"Balzelli d'Italia"

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Tasse

Questo dossier fa seguito ad altri 7 rapporti che Confesercenti – da sempre attenta   all’impiego del denaro pubblico – ha curato negli anni scorsi, dedicati alla tematica del cattivo utilizzo delle risorse pubbliche. I nostri rapporti sui “100 casi di spreco” hanno avuto un grande e giustificato successo. Lo slogan “basta con gli sprechi” sembra ormai scontato in tutti i dibattiti politici e il successo editoriale di alcune recenti pubblicazioni testimonia il grande interesse a questo tema da parte dell’opinione pubblica. Confesercenti puntualmente ripropone le sue analisi e denunce.

Così è stato dal 1996, cioè da quando Confesercenti promosse la prima ricerca denominata “Cento casi di spreco nella spesa pubblica”, nella quale con semplicità e molta ironia si evidenziavano i perversi meccanismi di crescita esponenziale della spesa a carico dei contribuenti. Quella ricerca, assieme alle altre (relative sia alla spesa pubblica, che a quella sanitaria, che agli sprechi energetici), che nel 1999, 2002, 2005, 2006 e 2008 Confesercenti ha prodotto, ha indotto il legislatore a intervenire su alcuni casi per moralizzare l’uso del pubblico denaro. Si parla oggi di riforma fiscale. Affrontiamo l'argomento dal punto di vista generale. I cittadini constatano quotidianamente le inefficienze delle Pubbliche amministrazioni e, accorgendosi che il prelievo fiscale non si traduce in una maggiore qualità dei servizi ricevuti, finiscono con l’accumulare un astio ed un risentimento sempre crescenti.

Il motivo è che il nostro sistema fiscale è molto lontano da quanto previsto dalla stessa costituzione. L’articolo 23 della Costituzione prevede che non possano essere imposte prestazioni patrimoniali se non in base alla legge e, in via interpretativa, ad atti aventi forza di legge. Ciò implica che il tributo è un’obbligazione nascente dalla legge e non può scaturire da arbitrio. Secondo l’articolo 53 della Costituzione ogni contribuente concorre alla spesa pubblica sulla base della propria capacità di “pagare”, il cui indicatore è dato dal reddito disponibile. Ma se guardiamo ai cento casi della nostra rassegna ci accorgiamo che quasi tutte le gabelle elencate, per comiche che possano sembrare, violano entrambi questi principi: da un lato esulano dalla certezza, dall'altro colpiscono casualmente i cittadini ed intralciano l'attività di impresa. 

Segnaliamo perciò che uno dei presupposti di ogni riforma è eliminare quel bestiario fiscale di cui ogni tanto si parla, ma che caratterizza negativamente il nostro paese rispetto all'Europa. Oggi però si parla anche di federalismo fiscale, senza pensare che il sistema fiscale italiano somiglia ancora ad un coacervo di balzelli di stampo feudale. Nello stesso tempo, il protagonismo di taluni sindaci ripropone assurdi balzelli, come tasse sui gradini, sull'uscita di casa o sulla bandiera, basandosi su imposte multiuso (sconosciute in altri paesi) come l'imposta di concessione, l'imposta di occupazione aree pubbliche, Tarsu e via discorrendo. E che dire delle tasse sulle insegne? Per molti anni si poteva sfuggire solo mettendo l'insegna alla rovescia o spegnendo l'insegna. A questo proposito segnaliamo il serio rischio che i provvedimenti sul federalismo fiscale diano la stura a “stangate” locali, sulla base di una norma (art. 7 dello schema del federalismo municipale) che disinvoltamente concede ai comuni, previo referendum locale, di realizzare nuove tasse o reintrodurne di più antiche (vedi il caso dell'imposta di soggiorno, sui cani o sulle insegne), in sostituzione delle vigenti. 

Siamo contrari al federalismo? No, ma in un'ottica di riforma, meglio sarebbe che i tributi e le compartecipazioni locali siano assegnati ai vari livelli di governo facendo ricorso al principio di correlazione tra prelievo e beneficio connesso alle funzioni esercitate, nel segno della responsabilizzazione finanziaria. Ciò permette infatti di visualizzare i tributi assegnati come se fossero “ricavi”, in analogia alle logiche di fondo aziendali. Ma l’inventiva fiscale non ha limiti, come dimostrano gli esempi passati. Una volta c’erano la tassa sui pianoforti e quella sulle banane. Oggi queste antiche imposte sono state abolite. Ma sotto mentite spoglie operano altri antiquati balzelli, che con un pò di spirito (ma sempre attenendoci ad un criterio oggettivo di basi imponibili reali) abbiamo ritrovato all'interno delle nuove imposte. 

Abbiamo quindi provato a suddividere la rassegna dei 100 casi in alcuni capitoli: dalle paleo-tasse alle imposte “esoteriche”, dalle tasse in maschera, a quelle contenute nelle bollette, ad altri prelievi surreali, come la tassa sull'esposizione della bandiera tricolore o le tasse macabre, che riguardano defunti e cimiteri, fino al balzello sui lumini. Abbiamo poi scoperto altre categorie d'imposta: le tasse sul movimento, quelle aeree (su gru e tralicci), quelle sotterranee (su tubi, fogne e botole), fino alle cosiddette “imposte spietate”, cioè tasse che magari all'insaputa del legislatore colpiscono chi è già in difficoltà (disoccupati, invalidi, studenti fuori sede, famiglie numerose, sfrattati). Ci sono poi le “imposte burocratiche”, cioè prelievi relativi a funzioni pubbliche già finanziate per altra via con la fiscalità generale, che tuttavia vengono imposti a chiunque voglia adire a tali servizi, dalla giustizia al catasto. Per arrivare infine a due capitoli cardine: il fisco “lunare”, cioè un sistema tributario burocratico ed auto-referente lontano dai cittadini e dalla stessa comprensibilità alla luce di una comune intelligenza e senso comune; ed il fisco che perseguita l'impresa, vista come un limone da spremere per ottenere nuovo gettito. 

Cosa dimostra l'esercizio? Che l'Italia delle cento tasse cui si riferiva un famoso saggio di una ventina d'anni fa, sotto l'apparente modernità degli attuali tributi, continua ad esistere. E che la distanza che ci separa dall'Europa è ancora considerevole. In quale altro paese europeo possiamo oggi trovare vecchi arnesi come l'imposta di bollo, quella sulle concessioni governative o la tassa sull'ombra? Non stiamo parlando di bruscolini. L'imposta di bollo dà un gettito di 6 miliardi di euro, analogo il gettito dell'imposta di registro, l'imposta sostitutiva 600 milioni di euro, le concessioni governative 1,3 miliardi, l'imposta sulle assicurazioni quasi 3 miliardi, l'IRAP preleva dall'economia 27 miliardi di euro, l'imposta di pubblicità 300 milioni, TARSU e TARI circa 4 miliardi, l'accisa sui carburanti (e sull'aria) 21,5 miliardi, la tassa sul televisore (ex canone di abbonamento) rende 1,7 miliardi, le varie componenti fiscali sulle bollette altri 2 miliardi, la trascrizione al PRA 1,3 miliardi. 

La sottolineatura di storture e della componente “sadica” dei legislatori, ci consente di evidenziare la necessità di correre ai ripari per riportare dentro gli argini questo fiume in piena, riducendo la pressione fiscale dal 43,5% attuale al 39,5% in 4 anni e semplificando il tutto attraverso una consistente riduzione degli adempimenti fonte di costi, di perdite di tempo e di ansie per gli imprenditori e per i cittadini. 

