Sauditi contro iraniani

Versione stampabile
saudi

Ciò che sta accadendo in queste ore nel piccolo arcipelago del Bahrain dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che oggi non si combatte uno "scontro di civiltà" tra islam e occidente bensì un conflitto interno al mondo arabo e musulmano, una "guerra mondiale islamica". L'attenzione delle cancellerie internazionali e dei media globali si è concentrata sulla controffensiva scatenata in Libia da Khamis, il figlio del Colonnello Gheddafi che sta riconquistando la ribelle Cirenaica. La Libia è senz'altro un microcosmo della guerra mondiale islamica, su diversi piani, sociale, religioso, etnico, tribale, e su quello delle alleanze strette (o meno) con le potenze occidentali. Ma non è soltanto della Libia che dovremmo preoccuparci. Il vero fronte delle guerre nell'islam è il Baharain.

L'arcipelago è una monarchia che ospita la base della Quinta Flotta americana ed è un importante hub petrolifero. Anche a Manama, come nelle altre capitali del mondo arabo, è scoppiata una rivolta che nasce dal desiderio dei giovani, dei lavoratori e delle donne, di avere maggiore libertà. Solo che il Bahrain è al centro della contesa fra le due grandi potenze del mondo islamico, l'Arabia Saudita e l'Iran, che influenzano e quindi determinano le proteste di questi giorni. La piazza di Manama è in maggioranza sciita e riscuote il tacito appoggio della teocrazia iraniana. La monarchia al potere, invece, è un'elite sunnita protetta apertamente da Casa Saud. Due giorni fa i sauditi hanno fatto entrare in Bahrain una lunga colonna di automezzi militari con il compito di garantire l'ordine nel Paese. L'invasione ha scatenato le ire dei manifestanti e ci sono stati due morti negli scontri, che si aggiungono alle altre vittime della repressione di stato registrate in precedenza.

Ieri il governo iraniano ha richiamato l'ambasciatore svizzero e quello saudita per avere chiarimenti. Le feluche svizzere svolgono attività diplomatica a Teheran per conto degli americani ed è evidente che l'Iran ritiene gli Stati Uniti il deus ex machina dell'operazione saudita. Nonostante gli inchini di Obama, ultimamente i rapporti fra Washington e Ryad si erano un po' affievoliti: ai monarchi del Golfo non è piaciuta la fine che gli americani hanno fatto fare all'alleato Mubarak, la Casa Bianca non ha gradito che i Saud abbiano offerto asilo ai despoti del nordafrica. L'invasione del Baharain però rinsalda la vecchia alleanza, di fronte a un Iran che a sua volta cerca di completare l'accerchiamento di Israele e ha fatto di tutto per alimentare le rivolte nel Golfo. Teheran vuole diventare lo stato-guida dell'Islam: il fatto di aver stroncato nel sangue e nella paura la propria rivoluzione interna, la "green revolution", ora gli permette di esaltare e di sfruttare quelle scoppiate in casa d'altri.

Il blitz saudita cambia le carte in tavola. Gli iraniani non si aspettavano una prova di forza del loro vicino e da questo momento per Teheran sarà più difficile portare avanti la sua campagna di propaganda e le operazioni coperte utili a destabilizzare le petrocrazie del Golfo, strumentalizzando la battaglia per la libertà per acquistare un maggiore peso geopolitico. La militarizzazione saudita del Baharain mette Teheran davanti a una scelta: provocare una escalation continuando a fare pressioni sui partiti e i partitini sciiti che sono alla opposizione a Manama? Gli abitanti dell'arcipelago potrebbero non essere motivati quanto gli egiziani; la rivolta sarebbe un flop, com'è avvenuto in Libia. Pensare ad una operazione navale in grande stile per spaventare i Saud? Nel Golfo ci sono anche gli americani, che quanto a mezzi e truppe probabilmente avrebbero la meglio. Un'azione diversiva contro Israele? L'eccidio di Itamar, in West Bank, in teoria va in questa direzione anche se stabilire un legame diretto fra mandanti iraniani ed esecutori palestinesi sembra azzardato.

Teheran non può permettersi di pestare troppo i piedi agli americani. Il sogno dei mullah è che gli Usa lascino l'Iraq e che Baghdad finisca finalmente nell'orbita iraniana. Ma con i chiari di luna del mondo arabo, Obama potrebbe rallentare ulteriormente la ritirata dall'Iraq, complicando ulteriormente la vita ad Ahmadinejad. Durante i suoi due mandati il presidente iraniano ha sempre usato l'arma di una politica estera muscolare per mascherare la grave crisi economica e sociale del Paese. Ora, con la fronda conservatrice interna che si è messa di traverso, l'Onda verde sempre pronta a rispuntare nelle piazze, e le truppe saudite dispiegate nel Golfo, Ahmadinejad ha ben poco da stare allegro.   

