Il sipario sulle celebrazioni del quarantennale del ’68, ancorché prossime venture, è già calato. A tirarlo è stato ieri sera Mario Capanna, uno dei leader storici della movimento studentesco, sul palcoscenico di “Striscia la Notizia”.
Partecipando in veste di ospite a conclusione della trasmissione, Capanna è intervenuto nelle vesti di portavoce di quella che ha definito nientemento che una “grande coalizione”, l’associazione “Italiaeuropa – libero da OGM”. Scopo della comparsata, convincere gli spettatori a sottoscrivere la petizione per bandire dal settore agroalimentare comunitario gli organismi geneticamente modificati.
Fin qui, nulla di nuovo: alle battaglie perse di certa (ex) gioventù bruciata ci siamo abituati, e per quanto possa fare un po’ tristezza vedere Capanna ridotto a difendere la causa di un pecoraro(scanio) qualsiasi, è probabilmente tra gli esiti migliori che possano toccargli. Senonché, l’antico contestatore non si è limitato a tanto: presentandosi in studio, accompagnato da Greggio nelle vesti del dr. House, ha ammiccato da subito al pubblico come nemmeno Beppe Grillo (quando era ancora un impareggiabile comico), prestandosi al solito sketch greggesco dell’abbandono della scrivania con tanto di classico segnaposto personalizzato. Altro che slogan rivendicativi: Capanna ha esordito con un’affermazione che sarebbe stata perfetta in bocca a Michele Mirabella (e forse anche alla sora Lella): “mangiare bene e sano è la miglior prevenzione per le malattie” (signora mia, e le mezze stagioni dove le mettiamo?). Dopo questa lampante dimostrazione che il comunismo va sempre a finire in luogocomunismo, Capanna ha proseguito nella sua perorazione; deposti gli strali anticapitalisti, ha invitato i telespettatori a votare ai numeri in sovraimpressione. Il televoto, ecco la malattia senile del ribellismo (ma al costo previsto dal proprio piano tariffario, è pur sempre un SMS proletario): roba che, al confronto, le simonaventura e le barbaradurso avrebbero fatto la figura delle dilettanti.
L’apice del Mario Capanna show è stato il congedo, che coincideva con la fine della trasmissione: quando, per convocare come da copione le Veline per i quattro saltelli conclusivi, il veterorivoluzionario le ha definite organismi tutt’altro che geneticamente modificati. Non pago, insomma, di aver emulato in cinque minuti le vette del palinsesto televisivo, Capanna ha voluto concludere con una battuta alla Beruschi, omaggiando la migliore tradizione del varietà biscionesco (e il padrone di casa, Antonio Ricci, che ne è stato l’inventore). A vederlo così a suo agio davanti alla telecamera, tra Greggio e Iacchetti, mentre seppellisce quel che resta del sessantottinismo sotto frizzi%2C lazzi e trucchi dei mestieranti dello spettacolo, il dubbio viene: non è che, svanita l’immaginazione, i contestatori si sono accontentati della televisione al potere?
(p.l.)

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