Le paleo tasse (DATATE NEL TEMPO MA SEMPRE IN VIGORE) 

1. La tassa sui gradini. Un tempo si pagava assieme ai ballatoi dei palazzi. E' tornata di moda vista l'esigenza dei comuni di finanziare il servizio di pulizia delle strade; a doverla pagare tutti i proprietari di case che hanno i gradini d'ingresso sulla pubblica via. 

2. La tassa sull'ombra. Se con la sporgenza della tenda di un locale, il proprietario "invade" il suolo pubblico deve pagare l'imposta per occupazione di suolo pubblico. 

3. La tassa sui ballatoi. Riesumata dal Comune di Agrigento nel 2008, va pagata dai condominii che abbiano ballatoi prospicenti sulla pubblica strada. 

4. L’imposta sulle immagini. Sconosciuta negli altri paesi evoluti, l'imposta di pubblicità riguarda tutti i mezzi pubblicitari affissi per la pubblica via. L’imposta si applica sulla pubblicità esterna ed a quella diretta, vale a dire ogni forma di pubblicità diversa da quella editoriale, radiofonica e televisiva. 

5. La tassa sulle paludi. Nasce nel 1904 da un regio decreto che prevedeva il pagamento di un contributo per la bonifica delle paludi che diventavano terre coltivabili. Quando però negli anni 60 gran parte delle terre furono abbandonate e sulle ex paludi furono costruite città, i proprietari che andavano ad abitare le case cominciarono a ricevere cartelle esattoriali con una strana tassa: il contributo di bonifica, che pagano molti milioni di italiani. Sono sorte da allora molte liti giudiziarie, e due sentenze della Corte di Cassazione (n. 8957/96 e 8960/96) hanno stabilito che la tassa è dovuta soltanto nel caso in cui le opere di bonifica abbiano determinato un effettivo incremento di valore dell'immobile, con un beneficio diretto e specifico, che, in caso di contestazione, deve essere provato dal Consorzio di bonifica. Intanto si continua a pagare. 

6. Tassa sulla raccolta dei funghi. Anche sui permessi di raccolta di funghi scatta la famigerata imposta di bollo. 

7. Imposta su caccia e pesca. Prevede il pagamento di una tassa di Concessione Governativa non solo la licenza di porto di pistola per difesa personale ma anche il porto di fucile uso caccia e la licenza di pesca. Ad oggi, l'importo è pari, rispettivamente, ad Euro 115 e 173,16. Per il rilascio della licenza di caccia, inoltre, va corrisposta anche una tassa regionale, che varia da regione a regione. 

8. Imposta sui cani. Alcuni Enti locali hanno o sono in procinto di istituire nuovamente la tassa sul possesso dei cani introdotta dal Regio decreto n. 1393 del 1918 reso poi obbligatorio definitivamente nel 1931. La tassa consiste nel pagamento di un corrispettivo annuale per il possesso di ogni singolo cane custodito. Gli importi? Variano dai 20 euro ai 50 euro per ogni cane di proprietà a seconda della taglia. 

9. La tassa di passaggio. Il Comune di Milano ed altri hanno introdotto un ecopass a pagamento avente come fine principale la riduzione dell’inquinamento atmosferico. 

10. La tassa sulle suppliche. Sono soggetti ad imposta le istanze, petizioni, ricorsi, e relative memorie diretti agli uffici dell’amministrazione dello Stato tendenti ad ottenere l’emanazione di un provvedimento. 

11. L'imposta sui forestieri. è stata reintrodotta di recente una tassa di soggiorno, differenziata per classificazione alberghiera. Ed ora anche il federalismo fiscale sembra non poterne fare a meno. 

12. Tassa sul bestiame. Il reddito agrario per l'azienda agricola che produce almeno un quarto delle unità foraggiere destinate ad alimentare gli animali allevati è possibile la determinazione di un reddito forfetizzato, se il terreno risulta insufficiente, utilizzando determinati coefficienti approvati del ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con quello delle politiche agricole, che individua le specie di animali rientranti nel sistema forfetario di determinazione del reddito. 

13. La gabella sugli sposi (ius primae gabellae). Introdotta da alcuni enti locali consiste nel pagamento di un corrispettivo a prezzo unico per poter celebrare il matrimonio in Comune. A Roma, ad esempio, costa € 200 sposarsi in Campidoglio nel week-end ed € 150 nei giorni feriali per tutti coloro che non risiedono nella Capitale. Era, addirittura stata prevista una delibera con la quale si prevedeva il pagamento anche per i residenti per il corrispettivo di € 100 (proposta poi ritirata). Da stime fatte, il gettito non è niente male: il Comune di Sorrento ad esempio incassa qualcosa come 6 milioni di euro all’anno. 

14. L'imposta sull'uscita di casa. E' la tassa sui passi carrai che ricorda le imposte medievali ma nasce nel 1997: in legge finanziaria il Governo diminuì i fondi all’Anas consentendogli però al contempo di "rifarsi" sui cittadini. La medesima normativa prevedeva che il secondo anno la tassa potesse essere incrementata del 150% lasciando poi libero arbitrio negli anni successivi. Ed è così che si è giunti addirittura a casi di aumenti dell’8000%. All'Anas si sono aggiunti i comuni e le province, per le rispettive strade. Al fine della paleo-imposta sono considerati passi carrabili i manufatti costituiti da listoni di pietra od altro materiale o da appositi intervalli lasciati nei marciapiedi o, comunque, da una modifica del piano stradale intesa a facilitare l'accesso dei veicoli alla proprietà privata (art.44, e. 4, D.Lgs. n. 507/1993). Per le strade private aperte al pubblico transito l'autorizzazione è concessa dal Comune. La superficie tassabile dei passi carrai si determina moltiplicando la larghezza del passo, misurata sulla fronte dell'edificio o del terreno al quale si dà accesso, per la profondità di un metro lineare "convenzionale". La tassa relativa ai passi carrai può essere definitivamente assolta mediante il versamento, in qualsiasi momento, di una somma pari a venti annualità del tributo. 

15. La tassa sulle cabine telefoniche. E' il canone comunale dovuto sulle cabine telefoniche e sulle cabine elettriche dai relativi gestori. 

Quel tesoro in bolletta (GAS,LUCE: QUELLO CHE NON VIENE SPIEGATO MA SI PAGA) 

16. Un contatore pieno di … tasse. Miracoli del fisco: pensate, un metro cubo di gas naturale ha un costo estrattivo di 2 centesimi; al confine italiano il prezzo sale a 20 centesimi; al consumatore finale costa 65 centesimi. Come si spiega? La tariffa media nazionale riferita al gas, ha la seguente composizione: materia prima (gas) 32%; costo delle infrastrutture 17%, 8 % per la commercializzazione, e 43% per le imposte. Il costo finale del gas per il consumatore in Italia è così superiore del 25% rispetto alla media europea. Ma anche i consumi elettrici sono un ottimo affare per il Fisco: le relative imposte assicurano ogni anno 9 miliardi di euro. Il costo del KW per un utente italiano è circa doppio rispetto alla Francia e addirittura triplo rispetto a paesi come la Svezia. Non basta: c'è anche una imposta mascherata sulla bolletta dell’elettricità, c’è una voce, CIP 6, che serve alla promozione delle fonti rinnovabili ma anche delle cosiddette “assimilate”, cioè fonti non rinnovabili camuffate come la bruciatura dei cascami del petrolio o l’energia derivata da spazzatura. Con questo trucco si stima che negli ultimi 20 anni i produttori di fonti assimilate abbiamo ricevuto contributi per circa 30 miliardi di euro pagati da tutti sulle bollette (costo, almeno 800 euro all'anno a famiglia). 

