Giornale on-line della Fondazione Magna Carta
Lunedì 15 Marzo 2010
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale

Condividi

Da questa pagina puoi condividere Dalla guerra preventiva di Bush al nobel preventivo di Obama su un sito di social bookmarking o inviare un link alla pagina.
Social WebE-mail
Puoi inviare il messaggio a diversi tuoi amici. Usa la virgola per separare un indirizzo email dall'altro
(Il tuo nome) ti ha inoltrato una pagina da l'Occidentale
(Il tuo nome) pensa che ti possa interessare questa pagina del sito l'Occidentale.
9 Ottobre 2009

Un Nobel ridicolo, tragicomico: questo è l’unico commento possibile alla notizia dell’attribuzione del premio per la pace a Barack Obama. Obama, infatti, non ha fatto ancora nulla, proprio nulla, non foss’altro che per la brevità del suo mandato, di soli otto mesi scarsi. Per la prima volta dunque, il Nobel viene assegnato non ai meriti, ma alle intenzioni, un’innovazione di enorme impatto mediatico, il trionfo planetario del politically correct, l’utopia della pace attenuta con i buoni sentimenti.

Una svolta che esalta al massimo la negazione stessa del messaggio che Obama incarna e manda al mondo il messaggio forte di una: deresponsabilizzazione totale. Tutti noi siamo chiamati da questo messaggio non già a fare, a concludere, a portare a casa risultati, vincere delle mediazioni, stipulare dei compromessi, edificare vuoi cattedrali, vuoi piccoli giardini. Tutto questo, ci spiegano gli accademici scandinavi è inutile, superfluo. Basta dominare una robusta retorica –e Obama è un grande retore- basta suscitare grandi sentimenti, basta negare le differenze, anche quelle drammatiche, sul rispetto dei diritti dell’uomo, basta usare “toni” nuovi, e vieni premiato, esaltato, portato ad esempio delle generazioni future.

Una bestialità, sotto ogni profilo, una involuzione culturale, prima ancora che politica, di straordinario impatto negativo, che per di più danneggerà pesantamente lo stesso Obama. L’Iran di Khamenei e Ahmadinejad si è già fatto carico di ridicolizzare il discorso del Cairo del 4 giugno scorso, dimostrando nel sangue delle strade di Teheran, che non solo il terrorismo, ma il suo fondamentalismo è il vero nemico della pace oggi. Fondamentalismo che lega il massacro degli oppositori, alla proposta antisemita rinnovata, alla prospettiva di uso della bomba atomica non solo per una politica regionale di potenza, ma anche e soprattutto per esportare la rivoluzione khomeinista nel mondo. L’Iran, nei prossimi mesi, più ancora e prima di Israele e Palestina, dimostrerà l’inutilità totale della politica estera impostata solo sui “toni” e su un multilateralismo che è solo un metodo non un fine. L’Iran, è opinione di tutti gli analisti seri –in primis quelli progressisti- costruirà la sua bomba atomica e Obama si troverà nella scomoda posizione di essere il presidente degli Usa che ha dato a Khemenei pace e libertà piena di concludere il processo atomico, impegnandolo solo in alcuni, ridicoli, appuntamenti diplomatici sul lago Lemano.

Quando Obama inciamperà, e tutto indica che inciamperà, sul nucleare iraniano, come sul fallimento delle trattative tra Israele e Palestina, come su una guerra in Afghanistan al cui proposito non sa neanche decidere se attuare una escalation, o una de-escalation, questo Nobel apparirà per quello che è: grottesco e infantile.

 

La URL per il trackback di questo articolo è: http://www.loccidentale.it/trackback/79382
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2009 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl