L'Istituto universitario europeo

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iue

La rivolta libica e la crisi dei regimi nordafricani hanno mostrato che l’Europa politica non esiste. L’Europa non è nemmeno in grado di varare un piano per contenere l’immigrazione, né di lanciare un piano Marshall per il Nord Africa e il Medioriente. Non c’è da meravigliarsi; e, vista la crisi dell’euro, non possiamo neppure più parlare di gigante economico e di nano politico. In tutti questi anni, non è neppure stata creata una cultura europea. L’Istituto Universitario Europeo di Firenze, con le sue bellissime sedi – dalla stupenda Badia fiesolana alle ville, si pensi a villa Schifanoia, sulle colline di Fiesole – è uno splendida macchina, dove il nostro ministero degli esteri spende milioni di euro, con strutture e servizi fantastici (in tutti i miei lavori ringrazio sempre l’ottima biblioteca e il gentilissimo staff Iue), che finora non ha prodotto un libro o delle ricerche diverse da quelle fatte in una qualsiasi media università europea. E’ un luogo incantevole per docenti di ogni paese europeo, dà borse di studio per il dottorato di ricerca a giovani laureati, offre varie fellowship post-dottorato e di ricerca a studiosi più maturi, che devono finire un libro, come gli Humanities Center americani, ma non ha prodotto in tanti anni niente di nuovo.

Inoltre, con l’Erasmus, non possiamo neppure più giustificarne l’esistenza con la motivazione che così i nostri studenti hanno rapporti con altre esperienze europee. I nostri ragazzi volano per l’Europa con Ryanair con pochi soldi quando vogliono, i nostri laureati vanno fino in Cina e in Nuova Zelanda per un dottorato e vengono assunti nelle migliori università americane.

Il problema principale dell’Iue è di essere una Ferrari che non va a più di 60km all’ora e quale persona razionale manterrebbe una Ferrari per non superare i 60 su un’autostrada? E’ divisa in dipartimenti (storia, legge, scienze politiche, economia), come una qualsiasi media università europea e non studia niente di diverso da ciò che si studia in una media università europea, compresi i gender studies e gli Human rights. Per avere libri sulla violenza nell’Europa moderna, su Firenze nel ‘400, sulle donne dei Medici nelle corti europei, sulle rivoluzioni in Russia e in Cina – tanto per citare alcuni titoli delle pubblicazioni Iue più recenti – è necessario una macchina così costosa?

Certo, l’Iue può essere utile per rendersi conto che le cose non funzionano in Europa diversamente da quanto accade da noi. Nel mondo accademico europeo, il clientelismo e il familismo è scontato: insomma, andare al barbecue e alla cena giusti vale spesso più di una buona ricerca, conta avere gli amici giusti, appartenere all’area di Prodi, di Meny, di Giddens, avere un nome famoso di sinistra (p.e. essere figlie di un direttore dell’Unità e di una famosa giornalista del manifesto) o, comunque, una raccomandazione politically correct.

Ci si rende subito conto che il familismo amorale teorizzato da Paul Ginsborg per l’Italia è qualcosa che lui conosce bene. Reader del Churchill College, autore di un libro su Lenin e uno su Manin, giunto con una fellowship Jean Monnet all’Iue per scrivere un libro generalista sull’Italia, Ginsborg è divenuto ordinario, con una legge che assume senza concorso universitari di chiara fama all’estero, e si è piazzato all’università di Firenze, dove è stata poi assunta come docente di lingua e letteratura turca anche la moglie turca Aise Saraçgil, non particolarmente nota per pubblicazioni di letteratura turca. Il familismo amorale, come il clientelismo, di cui parla Ginsborg per l’Italia, è diffuso nell’ambiente accademico internazionale. Negli Stati Uniti, dove i docenti si spostano continuamente da una università all’altra, è abbastanza normale occuparsi anche di trovare un posto alla moglie nello staff amministrativo dell’università (non però nello staff accademico), così se un’università americana decide di investire su un dipartimento di fisica è abbastanza regolare che il capo dipartimento chiami a lavorare al suo progetto di ricerca le persone da lui ritenute migliori in quel settore e anche amiche.

