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Nel gioco delle tre carte russo spunta l’inflazione

8 Febbraio 2008

Come va la preparazione delle elezioni presidenziali in Russia? A prima vista, sembra che non ci sia niente da preparare.

Il dibattito tra i candidati annunciato dalla televisione ha perso di qualsiasi significato dopo l’annuncio di Dmitri Medvedev, il vincitore designato da Putin, che non vi  parteciperà. Il dibattito si svolgerà tra due veterani della scena politica russa, il comunista Zjuganov e il nazionalista-estremista Zhirinovsky, con il nuovo arrivato Bogdanov famoso per aver raccolto più di due milioni di firme a suo favore senza avere né i soldi per la campagna elettorale né alcun appoggio dalla società civile. In effetti, è il solo Bogdanov a evocare un certo interesse tra quegli analisti che vorrebbero capire quali rami dell’apparato statale hanno prodotto realmente queste milioni di firme.

La nuova distribuzione dei seggi al vertice ricorda il gioco delle tre carte: l’ex capo di Gazprom Medvedev diventerà il nuovo presidente, l’uscente presidente Putin passerà al posto del primo ministro e l’attuale primo ministro Victor Zubkov con ogni probabilità diventerà il capo di Gazprom.

 

La preparazione delle elezioni va avanti, tuttavia, in un altro ambito, quello economico. L’amministrazione russa non risparmia sforzi per evitare che una nuova spirale d’inflazione - che alla fine del 2007 aveva già superato il 12% - possa rovinare l’immagine del Presidente alla vigilia delle elezioni. Per rallentare la corsa dei prezzi lo stato ha aumentato i dazi sull’esportazione del grano, ma già il 24 ottobre dello scorso anno il governo aveva congelato i prezzi per i prodotti di prima necessità come pane, latte, uova, olio vegetale e così via. I produttori e le catene di supermercati - in modo ‘volontario-forzato’, come si diceva ai tempi dell’Unione Sovietica - hanno accettato di fissare i prezzi  al livello del 15 ottobre 2007 e dal 1 febbraio 2008 l’accordo è stato prolungato per altri tre mesi. I produttori fino adesso hanno sopportato questo “patto antinflazionistico”, ma chiedono come contropartita che lo stato fissi i prezzi dell’energia, anche se ad oggi nessun accordo è stato stipulato.

 

I risultati della guerra al mercato sono come sempre contraddittori e alla fine controproducenti. Prima di tutto, i produttori, pur mantenendo la promessa, aumentano in continuazione i prezzi dei prodotti che non sono coperti dall’accordo come quelli di formaggio, burro e altri ancora. Così, mentre l’aumento dei prezzi nel comparto congelati è rallentato, i produttori e le catene dei supermercati hanno compensato le perdite a spese dei consumatori. Il risultato non può essere altro che un’ulteriore balzo inflazionistico. Il vice primo ministro e ministro delle Finanze, Alexej Kudrin, riferisce le cause oggettive della pressione inflazionistica. Menziona l’aumento della domanda per i prodotti alimentari in Cina, India e nei paesi del sud-est asiatico e sottolinea che la riduzione dei sussidi per l’agricoltura nell’Unione Europea avrà, almeno inizialmente, un effetto deleterio per il mercato interno russo abituato ai prodotti sovvenzionati da Bruxelles. Il principale problema con la regolamentazione amministrativa dei prezzi in un’economia di mercato è che il provvedimento può avere una durata limitata. Come hanno già notato gli economisti russi, sta per arrivare il momento in cui il congelamento dei prezzi non sarà più attuabile. In aprile tutti i russi attendono una brusca crescita dei prezzi e dell’inflazione. Il Presidente Medvedev e il suo primo ministro nuovo di zecca, Vladimir Putin, dovranno affrontare il problema, contando su Gazprom.

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