Che fine farà Alitalia? Berlusconi tenta di dar vita ad una
cordata italiana, Bossi e Fini lo incoraggiano; Prodi, Bonino e Casini non ci
credono neanche un po’, Di Pietro parla insensatamente di insider trading:
tutti nel bene e nel male dicono la loro, da Veltroni, viceversa, silenzio di
tomba.
Deve essere uno di quegli argomenti che fanno esclamare al leader del
Pd: “Lasciamo stare, meno se ne discute e meglio è, non facciamoci del male”.
Lo disse per mettere una pietra sopra sul comunismo, su Togliatti, sulla crisi
dell’Unità e via elencando. Ma i problemi - anche se Veltroni non ne vuol far
cenno – esistono lo stesso e s’impongono all’attenzione malgrado la sua voglia
di occultarli. E così l’elettorato attende una sua risposta. Il capolavoro di
Berlusconi – anche se la cordata italiana non si materializzasse – è quello di
aver cacciato il proprio avversario, che deve recuperare negli ultimi venti
giorni parecchi voti se vuol sperare di evitare il naufragio, sulla difensiva.
E’ in un angolo e non riesce ad uscirne.
Al loft si va alla ricerca di qualche improbabile colpo di genio da proporre al capo. Goffredo Bettini però non trova niente di efficace e vede con disperazione che la palla sull’argomento Alitalia viene giocata a sinistra solo dall’odiato Padoa Schioppa e dalla volonterosa Emma Bonino.
La stampa tutta si attende però la genialata finale, l’ultima scoppiettante serie di fuochi d’artificio. Che farà Walter? Ipotesi semiserie in libertà. Cercherà di favorire il dialogo fra il Dalai Lama e i mandarini cinesi? La sua passione giovanile per il comunismo di confessione maoista potrebbe aiutarlo. Oppure tenterà di organizzare lui una cordata italiana pro Alitalia? Quasi impossibile però battere Berlusconi sul suo terreno. Ha già provato a prendersela con la casta, ma il coup de théâtre è stato rintuzzato. Proverà allora a promettere soldi in giro? In ordine di importanza: al Sud, al pubblico impiego, alle famiglie? Ma lo spazio è già occupato. Oppure evocherà lo zapaterismo con tanto d’invito nella fase finale della campagna elettorale al leader spagnolo? Possibile, ma vai poi a spiegarlo alla senatrice Binetti. E i voti cattolici così potrebbero saltare che già non hanno sopportato l’inclusione in lista di Bonino e compagni.
Veltroni insomma a venti giorni dal voto non sa più che fare e che dire. Al loft si tenta l’ultima spremitura di cervelli mentre si leggono i sondaggi che certificano della rimonta bloccata. I cartelli “ce la possiamo fare” continuano ad essere sventolati ma sempre con minor convinzione. E del resto anche le fortune di Obama sembrano un po’ in ribasso. Ma ci sono ancora venti giorni e Walter mobiliterà tutti i creativi a sua disposiziome per la “sparata” finale. Per inventare qualcosa di brillante infatti non può sperare in Franceschini e Castagnetti. Forse ricorrerà a Crozza, “ma anche” ai vecchi amici del centrosinistra piazzati un po’ ovunque: intellettuali, magistrati, giovani scrittori, architetti di successo. Qualcosa inventeranno. Ne vedremo delle belle.


Veltroni probabilmente non