L'uovo di giornata

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Università la Sapienza di Roma, Giacomo ha 36 anni, sta passando in questi giorni dal ruolo di professore associato a quello di ordinario. Essere già professore ordinario 36 anni  è una specie di rarità nel mondo universitario italiano, di quelle che farebbe pensare che della riforma della Gelmini quasi quasi non ci sarebbe bisogno. Se a 36 anni si può raggiungere il gradino più alto della scalata alla carriera accademica c’è speranza per tutti, anche per i futuri aspiranti giovani ricercatori.

Le procedure formali per il passaggio all’ordinariato sono andate in porto il 19 novembre. Giacomo ha battuto ben 25 concorrenti (di cui 24 più anziani di lui). Tutto dovrebbe svolgersi come da copione, e proprio alla vigilia della riforma Gelmini. Peccato che Giacomo di cognome faccia Frati, e che sia il figlio del Magnifico rettore della Sapienza, Luigi.  Giacomo Frati, dunque, sarà ordinario nella stessa Facoltà, quella di Medicina e Chirurgia, in cui fino a poco tempo fa insegnava non solo il padre Luigi ma anche la madre Luciana Rita Angeletti, prof. ordinario di Storia della medicina  oggi in pensione, e dove insegna anche la sorella Paola, ordinario, laureata in Giurisprudenza.

Università di Roma Tor Vergata.  Paola Rogliani sarebbe stata assunta lunedì come professore associato alla cattedra di malattie dell'apparato respiratorio. Niente di strano, a prima vista, solo una concomitanza di tempi, in previsione dell’approvazione della riforma dell’Università. Peccato che la Rogliani sia la nuora del rettore della seconda università di Roma, Renato Lauro, 71 anni, ex preside proprio di Medicina e Chirurgia. Rettore che ha in università anche il figlio Davide, 41 anni, ordinario di Endocrinologia, stessa cattedra del padre prima di lui.

Se il ddl Gelmini fosse stato approvato prima, probabilmente né Giacomo Frati né Paola Rogliani avrebbero potuto ottenere quel posto nell’università. Forse a torto, per i loro meriti, questo vogliamo dirlo, ma probabilmente a ragione, come l’ennesimo esempio di parentopoli di successo.

Se il ddl Gelmini fosse stato approvato prima, probabilmente il ministro non avrebbe mai fatto quella telefonata di solidarietà e di cordoglio a Claudio Zarcone, il padre di Norman il dottorando palermitano che a settembre scorso si è suicidato perché non aveva più speranza per il suo futuro. Telefonata che ha indotto Zarcone a dire, a proposito della legge Gelmini: "Apprezzo molto la sua riforma perché in alcuni punti e' addirittura epocale, specialmente quando si vogliono togliere le rendite di posizione dei baroni e dei loro sudditi che si sentono 'baronetti' (come baronetti io riconosco solo quei quattro musicisti di Liverpool), o quando si inserisce il ruolo degli studenti sulla valutazione dei professori. La riforma e' avversata proprio per il ridimensionamento di certe concezioni familistiche e autoconservative degli atenei italiani".

Ma il ddl Gelmini è ancora là. In attesa di cambiare il finale di storie come queste. Speriamo

 

 

 

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