L’Iue non è neppure un luogo privilegiato per rendersi conto quanto sia assurda la teoria del complotto mondiale ebraico: sapevamo che gli ebrei si litigano continuamente tra di loro, e rientrano nella norma episodi come lo storico ebreo inglese italianista che fa cacciare lo storico ebreo francese americanista, accusandolo di recarsi troppo spesso alla Sorbonne, per le solite questioni accademiche che niente hanno a che fare con la politica. Come rientrano nella routine gli scontri per fare passare all’Iue i propri amici, così non c’è niente di diverso da quanto accade dovunque, comprese le cordate, dopo la fine del contratto Iue, per avere una cattedra a Venezia, Firenze o Roma, sedi ambite dagli ex europei della Badia. È invece grave che nessuna università italiana abbia tentato di assicurarsi un sinologo di fama internazionale come Nicola di Cosmo, docente in Nuova Zelanda per anni e poi chiamato a Princeton, dove hanno soltanto letto e considerato soltanto le sue pubblicazioni. Noi ci teniamo Ginsborg a Firenze o Stuart Woolf a Venezia a insegnare storia dell’Italia contemporanea, dibattiamo sulle teorie di Ginsborg e Woolf sul fascismo o Berlusconi e perdiamo un sinologo come Nicola Di Cosmo.

Il problema principale dell’Iue è di essere una copia di una qualsiasi media università europea, ma di costare molto di più. De Gaulle era contrario al progetto di un Istituto europeo, fu invece voluto tenacemente dagli italiani, che misero a disposizione gioielli architettonici e artistici come la Badia fiesolana, con quel senso di inferiorità che ha caratterizzato la cultura italiana del secondo ‘900, senza neppure mai richiedere un presidente Iue italiano. Dal primo presidente Max Kohnstamm, ex segretario della regina d’Olanda e dal filosofo del diritto Werner Maihofer, ministro degli interni durante il rapimento del presidente della confindustria tedesca e la morte nel carcere di Stammheim dei capi della banda Baader-Meinhof, è passato di tutto tranne un italiano.

Per quelle curiose stranezze della nostra sinistra e per comprendere  quanto poco l’etica e la politica entrino nelle posizioni più vibranti dei suoi più austeri intellettuali, Werner Maihofer, considerato responsabile di quanto accadde a Stammheim, era in ottimi rapporti dal 1964 con Norberto Bobbio, che firmò nel 1971 l’appello dell’Espresso contro Luigi Calabresi, una condanna a morte e l’inizio del terrorismo rosso in Italia. L’Iue è la dependance fiorentina di Prodi, accolto dagli anni ‘90 con grandi onori dal gran ciambellano Meny, ora presidente della Luiss di Roma, con uomini come Stefano Bartolini, direttore del Robert Schuman Center dell’Iue, economista e autore di un libro dove sostiene che i soldi non danno la felicità, anzi averli fa andare in depressione. Non è certo il cotè politico il maggior problema dell’Istituto universitario europeo, ma le carenze scientifiche di questo splendido carrozzone, che si basa sulla vecchia idea ottocentesca di usare l’università per fare gli europei. Noi italiani abbiamo sperimentato questo tipo di università ottocentesca per fare gli italiani, per omologarli: sono diventati patrioti, fascisti, antifascisti, democratici, politically correct, ma, come abbiamo visto, per l’omologazione è stata più efficace la tv: hanno imparato tutti bene o male l’italiano, consumano più o meno gli stessi prodotti, si vestono allo stesso modo, vedono gli stessi format delle tv europee e, dopo la lezione di Benigni sull’inno a Sanremo, con qualche fiction risorgimentale, sono diventati patrioti anche i vecchi compagni con Garibaldi-Che Guevara.

Un centro di ricerca europea costoso come l’Iue non può limitarsi a essere la brutta copia di una qualsiasi università di serie B europea, dove non si fanno ricerche sull’Africa, sull’Asia, sui paesi arabi, sulla Russia, sull’America del Nord e del Sud. Esistono centri di eccellenza in Francia, dove geografia, etnografia, antropologia, storia, studi di lingue non europee si incontrano con economia e matematica, scienza e tecnica, sociologia della politica, tecnologie della comunicazione, teorie sulla guerra non convenzionale. Avremmo bisogno di qualcosa di simile. Siamo sperimentando una grande rivoluzione tecnologica e, come sappiamo, le rivoluzioni scientifiche cambiano l’organizzazione del sapere, così come cambiano il mondo. Schumpeter ci ha insegnato – ci è stato ricordato in questi giorni da Giuseppe Bedeschi sul Corriere – come le scienze sociali nascano nel XVIII, il secolo della grande rivoluzione scientifica, da cui prende il via il processo della rivoluzione industriale. La grande rivoluzione scientifica non nasce dalle accademie, i grandi scienziati e filosofi dell’epoca si scrivono tra di loro attraverso Mersenne, le vecchie università diventano obsolete, il sapere si trasforma, nasce lo Stato moderno, cambia l’episteme. Ha senso mantenere una Ferrari che non supera i 60 km all’ora per conservare gli atti del Parlamento europeo, per i quali, se ci teniamo tanto, basterebbe un edificio, per quanto sontuoso, che svolga le mansioni di archivio e non usare i tanti milioni di euro spesi in questa baracca di lusso per un centro di eccellenza all’altezza delle sfide che il nuovo secolo ci pone?

