Giovedì 9 Febbraio 2012
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22 Aprile 2009

Ufficialmente, l’argomento non era nel programma, ma era inevitabile che venisse tirato in ballo nelle dichiarazioni a latere. Al primo G8 agricolo della storia che  si è tenuto dal 18 al 20 aprile a Cison di Valmarino, in provincia di Treviso, non si è solo parlato dei temi in agenda – e cioè dell’emergenza alimentare mondiale  – ma anche di quello che da alcuni è stato battezzato il “convitato di pietra”, cioè gli Ogm.

Ci hanno pensato un po’ tutti a citarli, a cominciare dal padrone di casa della manifestazione, il ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia che, in più occasioni, ha ribadito ciò che pensa sull’argomento: “sono personalmente contrario anche la mia non è la posizione del governo, non servono perché non fanno guadagnare di più gli agricoltori, i consumatori non li vogliono”. E con lui la schiera compatta delle Ong che si battono contro gli Ogm insieme a due delle tre confederazioni di agricoltori, la Coldiretti e la Cia. È quasi sembrato che si sia voluta cogliere l’occasione di fare l’ennesimo spot, non potendo – forse per ragioni politiche – inserire l’argomento tra quelli ufficiali. Ed è stato un peccato, perché con gli spot si risolve poco, mentre una discussione scientifica e pacata avrebbe permesso di evidenziare come gli Ogm possono essere uno degli strumenti tecnologici più importanti non solo per contribuire a dare una risposta all’emergenza alimentare ma anche per risolvere alcuni dei problemi di casa nostra, come ad esempio la competitività di settori dell’agricoltura italiana.

E che le cose stiano così ne è convinta più della metà dei maiscoltori agricoli veneti e friulani proprio di quelle regioni dove la promozione della cultura del “tipico” è più forte e dove è concentrata la base elettorale del ministro Zaia e larga parte degli iscritti di Coldiretti. Secondo un sondaggio condotto da Demoskopea per Futuragra, l’associazione di agricoltori favorevoli alle biotecnologie che si batte per la libertà d’impresa in agricoltura,   il 53 per cento degli intervistati di Veneto e Friuli, che rappresentano il 60 per cento degli ettari a mais delle due regioni, si sono detti pronti a coltivare Ogm nella propria azienda se nel prossimo futuro la legge lo consentisse. Il 28 percento si è detto non abbastanza informato e solo il 20 percento si è dichiarato apertamente contrario, ma solo perché larghi settori della grande distribuzione non vogliono proporre alimenti a base di Ogm ad un pubblico condizionato da campagne terroristiche in atto da una dozzina di anni. E tutti – favorevoli, indecisi e contrari – cosa pensano degli Ogm? Che sono una soluzione per aumentare le rese (54 per cento), per ridurre la presenza di micotossine (57 per cento) e l’uso dei pesticidi (57 per cento), per abbattere i costi dei trattamenti (59 per cento). Ma allora, Ministro Zaia, non sarebbe meglio dare ascolto a ciò che dice la sua base – che qualche cognizione di causa la deve avere –  invece che correre appresso a chi degli Ogm ha fatto un uso esclusivamente demagogico ai soli fini di ampliare il proprio consenso? Altri componenti del suo governo lo hanno già fatto, esattamente come il sempre maggior numero dei Paesi che la fame la vivono quotidianamente e che, progressivamente, adottano mezzi tecnologici più innovativi.

 

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