Confessate: non ce la facevate più. Non resistevate più, avevate le palpitazioni, soffrivate d'ansia, d'insonnia, e magari pure di prostata e cataratta. Ma adesso "finalmente ci siamo", come recita il sito web di Ilaria D'Amico: da ieri sera "Exit", il programma di approfondimento (definirlo "d'inchiesta" sembra francamente troppo) che conduce su La7 è tornato in onda. Per farlo, ha scelto una mise d'eccezione (il programma, non la conduttrice), dedicando la puntata, ricca di ospiti d'eccezione e di servizi giornalistici di primo livello, a un tema sempre attuale come la campagna elettorale appena trascorsa: conclusa, certo, e con un risultato che sembrerebbe a chiunque superfluo rimettere in discussione. A chiunque, ma non a Exit.
Ecco dunque comparire in studio personaggi di fondamentale importanza per i futuri destini del Paese: a chi altro, infatti, sarebbe riuscito di invitare, subito dopo il congresso che l'ha sonoramente defenestrato, l'ex segretario della formazione della Sinistra Arcobaleno, Franco Giordano, che con un eufemismo si potrebbe definire sconfitto dal responso delle urne e attualmente dotato di una rilevanza politica facilmente immaginabile? Oppure, ancora, come fare a meno di Peter Gomez, più noto come alter ego di Marco Travaglio, del quale un unico esemplare basta e avanza? O ancora, come prescindere dal commento di Mario Adinolfi, blogger, più noto come ex candidato alle primarie del PD, nelle quali prese ben 5.906 voti (ben lo 0,17%), e dunque più che ferrato nelle sottili questioni politiche sul tavolo? Per non parlare di Sonia Alfano, l'amica di Beppe Grillo - il quale, per poter continuare a sostenere di non impegnarsi in politica, preferisce inviare nelle quattro direzioni uomini e donne schermo; salvo poi sostenere di suo l'astensionismo, con i dubbi risultati che si sono visti.
Certo, si dirà, in studio c'erano anche una promessa del leghismo come Matteo Salvini e un venerato maestro dell'Udc siciliana come il senatore Cuffaro: ma insomma, pretendere anche Maroni, o Calderoli, e Lombardo, dopo una simile sfilata di celebrità, sarebbe davvero sembrato troppo. E del resto, il ruolo di Cuffaro è stato insostituibile: a chi altro, infatti, la conduttrice avrebbe potuto tentare - certa del successo - di rovesciare addosso l'intera responsabilità del malcostume del voto di scambio, sostenuto dai patronati? Peccato che Totò, non esattamente il primo arrivato, le abbia fatto notare sul più bello che ad accompagnare l'inviata di Exit nella constatazione delle irregolarità dei patronati sia stato un sindacalista della CGIL. Come dire, un diretto concorrente degli stessi patronati, magari infastidito da tanta solerzia, di certo non felice di vedere il proprio ruolo scalzato in quattro e quattr'otto da un'organizzazione alternativa. Insomma, non proprio un teste neutrale e attendibile.
Pazienza per gli ospiti, pazienza per i servizi: ma qualcosa di buono c'è stato, nel ritorno di Exit? Certamente sì: la conduzione della D'Amico. Abbigliata dell'immancabile nero Bellucci, ancor più compresa che in passato nel ruolo di aspirante Gabanelli glamour, tanto da scambiare il compito di porre domande scomode con quello di impedire agli ospiti di rispondere; e soprattutto dotata di un'inimitabile arma naturale, particolarmente efficace nelle donne del suo genere, quello stridore di corde vocali che renderebbe fastidioso udire da una simile voce persino la lettura delle estrazioni del Lotto, figuriamoci le obiezioni non sempre sensate alle ovvie osservazioni degli interlocutori. Non c'è che dire: un vero successo, questo Exit, premiato come merita dall'Auditel (che parla di un cospicuo, si fa per dire, share del 2,35%): valeva proprio la pena di riprenderlo. A proposito, qualcuno sa da che parte è l'uscita?

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