 

CommentiCommenti 12

Franco Maloberti (non verificato) said:

Come non condividere, gentile Daniela Coli? Lei conosce bene quella realtà (per quanto ho trovato). Ma, per onestà culturale dovremmo però anche parlare di altre baracche di lusso (sponsorizzate dal centro destra) che spendono milioni ottenendo risultati da università di serie B e costando dieci volte di più. Da un piccolo test ho verificato che la produttività in termini scientifici e di ricaduta del mio gruppetto con finanziamenti “meritati” pro capite circa 23 volte inferiori è quattro volte quello di una nota “baracca” scientifica.

Franco Cazzaniga (non verificato) said:

Soldi troppo spesi = soldi male spesi

Anonimo (non verificato) said:

Se L'europa NON sa fare piani Marshall e NON SA controllare l'immigrazione, perchè l'Italia sola ha il dovere di accollarsi l'accoglienza e le sue conseguenti SPESE (non solo in termini di denaro) dei milioni di migranti nordafricani? Perchè non ci difendiamo, visto che sul tema regna l'anarchia e ognuno fa come crede, e dunque facciamo anche noi una politica sull'immigrazione come quella della Spagna e della Grecia? Facile dare la colpa all'Europa ma intanto accettare e far sbarcare milioni di islamici. Ma perchè, poi? Vorrei solo capire il cui prodest, visto che l'effetto immediato che otterrà il governo sarà solo quello di aumentare la delinquenza, il terrorismo, i disoccupati e i delinquenti e di conseguenza perdere consensi e voti in quantità industriale. O forse anche il PDL, tra non molto, dirà che gli vuole dare il voto, per cui ora gli fa venire in massa in quanto utili per i loro consensi? La metamorfosi con Prodi e il PD nel campo immigrazione sarebbe allora perfettamente completa! Sono talmente esterrafatto dal comportamento di Maroni e del PDL che, se così fosse, non mi stupirei per nulla. Se questa sarà l'idea, però, ne facciano venire tanti tanti, perchè di voti degli Italiani ne perderanno a milioni, se la strada resterà questa.

Un ricercatore (non verificato) said:

La prossima volta che decide di scrivere un' opinione su qualsiasi soggetto, vale la pena di fare un po' di ricerca in anticipo. Da cominciare per esempio con un'intervista con il Segretario Generale (una posizione permanentemente occupata da un Italiano, cara Daniela).

Anonimo (non verificato) said:

un piccolo particolare. familismo amorale è un concetto introdotto da edward banfield (cfr The moral basis of a backward society).

Anonimo (non verificato) said:

Ci sono informazioni errate. Yves Mény non è presidente della Luiss di Roma. E professore del programma di Master in European Studies. Ed è Emma Marcegaglia presidente della Luiss. Grazie di verificare i dati prima di pubblicare!

Un ricercatore ... (non verificato) said:

Sono un dottorando italiano del dipartimento di Storia dell'IUE. Quasi tutto quello che lei scrive è del tutto infondato, e fa capire quanto poco conosca l'Istituto Universitario Europeo, i suoi docenti, e i suoi dottorandi. Dire che all'Istituto si producono ricerche poco interessanti e pressoché scadenti è una cosa piuttosto ridicola. Basterebbe scorrere le tesi di dottorato degli ultimi anni, nonché molti EUI working papers e così via, per rendersi conto esattamente del contrario.
L'Istituto non è il feudo di Prodi né di nessun altro, e negli ultimi anni sono venuti in visita e hanno tenuto conferenze politici e personalità di destra come di sinistra: da Prodi a Frattini, a vari ministri degli esteri europei, funzionari della BCE e così via. Lo studio sull'Unione Europea e solo una parte della ricerca che si svolge all'Istituto, che copre anche molti altri temi. Per rimanere al mio dipartimento (History and Civilization), ci sono ricerche in corso su argomenti che vanno dalla storia della guerra fredda, all'Unione Europea, la storia del Rinascimento, la storia coloniale in varie epoche e contesti, la storia della Cina, del Medio Oriente, dell'Impero Ottomano, la storia atlantica e del Sud America. Prima di scrivere sarebbe meglio informarsi, cosa che lei non ha fatto.