17. Misteriosa efficienza. Nella bolletta elettrica c’è una misteriosa voce denominata EF-EN, e finalizzata all’uso efficiente dell’energia: gettito 45 milioni di euro all’anno, che vengono versate dai gestori allo Stato. Altro che efficienza energetica! La tassa serve solo a procurare altri quattrini all'Erario! 

18. La tassa sul mercato elettrico. Una delle numerose voci occulte della bolletta serve per compensare i costi cosiddetti “irrecuperabili” dell’ENEL a causa della liberalizzazione del mercato. Come dire, i cittadini devono pagare dei soldi per avere un mercato nel settore elettrico. E il vantaggio del mercato dove sta? “Irrecuperabili” sembrano solo i quattrini versati sulle bollette. 

19. La tassa sulla farina animale. Come fare ad eliminare 380.000 tonnellate di farine animali, pagarle ai produttori e far gravare tutto sui consumatori? Semplice: in Italia per sostenere le energie verdi si emettono i cosiddetti certificati verdi, il cui costo va direttamente sulle bollette elettriche. Così negli ultimi anni sono stati concessi alle aziende certificati verdi per la loro “valorizzazione energetica” ovvero bruciarle. Si è così riconosciuto come energia verde la produzione di energia imputabile alle farine animali. In pratica lo smaltimento (un costo per i produttori) è stato trasformato in ricavo e pagato dai consumatori. 

Le tasse patriottiche 

20. Tassa sul tricolore. Chi espone la bandiera dello Stato italiano rischia di dover pagare la tassa sulla pubblicità. A Desio il titolare di un albergo ha deciso di esporre davanti all'ingresso il vessillo nazionale e la bandiera blu dell’Unione Europea. La concessionaria che si occupa di riscuotere la tassa per conto dell’amministrazione comunale ha richiesto per il tricolore 140 euro di imposta. Per le due bandiere l’importo annuale richiesto è stato di 280 euro. Nonostante la marcia indietro del comune, dopo la diffusione della notizia, il problema interpretativo resta, come la fame di quattrini dei comuni. 

Tasse esoteriche (BALZELLI MISTERIOSI SU FATTI IMMATERIALI) 

21. La tassa sulla memoria. In realtà è la riedizione potenziata del cosiddetto ‘equo compenso’, dovuto alla SIAE, che grava su vari dispositivi che forniscono tecnologie per copiare ad uso privato CD e DVD musicali e cinematografici, coperti dai diritti d’autore. Dapprima basata sui supporti di memorizzazione ed i masterizzatori (gettito 70 milioni di euro), dal 2010 è diventato un prelievo molto rilevante (gettito di ben 300 milioni all'anno) con l'ampliamento della base imponibile a qualsiasi dispositivo di memorizzazione, dai cellulari, agli smartphone, ai computer. Perciò telefonini, computer, hard disk esterni, pen drive e similari sono assoggettati alla nuova tassa, in quanto su di essi potrebbe essere registrato qualcosa coperto da diritto d’autore. 

22. La tassa sulla voce. La tassa sui telefonini cellulari ammonta per i contratti ad uso privato ad Euro 5.16, mentre per i contratti ad uso affari l'importo è di Euro 12,91. Non tutte le voci sono però uguali. Ce ne sono di autorevoli: sono esentate dalla gabella le amministrazioni statali che – recita una circolare interpretativa - "in quanto titolari di ogni diritto o facoltà" (sic!) non necessitano di apposite autorizzazioni. Diverso il discorso per finanzieri ed agenzie fiscali, che sono esentati dal versamento dell'imposta a seguito di espressa previsione normativa (Finanziaria 2007). 

23. Centrali fantasma. In bolletta elettrica i consumatori pagano un fondo per un premio ai Comuni che ospitano centrali nucleari. Paghiamo un euro ogni 5000 kwh. Di certo non ci saranno centrali almeno per i prossimi 10 anni, ma intanto la bolletta continua ad addebitare questo costo. 

24. L'imposta sugli spiriti. L’imposta sugli spiriti è un’accisa che colpisce due categorie di merci: gli spiriti ottenuti da materie amidacee e zuccherine; gli spiriti ottenuti dalla distillazione del vino, delle vinacce, dei cascami della vinificazione e della frutta. I primi sono considerati spiriti di prima categoria sui quali si applicano delle tariffe più alte rispetto ai secondi, detti di spiriti di seconda categoria. 

25. Tassa sull'aria. Tra le molteplici imposte di fabbricazione, c'è quella sul “gas di petrolio liquefatto anche miscelato ad aria” e sul metano “miscelato ad aria”. La miscela serve a rendere più facilmente combustibili petrolio e metano. Ma la tassa aggiuntiva a cosa serve? A tassare l'aria. 

26. La tassa sul divertimento. Vige attualmente una imposta (diritto erariale sui pubblici spettacoli) su tutti gli spettacoli, sia teatrali, che cinematografici. E le feste private in luogo pubblico? Pagano anch’esse. 

Le tasse burocratiche 

27. La tassa sui certificati. sono tassati i certificati, copie ed estratti delle risultanze e degli elaborati catastali ottenuti dalle banche dati informatizzate degli uffici dell’Agenzia del territorio, nonché le attestazioni di conformità. 

28. La tassa catastale. Rivolgersi al catasto costa caro. Le volture catastali per atti di compravendita, donazione, successione sono soggette alla imposta catastale. Sono obbligati al pagamento dell'imposta catastale coloro che richiedono le formalità e i pubblici ufficiali obbligati al pagamento dell'imposta di registro o dell'imposta sulle successioni e donazioni, relativamente agli atti ai quali si riferisce la formalità. Sono inoltre solidalmente tenuti al pagamento delle imposte tutti coloro nel cui interesse è stata richiesta la formalità e, nel caso di iscrizioni e rinnovazioni, anche i debitori contro i quali è stata iscritta o rinnovata l'ipoteca. 

29. La tassa sulla giustizia. Ecco quanto si paga per fare ricorso ai tribunali: euro 33 per i processi di valore fino a euro 1100; euro 77 per i processi di valore superiore ad euro 1100 e fino ad euro 5200 e per i processi di volontaria giurisdizione, nonché per i processi speciali di cui al libro IV, titolo II, capo VI, del codice di procedura civile; euro 187 per i processi di valore superiore ad euro 5200 e fino ad euro 26mila e per i processi contenziosi di valore indeterminabile di competenza esclusiva del giudice di pace; euro 374 per i processi di valore superiore ad euro 26mila e fino ad euro 52mila e per i processi civili ed amministrativi di valore indeterminabile; euro 550 per i processi di valore superiore ad euro 52mila e fino ad euro 260mila; euro 880 per i processi di valore superiore ad euro 260mila e fino ad euro 520mila; euro 1221 per i processi di valore superiore ad euro 520mila. Per i processi esecutivi mobiliari di valore inferiore a 2500 euro il contributo dovuto è pari ad euro 30. Per i processi di opposizione ad atti esecutivi il contributo dovuto è pari ad euro 132. 

30. La tassa sulle autorizzazioni. Si chiama “canone ricognitorio” ed è una tassa che colpisce tutti coloro che sono in possesso di un'autorizzazione o di una concessione, rilasciata dal Comune, per l'occupazione di suolo pubblico, ad esempio le occupazioni dei cantieri edili o degli esercizi commerciali (tavoli e sedie), le infissioni dei pozzi. Si chiama “ricognitorio” perchè rappresenta la somma dovuta come riconoscimento del diritto di proprietà del Comune sul bene oggetto della concessione, ma di fatto è una tassa perché si ripete ogni anno. 

