Berlino pensa ai suoi interessi economici

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Ma perchè la Germania, che tanto ha fatto per essere eletta nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, si è astenuta sulla risoluzione dell’ONU sulla no-fly zone in Libia? Perchè non ha voluto far parte di quella “sensazionale alleanza tra Stati Uniti, Lega Araba ed Unione Europea” per citare il Die Welt del 18 marzo scorso? E’ stato il Ministro degli Esteri Guido Westerwelle ad aver chiarito, nel dibattito al Bundestag (il parlamento tedesco), ma anche in un’intervista concessa ad alcune testate straniere, la posizione del Governo: crediamo che siano necessarie pressioni politiche, sanzioni finanziarie ed economiche mirate e non un intervento militare perché è difficile prevederne le conseguenze. E’ questa la motivazione ufficiale che ha portato la Germania ad astenersi insieme a Brasile, Russia, India e Cina.

Questa scelta è stata criticata da gran parte della stampa tedesca, che ha denunciato una sorta di isolamento della Germania. Per il giornale conservatore Die Welt è una segnale sbagliato alla comunità internazionale e danneggia l’immagine della Germania essendo una posizione irresponsabile. La Zeit, settimanale liberal-progressista, sul suo sito, ha definito vile la politica estera tedesca. La Germania pagherà le conseguenze dell’astensione nel momento in cui si dovrà eleggere il membro permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – ricordiamo che la Germania, attualmente, è uno dei membri non-permamenti. La Frankfurter Allgemeine Zeitung, giornale conservatore, ha titolato, eloquentemente, “l’isolamento del sistema Westerwelle”. Per la Süddeutsche Zeitung, quotidiano liberal-progressista, Westerwelle, nella sua relazione al Parlamento, ha detto solo una mezza verità.

Ma proviamo a capire l’altra mezza verità che si nasconderebbe dietro l’inaspettata decisione della Germania. Ora, la no fly zone decisa per la situazione in Libia ha visto in prima linea Gran Bretagna e Stati Uniti, ma soprattutto la Francia di Sarkozy. Il recente attivismo politico del Presidente francese non è, naturalmente, casuale. Il Mediterraneo, infatti, sin dall’inizio delle rivolte arabe, ha riacquistato nuova centralità geo-politica nello scacchiere internazionale, così, il principale ispiratore dell’Unione del Mediterraneo (un organismo ultimamente un po’ appannato), ovvero Sarkozy, ha voluto rivendicare il proprio ruolo nel bacino. In questo senso è comprensibile la posizione di secondo piano della Repubblica Federale Tedesca. Non bisogna dimenticare, del resto, che, anche se la Germania non invierà suoi aerei e soldati nel cielo libico, si tratta di un’operazione multilaterale in cui anche i tedeschi hanno il loro ruolo. Il coordinamento del comando ha, infatti, base a Stoccarda, in Germania. E' qui che si trova il quartier generale che coordina i centri operativi degli aerei francesi con base a Lione e britannici con base a Northwood.

A tutto questo è necessario aggiungere che ci sono enormi interessi economici che legano la Germania alla Cina ed alla Russia, due paesi che si sono astenuti nel consiglio di sicurezza. Proprio l’estate scorsa Angela Merkel ha fatto un importante viaggio diplomatico ed economico proprio per rafforzare i rapporti con questi due paesi che sono due membri permanenti nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

La posizione della Germania, infine, non può essere compresa del tutto senza dare uno sguardo  alla situazione politica interna. Il 2011 è un anno delicato per il Governo cristiano-liberale in quanto ci sono numerose elezioni regionali, le prime delle quali, ad Amburgo, hanno già segnato una sconfitta (a dire il vero ampiamente prevista) della coalizione di governo. Proprio ieri c’è stata una parziale rivincita in Sachsen-Anhalt dove la CDU di Angela Merkel, pur perdendo consensi, si è confermato il primo partito. Ma quelle più importanti si devono ancora svolgere. E’ domenica prossima che si voterà in un Land che la CDU non può permettersi di perdere: il Baden-Württemberg. Le scelte della Merkel e del suo vice Westerwelle sono, dunque, condizionate dalla popolarità che queste possono avere sull’elettorato. Gli equilibri politici interni alla coalizione sono troppo labili perchè il governo di centro-destra possa rischiare di indebolirsi ulteriormente. La guerra in Libia (così come, tra l’altro, anche il nucleare) non gode, in Germania, di molta popolarità.

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