Mentre
gli studiosi di relazioni internazionali discutono se l’Occidente debba
accettare o meno l’idea di una “sfera d’influenza russa”, la
Russia di Putin e Medvedev rafforza la sua presa sui vari tasselli della
defunta Unione Sovietica. Di recente, Mosca ha aperto sue “rappresentanze” in
Abkhazia e in Ossezia del Sud, le due ex repubbliche autonome sovietiche che
oggi fanno parte della Georgia indipendente. Inoltre, la facoltà di aprire rappresentanze
a Sukhumi e Tskhinvali è stata concessa ai ministeri e persino alle regioni
della Federazione Russa.
Dal
momento che Mosca ha riconosciuto i confini internazionali della Georgia, a cosa
servono rappresentanze che non potranno offrire neppure servizi consolari? Stando
alle dichiarazioni del Cremlino, il loro obiettivo è quello di promuovere la
collaborazione con la popolazione locale e di proteggere gli interessi dei cittadini
russi che abitano in quei territori. La clausola sulla protezione degli
interessi dei cittadini russi suona così innocente da non provocare alcuna
obiezione nell’opinione pubblica europea. Ma il suo vero significato diventa
più chiaro se consideriamo il fatto che la Russia nel corso degli ultimi anni ha
concesso la cittadinanza e ha rilasciato il passaporto a una grande parte,
secondo alcuni addirittura alla maggioranza, degli abitanti delle due ex
repubbliche autonome. I russi occupano i posti chiave nel governo locale, come
si può dedurre dall’ultima notizia proveniente dall’Abkhazia e riportata dal
vice ministro della Difesa, il russo Zajtsev, secondo cui un aereo spia
georgiano penetrato nello spazio aereo abkhazo è stato abbattuto. Se a ciò aggiungiamo
che il governo dell’Ossezia del Sud ha già fatto formale richiesta di poter
entrare nella Federazione Russa, il monito di Putin (la Russia darà una
“risposta adeguata” al riconoscimento dell’indipendenza del Kossovo) prende forma
concreta.
Non
si parla di un’annessione di tipo “baltico”, come quella realizzata in seguito
al patto Ribbentrop-Molotov, ma di un’annessione strisciante. Oltre ai
tentativi di riprodurre nei territori georgiani istituzioni simili a quelle
delle repubbliche autonome della Federazione Russa, Mosca rafforza la sua
politica del bastone e della carota nei confronti di Tiblisi. L’Abkhazia e l’Ossezia
del Sud ricevono diversi aiuti dalla Russia sottoforma di forniture energetiche
a prezzi politici, di contratti vantaggiosi per imprenditori e costruttori
abkhazi (in vista delle Olimpiadi invernali che si svolgeranno a Soci nel 2014)
e di forniture gratuite di armi. Tutto questo in totale contrapposizione alle
barriere artificiali erette per i collegamenti commerciali, bancari e
addirittura postali tra la
Russia e la
Georgia.
La
costruzione della zona d’influenza russa finora non ha provocato alcuna
reazione da parte dell’Unione Europea. I politici baltici, come l’ex Presidente
della Lituania Vitautas Landsbergis e l’ex primo ministro estone Mart Laar,
sono gli unici che, forti dell’esperienza storica con l’Unione Sovietica, cercano
di svegliare la coscienza europea, ma i loro tentativi rimangono vani. La
politica estera dell’Unione Europea potrebbe essere sintetizzata con le parole
di un vecchio proverbio russo: “Ognuno per sé e Dio per tutti”. In queste
condizioni, ai singoli paesi europei non rimane altro che puntare sui rapporti
bilaterali con la Russia.
La Germania e l’Italia, paesi che hanno particolare bisogno dell’energia e le cui economie sono essenzialmente complementari a quella russa, hanno avuto un notevole successo nello stabilire collegamenti vantaggiosi con Mosca. Non a caso i nuovi gasdotti, il Northern Stream e il Southern Stream (Corrente del Nord e Corrente del Sud), da costruire con investimenti tedeschi, italiani e di Gazprom, permetteranno alla Russia di portare il gas direttamente ai suoi principali partner economici, aggirando i territori dell’Ucraina, della Bielorussia e dei paesi baltici. L’assenza di una politica estera comune fa sì che il miglior modo per difendere gli interessi nazionali dei singoli paesi rimane quello di stabilire buoni rapporti personali con il vertice russo, compito in cui Schroeder, Merkel e Berlusconi eccellono. All’Unione Europea, pertanto, non rimane altro che accettare l’emergente sfera d’influenza russa.


Influenza Russa in Europa gasdipendente