31. La tassa sulle pratiche edilizie. Sono dovuti i cosiddetti diritti di segreteria (una tassa) sul permesso di costruire, accertamento di conformità e D.I.A. relative ad interventi di nuova edificazione, ampliamento, ristrutturazione urbanistica e sostituzione edilizia di fabbricati. Autorizzazione temporanea autorizzazione paesaggistica, idrogeologica, programma aziendale, etc., quando costituiscono autonomo procedimento, e relative proroghe

32. Tassa sulle pubbliche affissioni. Si chiama “diritto sulle pubbliche affissioni” e riguarda le affissioni eseguite dal Comune nel proprio ambito territoriale, negli appositi spazi riservati. 

33. Tasse sulla didattica. Oltre alle tasse universitarie, ci sono la tasse sul pubblico insegnamento e le tasse locali sull'abilitazione all'insegnamento. 

34. La tassa sugli sfratti. Per i processi di esecuzione immobiliare si paga un contributo dovuto è pari ad euro 220. Per gli altri processi esecutivi lo stesso importo è ridotto della metà. Tasse in maschera 

35. Anticipi in bolletta. Le fatturazioni delle bollette avvengono quasi sempre per "consumi presunti" in genere più alti di quelli reali. Si stimano prudenzialmente in una trentina di euro l'eccedenza a bolletta per ognuno dei 40 milioni di utenti, Enel, Italgas ed aziende municipalizzate possono incamerare 1,2 miliardi di euro a bimestre di consumi anticipati a costo zero per le aziende. Il sistema farraginoso delle correzioni mediante call center fantasma rende poi quasi impossibile la correzione delle fatture secondo i consumi reali previsti dal contatore di gas e luce, obbligando i cittadini ad anticipare consistenti somme di denaro, pena il rischio di distacco della fornitura, vero e proprio cash flow a costo zero per le casse delle aziende. 

36. Multe salva bilanci. Secondo una recente indagine, alle amministrazioni comunali le sanzioni comminate in base al Codice della strada fruttano più delle addizionali Irpef. Nel 2008 sono state staccate 12,6 milioni di contravvenzioni, il che equivale a dire 1427 all'ora (ben 24 al minuto). Divieto di sosta, sorpasso vietato e semafori ignorati sono costati, in media, 76 euro a ogni italiano; mentre ogni vigile, sempre mediamente, ha compilato verbali per 43mila euro. Le contravvenzioni risultano una voce irrinunciabile per garantire l'equilibrio economico del Comune. Il meccanismo ormai consolidato si traduce in una maggiore spietatezza delle pattuglie delle forze dell'ordine quando necessario. E infatti, analizzando il flusso degli introiti per le multe nelle casse comunali, si scopre che, almeno per quanto riguarda le amministrazioni più grandi, il maggior numero di contravvenzioni viene comminato nella seconda parte dell'anno (quando l'obiettivo di bilancio da raggiungere diventa più evidente e pressante). 

37. La gabella sul televisore. Il cosiddetto “canone RAI” oggi non è più un canone ma un'imposta sulla detenzione di apparecchi atti od adattabili alla ricezione di radioaudizioni, indipendente dalla reale fruizione o dalla volontà di fruire del servizio. Le entrate dello Stato derivanti da questa imposta sono devolute direttamente alla RAI. Il governo ne ha preannunciato il prossimo trasferimento nella bolletta elettrica, in quanto l'erogazione di energia elettrica presuppone l'uso di un teleschermo. Ma una tassa, richiesta ogni anno, superiore al valore commerciale del televisore che tende a zero, appare scarsamente giustificabile. 

38. La tassa sui giornalisti. C'è una tassa di concessione governativa che colpisce praticanti, praticanti già pubblicisti, direttori responsabili di pubblicazioni tecniche, di professionisti già pubblicisti. Imposte spietate 

39. Tassa sulla disoccupazione. Si tratta della nota tassa per la partecipazione nei concorsi pubblici. Da un decennio si riscontra sempre più spesso nei bandi di concorsi pubblici la c.d. tassa di concorso, che in mancanza di pagamento ed esibizione di avvenuto pagamento, diventa condizione di esclusione dalla procedura concorsuale. 

40. La tassa sui debiti. L'imposta ipotecaria colpisce la trascrizione, iscrizione, rinnovazione e annotazione eseguite nei pubblici registri immobiliari (le conservatorie dei registri immobiliari), a seguito di atti di compravendita, donazione, successione, iscrizioni ipotecarie e costituzione di usufrutto o altri diritti. Sono obbligati al pagamento dell'imposta ipotecaria coloro che richiedono le formalità e i pubblici ufficiali obbligati al pagamento dell'imposta di registro o dell'imposta sulle successioni e donazioni, relativamente agli atti ai quali si riferisce la formalità. Sono inoltre solidalmente tenuti al pagamento delle imposte tutti coloro nel cui interesse è stata richiesta la formalità e, nel caso di iscrizioni e rinnovazioni, anche i debitori contro i quali è stata iscritta o rinnovata l'ipoteca. 

41. La tassa sullo studente. È l'imposta regionale cui lo studente universitario è tenuto per il diritto allo studio universitario. 

42. La tassa sulle cambiali. Tutte le cambiali sono soggette all'imposta di bollo. 

43. La tassa sugli emigranti. Le imposte su chi lavora all'estero (con i Paesi con cui non esiste un trattato per evitare le doppie imposizioni) sono analoghe alla “gabella emigrationis” cioé la tassa corrisposta da un emigrante per il capitale che portava con sé. 

44. La tassa sui tartassati. Sono tassati (con 24 euro per atto) anche i ricorsi, opposizioni e altri atti difensivi presentati per via telematica alle Commissioni tributarie. 

45. La tassa sui disabili. Su ogni volo aereo dell’Unione Europea si applicherà una tassa di 50 centesimi per passeggero con carrozzina a rotelle. Tuttavia il Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio per i diritti delle persone disabili o con ridotta mobilità nei viaggi aerei - EC N. 1107/2006 adottato il 5 luglio 2006 - impedisce alle compagnie di rifiutare un imbarco per motivi di disabilità o ridotta mobilità. 

46. La tassa (occulta) sui carichi familiari. Aumentare il reddito anche di 1 solo euro può costare una perdita per il contribuente fino a 1.254 euro. E’ quanto succede se il reddito del coniuge o del figlio eccede, sia pure di 1 euro, il limite di 2.840,51 € oltre il quale si perde tutta in una volta la detrazione Irpef per carichi di famiglia. Ad esempio, il contribuente con un reddito di 28 mila euro, percepisce uno sconto d’imposta pari a 690 euro per il coniuge e di 564 per 1 figlio, finché sono a carico. Sconti che decadono totalmente se il familiare supera il tetto di reddito fissato dalla legge. 

47. Ghigliottina fiscale. L’aliquota dell’addizionale regionale Irpef, fissata allo 0,9%, può essere aumentata fino all’1,4% da ciascuna regione. Alcune regioni lo hanno fatto utilizzando il sistema della “progressività per classi”: superato un certo reddito, l’aliquota più alta si applica all’intero reddito; con il risultato che il superamento – anche di un solo euro – di un dato livello di reddito, si traduce in un eccezionale aumento dell’imposta. In Puglia, ad esempio, per un reddito di 28 mila euro si paga lo 0,9% di addizionale regionale, ossia 252 euro. Con un reddito di 28001 si è tassati con l’aliquota dell’1,4%, pagando 392 euro. Insomma, a 1 euro in più di reddito, corrispondono 140 euro in più di addizionale regionale, con un aumento pari al 139%! 

