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Ma sul precariato Berlusconi aveva ragione
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13 Marzo 2008

Sarebbe stato bello se tutti quelli che si sono accaniti contro la sortita televisiva di Berlusconi, ospite a "TG2 Punto di vista", la trasmissione l'avessero almeno guardata. E se proprio non ne avevano voglia, impediti dal solito pregiudizio antimediatico, sarebbe stato bello che si fossero almeno informati su quello che è accaduto: come evidentemente non hanno fatto.  Altrimenti non avrebbero definito "precaria" la studentessa universitaria che ha semplicemente posto a Berlusconi una domanda sul precariato, senza rientrare lei stessa nella categoria. Altrimenti non avrebbero sfoderato paroloni come "vergogna" per commentare la battuta scherzosa con cui il Cavaliere ha introdotto la sua risposta. Altrimenti non avrebbero neppure pensato di ridurre la risposta di Berlusconi alla battuta stessa, ignorando tutto il resto del discorso.

Ma a dirla tutta, se avessero guardato realmente la trasmissione, avrebbero capito che Berlusconi in realtà aveva perfettamente ragione. Per comprendere il perché, bisogna guardare al contesto della trasmissione del TG2, che fonda la sua formula sul confronto tra i politici e l'uomo della strada, nelle sue più varie incarnazioni. La domanda posta dalla studentessa - come fa un giovane precario a potersi permettere una casa e una famiglia - non sfigurava accanto a quelle poste dagli altri emblematici personaggi chiamati a interrogare il Cavaliere: un pensionato e un dipendente pubblico, che hanno interpretato alla perfezione i loro ruoli, con tutta la banalità e la piattezza emotiva (per non dire intellettuale) che veniva loro richiesta. Niente di nuovo, per una TV elettorale ostaggio di regolamenti a dir poco illogici, che livella la qualità delle proposte politiche nello stillicidio dei tempi e dei modi, e per la quale ogni intervento finisce per essere equivalente (non solo quanto al trattamento, ma al contenuto stesso) a ogni altro.

Con questa TV, Berlusconi si era già scontrato in passato, uscendone sconfitto: aveva cercato di romperne gli schemi, ma era stato penalizzato dalla sua rigidezza; era certo di poter giocare in ogni caso da fuoriclasse, ma si è dovuto ricredere quando l'intrico di lacci e lacciuoli era risultata premiante per la goffagine dei suoi avversari. Stavolta, il Cavaliere ha imparato la lezione: ha capito che a qualunquismo si risponde con qualunquismo e mezzo, e che l'arena televisiva non è degna dei suoi voli pindarici. Di fatto, da quando si è aperta la campagna elettorale, il Berlusconi più autentico e trascinante è risultato non quello diligentemente incravattato da Vespa, ma quello inquadrato quotidianamente per le strade, tra la gente, circondato dai suoi, con la camicia sbottonata; proprio mentre Veltroni si lascia ormai riprendere solo dietro un leggio, con l'aria ispirata da Obama de' noantri mentre spara sentenze.

Come sempre, anche stavolta la TV  è valsa da allegoria della realtà:  la scontatezza televisiva, rinserrata nel castello di norme della par condicio, cela una scontatezza politica, che maschera la sua povertà programmatica dietro uno sproposito di leggi (le quali, come è noto, tante più sono, tanto più vengono infrante). All'una e all'altra, Berlusconi ha deciso di ribattere pan per focaccia: da un lato ha accettato di risparmiare il meglio del suo trascinante istrionismo, rigettato dalle arene mediatiche, per le piazze; dall'altro, ha risolto di non rincorrere la sconcertante protervia di chi attribuisce allo Stato ogni onere, persino quello di eliminare la piaga del tartaro dentale. E così, ha abbandonato a se stesso chi, invece di lavarsi i denti, preferisce invocare il trapano; invece di rimboccarsi le maniche per contribuire al rilancio di una produttività il cui deprimente livello è all'origine di tutti i mali oggi deprecati, preferisce lamentarsi, incrociare le braccia e pretendere panacee.

Alle domande del popolo (non quello della Libertà, l'altro), insomma, Berlusconi non poteva che rispondere con la saggezza del popolo (sempre l'altro%29: a chi chiede al nuovo governo facili soluzioni alla propria inadeguatezza, ha offerto la soluzione più facile di tutte, quella che ben si addice ai furbi italici di ogni epoca. Per costoro, non v'è altra strada di mettere mano al proprio destino, cambiandolo in meglio, che sposare un riccone e sperare nella Provvidenza; per tutti gli altri, la strada sta lì, scritta a chiare lettere nel programma del PdL.

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