Giovedì 9 Febbraio 2012
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21 Novembre 2009
Boris Nemtsov poco prima del clamoroso arresto.

L’estate scorsa, Boris Nemtsov ci aveva confidato di sentirsi relativamente al sicuro. Fino ad allora la scure del “putinismo”, come lui usa chiamare il sistema russo contemporaneo, si era abbattuta su intellettuali, giornalisti e artisti critici del governo, non sui politici dell’opposizione. Ex vicepremier e poi ministro dell’Energia ai tempi di Eltsin, Boris Nemtsov ha sempre condannato la repressione di Putin, prima nelle file dell’Unione delle forze liberali, poi come co-fondatore, assieme a Garri Kasparov, di Solidarnost, la coalizione di partiti d’opposizione.

Martedì scorso, tuttavia, neppure il suo ruolo politico di prestigio è stato sufficiente a garantire la sua incolumità. In una impressionante catena di arresti di membri dell’opposizione (clicca qui per le immagini), Nemtsov è stato tratto in arresto mentre protestava contro il fermo di Denis Bilunov e Olga Shorina (rispettivamente direttore e portavoce di Solidarnost), a loro volta arrestati mentre protestavano contro il fermo dell’oppositore Eduard Limonov. Una manifestazione solitaria è permessa dalla legge, anche se non è preventivamente autorizzata. Nemtsov stava effettivamente conducendo la sua protesta da solo.

Tuttavia, con metodi ereditati dalla vecchia URSS, due agenti provocatori gli si sono affiancati, facendo salire a tre il numero dei manifestanti e permettendo alla polizia di intervenire contro questo “assembramento” illegale. Nemtsov è stato subito rilevato da un altro oppositore, Vladimir Milov. Ma anch’egli è stato affiancato dagli stessi due provocatori e arrestato. Poi è toccato, in rapida successione, ad Alexandr Ryklin e infine a Sergei Zhavoronkov, sempre affiancati dagli stessi due misteriosi uomini, che non hanno fatto altro che passare da un oppositore all’altro, facendoli cadere nell’accusa di essere “alla testa di una massa” di manifestanti non autorizzati.

Tutti gli oppositori sono stati liberati in giornata, dopo una breve detenzione. Ma il precedente è creato: nemmeno i politici d’opposizione sono più al sicuro.

 

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