48. La tassa sulle imposte. Ma si possono tassare le tasse? In Italia, sì. Un barlume di speranza l'aveva dato con la sentenza n. 238/09 la Corte Costituzionale, circa il diritto al rimborso dell’IVA pagata sulla tassa rifiuti in quanto sia la T.A.R.S.U (tassa di smaltimento rifiuti solidi urbani) sia la T.I.A. (tariffa igiene ambientale): rappresentando una tassa alle stesse non può essere applicata l’I.V.A. (imposta sul valore aggiunto). La sentenza si basa sulla normativa comunitaria (art. 13 paragrafo 1, periodo della Direttiva n. 2006/112/ce Consiglio del 28 novembre 2006 e Sentenza Corte di Giustizia C.E, del 16 settembre 2008 causa C-288/07). Ma nel decreto legge 78/10 convertito nella Legge 122/10 è stata introdotta una disposizione secondo cui la T.I.A. ha una connotazione tariffaria e non tributaria con conseguente pagamento dell’Iva. Secondo stime, sono oltre 16,9 milioni gli italiani interessati alla Tariffa di igiene ambientale, pari al 28,6% dell’intera popolazione. E 1,3 miliardi di euro è l’ammontare dell’Iva fatturata in bolletta. 

Tasse macabre (QUANDO ANCHE LA MORTE NON VIENE RISPARMIATA) 

49. L'imposta sui tumuli. Il Comune di Torre del Greco ha rispolverato una tassa per la manutenzione dei cimiteri. Percossi (è il caso di dire) i parenti dei cari estinti. 

50. La tassa sul morto. Non basta. Se uno muore, va pagata una tassa per il rilascio del certificato di constatazione di decesso rilasciato dall'ufficiale sanitario dell'Asl, 35 euro più un euro di bollettino postale. 

51. La tassa sulla dispersione delle ceneri. Scatta l'imposta di bollo sia sulla domanda di affido personale delle ceneri che sul relativo provvedimento di autorizzazione. Inoltre c'è l'imposta di bollo sia sulla domanda di dispersione delle ceneri che sul relativo provvedimento di autorizzazione. In tutto circa 100 euro. 

52. La tassa sul feretro. Esiste un “diritto fisso” sul decreto di trasporto dei defunti (58 euro più due o tre marche da bollo da 14,62 euro) che chiedono i comuni in cui è avvenuto il decesso. 

53. Manomorta sui lumini. Si tratta del cosiddetto business dell'elettroilluminazione votiva. Il costo effettivo dell'illuminazione di un lumino, trattandosi di una lampadina in bassa tensione, anche considerando la sua sostituzione periodica, è inferiore ad un euro all'anno. Eppure le società che gestiscono il servizio grazie ad appalti spesso ventennali, incassano mediamente 15 euro all'anno (16,58 a Milano, 24,24 euro per la Acea di Roma). Per aggiunta, sulle bollette si deve pagare l'Iva! 

Il fisco “lunare” 

54. Alluvione fiscale. Ogni anno in Italia secondo alcune stime sono emanate oltre 60.000 nuove disposizioni tributarie. Il fisco italiano cambia le regole del gioco più volte nel corso dello stesso esercizio finanziario mettendo in seria difficoltà coloro che vogliono adempiere agli obblighi fiscali. La normativa fiscale in Italia nell'ultimo anno è cresciuta più del doppio rispetto agli altri Paesi europei. I soli adempimenti tributari costano 18,3 miliardi all'anno ai contribuenti titolari di partita Iva (artigiani, liberi professionisti e le pmi). Ogni operatore italiano per esercitare una attività economica ha pagato una "tassa occulta", nel 2009, di 4.945 euro all'anno, contro i 1.320 dei francesi, i 1.290 dei britannici, i 1.210 dei tedeschi, i 1.180 degli spagnoli, i 1.080 degli olandesi ed gli 850 degli svedesi. 

55. La mora ingiusta. Quando rimborsa, il Fisco applica interessi inferiori rispetto a quanto richiede dal contribuente in caso di accertamento o iscrizione a ruolo. Una situazione che può comportare eccezioni di incostituzionalità, poiché il pagamento degli interessi di mora deve avere la stessa misura: si tratta, infatti, di un elemento finanziario che prescinde dall'aspetto sanzionatorio, per il quale il fisco richiede ulteriori e più gravose somme. 

56. Rapace riscossione. Il nuovo sistema della riscossione appare vessatorio e rapace. Infatti il Dl 78/2010, consentendo all'ente impositore di attivare un'azione diretta di aggressione sui beni e sulle cose del debitore (di tutti i debitori, non solo di quelli "a rischio") già dal 31° giorno seguente alla scadenza del termine per la notifica del ricorso, si mostra lontana dalla realtà operativa dove sovente le richieste di sospensiva sono discusse a distanza di tempo dal deposito del ricorso, e perciò obbligherà anche i contribuenti "virtuosi", vale a dire quelli le cui doglianze saranno accolte dai giudici di prime cure (ora circa la metà), ad anticipare le somme in base all'articolo 15 del Dpr 602/73 (50% delle maggiori imposte, contributi, oltre agli interessi), salvo poi cercare di ottenerne il rimborso. 

57. Accertamenti a raffica. Ormai si sviluppano accertamenti a raffica e di adesioni poco convinte e vince la standardizzazione: lo sconto è del 20%, più o meno per tutti, prendere o lasciare. E quasi sempre il contribuente finisce per accettare, pur di evitare le perdite di tempo e di energie necessarie per affrontare un contenzioso che costringerebbe comunque, in un caso su due stando agli ultimi dati diffusi sulle sospensioni cautelari, ad anticipare il 50% degli importi a favore dell'Erario. 

58. Perdite di tempo. Il fisco lumaca non accelera in periferia, anzi. La recente riforma dell'Amministrazione, che ha previsto l'accentramento delle attività di controllo su base provinciale secondo molti sarebbe servita solo a complicare l'attività di chi opera in periferia. Si sprecano le proteste per le perdite di tempo che potrebbero essere agevolmente evitate: se funzionasse il call center, per esempio. Se si riducessero le formalità che dilatano le attese per «deposito di documenti, notifica ricorsi, rispose a questionari ecc.»; anche riscuotere un credito con l'Erario, lamentano alcuni professionisti, può diventare difficoltoso. Per non parlare dei tempi necessari per avere un appuntamento: possono arrivare a sfiorare anche i 30 giorni. 

59. 4 alla burocrazia fiscale. E’ crescente l’insofferenza verso le inefficienze della burocrazia fiscale. L’ultimo rapporto annuale PromoPa sulle piccole imprese e la burocrazia rileva un voto di gradimento (si fa per dire) di “4”. Qualche esempio degli impegni più detestati? Gli adempimenti “black list” (relativi ai rapporti con i cosiddetti paradisi fiscali), che fanno perdere molto tempo. A ruota, tra gli adempimenti più “sgraditi”, seguono gli obblighi sui servizi Intrastat e dulcis in fundo le complicazioni dell’Irap (che si paga anche quando si è... in perdita). 

60. Gioco dell'oca. Il fisco in Italia funziona con l'onere della prova a carico dell'accusato. È cioè l'indagato che deve – a tutti i costi e al contrario di quanto accade negli altri paesi – dimostrare di essere innocente. Equitalia (la società pubblica al 51% della stessa Agenzia delle Entrate) prima incassa, ma poi – dovendo restituire le somme - non paga. Sui giornali si riporta il caso di un imprenditore che ha presentato nove istanze all'Agenzia delle Entrate. “Ogni volta ci dicono che siamo in regola, ma non possono certificare nulla. Quindi, come nel gioco dell'oca, ritorniamo ogni volta alla casella iniziale. Alla fine perdo la pazienza e faccio scendere in campo l'avvocato. Per farla breve ho buttato via un sacco di tempo, ho speso una valanga di quattrini e solo dopo un paio d'anni sono riuscito a portare a casa quello che mi aspettava”. 

