai tempi della guerra fredda c'era l'Europa Occidentale che assieme agli USA tenevano testa alla Russia. Adesso si sono ribaltate le posizio- ni. La Vecchia Europa adesso cerca la Russia (e si distanzia dagli USA!) mentre la nuova Euro- pa dell'est si avvicina agli USA (e si distanzia dalla Russia). Infatti come asserisce l'articoli- sta è a causa della Germania più che dell'Italia la causa di tutto. E' la Germania che vuole te- nere stretti rapporti con la Russia ed essa ne approfitta appunto. Questo fatto mette anche in difficoltà la NATO che fatica a prendere decisio- ni sui vari scacchieri mondiali. Io non penso che accettare l'influenza della Russia in UE sia una buona cosa. Il discorso fà solo il gioco degli antiamericani europei che vogliono giocare la car- ta della Russia in funzione antiamericana, ma questo non giova alla UE come accrescimento di potenza nel mondo del vecchio continente, fa solo accrescere l'influenza della Russia in UE.
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