I politici del Pdl e la Chiesa

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berlusconi

Cari amici,

in un momento tanto confuso e delicato per il nostro paese vorremmo evitare che la marea dei pettegolezzi che invade ogni giorno le pagine dei giornali finisca per oscurare il senso del nostro lavoro quotidiano per il bene comune. C’è il rischio di farsi tutti confondere o trascinare dall’onda nera, lasciandosi strumentalizzare da un moralismo interessato e intermittente, che emerge solo quando c’è di mezzo il presidente Berlusconi. Un moralismo che nulla ha a che fare con quella “imitatio Christi” a cui la Chiesa ci invita, e che anzi non si fa scrupoli a brandire per fini politici, e in senso opposto a seconda delle convenienze di parte, l'idea della morale cristiana.

L’enorme scossone mediatico e politico di questi ultimi giorni non si comprende appieno se non come l’ultimo atto di un’offensiva giudiziaria  iniziata con Tangentopoli: il tentativo di una piccola ma agguerrita minoranza di magistrati di interferire pesantemente negli assetti politici, per determinare nuovi equilibri che prescindano dal consenso popolare.

Diciassette anni fa c’erano gli arresti spettacolari: politici e personaggi pubblici sfilavano in manette sotto  telecamere impietose, e la carcerazione preventiva era lo strumento privilegiato di alcune procure. Ma quante di quelle accuse, urlate da certi magistrati con tanta sicurezza da sembrare indubitabili, si sono rivelate poi vere? Certamente sono stati riconosciuti dei colpevoli, anche se altri pur imputabili delle stesse responsabilità sono stati risparmiati e in alcuni casi nemmeno sfiorati dall'ombra del sospetto. Quel che è più grave, però, in numerose occasioni processi condotti nelle aule dei tribunali sono giunti a ben altre conclusioni rispetto alle accuse iniziali. Le tante assoluzioni che pure ne sono seguite, però, non potranno mai ripagare l’ingiustizia subita da chi vi si è trovato coinvolto, soprattutto da chi non ce l’ha fatta e si è tolto la vita.

E intanto, il paese ha pagato e paga ancora oggi le conseguenze di indagini a senso unico che hanno azzerato il ceto politico moderato, rallentato e inibito la capacità decisionale delle pubbliche amministrazioni, indebolito la grande impresa italiana.

Adesso la carcerazione preventiva è stata sostituita dalla gogna preventiva. Si butta nella pubblica piazza con una violenza inusitata la presunta vita privata delle persone (presunta perché contenuti frammentari di intercettazioni e commenti di persone terze non offrono alcuna garanzia di veridicità), e la si chiama “trasparenza”.

Abbiamo bisogno di giustizia, una giustizia che sia però veramente giusta, che segua  regole certe, assicuri l'inviolabilità dei diritti di tutti i cittadini compreso chi si trova ad essere oggetto di accuse, e offra le garanzie necessarie, a partire dall’imparzialità del giudice e dal rispetto del segreto istruttorio. Una giustizia nella quale i magistrati formulino ipotesi di reato e non si occupino di costruire operazioni finalizzate ad emettere sentenze di ordine morale.

Chiediamo a tutti di aspettare, di sospendere il giudizio, di non farsi trascinare nella facile trappola del processo mediatico e sommario al Presidente del Consiglio, e chiediamo che si rispetti una vera presunzione di innocenza nei suoi confronti, finché il percorso di accertamento dei fatti sarà completato. Ve lo chiediamo non solo perchè è un elementare principio di civiltà giuridica, ma anche perché noi all’immagine abietta del Presidente Berlusconi così come dipinta da tanti giornali non crediamo.

Noi conosciamo un altro Berlusconi, conosciamo il Presidente con cui abbiamo lavorato in questi anni, e che ci ha dato la possibilità di portare avanti battaglie difficili e controcorrente, condividendole con noi.

Siamo certi che il tempo ci darà ragione: ma è di quel tempo che adesso c’è bisogno. Sarebbe assurdo e deleterio per il futuro dell’Italia consentire che, nell’attesa di un esito incerto della vicenda giudiziaria si producesse il danno certo di un cambiamento politico nel segno della conservazione sociale, della recessione economica e del relativismo etico come conseguenza di indagini asimmetriche che colpiscono alcuni risparmiando altri.

