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Il ritmo leggero di Sardinia Blues
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13 Aprile 2008

Una Sardegna inedita. Tre personaggi strampalati, uniti da una grande amicizia, forti di esperienze di vita diverse ma tutti e tre profondamente “leggeri”. In Sardinia Blues Flavio Soriga, scrittore sardo già vincitore dei premi Italo Calvino con Diavoli di Nuraiò (2000) e Grazia Deledda con Neropioggia (2005), racconta l’amore. L’amore per le donne, l’amore per le cose semplici,  l’amore per una terra profonda e per una zona, l’Oristanese, ricca di niente e di tutto.

Lontana dal jet-set internazionale, dove la gente se è povera di soldi è ricca d’animo semplicemente perché nei paesini citati dall'autore - come Seneghe, Cabras, Narbolia, Riola - non c’è niente o c’è troppo poco e solo di quel niente o di quel poco si può fare ricchezza. E i protagonisti del romanzo, Pani, Licheri e Corda sono così: spiantati dall’animo leggero, tre uomini impegnati a crescere. Pronti a entrare in casa di un tale, il Conte di Santa Croce,  per rubare un testamento e mettersi così in tasca 3000 euro.

Pani è un ex cameriere a Londra; Licheri è un ex eroinomane che sta finendo un dottorato in Storia del cinema a Sassari; Corda è uno scrittore mancato anch’egli con un’esperienza londinese alle spalle.

Sono tre giovani sardi già segnati dalla vita e forse anche un po' delusi, ma pur sempre innamorati dell’amore e dell’amore per la vita, raccontato anche attraverso il dramma di una malattia, la talassemia, che “romanzata” dalla penna fine e incisiva di Soriga sembra quasi una cosa bella. Soriga insegna che il sangue è prezioso. Perfino quando il fidanzato di Dany (donna desiderata che in una sera d’estate Davide Pani riesce a fare sua) gli spara due colpi di pistola, Davide Pani, talassemico orgoglioso, pensa che tutto quel sangue che gli esce dall’addome è uno spreco: “Ho pensato a quanto è importante il sangue e quanto tempo ho vissuto col sangue degli altri tutti gli anni della mia vita e che mi dispiaceva che ne stessi perdendo tanto benedetto sangue nelle mie vene”, dice Pani. Ecco, in Sardinia Blues scorre il sangue. E quel sangue si rigenera, muore e cambia. Un po' come la vita dei tre protagonisti.

All’interno del romanzo c'è l’amicizia, la rabbia%2C la passione, il sesso e la musica. Si trovano posti finti, nomi di posti veri e posti veri con nomi finti come il Peyote. Infine, posti che esistono davvero e che nella realtà hanno  le caratteristiche che Soriga gli attribuisce nel romanzo. Perché questo libro è un mix perfetto tra realtà e fantasia nel quale la profonda “leggerezza” dei protagonisti si fonde con la drammaticità di una malattia, con i sogni e la voglia d’avventura di tre ragazzi, con la realtà di un posto ancora incontaminato come il Montiferru e con le discoteche, le minigonne e i drink di una calda estate sarda.

Quella raccontata è una storia semplice che cattura l’attenzione già dalle prime righe e che riesce, grazie a un linguaggio fresco, a “imprigionare” l’attenzione del lettore. Il fatto stesso che nella punteggiatura manchino i punti dà l’idea della continuità, di una storia da divorare, dove ogni periodo è strettamente legato a quello successivo. Una storia che non puoi smettere di leggere prima di essere arrivato all’ultima pagina.

Soriga cerca di trasmettere che “non ci sono cifre che possano tranquillizzare e dare certezze a chi non sa vivere la vita con leggerezza” e Sardinia Blues va letto proprio così: con la mente libera e leggera.

Flavio Soriga, Sardinia Blues, Bompiani, 16 euro.

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