Cristiani in Egitto

Se fossi un copto

di
 | 03 Gennaio 2011

Se fossi un copto infrangerei i cieli d'Egitto e del mondo con le mie grida denunciando il clima di oppressione in cui i Copti egiziani vivono oggi.

Se fossi un copto comunicherei al mondo intero le ingiustizie che molti copti hanno subito a partire dal 1952 e hanno impedito loro di occupare ruoli amministrativi e politici che meritano.

Se fossi un copto griderei con tutto il fiato in gola contro le enormi ingiustizie chef anno sì che io paghi tasse che vengono poi versate dallo Stato all’università islamica di al-Azhar che non ammette i copti in nessuna facoltà.

Se fossi un copto esprimerei tutta la mia rabbia perché devo pagare tasse usate per costruire decine di moschee quando lo Stato egiziano non ha mai pagato una lira per la costruzione di una sola chiesa a partire dal 1952, con l'unica eccezione di una donazione attuata 40 anni fa dal Presidente Nasser per la costruzione della cattedrale di san Marco nel quartiere di al-Abbasiya.

Se fossi un copto leverei la voce per l'assenza di un solo copto in molti consigli legislativi nell'Egitto contemporaneo.

Se fossi un copto scriverei un articolo dietro l'altro per descrivere il modo in cui i mezzi di informazione ignorano le mie esigenze e le feste religiose come se la popolazione copta in Egitto non esistesse.

Se fossi un copto farei sapere al mondo intero che la storia copta non è debitamente considerata nei curriculum scolastici egiziani e che lo studio della lingua araba a scuola non consiste più nello studio di testi letterari, poesie, romanzi, drammi e racconti brevi, bensì nello studio della sacra scrittura islamica che viene giustamente insegnata nelle classi con studenti musulmani.

Se fossi un copto avrei mobilitato il mondo intero per fare notare le difficoltà che i copti hanno per ottenere il permesso a costruire una chiesa [con i propri fondi non con i proventi delle tasse che loro stessi pagano].

Se fossi un copto porterei all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale i commenti oltraggiosi fatti da alcuni scrittori musulmani sui copti, quali il loro convincimento che i copti non devono assumere il governo pubblico, che devono pagare la jizya, il testatico, e che non devono servire nell'esercito. Tradurrei gli scritti oscurantisti quali il testo assurdo del Dr. Mohamed Emara, finanziato da al-Azhar, il cui finanziamento proviene dalle entrate fiscale, comprese quelle pagate dai copti, che sono vilipesi in libri pubblicati a spese dello stato.

Se fossi un copto avvierei una campagna sia interna sia esterna in cui si chiede l'eliminazione della voce “religione” dalla carta d'identità egiziana. Perché mai una persona che vuole a vere a che fare con me deve sapere la mia religione?

Se fossi un copto avvierei una campagna contro la burocrazia egiziana che ha consentito alla legge dello statuto personale per non musulmani di restare chiusa in un cassette per quasi un quarto di secolo, facendo sì che i copti la chiamino scherzosamente la legge del disastro personale invece di legge dello statuto personale (in arabo statuto si dice ahwal, ma se la lettera h viene pronunciata gutturalmente il significato diventa disastro).

Se fossi un copto farei sapere al mondo intero che la questione copta in Egitto è solo una delle manifestazioni di una forma mentale che è diffusa in questa regione del mondo e chiamerei l'umanità intera a costringerla a ritornare sui propri passi e abbandonare questo cammino oscuro e pericoloso.

Tratto da Tarek Heggy, Le prigioni della mente araba, a cura di Valentina Colombo, Marietti, Milano 2010

Traduzione dall'arabo di Valentina Colombo

Commenti

Quando uno come Ahmed El Tayeb, la più grossa carica, grande imam di un’università islamica, 'al Azhar' (la fiorita) considerata uno dei principali centri d’insegnamento religioso dell’Islam sunnita, arriva a definire come parole inaccettabili e ingerenze del Vaticano, la condanna espressa dal Papa per la strage di cristiani in Egitto per tutte le violenze e i soprusi di cui sono vittime e martiri nei paesi e maggioranza islamica, è enormemente trasparente che il tempo del dialogo è finito o altresì deve finire. Praticamente Ahmed El Tayeb, sembra che rivendichi la strage di Alessandria d’Egitto poiché di fronte a tutti quei morti peraltro suoi compatrioti si irrita per le proteste del Papa e poi domanda«Perchè il Papa non ha chiesto la protezione dei musulmani quando venivano massacrati in Iraq?», scordandosi che il Papa di allora, Giovanni Paolo II, nel proscenio dell’intervento in Iraq voluto da George Bush II, si offrì come scudo umano! un coraggio e un amore per la vita altrui di cui un grande capo culturale come lui, è sicuramente privo. Visto che Lui, Ahmed El Tayeb, non lo ha mai fatto.

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