Ciò che non intendiamo invece tenere in sospeso è la responsabilità di noi, credenti e non credenti, impegnati convintamente nel Popolo della Libertà. Non abbiamo alcuna intenzione di interrompere il lavoro politico e legislativo che ci vede dediti alla costruzione del  bene comune, dalla difesa della famiglia alla libertà di educazione, dalle leggi in difesa della vita alla attuazione concreta del principio di sussidiarietà.

Aspettiamo che la polvere e il fango si depositino, diamo tempo alla verità e alla giustizia.

 

Raffaele Calabrò

Roberto Formigoni

Maurizio Gasparri

Maurizio Lupi

Alfredo Mantovano

Mario Mauro

Gaetano Quagliariello

Eugenia Roccella

Maurizio Sacconi
 

CommentiCommenti 12

Dino Cofrancesco (non verificato) said:

Non raccolgo l'invito a sospendere il giudizio. Il giudizio lo dò subito :<la magistratura italiana da tempo non è super partes ma è diventata un partito politico che non trae ispirazione da Montesquieu ma da Marco Travaglio>.Dei giudici di Milano e delle loro accuse—a cominciare dal ridicolissimo ‘sfruttamento della prostituzione—un liberale sa bene, pertanto, cosa pensare. Ma se è inaccettabile la ‘concezione giudiziaria della morale’—per la quale basta non essere condannato per aver il diritto alla stima pubblica—è altrettanto inammissibile la rinuncia a stigmatizzare stili di vita indecenti (per non dire altro) e giustificabili, forse, solo con qualche grave forma di patologia erotico-regressiva. Per questo non condivido affatto la 'lettera aperta'. Dino Cofrancesco

Fabio (non verificato) said:

Quanto viene affermato in questa lettera è totalmente inaccettabile, sia dal punto di vista etico che da quello politico. Il quadro d'insieme di prostitute, accompagnatrici, ragazze qualsiasi disponibili a pagamento è - da tempo ormai - assolutamente chiaro e impossibile da nascondere dietro lo schema della congiura di palazzo. Sospendere il giudizio, ancora, è una richiesta che non ha alcun senso se non quello - strettamente utilitaristico - di non voler fare i conti con la realtà. Qui siamo di fronte ad un quadro in cui - forse - anche ragazzine minorenni sono indotte, dietro compenso, ad atti sessuali di ogni tipo. Passi per escort navigate, ma ragazzine di diciassette anni !!! Altro che sospendere il giudizio ! Qui ci vuole un atteggiamento assolutamente trasparente ed eticamente ineccepibile. Smettiamola di scherzare con le parole !

Anonimo (non verificato) said:

DALLA LETTERA APERTA AI CATTOLICI DA ALCUNI POLITICI:
"e chiediamo che si rispetti una vera presunzione di innocenza nei suoi confronti, finché il percorso di accertamento dei fatti sarà completato"

"diamo tempo alla verità e alla giustizia."

DA SEMPLICISSIMO CITTADINO MI VIENE DA DIRE LA COSA PIù NATURALE:
OGGI, MA POTEVA FARLO GIà IERI 21 GENNAIO,IL PRESIDENTE SI PRESENTAVA IN TRIBUNALE COME QUALSIASI CITTADINO ED IL POPOLO ITALIANO AVREBBE SAPUTO SE QUELLO CHE DICONO I GIORNALI E' VERO OPPURE E FALSO.
E' UNA COSA SEMPLICE E DI DIRITTO PER TUTTI I CITTADINI DEL MONDO DI SAPERE LA VERITA' ATTRAVERSO LO STRUMENTO ISTITUZIONALE DELLA GIUSTIZIA.
IL RESTO SONO PAROLE CHE SERVONO A DIFENDERE CIò CHE NON è DIFENDIBILE E SOPRATTUTTO A TENERE STRETTE LE POLTRONE.
I CATTOLICI ITALIANI SONO MATURI E NON POSSONO LASCIARSI FACILMENTE INFLUENZARE DA UNA PREGHIERA POLITICA DEL GENERE.