61. Condoni malfidati. Molti contribuenti, pur avendo fatto ricorso al condono Iva del 2003 e avendone pagato regolarmente il conto, vedono ora l'agenzia delle Entrate, la Guardia di finanza e talvolta le commissioni tributarie disapplicare la vecchia sanatoria. Il condono non vale più! I motivi? La Corte di giustizia Ue ha stabilito, tempo fa, che il condono Iva è incompatibile con il diritto comunitario (e quindi non produce gli effetti desiderati) e, per di più, nel 2006 sono stati raddoppiati i termini per gli accertamenti, in presenza di comportamenti che configurino potenzialmente violazioni di tipo penale. Quanto basta per indurre molti uffici dell'amministrazione a riaprire vecchi e polverosi faldoni (siamo agli anni di imposta 2001- 2002) a caccia di un po' di gettito aggiuntivo per dare ancor più smalto alle statistiche sulla lotta all'evasione. 

62. Dal “740 lunare” all’”Unico stratosferico”. Era la primavera 1993 quando l’allora Presidente della Repubblica definì “lunare” il modello di Istruzioni per la dichiarazione Irpef che nella sua versione “base”, contava 31 pagine, 45.178 parole e 217.743 caratteri. La situazione è oggi cambiata? Sì, ma in peggio: le pagine sono diventate 126, le parole 149.369, e i caratteri 772.062. 

Tasse sul movimento 

63. La tassa per guidare. Anche il rilascio di patenti per l'autorizzazione alla guida dei veicoli è soggetta a tassa. 

64. La passport tax. Al passaporto si deve applicare una marca da bollo, che è una tassa italiana e non serve se si viaggia verso un paese dell'area Schengen: può quindi esser controllata solo in Italia e se si parte verso un paese al di fuori dell'area Schengen. Insomma il bollo è una tassa e il non pagamento non può precludere l'espatrio ma dare luogo a una multa di un'ottantina di euro. 

65. Rotaie da asporto. Con la risoluzione 30 marzo 1998, n.22/Edel Ministero delle Finanze è stato chiarito che, ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, gli acquisti di rotaie e di traversine di cemento, pur incorporandosi nella costruzione, appaiono dotate di una propria individualità funzionale e vanno comunque tassate con l'IVA in quanto teoricamente asportabili. 

66. La tassa sugli sbarchi. Esiste un’addizionale di 6 euro per passeggero imbarcato, da versare all'entrata del bilancio dello Stato, per la successiva riassegnazione, per la quota eccedente 30 milioni di euro (destinati ad un fondo delle Ministero Infrastrutture) ad un apposito fondo presso il Ministero dell'interno. Il 40% di tale fondo è destinato ai comuni, in proporzione diretta al numero dei passeggeri che risultano partiti dai singoli aeroporti, secondo i dati comunicati ufficialmente dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. La metà del gettito però affluisce al “Fondo speciale per il sostegno del reddito e dell'occupazione e della riconversione e riqualificazione del personale del settore del trasporto aereo”. 

67. Auto in acquisto. Su ogni acquisto di automobile incombe una grandinata di tasse. A pesare sulle nuove immatricolazioni è soprattutto l'imposta provinciale di trascrizione, che si aggira in media intorno ai 200 euro. All'imposta provinciale si aggiunge una lista infinita di altre tasse: l'imposta di bollo sulle formalità Pra, il costo della targa, i diritti del Dipartimento dei Trasporti terrestri, l'imposta di bollo sulle formalità del Dipartimento e i costi di esazione postale per le somme del Dipartimento. In una città come Milano, per un'auto di media cilindrata, si arriva così a circa 297 euro, di cui 196 per l'imposta provinciale. Niente a che vedere con gli appena 26,3 euro totali che fa pesare sulle immatricolazioni il fisco tedesco o i 71 euro del Regno Unito e il 151 dell'Austria. Le tasse sull'acquisto di un'auto nuova sono molto inferiori anche in Portogallo (86 euro per una vettura di media cilindrata) o in Spagna (69 euro). Anche nel caso di un passaggio di proprietà la situazione non migliora affatto. Nel caso di Milano l'imposta provinciale di trascrizione arriva addirittura a 246 euro, cui si aggiungono 20,92 euro di emolumenti Pra, 12,40 euro di diritti del Dipartimento dei Trasporti e 58,48 euro di imposta di bollo per l'autentica dell'atto di vendita. Il totale è così di 337,80 euro. 

68. Tasse sui voli aerei. Sono pari a 18.71 euro a passeggero così ripartite: controllo bagagli, 1.49 euro; iva su tasse, 1.11 euro; tassa comunale, 4.50 euro; tassa d'imbarco, 3.34 euro; tassa per i servizi al passeggero, 0.46 euro; tassa di sicurezza, 1.81 euro; crisis surcharge (carburante), 6.00 euro. 

69. Tasse sulla targa. Incredibili gli oneri che gravano su una targa automobilistica: Emolumenti ACI 20,92 euro; Imposta di bollo per iscrizione al PRA; 29,24 euro Diritti MCTC 9.00 euro; Imposta di bollo per immatricolazione 29,24 euro; Costo targa: Il costo della targa nuova è stabilito dal Dipartimento dei Trasporti Terrestri. 

70. Tre tasse in una. Si tratta dell’imposta relativa ai premi assicurativi incassati dalle imprese del settore e di due contributi introdotti, con fini specifici, dovuti anch’essi dalle società assicurative. In particolare, di questi ultimi, uno è destinato a ripagare le spese sostenute dal Servizio sanitario nazionale, dalle Regioni e da altri enti in seguito a incidenti con auto o natanti (articolo 334 del Dlgs 209/2005), l’altro è diretto al Fondo per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura, ed è calcolato sugli importi relativi alle polizze stipulate per incendi, responsabilità civile diversi, auto rischi diversi e furto (articolo 18, comma 1, legge n. 44/1999). 

71. La gabella sull'auto. Gli automobilisti italiani sono tartassati da tasse e balzelli vari sui carburanti. Due terzi della cifra pagata per ogni rifornimento completo è in tasse: ogni € 10,00 di benzina pagate al distributore circa € 7,00 derivano da tasse, tra accise ed Iva. Ogni centesimo di aumento sul carburante comporta un maggiore introito di circa 20 milioni di euro al mese per le casse dello Stato. Insomma senza le tasse gli automobilisti italiani pagherebbero meno 50% circa sul Gpl auto, meno 65% sul Gasolio e meno 70% sulle Benzine. 

72. Benzina d'Abissinia. Dal 1935 al prelievo sulla benzina vengono annesse imposizioni fiscali per far fronte ad un impegno militare o ad un disastro civile. Troviamo la prima accisa sulla benzina di 1,90 lire nel 1935 per finanziare la guerra di Abissinia, quella di 14 lire per la crisi di Suez nel 1956, quella di 10 lire per il disastro del Vajont nel 1963, 10 lire per far fronte all'alluvione di Firenze nel 1966, le 10 lire per il terremoto nel Belice nel 1968, 99 lire per il terremoto del Friuli nel 1976, 75 lire per il terremoto in Irpinia nel 1980, 205 lire per la missione in Libano (1983), 22 lire per la missione in Bosnia nel 1996. La penultima accisa la ritroviamo nel 2003 per trovare i fondi necessari al rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri, circa 0,02 euro di accise addizionale sui carburanti. L'ultima accisa, decisa nel febbraio 2005, per finanziare il rinnovo degli autobus inquinanti nel trasporto pubblico. Ancora oggi nel fare benzina ben 0,25 euro sono pagate per questi motivi. 