Come ha fatto giustamente notare Max Boot sulla National Review, il presidente Obama aveva chiesto ai regnanti del Bahrain di dialogare pacificamente con i manifestanti, ma la casa regnante locale si è sentita legittimata dal pugno di ferro saudita nel sudest della penisola arabica, per mandare al diavolo il dialogo pacifico con gli oppositori. Gli Stati Uniti e l'Europa si sono mostrati forti con i deboli (Mubarak e Ben Alì) e deboli con i forti (Gheddafi), legittimando l'operazione repressiva dell'Arabia Saudita, il più retrivo e feudale degli stati islamici sunniti. Così, ancora una volta, abbiamo dovuto scegliere il male minore. Sostenere un vecchio re e i suoi successori pur di contenere l'avanzata degli iraniani nel Golfo. In guerra bisogna pur scegliere da che parte stare. Il problema della guerra mondiale islamica è che non sarai mai dalla parte giusta. I sauditi avrebbero dovuto armare l'insurrezione di Bengasi ma hanno preferito usare il loro esercito per riportare l'ordine nel cortile di casa. 

 

CommentiCommenti 7

WesternAlliance (non verificato) said:

Mi sembra che possa considerarsi ipotesi credibile che lo scontro del fondamentalismo-integralismo contro l'Occidente, comporti necessariamente uno scontro "interno" all'Islam stesso.
Ciò è fisiologico e coinvolge appunto tutte quelle realtà islamiche ritenute o troppo "moderate" o troppo "alleate" dell'Occidente; ed il Corano è ben chiaro nei contenuti, per condannare alleanze con miscredenti, cristiani, ebrei, pagani o politeisti che siano ed anche di suggerire che costoro che con i miscredenti si alleano e pertanto, non portando avanti la battaglia, il Jhad come testimoniato dal "Profeta" e come rivelato comando di Allah.

Quella recrudescenza dell'espansionismo, della conquista dell'Islam fondamentalista-integralista, si proietterà allora sulle realtà islamiche non adeguate al Jhad, sia in modo coerente con i contenuti di riferimento del fondamentalismo-integralismo che ha dichiarato una guerra mondiale a tutto ciò che non è se stesso, Occidente o cultura anche islamica "amica" dell'Occidente, sia perché è "strategicamente" necessario per combattere l'Occidente: quelle realtà islamiche troppo alleate di Occidente, sono infatti realtà che forniscono risorse energetiche (petrolio/gas) ma anche tatticamente, argine contro il terrorismo per esempio o addirittura anche logisticamente, piattaforme scomode, perchè troppo vicine e di appoggio contro realtà di islam fobndamentalista (sono insomma disponibili e pertanto minaccia perchè sono disponibili le loro piste per far atterrare e decollare aerei, permettere organizzazione di retrovia di forze militari, mezzi ecc.).

Pertanto direi che non solo non ci sono elementi a suggerire che non trattasi di "scontro di civiltà" dovendo interpretare i fatti più recenti decodificandoli con altra chiave di lettura, ma anzi, direi che troviamo nei fatti recenti, allarmanti e significativi elementi di conferma: si tratta proprio di scontro di civiltà ed è più serio, grave e capace strategicamente, di quanto siamo preparati a fronteggiare.

A partire dal fatto che evitiamo per rassicurarci in ogni modo e sollevarci di responsabilità scomode da assumere, di dire che questo problema c'è ed è gravissimo, in stato avanzato.
E non c'è modo di risolvere alcuna patologia se si manca il primo passo necessario ad ogni "paziente" per proporsi di fronteggiarla: riconoscerla e nel riconoscerla, doversi proporre una terapia di contrasto, sottoporsi a cure.
Ecco: è come un alcolizzato, un diabetico che se non compie il passaggio necessario che altrimenti preclude ogni possibilità di successo. Deve riconoscere la sua condizione patologica di alcolizzato, diabetico, anche se è scomodo e richiede poi delle scelte responsabili di conseguenza che farebbe piacere risparmiarsi.

Ecco perché dopo tanti anni, decenni, ancora insistiamo a negare uno "scontro di culture" e l'attacco dell'Islam all'Occidente anche quando è dichiarato ufficialmente con disprezzo ed odio esplicitamente (figuriamoci quando viene dissimulato, allora ed il Corano prevede anche questa possibilità per la causa di combattere i miscredenti ovunque si trovino, per la Gloria di Allah).