Anonimo (non verificato) said:

" I nostri ragazzi volano per l’Europa con Ryanair con pochi soldi quando vogliono, i nostri laureati vanno fino in Cina e in Nuova Zelanda per un dottorato e vengono assunti nelle migliori università americane". ....per forza, meglio scappare da questo paese, specialmente se si vuole lavorare in ambito accademico! Almeno L'EUI offre a pochi fortunati ricercatori la possibilità di lavorare seriamente ed essere competitivi a livello europeo e mondiale. Quale altra istituzione offre questa possibilità in Italia?

Daniela Coli (non verificato) said:

Sarebbe auspicabile che anonimi così sicuri delle loro affermazioni digitassero anche nome e cognome.
1)risposta a “un ricercatore”: Ho un Ph.D Iue e so che il segretario generale dell’Istituto Universitario Europeo è sempre italiano e questo è dovuto al fatto, non secondario, che gli edifici IUE sono messi a disposizione dall’Italia. Il segretario generale ha un ruolo diverso dal presidente e si occupa 1) dei rapporti con le autorità italiane (nazionali, regionali, locali) per tutte le questioni relative all’Istituto, compresi gli aspetti riguardanti gli edifici IUE, 2) di reperire finanziamenti per sostenere l’attività dell’IUE, 3) di tutelare e sviluppare rapporti con gli Stati membri UE. Queste notizie sono accessibili a chiunque nello stesso sito IUE, prego verificare.
2) risposta ad anonimo: E’ noto che la teoria del familismo amorale non l’ha inventata Paul Ginsborg, ma l’ha ripresa dal libro Basis of a Backward Society di Edward C. Banfield del 1958 ( il libro, Basi morali di una società arretrata, è stato pubblicato dal Mulino nel 1970). La teoria del familismo amorale si basa sulle ricerche sul campo condotte da Banfield in un paesino della Lucania, il paesino di Chiaramente, chiamato nel libro Montegrano negli anni ‘50. Il paradigma Montegrano è piuttosto noto in Italia e in genere suscita perplessità generalizzare Montegrano a tutta la penisola. Colgo l’occasione per invitare i lettori dell’Occidentale a leggere il libro, reperibile anche in italiano, per capire come Edward C. Banfield percepisse l’Italia. Può essere utile abbinare la lettura del libro di Banfield del 1958 a quella di Machiavellian Democracy di John P. McCormick, un libro delle 2010, dove si parla della democrazia statunitense. Il libro di McCormick, della Chicago University, è in parte accessibile su google libri e tratta della deriva oligarchica e familistica delle democrazia, il problema delle lobbies e dei clan nella democrazia statunitense.
3) risposta ad anonimo: Emma Marcegaglia è presidente della Luiss di Roma e il rettore della Luiss è Massimo Egidi. Il ruolo del presidente della Luiss è diverso da quello del presidente IUE, Yves Meny è presidente della School of Government della Luiss e al lettore dell’Occidentale interesserà anche conoscere i nomi della Faculty, reperibili nel sito Luiss.
Informo i lettori dell’Occidentale che l’IUE dal 6 al 10 maggio terrà la prima edizione del Festival dell’Europa, “una manifestazione ideata dall’Istituto, per portare a Firenze il dibattito sul futuro dell’Europa e diffondere i valori e la conoscenza dell’Unione Europea”: cito dall’ email d’invito inviatami dal Presidente IUE Josep Borrell qualche giorno fa. Inoltre, segnalo che lo Stefano Bartolini citato nel mio articolo non è Stefano Bartolini associato di Economia Politica all’Università di Siena. Un caso di omonimia. Stefano Bartolini è invece coeditor di Maggioritario finalmente? La transizione elettorale 1994-2001, insieme a R. D’Alimonte, pubblicato dal Mulino.

Igor Guardiancich (non verificato) said:

CHE ExcellenceRanking 2010: Social and Political Sciences – EUI – Institutional survey – No.9 in Europa; RePEc Ranking Top Economic Departments: Economics – EUI – No. 133 al mondo (nonostante sia piccolissimo); Ranking Economics Departments Worldwide on the Basis of PhD Placement (Rabah Amir and Malgorzata Knauff): Economics – EUI – No.54 al mondo (molto piu’ alto se restringiamo ad anni recenti); A Global Ranking of Political Science Departments
(Simon Hix, 2004): Social and Political Sciences – EUI – No.5 al mondo.