Ora il blocco di potere uscito dalla Rivoluzione Islamica può stare tranquillo. Stai a vedere che con Obama alla Casa Bianca Rohani riuscirà in quello che non arrise ad Ahmadinejad, convincere l'America e l'Occidente sulla bontà del nucleare iraniano.
La storia del diplomatico americano fermato a Mosca con l'accusa di essere un agente CIA. L'IRS, il fisco americano, costretto a scusarsi con teapartiers e conservatori per averli presi di mira. Un nuovo Watergate con la scoperta che i giornalisti dell'AP venivano intercettati dal ministero della giustizia. La brutta notizia sulla CIA che modificò i report sull'attacco all'ambasciata di Bengasi per addolcirli. E' stata una settimana nera per il Presidente Obama, che però non fa dichiarazioni pubbliche e va avanti aspettando e sperando che la tempesta passi il prima possibile.
Mentre in America impazza la chiacchera giornalistica su Occupy Wall Street - sostenuta guarda caso dalla National Lawyers Guild fondata da George Soros - Barack Obama in un'intervista alla Abc riconosce che "gli americani non stanno meglio di quanto non stessero quattro anni fa". Il presidente chiaramente non si è dato la pena di fare ammenda dicendo che la causa di ciò siano le sue politiche. La colpa chiaramente è della crisi e implicitamente di G.W.Bush.
Mancano sei giorni al possibile (ma poco probabile) default dell’America e qualora la Casa Bianca e la leadership del Congresso non dovessero raggiungere un accordo sull’innalzamento del debt ceiling entro il prossimo 2 Agosto, l'economia statunitense potrebbe subire un duro colpo. Ma quant'è probabile un default degli Stati Uniti? Molto poco. Piuttosto lo è un declassamento del debito USA.
Uno dei miti della democrazia americana è che i politici statunitensi siano giovani e che ci sia un frequente ricambio politico e generazionale. Michael è capo di gabinetto di un noto esponente democratico del Congresso ma si lamenta dell'inesperienza del suo staff di ventenni. A luglio, vi proponiamo un bel reportage dagli Stati Uniti. (Prima Puntata)
Uno dei massimi pregi dell’Obama politico è quello di saper cambiare in poco tempo una scelta che non raccoglie il consenso necessario tra la gente come nelle stanze del Congresso. La duttilità come modus operandi ha consigliato lunedì scorso al presidente americano di seppellire le ambizioni del generale dei Marine James Cartwright, che tanto ambiva scalare l’ultimo gradino della carriera e diventare chairman del Joint Chief of Staff e a sostituirlo con Martin Dempsey.
Sostegno alle riforme, sfida ai dittatori, partnership economica con Medio Oriente e Nord Africa, e rilancio del negoziato israelo-palestinese. Sono i quattro pilastri della posizione americana sui “grandi cambiamenti in atto” grazie alle rivolte arabe che Barack Obama illustra nel suo discorso di ieri ai popoli islamici. (Tratto da La Stampa)
I paragoni fra Obama e la fallita presidenza di Jimmy Carter sono ogni giorno più numerosi. E a farli sono i democratici. Walter Mondale, vicepresidente sotto Carter, ha dichiarato al New Yorker questa settimana che, alla fine degli anni Settanta, gli elettori nervosi e infuriati “si rivoltarono contro di noi, proprio come contro Obama”. E Mondale non è l'unico. (The Wall Street Journal)
Corteggiare l'elettorato italoamericano in vista delle elezioni di mid-term, riannodare i fili della politica euroatlantica, trovare un interlocutore parallelo ma non alternativo al premier Berlusconi. Queste le aspettative di Obama nella due giorni di Giorgio Napolitano a Washington.
Venerdì scorso il giudice John Paul Stevens, il leader dei liberal dentro la Corte Suprema, ha chiesto il pensionamento. Accadrà in estate. Obama lo sostituirà con un altro ultraradicale? No, se sarà furbo, o se darà retta a certi vecchi volponi della Sinistra statunitense che in queste ore gli stanno inviando messaggi con ogni mezzo e in tutte le salse. Casomai sceglierà un moderato. Perché?