Giovedì 9 Febbraio 2012
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9 Febbraio 2010
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L’11 febbraio 1979 è una data capitale nella storia dell’Iran. Quel giorno, sulle strade di Teheran, i rivoluzionari khomeinisti sconfissero definitivamente le truppe dello Scià e aprirono le porte al referendum nazionale che, il primo aprile, sancì la nascita della Repubblica Islamica. Giovedì, in occasione del trentunesimo anniversario della rivoluzione, le vie della capitale torneranno a riempirsi, ma lo spirito sarà molto diverso da quello degli anni passati. I sostenitori del regime, infatti, si troveranno a marciare insieme all’Onda verde dei giovani iraniani guidati dal leader dell’opposizione Mousavi, secondo il quale – sono parole di pochi giorni fa – la rivoluzione khomeinista ha fallito, e l’attuale governo “mostra le radici della tirannia e della dittatura”.

In Iran, complice anche la lunga vertenza sul nucleare e la minaccia di nuove sanzioni che pende sulla testa del regime, il clima è molto teso. Con un articolo intitolato “La rivoluzione iraniana divora i suoi giovani” e pubblicato sul blog Faster, Please!, Michael Ledeen – storico ed esperto di politica internazionale – ha cercato di fare il punto sulla situazione. Per quanto riguarda i dissidenti, Ledeen invita a non sottovalutare il potenziale dell’Onda verde: non a caso, del resto, “Khamenei non ha ancora trovato il coraggio di colpire direttamente Mousavi o Karroubi”, in quanto “non è preparato ad una reale resa dei conti, temendo il numero sempre crescente di sovversivi”. La forza dell’onda verde, insomma, sarebbe stata sottovalutata anche dal regime, che si trova a fare i conti con “combattenti di provato coraggio e affidabilità”.

Ciò che più preoccupa i leader iraniani è la possibilità che esponenti delle forze armate passino dalla parte degli oppositori. Questo, almeno, è l’obiettivo dell’onda verde, che ha realizzato un video di tre minuti diretto proprio ai poliziotti. Tra la foto di un kalashnikov con un fiore in canna e quella di una piazza colorata di verde, il filmato ricorda alle forze dell’ordine che gli iraniani sono tutti fratelli, sottolineando poi come “l’onore dell’Iran sia il nostro onore”: obiettivo dell’opposizione, insomma, è quello di costruire tutti insieme “un Iran libero e orgoglioso”. Secondo Ledeen, che cita Fox News, il 20-30% delle forze di polizia sarebbe già stato rimpiazzato con diverse centinaia di uomini senza alcuna preparazione specifica, reclutati nelle zone rurali del paese.

La tensione è insomma molto alta e in questo contesto va letto l’apello del premio Nobel Shirin Ebadi, la quale ha invitato tutti gli iraniani a “protestare pacificamente”, in quanto “è evidente che il regime cerca una scusa per poter intervenire”. Le provocazioni, da parte del governo, non mancano: secondo Ledeen, le guardie della rivoluzione starebbero reclutando migliaia di sostenitori per l’11 febbraio, mentre in queste ore diversi giornalisti vengono preventivamente arrestati. La strategia di Khamenei è chiara: la guida suprema ha ordinato il massacro della gioventù iraniana, e in particolare dei giornalisti, degli accademici e degli attivisti. Parlando all’aviazione militare, l’Ayatollah ha promesso poi che “la Nazione iraniana, unita e con la grazia di Dio, sferrerà un cazzotto tale all’arroganza dell’Occidente che lo lascerà stordito”.

Forse è ancora presto per prevedere il futuro del regime iraniano e dei suoi oppositori. La posizione di Mousavi, che giovedì troverà nuovi sostenitori per le strade di Teheran, è chiara: “Noi verdi siamo i veri rivoluzionari, e non possiamo essere intimiditi”. Sul fronte opposto, invece, c’è un regime teocratico deciso a difendere i propri ideali, senza guardare in faccia a nessuno. Quel che è certo, conclude Ledeen, è che sino ad ora l’Occidente ha peccato di sottovalutazione: “È triste e incredibile”, osserva l’analista, che l’intelligence consideri i dissidenti “un fenomeno momentaneo, che passerà presto”. La verità, scrive Eli Lake sul “Washington Times”, è che i servizi segreti “hanno già fallito nel prevedere gli eventi politici iraniani”: nel 1978, ad esempio, la Cia “disse che non c’era alcuna prospettiva per una rivoluzione islamica”. Cinque mesi dopo l’analisi fu smentita dalla forza degli eventi, e la speranza è che anche in questo caso l’onda verde si dimostri più forte di quanto possiamo pensare.

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