Carbonaro (non verificato) said:

Le analisi che si possono fare non sono quelle sugli eventi, che spesso sfuggono ai più, ovvero di cui nessuno o quasi può avere conoscenza diretta; si possono invece fare le analisi delle analisi e degli analisti. E si scopre facilmente quali sono le loro opzioni politiche attraverso le cui lenti non solo leggono gli eventi, ma pretenderebbero che noi li leggessimo insieme con loro e ne venissimo influenzati.In fondo, anche questa una guerra, per fortuna non cruenta, ma non meno velenosa ed insidiosa. Uno dei più triti luoghi comuni messi in giro dalla propaganda è sto fondamentalismo, che in realtà significa poco o nulla. È un tentativo di metterci dietro ad una bandiera che non porta a nulla di buono... E finiamo all’Iran, tirando fuori il quale si passa sottogamba l’infinita ipocrisia che si gioca sotto i nostri occhi. Fino a ieri si pretendeva un intervento umanitario per proteggere il popolo libico dal suo tiranno... A nemmeno 24 ore si sta dalla parte del tiranno saudita che sta massacrando il piccolo popolo del Bahrein... ma c’è dietro l’Iran... e dunque! Ma che schifo!

Roberto Santoro said:

a quanto pare sai da che parte stare

AA (non verificato) said:

Santoro, dispiace ma Carbonaro ha ragione. Questa buffonata dell'integralismo e lo spauracchio del fondamentalismo sotto casa è perlopiù una strumentalizzazione degli occidentali per tenere la gente impaurita e alimentare così il mega business della sicurezza, dell'industria bellica, delle lobby militari. I terroristi stanno all'Islam come e quanto i preti pedofili stanno a Gesù Cristo, nè più nè meno. Ora se educo mio figlio dicendogli che tutti i cristiani sono pedofili e che Cristo doveva essere un pedofilo travestito da santo, mio figlio crescerà nel terrore e diffiderà anche solo dal passare davanti ad una chiesa... Così, dopo l'attentato farsa (False flag attack) delle torri gemelle si è creata una scusa per impaurire il mondo, ma Al Qaeda è un fantasma, Bin Laden è stato creato, armato ed istruito dagli Usa, e persino i Talebani erano al soldo della Cia quando faceva comodo combattere i russi... Quindi ha ragione Carbonaro...

WesternAlliance (non verificato) said:

GIORDANIA: CENTINAIA IN PIAZZA

SIA INTEGRALISTI CHE MILITANTI DI ALTRI PARTITI

18 Mar 2011 - 18:14

(ANSA) - AMMAN, 18 MAR - Piu' di un migliaio di persone oggi in piazza nel centro di Amman per chiedere riforme costituzionali e lo scioglimento del Parlamento. 'Il popolo vuole una riforma del regime e della Costituzione. Il popolo vuole lo scioglimento del Parlamento. Il cambiamento e la riforma sono esigenze popolari' hanno scandito i dimostranti davanti alla moschea al-Husseini.

Alla manifestazione partecipavano sia integralisti che militanti di altri partiti: tutti vogliono riforme ma le posizioni sono diverse.

--------fine art.
Ma qualcuno che faccia caso che sono le governances di realtà islamiche troppo filo occidentali o troppo poco anti-occidentali (Egitto, Tunisia che era quanto di più l'Islam potesse rappresentare di idea di laicità...)o troppo alleati nella battaglia dell'Occidente contro il terrorismo islamico (Libia) e comunque colpevoli di non essere troppo attivi sul fronte di odio contro Israele (isola d'Occidente, alieno in un mare di islam ed islamismo)?
Mancano all'appello dei regimi rovesciati chi? L'Arabia Saudita ha i suoi problemi, la Giordania pure...

Non ci saranno naturalmente no-fly zone a protezione dei manifestanti iraniani contro il governo. Né avremo rovesciamenti anti-siriani. La Turchia poi ha da tempo intrapreso un percorso significativo di islamizzazione a detrimento del valore laico e la svolta in politica estera meno occidentale e tanto più anti-israeliana (più vicina dunque all'Iran di sempre) è fin troppo evidente ed inquietante.
Ed il rispetto dei popoli vale a singhiozzo e doppia morale: chissenefrega del popolo birmano. Dopo un delirio farlocco che fa "tanto solidal" ed impegnati di bei valori universali, farneticando di patetici slogan un po' modaioli tipo "siamo tutti birmani" e solidalizzato indossando capo arancio per una settimana, che si impicchi pure il popolo birmano e se la sfanghi con il suo regime, fatti loro, si arrangino (e sì che avevano chiesto aiuto in ogni modo, pregandoci di non dimenticarli quando sarebbe calato il cupo silenzio della morte e della repressione delle rivolte nell'incomunicabilità assoluta con l'esterno).

Difficile forse muoversi nella nebbia di ipotesi più o meno suggestive,
ma è più facile scegliere in senso generale, di non aderire per partito preso all'ipocrisia sfacciata, conservando un po' di decente umiltà ed onestà intellettuale non lasciandosi rapire dall'isteria collettiva, più o meno ideologica che sia.

Negare il fondamentalismo, l'islamismo in corso, è funzionale all'islamismo fondamentalista stesso.
Così come gli "utili idioti", tanto per cambiare, che mai mancano.

A me pare che l'Occidente è proprio questo che stia facendo da tempo: confezionarsi il cappio a cui sarà poi impiccato.
O se piace di più, favorendo la raccolta delle pietre con le quali sarà lapidato.