Iran e Al Qaeda hanno scelto lo Yemen come punto strategico per incrementare la spirale di terrore contro l’Occidente e destabilizzare i regimi arabi del Golfo, in primo luogo l’Arabia Saudita. Umar F. Abdulmutallab, l’attentatore 23enne di origine nigeriana che il giorno di Natale si trovava sul volo Amsterdam-Detroit, aveva ricevuto l’esplosivo da una cellula yemenita di Al Qaeda. La minaccia di un “attentato pianificato” nella capitale Sana’a, riferita da John Brennan, consigliere per la Sicurezza del presidente americano, Barack Obama, aveva convinto Washington e Londra a chiudere le ambasciate domenica scorsa (riaperte due giorni dopo).
Ma i legami fra Al Qaeda e lo Yemen, che ha dato i natali al padre di Osama Bin Laden, non si esauriscono qui. Il maggiore Nidal M. Hassan, il killer della base di Fort Hood, in Texas, scambiava spesso delle e-mail con Anwar al Awlaki, leader spirituale yemenita vicino ad Al Qaeda. E almeno due dei sospettati terroristi, rilasciati dal carcere di Guantanamo nel 2007, ora combattono nello Yemen sotto il comando dell’organizzazione terroristica. “Per il momento non saranno trasferiti altri detenuti nello Stato arabo”, ha fatto sapere martedì scorso il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs. Inoltre, nonostante l’orientamento sunnita, Al Qaeda si è avvicinata alla milizia sciita degli Houthis, frangia dei ribelli zaiditi, che combattono nel nord del paese contro il governo centrale di Sana’a, e prendono il nome dal loro capo, Hussein al Houthis. Questa guerra interna, cominciata nel 2004, ha raggiunto negli ultimi mesi il suo punto più critico anche a causa del crescente sostegno dell’Iran dei mullah ai correligionari sciiti guidati da Houthis. “Non ci sono dubbi” che l’Iran stia finanziando gli Houthis, ha spiegato il capo dell’antiterrorismo yemenita, Yahya Salih.
E’ nello Yemen, dunque, che la collaborazione tra il regime khomeinista e Al Qaeda ha trovato modo di rinnovarsi. Una collaborazione che smentisce, se ce ne fosse ancora bisogno, la tesi tanto consolidata quanto errata secondo cui tra sciiti e sunniti non può esservi alcuna alleanza. In realtà, è stata l’esistenza di un nemico comune - ovvero l’Occidente incarnato dall’America insieme ad Israele, lo Stato degli odiati ebrei sionisti - ad aver unito Teheran e Al Qaeda già a partire dagli anni ’90. L’incremento delle capacità operative dell’organizzazione di Osama Bin Laden è dovuto proprio alla consulenza offerta dall’Iran, in particolare attraverso i signori del terrore appartenenti alle Guardie Rivoluzionarie, i cosiddetti pasdaran, ed Hezbollah, l’organizzazione terroristica sciita dotata di apparato politico creata da Teheran in Libano all’inizio degli anni ’80. E’ stato grazie ai consigli di Imad Mughniyah, leader terrorista di Hezbollah eliminato da Israele nel febbraio 2008 in Siria, che Al Qaeda è riuscita a realizzare i sanguinosi attentati contro le ambasciate americane in Kenia e Tanzania del 1998. Non è un caso poi che la moglie di Osama Bin Laden, con i suoi sei figli e undici nipoti, viva in Iran da nove anni, come sostiene il quotidiano Asharq al Awsat. E non è neppure un caso, ovviamente, che nel novembre del 2008, il figlio del leader di Al Qaeda, Saad, in una lettera, ringraziasse l’Iran per l’aiuto “economico e materiale” nell’attentato contro l’ambasciata americana a Sana’a. Per non parlare del sostegno offerto ad Al Qaeda in Iraq contro le truppe della coalizione internazionale dopo la caduta di Saddam Hussein.
Tornando allo Yemen, secondo fonti arabe ed egiziane, a novembre gli Houthis avrebbero incontrato esponenti dei pasdaran ed Hezbollah per stabilire insieme una nuova strategia nel nord dello Yemen. Il 26 ottobre scorso le autorità di Sana’a hanno sequestrato nel Mar Rosso una nave iraniana carica di armi per i guerriglieri Houthis. Il presidente yemenita, Ali Abdullah Salih, ha accusato Teheran di finanziare i guerriglieri nel nord del paese, per creare una “zona sciita” al confine con l’Arabia Saudita, mentre per il capo della Imam University, Abdul M. al Zandari, “l’Iran intende esportare l’ideologia sciita con la forza”. Molto preoccupati sono anche i paesi arabi. La monarchia saudita teme da un lato la minaccia che Al Qaeda pone alla sua legittimità nelle vesti di custode dei luoghi santi di La Mecca e Medina, dall’altro il tentativo iraniano di soffiare sul fuoco del malcontento della minoranza sciita che vive nelle aree più ricche di petrolio del regno. In questo quadro, lo Yemen rappresentata un utile avamposto a ridosso dell’Arabia Saudita per le mire di Al Qaeda e di Teheran. Ryiad ha infatti dovuti fronteggiare numerosi attacchi ai suoi confini provenienti dal territorio yemenita, e ha inoltre imposto un blocco navale nel Mar Rosso per prevenire l’arrivo di armi ai miliziani nel nord dello Yemen.
Come se non bastasse, Hezbollah continua ad aiutare anche il gruppo jihadista yemenita al Khawthi, fornendo materiale esplosivo e istruendolo militarmente, come ha denunciato il presidente Salih in un’intervista al London daily nel marzo del 2009. Hezbollah riceve aiuti politici, diplomatici, e logistici, oltre a grandi quantità di mine ed esplosivi, proprio dall’Iran e dalla Siria. La situazione non è dunque delle più facili per il presidente americano Barack Obama, che martedì scorso ha convocato alla Casa Bianca un vertice sulla Sicurezza, dove si è parlato del fallito attentato di Natale sul volo Amsterdam-Detroit, delle preoccupazioni per lo Yemen, e del potenziamento delle operazioni antiterrorismo. L’invio di truppe americane nello Yemen è stata escluso, ma il supporto alle forze di sicurezza yemenite in termini di addestramento e intelligence dovrà essere rafforzato. Spetterà a quest’ultime venire a capo della guerriglia jihadista legata ad Iran e Al Qaeda che ha aperto nello Yemen un nuovo fronte caldo nella guerra al terrorismo.

Delicious
Digg
StumbleUpon
Propeller
Reddit
Magnoliacom
Newsvine
Furl
Facebook
Google
Yahoo
Technorati