“Chi ha scritto che io sono andato a spasso a braccetto con Hezbollah a Beirut è un deficiente, prima ancora che un reazionario”, in questa frase, pronunciata l’altro giorno a Siena, c’è tutto D’Alema, c’è il suo senso dello Stato, il suo rispetto per la libertà di stampa, la sua concezione del ruolo istituzionale, la sua educazione. Una frase, si noti bene, in cui la maleducazione e l’oltraggio da codice penale al giornalista, si sposano con la sindrome del dottor Stranamore. Esattamente come Peter Sellers a cui scappava sempre il braccio teso nel saluto hitleriano, così a D’Alema scappa sempre la frasetta soviettista, a stento riesce solo a censurare quel “degno della pattumiera della storia” o “lacché dell’imperialismo”, che, quando era giovane pioniere, ha appreso dal lessico dei suoi maestri moscoviti. Ma, peggio ancora di Peter Sellers, D

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