73. Regione che vai, tassa che trovi. Non basta, esiste anche l'IRAB, cioé la tassa regionale (facoltativa) sulla benzina, attualmente in vigore in Molise, Liguria, Piemonte, Campania e Marche. In più, ogni regione tassa la proprietà dell'auto, con importi anche molto salati, in base alla potenza ed ai (presunti) tassi di inquinamento. 

74. La tassa sui camionisti. Licenze, concessioni ed autorizzazioni per l'autotrasporto merci pagano le relative tasse di concessione. 

Le tasse fantasma 

75. Balzelli bancari. C'è l'imposta di bollo sull'estratto conto: è in pratica una tassa di possesso del conto. Si pagano attualmente euro 34,20 all‘anno (dal 1.febbraio 2005), importo che può anche essere suddiviso in quote trimestrali (8,55 euro a trimestre). Un'altra imposta di bollo si paga anche sul possesso del "conto titoli" collegato. 

76. La tassa sulle... ricevute. Anche in questo caso, una tassa relativa ad adempimenti fiscali: euro 1,81 per le ricevute di ammontare non superiore a euro 129,11; euro 2,58 per le ricevute di ammontare fino a euro 258,23; euro 4,65 per le ricevute di ammontare fino a euro 516,46; euro 6,80 per le ricevute di ammontare superiore a euro 516,46. 

77. Fiscal drag. In un'imposta progressiva, come l'Irpef, l'imposta media aumenta all'aumentare del reddito monetario (fiscal drag). Quando si ha inflazione, un aumento del reddito monetario non comporta un pari aumento del reddito reale (e cioè della capacità di quel reddito di tradursi in acquisti di beni e servizi). Ma il sistema tributario non tiene conto di ciò, e tassa l'individuo di più (perché ha un reddito più alto) considerandolo più ricco. L'aumento di tassazione indotto dall'inflazione si chiama fiscal drag e discende da due fattori: 1) una quota sempre più ampia del reddito è assoggettata ad aliquote (marginali) più elevate; 2) il valore delle detrazioni e deduzioni di imposta per tipologie di redditi, per carichi familiari, eccetera, non è indicizzato all'aumentare dei prezzi e quindi diminuisce, in termini di potere d'acquisto. 

Le tasse sotterranee 

78. L'imposta sui tubi (o del tubo). Imposta ambientale introdotta nel 2006. La tassa ha un precedente poco illustre nella "tassa sul tubo", introdotta nel 2002 dalla Regione Sicilia sotto le mentite spoglie di un tributo ambientale, ma che si qualificava in realtà come un'imposta in somma fissa di tipo patrimoniale (tubatico), avendo come base imponibile il volume delle condotte della rete di trasmissione nazionale e regionale del gas naturale situate in Sicilia. Oggi l'imposta sui tubi e sulle condotte è racchiusa nella imposta occupazione suolo pubblico. Colpisce anche condutture sotterranee per la distribuzione di acqua potabile, gas, energia elettrica, linee telefoniche sotterranee, camerette di ispezione, intercapedini, manufatti e simili, contenitori sotterranei di cavi, condutture e linee elettriche e telefoniche. 

79. La tassa sulle botole. Si chiama “canone non ricognitorio” (per distinguerlo da quello ricognitorio (sic!) ed è un'imposta patrimoniale dei comuni che colpisce pozzetti, botole, tombini, griglie e qualsiasi altro manufatto posto sul suolo pubblico. Il rischio per gli esattori è di precipitare nel manufatto durante un'ispezione. 

80. L'imposta sulle discariche. E' una cosiddetta “ecotassa”, un tributo speciale per i conferimenti in discarica, istituito per finalità prevalentemente ecologiche quali quelle di favorire la minore produzione di rifiuti ed il recupero degli stessi, di materia prima e d’energia. Si applica a tutti i rifiuti solidi e ai fanghi così detti palabili, conferiti in discarica e agli inceneritori senza recupero d’energia. 

81. La tassa sulle fogne (anche se mancano). Una sentenza della Corte Costituzionale (335/ 8 ottobre 2008) ha stabilito l'illiceità a pretendere il pagamento di un servizio non erogato, nel caso specifico su “fognature e depurazione”. Un balzello “illegittimo” cospicuo: si stima 350 milioni di euro annui relativi al 25% di famiglie e imprese italiane. La sentenza ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale” delle normative (art. 14, comma 1, legge 5 gennaio 1994, n.36 - disposizioni in materia di norme idriche, legge Galli - e dell’art. 155, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) “nelle parti in cui si prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”. Niente paura, con un decreto-legge del 2009 si è stabilito che le società idriche possono inserire nella bolletta le note di pagamento relative a “fognature e depurazione”, anche se queste sono in fase “progettuale” (sic!). 

Le tasse aeree 

82. Imposta sulle gru. Si tratta dell'imposta comunale sulla pubblicità al marchio, apposto sulle gru mobili e sulle gru a torre adoperate nei cantieri edili. Tale marchio garantisce il diritto di distinguere il prodotto (art. 2569 del codice civile). In nessun altro paese si colpisce il marchio con una tassa: benché escluso dall'imposta (art. 5 del dlgs n. 507 del 1993), in numerosi comuni si è deciso di tassarlo. 

83. L'imposta sui lampioni. La Tosap si applica a tutti i sostegni di lampade per l’illuminazione stradale o di linee elettriche, telefoniche o telegrafiche in legno o metallo. 

84. La tassa sugli ascensori e montacarichi. La licenza per l'impianto degli ascensori e dei montacarichi e la licenza di esercizio sono soggette alle tasse di concessione governativa. 

85. L'imposta sui tralicci. Colpisce i tralicci da elettrodotto ed è un canone concessorio dovuto al comune, che si aggiunge alla TOSAP. 

86. Tassa sugli aerei. E' l'imposta regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili (IRESA) che rappresenta un tributo che ha come obiettivo la riduzione dell'inquinamento acustico nelle aree adiacenti gli aeroporti. Il gettito di questa imposta è infatti destinato al completamento dei sistemi di monitoraggio e disinquinamento acustico e all'eventuale indennizzo delle popolazioni residenti nelle zone dell'intorno aeroportuale. L'imposta è dovuta alla regione o provincia autonoma per ogni decollo ed atterraggio degli aeromobili civili negli aeroporti civili. 

L'impresa da spremere 

87. Fisco zavorra. In Europa il nostro paese continua a essere quello con il carico fiscale complessivo più alto per le aziende: 68,6% dei profitti, rispetto a una media europea del 41,2%. Un recente studio condotto da Banca mondiale insieme a Price Waterhouse Coopers calcola il peso del prelievo fiscale sulle imprese, a causa soprattutto delle tasse sul lavoro e dei contributi sociali pagati dai datori di lavoro. Sui 183 paesi presi in considerazione dallo studio, l'Italia risulta al 167 posto quanto al peso del prelievo fiscale sulle imprese, a causa, soprattutto, delle tasse sul lavoro e dei contributi sociali pagati dai datori di lavoro, che coprono il 64% del totale. Del resto, anche i dati comparativi europei analizzati dagli esperti del ministero delle Finanze confermano che l'Italia, con la sua aliquota implicita sul lavoro attestata al 42,8% è al livello più elevato in Europa, essenzialmente per via dell'alto livello di contributi a carico del datore di lavoro, e per via della quota di Irap che viene attribuita alla componente lavoro secondo la metodologia continentale. Anche la Banca d'Italia si ricorda che il cuneo fiscale sul lavoro italiano è di circa 5 punti superiore al livello medio europeo, mentre il prelievo sui redditi da lavoro più bassi e quello sulle imprese, includendo l'Irap, risultano più elevati della media Ue di 6 punti. 

