Giovedì 9 Febbraio 2012
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19 Marzo 2008

E alla fine, gira che ti rigira, Walter ha scelto un piglio alla Feltri e ha imprecato contro i privilegi dei parlamentari. Prima ne ha fatte di tutti colori: ha sciorinato le liste come se fossero figurine Panini, ha attraversato le piazze tappezzate di “Ce la possiamo fare”, ha gridato al recupero prodigioso, poi però - a corto di argomenti - è arrivato alla battuta con la quale si ottiene la totalità dei consensi: mettete le mani in tasca agli onorevoli.

E del resto come potrebbe non essere così al termine di una legislatura in cui sono stati chiesti sacrifici a tutti: nel corso della quale tasse e balzelli hanno colpito a man bassa senza scalfire però i 20mila euro mensili di deputati e senatori? Lo stipendio di costoro negli ultimi venti anni è levitato sino all’incredibile e poi ci sono tutti i privilegi, i servizi grandi e piccoli,  di cui possono giovarsi. Insomma, abbiamo una delle classi politiche più costose d’Italia. Oltre agli onorevoli, infatti, ci sono i milioni e milioni di euro che finiscono nelle tasche dei partiti. Sì, perché per prendere un deputato occorre superare lo sbarramento del 4 per cento, per un senatore quello dell’8 per cento, ma per avere i rimborsi elettorali basta totalizzare l’1 per cento. Costano cari e non fanno niente.

Nell’ultimo mese di campagna elettorale, mentre riaffiora prepotente l’eredità del governo Prodi (vedi faccenda Alitalia), Walter aveva già giocato tutti i suoi assi. E allora? Dopo che la sinistra è stata l’artefice principale dell’aumento dei costi della politica, avendolo persino teorizzato, il nostro ha buttato là: tagliamo gli stipendi dei parlamentari che sono fra i più pagati d’Europa. Pochi sanno che Veltroni ha già la pensione da deputato mentre vive in una di quelle case di proprietà degli enti pubblici che non costano niente e che finiscono sempre in mano alla “casta”.

E’ uno dei bramini, dunque, anzi un capo bramino che da una ventina d’anni ha voce in capitolo su tutte le decisioni più importanti. Mai era stato sfiorato dal sospetto che la politica costasse troppo. Che il problema non era solo quello che i partiti prendevano illegalmente, ma quello che riscuotevano per legge, non calpestando nemmeno le regole. Eppure è stato direttore di un giornale che riceveva 18 miliardi di vecchie lire all’anno di finanziamento pubblico (nel ‘90 erano un fottio di soldi). E’ stato più di dieci anni in Parlamento, ma non ha mai pensato di togliere un privilegio alla casta: non meno soldi ai deputati né meno deputati, nemmeno un taglio ai ministeri. E piuttosto: più danaro ai partiti e più che mai ai giornali di partito. Ha partecipato nel ruolo di primo attore a questa spremitura del contribuente a vantaggio dei politici. Poi, girando per il Nord, è stato folgorato sulla via di Damasco. Ha capito che quando è troppo è troppo. L’elettorato crederà a questo novello San Paolo che - dopo aver tanto peccato - diventa un fustigatore dei costumi? Oppure legittimamente sospetterà?

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