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30 Luglio 2007

In condizioni normali non ci saremmo mai sognati di scrivere del caso di Cosimo Mele. L’avventura del deputato casiniano coinvolto in una storia di prostitute e cocaina avrebbe dovuto riguardare solo lui e la sua famiglia. Ma c’è un dettaglio che ci costringe, pur di malavoglia, a guardare anche noi dal buco della serratura.

L’on. Mele ha firmato, assieme a molti deputati dell’Udc, una proposta di legge sui test antidroga obbligatori per i parlamentari. Non solo: il suo segretario, Lorenzo Cesa, quando la proposta è stata bocciata in commissione, ha mandato una lettera a tutti i parlamentari della Cdl, annunciando l’intenzione di aprire un “presidio medico” davanti a Montecitorio per sottoporsi volontariamente al test. Secondo quello che Cesa scrive nella lettera infatti, “dinnanzi ai cittadini e ai giovani non possiamo essere credibili se non siamo in grado di assumere comportamenti esemplari e di lanciare dal Parlamento, un messaggio chiaro ed inequivocabile: drogarsi e' illecito, drogarsi e' un disvalore”.

Qualche giorno dopo l’invio di questa lettera, Cosimo Mele ha mostrato il suo “comportamento esemplare” e poi si è dimesso dall’Udc.

Dobbiamo un ringraziamento a Mele, non tanto per le sue dimissioni, ma proprio per la sua disgraziata avventura. Il grazie gli è dovuto perché casi simili sono il miglior antidoto contro iniziative come quella di Lorenzo Cesa e del suo partito. L’idea che i politici debbano essere uomini senza macchia e senza peccato, più puri e migliori degli altri,  e per questo “esemplari”, è sbagliata in radice e pericolosa nelle conseguenze.

E’ finalmente un dato assodato che non esistano partiti “diversi” o “migliori” sul piano morale, e anche quelli che se ne facevano vanto si son rivelati come e peggio degli altri. Questo disvelamento è un fatto salutare per tutti: ci risparmia prediche inutili e mostra che la politica non è cosa di santi e di eroi.

Ora vorremmo consigliare all’Udc di non trasferire lo stesso errore dai partiti agli uomini. Siamo tutti impastati di vizi e di virtù, di bene e di male: questo ci fa uomini, quale che sia il nostro posto e la nostra missione nel mondo. I politici non fanno eccezione, a meno di non voler ritenere che invece essi facciano corpo a sé, siano un po’ speciali  e un po’ meno umani degli altri. Perché questo non farebbe che consolidare la sensazione della “casta”, con tutto quello che ne consegue.

A Cesa e ai suoi vorremmo dire di fermarsi, di ritirare quella lettera e quel presidio. Non serve sfrugugliare nelle vene dei deputati: la purezza del sangue non è parametro politico e guai se lo diventasse.

Diano invece ascolto al loro deputato Mele, quando al Corriere confessa contrito quello che doveva già essere evidente a tutti: “Non mi dimetto da deputato, anch’io sono un uomo, con le mie virtù e le mie debolezze. Noi politici siamo uomini come gli altri, anche a noi capita di sbagliare%E2

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