88. Il doppio balzello sull'uso della TV. Oltre alla tassa di possesso, gli albergatori ed i gestori di esercizi pubblici sono soggetti al pagamento della tassa di concessione governativa per radio e per TV. 

89. Energia alle stelle. Le imprese italiane sono costrette a pagare bollette decisamente più alte rispetto alle altre aziende europee e ciò si traduce in una pesante zavorra per chi vuol competere all’estero. Buona parte del fardello non è però determinato dalle difficoltà di produzione, ma dalle tasse. Basta vedere quanto i balzelli sull’energia elettrica pesino sui conti di un’azienda. Considerando infatti sia il maggior costo dell’energia che il maggior peso fiscale, le aziende italiane, rispetto alla media delle concorrenti europee, pagano in media 2,95 euro in più ogni 100 kilowattora. Il divario con la Ue equivale a 6,5 miliardi di euro, mezzo punto di Pil in più versato dalle aziende sotto forma di tasse sull'energia. 

90. L'addizionale “federalista” sul lavoro autonomo. Il nuovo federalismo fiscale prevede in caso di disavanzo di bilancio l'adozione di una addizionale regionale all'Irpef che al di sotto di un determinato reddito pagano soltanto gli autonomi. Nel caso di adozione di questa addizionale, sono eliminate tutte le agevolazioni IRAP. Insomma, un balzello mirato contro i lavoratori autonomi e le piccole imprese. 

91. La tassa sul frigorifero. E' soggetta a tassa sulle concessioni governative l'autorizzazione a detenere … macchine frigorifere. 

92. La tassa speciale sui disavanzi sanitari. La c.d. tassa sulla salute (in termini tecnici Contributo Servizio Sanitario Nazionale), entrata in vigore con la Legge 14 Novembre 1992, n. 438, è stata sostituita con l'introduzione dell'IRAP (che pagano solo le imprese), i cui introiti servono a finanziare la spesa sanitaria delle Regioni. Insomma una tassa sulla salute camuffata, che solo le imprese pagano per tutti. 

93. La tassa sulle insegne dei negozi. Questa tassa si paga da alcuni anni solo se l'insegna supera i 5 metri di superficie (art. 2/bis, comma 5, della legge n. 75/2002). Ma secondo lo schema di decreto sul federalismo potrebbe essere tassata anche l'insegna sotto tale dimensione, con l'IMU “secondaria”, l'imposta municipale facoltativa che i comuni potranno adottare dal 2014. Si tornerebbe quindi alla situazione precedente al 2002. 

94. La tassa anfibia sui contratti. L'imposta di registro è detta la tassa anfibia, perché si presenta come tributo avente una duplice natura, anche se alternativa, di “tassa” quando è correlata ad una erogazione di servizio da parte della pubblica amministrazione, e di imposta quando è determinata in proporzione al valore economico dell'atto o del negozio. Presupposto dell'Imposta è la richiesta della registrazione dell'atto o del contratto o operazione societaria. Per una piccola azienda si stima in circa 10-15mila euro il costo di ogni contratto. I contratti quasi sempre devono essere registrati, non basta scaricare i moduli da internet per poi compilarli. Inoltre alla spesa si aggiunge quella del notaio. 

95. Le tasse sui registri e libri sociali. E' una tassa sugli stessi adempimenti fiscali! La tassa di concessione governativa è dovuta annualmente in misura forfetaria a prescindere dal numero di registri tenuti e dalle relative pagine, per la bollatura e la numerazione dei medesimi registri, da tutte le società di capitali, anche se in liquidazione, comprese quelle consortili (sono escluse le società cooperative e le società di mutua assicurazione). Per le società di capitali (le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata) le società consortili a responsabilità limitata e le aziende speciali e i consorzi fra enti territoriali, a prescindere dal numero di libri e dei registri tenuti e dal numero delle loro pagine, la tassa per la tenuta di tutti i registri deve essere versata in maniera forfetaria. Non basta: c'è anche la tassa annuale di concessione governativa per la vidimazione dei libri sociali da parte delle società di capitale. L’importo da versare è 309,87 euro se, alla data del 1° gennaio dell’anno di riferimento, l’ammontare del capitale sociale o del fondo di dotazione non è superiore a 516.456,90 euro; se l’importo del capitale sociale o del fondo di dotazione è superiore a tale limite la tassa sarà di 516,46 euro. La tassa annuale di concessione governativa ha sostituito tutte le tasse che in passato erano dovute per la bollatura e vidimazione dei libri sociali ed è deducibile ai fini IRES ed IRAP. Non sono tenute al versamento le società di capitale dichiarate fallite e le società cooperative; queste ultime pagano la tassa di concessione governativa pari ad euro 67,00 per ogni bollatura di libro sociale (per ogni 500 pagine o frazioni). 

96. L'imposta sui tabulati. Con riferimento alla bollatura dei libri contabili, è prevista una marca da bollo da 14,62 euro ogni 100 pagine o frazione di 100 pagine (per pagina si intende una facciata, qualunque sia il numero di linee, e per quelli formati mediante l'impiego di tabulati meccanografici, ogni facciata utilizzabile). 

97. La tassa sulle invenzioni. In Italia, Archimede Pitagorico non avrebbe vita facile. Ogni brevetto per invenzione industriale è soggetto alle seguenti tasse: 1) tassa di domanda; 2) tassa annuale per il mantenimento in vigore del brevetto; 3) tassa per la pubblicazione a stampa della descrizione e dei disegni. 

98. Novennale sui tabacchi. La tassa novennale (detta anche una tantum) è una tassa obbligatoria d'accesso, e periodica, che viene imposta dal Monopolio agli esercenti di rivendita di tabacchi e per il gioco del lotto. Questa imposta ammonta per l'accesso (subentro) al 50% degli aggi dell'anno precedente, viene poi ripetuta ogni nove anni (da qui il nome) con un importo però del 10% dell'aggio dell'anno precedente anzichè del 50%. insomma, se la tabaccheria nell'ultimo anno ha avuto un utile lordo di tabacco e lotto di 100.000€ dovrà pagare allo stato (monopolio ) chi acquista, una tassa di 50.000€ 

99. Musica nel Bar? Doppia tassa. Il bar o il ristorante che voglia diffondere musica deve corrispondere i diritti non solo alla Siae ma anche a SCF (Consorzio fonografici che rappresenta l'industria discografica), poiché si tratta di una forma di pubblica diffusione di registrazioni musicali. Quest'ultima è una tariffa che può andare da € 120 a 660 l'anno per bar e ristoranti e da € 120 a 500 per i negozi. 

100. Le “Concessioni” regionali. Oltre a quella dovuta allo Stato (concessioni governative) esiste anche una assurda “tassa sulle concessioni regionali” (in materia di igiene e sanità, turismo e industria alberghiera, fiere e mercati, etc). 

(tratto dal sito Confesercenti.it)

CommentiCommenti 3

Anonimo (non verificato) said:

se togliano tutte le tasse comunali, lo stipendio alla minetti e alle altre befanazze inutili chi lo paga? Voi? Non potete fare la corda e l'impiccato contemporaneamente.