Anonimo (non verificato) said:

bella lettera, scritta da persone credibili e pure, delle quali il più pulito ha la rogna... Io spero vivamente che la gente si renda conto con che razza di elementi abbiamo a che fare... E' ora di mandarli a casa, ma non tutti, alcuni devono finire in galera...

Anonimo (non verificato) said:

Ma che cavolo dite ?

Giorgio Luigini (non verificato) said:

Non invidio certo la vostra difficile posizione in questo momento e se dite di conoscere "un altro Berlusconi" con cui vale la pena lavorare, non ho ragione di non credervi.

Ma lo scandalo, l'indifendibile, la perdita di credibilità non si possono, purtroppo, cancellare o mettere tra parentesi in attesa del processo. Quello che si è saputo e che non si è potuto smentire è già oltre l'immaginabile e i tentativi di giustificarlo travolgeranno chi, magari in modo generoso ma certamente in modo poco intelligente, pretende di sostenere l'insostenibile.

Caro Formigoni, hai commesso errori simili ai tempi di tangentopoli, legandoti a Sbardella (Sbardella!) un minuto prima del naufragio generale. Non so se ci sarà una terza opportunità di sbagliare.

Il tempo che invocate non c'è più: è finito, in gran parte sprecato. Ora rischiamo di ipotecare anche il futuro, così che l'effetto che ha sul popolo il vostro pensiero è: "questi barattano la speranza con la convenienza".

Un grave danno è avvenuto e non c'è da gioirne. Ma occorre essere conseguenti e responsabili.
Ciò che mi aspetto da voi è che esprimiate rammarico per il lavoro che non si potrà più fare, delusione per il capo che non è stato all'altezza e poi che indichiate ora una via nuova.

Esatau (non verificato) said:

Bene, vedo dai commenti che l'antica domanda di Totò sta finalmente avendo una dignitosa e perciò confortante risposta. Viva l'Italia, il suo popolo e la Libertà.

placido saya (non verificato) said:

Diceva J.K.Galbraith: “La politica non è l’arte del possibile; consiste nello scegliere tra il disastroso e lo sgradevole”. Ecco perché io ho scelto da sempre Berlusconi. Ed altri hanno scelto Bossi. D’Alema, quale presidente del Copasir, ha più volte chiamato Berlusconi a parlare della sua sicurezza. Duole riconoscere che D’Alema, oltre alla consueta malizia, ha qualche buona ragione
Così ho scritto ieri al direttore de Il Giornale.

Caro Sallusti, son tempi duri per chi, come me, é berlusconiano da sempre e nonostante tutto; e credo lo siano anche per quanti come Lei, difendono Berlusconi con onestà, capacità, impegno e passione. Ma il gran bailamme del "caso Ruby" mette in evidenza, oltre all'aggressione dei pm milanesi, anche il grande squilibrio tra la grande efficienza di chi ha effettuato le intercettazioni e l'ingenuo e disinvolto comportamento di tutte le persone in esse coinvolte, Berlusconi compreso. Ricordo ora alcuni episodi che nell'arco di pochi anni hanno visto il successo di alcune aggressioni al premier: é stato colpito con un treppiedi fotografico; seriamente ferito con un pesante souvenir del Duomo di Milano; la sua residenza sarda é stata fotografata fin nei genitali di importanti ospiti che ne usavano la piscina; i bagni della sua residenza romana filmati con cura; registrate sue frasi nell'intimità con una donna; poi (durante una conferenza stampa) é stato insultato violentemente da un giornalista fermato soltanto dal provvidenziale ma incongruo intervento del ministro La Russa. Ora io mi chiedo quanto Berlusconi si sia fin qui premunito contro i tanti che gli voglion male, esigendo l'efficace funzionamento dei servizi di sicurezza di cui dispone ed aiutandoli con un comportamento abbastanza prudente. Tutti noi che vogliamo ci governi perché convinti che, quando vuole, riesce a dominare gli eventi, ci chiediamo perché non esercita questa sua capacità di governo anche nei riguardi della sua stessa sicurezza. In conclusione io trovo deprecabile l'effettuazione e la diffusione delle intercettazioni da parte dalla magistratura (vi riporto il messaggio che ho inviato al Quirinale qualche giorno fa), ma trovo pericolosamente inefficiente un sistema di sicurezza che (dopo gli incresciosi episodi che ho citato sopra e gli altri che ho dimenticato) non s'era accorto di quanto andavano facendo i magistrati. Di questa inefficienza ritengo corresponsabile lo stesso Berlusconi. Vorrei che i vs giornalisti ed i vs lettori si esprimessero su questo grave problema.
Buon lavoro, Placido Saya

17/01/11 messaggio a Napolitano; Oggetto:indagine dei pm di Milano su Silvio Berlusconi
Illustre Presidente, anche Lei, se ben ricordo, ha affermato alcuni mesi addietro che la magistratura, oltre che essere imparziale deve anche cercare di apparire tale. Bene, sono convinto che l'azione dei magistrati verso il premier sia già da tempo condotta con sincronismi sospetti, con indebite fughe di notizie e di intercettazioni verso alcuni giornali, fughe imputabili a palesi inadempimenti dell'organizzazione giudiziaria stessa. Sono convinto che questa azione proceda con totale insensibilità dei pm verso gli effetti interni di impedimento all'azione di governo e verso quelli internazionali sull'immagine dell'Italia. Tutto ciò su fatti già rivelatisi per lo più di consistenza evanescente o assai discutibile e, stavolta (cosiddetto "caso Ruby"), riguardanti addirittura la vita privata di Berlusconi. Tanti, troppi italiani, ritengono come me che non siano affatto imparziali i magistrati responsabili di questa che, se non é una persecuzione cospirante con parti politiche, le rassomiglia in modo preoccupante. A Lei, che in più d'una circostanza ha saputo contribuire ad un decoroso equilibrio delle istituzioni italiane, rivolgo un accorato e rispettoso appello affinché intervenga nei modi che riterrà più opportuni a frenare questi malfunzionamenti, tanto più pericolosi in quanto dovuti ad una frazione o fazione dell'istituzione italiana più autonoma, anzi più intoccabile. Buon lavoro e grazie di cuore per l'attenzione che vorrà riservarmi!

Franco Maloberti (non verificato) said:

Il commento di Cofrancesco non è per me una sorpresa: conferma il mio giudizio sulla persona che, pur col petto ricoperto di medaglie, alcune di cartone, dimostra scarsa capacità di analisi profonda e, per questo, si accoda allo stuolo di quelli che remano contro il bene comune. Evidentemente Cofrancesco ha scritto il commento spinto dalla sua sottostante natura rivoluzionaria, d’impeto, come indicato dagli errori di battitura. Evidentemente Cofrancesco non ha letto appieno la lettera (certo non soddisfacente per un vecchio professore), laddove si invita a non cadere nella trappola. Invece, e spero sia così, nella trappola è miseramente caduto, intrappolato da mindset da salotto buono. Sarebbe bene ricordare quello che scrive Stefan Zweig ne “Il Mondo di Ieri” quando nel capitolo “Il tramonto” racconta del viaggio per partecipare in Russia alla cerimonia per il centenario di Leone Tolstoi: “ … Era una lettera scritta in francese, ma non giuntami per posta, una lettera che qualcuno, fingendo un abbraccio, mi deve aver con destrezza fatto scivolare in tasca. Lo scritto non recava firma ed era pieno di pacata e umana saggezza; non la lettera di un “bianco”, ma tuttavia piena d’amarezza per la sempre crescente limitazione delle libertà degli ultimi anni. “Non creda a tutto quello che le si dice”, mi ammoniva quello sconosciuto. “Non dimentichi, vedendo quello che le è mostrato, che molte cose non vengono mostrate. Ricordi che gli uomini che parlano con lei non dicono per lo più quello che vorrebbero ma solo quello che possono dirle. Noi siamo tutti sorvegliati e lei non lo è da meno. La sua interprete deve riferire ogni parola, il suo telefono è ascoltato, ogni passo controllato.” … Zweig non è caduto nella trappola, Cofrancesco sì.

Andrea (non verificato) said:

continua pure a comprare i giornali che parlano di Ruby, sono mezzi per distrarti dalla realtà di un paese che affonda.