Un libro di Valter Binaghi e Giulio Mozzi

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Qualche anno fa Aldo Nove, scrittore politicamente collocabile a sinistra, pubblicò “Maria”, una bella raccolta di poesie dedicata alla Madonna. Molti suoi colleghi ed estimatori non la presero benissimo; pareva intelligenza col nemico, imbarazzante eco di Radio Maria, l’emittente più sfottuta dell’etere italico. E quando un altro autore assai stimato negli ambienti radical, Tiziano Scarpa, decise di scrivere un articolo in difesa del crocifisso nelle aule scolastiche, se lo vide bocciare da “il manifesto” e fu costretto a trovare ospitalità sulle pagine di “Libero”[Come mi sono reso conto successivamente, l'articolo di Scarpa era tutt'altra cosa, e il manifesto non c'entra. Vedi i commenti]. Insomma, a sinistra pare che gli argomenti a favore del cattolicesimo, anche solo inteso come tradizione culturale, siano solamente robaccia per scrittori e giornalisti vicini al centrodestra, come Antonio Socci, Camillo Langone e Rino Cammilleri.   

Ora che due fra i più brillanti romanzieri italiani, certo non sospettabili di leghismo e berlusconismo, Valter Binaghi e Giulio Mozzi hanno scritto in coppia 10 buoni motivi per essere cattolici (Laurana editore), la situazione parrà ancora più grave. Ovvio che “la Repubblica” non abbia recensito il libretto; preferisce dare spazio ad Odifreddi che considera i cristiani dei poveri cretini e a Vito Mancuso che poco umilmente intende addirittura “rifondare la fede”. Certo, Michela Murgia ne ha scritto sull’inserto culturale de “Il Fatto”, ma per l’autrice di “Ave Mary” la parola “apologetica” è spaventevole, una sorta d’insulto, troppo evocatrice del pastore tedesco che siede attualmente sul trono di Pietro.

A scanso di equivoci è bene chiarire che Mozzi e Binaghi non hanno voluto scrivere un saggio di apologia del cattolicesimo, semplicemente rammentare i fondamenti di una religione “oggi in Italia quasi sconosciuta”, chiarire ai male informati che “il cristiano cattolico non è una persona che ha dei problemi con i preservativi, ma una persona che aspetta con viva speranza la fine del mondo”. La cosa è forse ancora meno rassicurante per i loro lettori progressisti in perenne lotta contro le “ingerenze” del Vaticano e le superstizioni medioevali. Se ne facciano una ragione; i veri ribelli sono proprio i cattolici che esprimono “la più radicale diversità sperimentabile”.

Dunque vi sono dieci buoni motivi per essere cattolici, espressi da Mozzi in tono più sapienziale e poetico e più filosoficamente da Binaghi. Ne citeremo solo alcuni, quelli che ci hanno più colpito, lasciando al lettore il gusto della scoperta degli altri.

Prima di tutto “è bello immaginare che questo mondo sia stato creato, e creato da qualcuno che posso immaginare come una persona”. Il creatore non è dunque l’ozioso dio illuminista che se ne frega dei destini umani, né l’energia sconosciuta della vulgata new age. Dio è una persona che “si contrae per fare spazio al mondo”, che non considera le creature come dei sudditi ma bensì come dei figli. Ha così inizio una “storia d’amore fra il creatore e il popolo che egli si è scelto” e come in tutte le storie d’amore i personaggi ne sono cambiati. Il Dio dell’Antico Testamento punisce le iniquità degli uomini con diluvi, pestilenze e carestie; preso atto della scarsa efficacia di queste soluzioni, opta poi per un’inversione radicale: non sarà lui a fare del male agli uomini ma permetterà che gli uomini lo facciano a lui, lo inchiodino alla croce, lo condannino a morte. 

Piacerà poco alla retorica buonista e ai teologici ottimisti ma “dobbiamo identificare il nemico”, nemico della storia e dell’uomo. Il Diavolo, l’angelo caduto che si manifesta nell’”odio gratuito” dei lager, nel potere dello spirito che non sopporta la fragilità della carne e la vuole distruggere, nell’“impersonalità dell’agire tecnico”. Poiché l’anticristo è anche un abile sofista, parla di pace universale (come quello profetizzato da Solov’ev e da Robert Hugh Benson) ed “indosserà mutande arcobaleno”.

Ma “il creatore prese tutti in contropiede e si fece creatura di carne”, “voleva cominciare con l’essere ovulo fecondato, poi massarella di cellule totipotenti, poi via via differenziarsi, diventare spina dorsale, cuore, fegato, polmoni, braccia e gambe, testa e cervello”. Fu così che la materia divenne “veicolo di grazia”. Ed ecco spiegato perché anche “la Chiesa è obbligatoriamente materiale”, un’istituzione storica da non pretendere assolutamente pura per non peccare di superbia: è fatta da uomini, fallaci come tutti gli altri.

Ce n’è anche per le femministe: il creatore ha scelto di passare attraverso una ragazzina di nome Maria ed ha così elevato “la condizione femminile a una dignità che il mondo non aveva mai conosciuto”. Chi può negarlo?

Forse i motivi elencati sarebbero sottoscrivibili anche da un protestante, o almeno così sostiene la Murgia. Ebbene, soprattutto Binaghi non la pensa come Lutero: “nessun uomo è così puro di cuore da poter interrogare la Rivelazione”. Il Papa serve, la gerarchia è necessaria, il magistero ecclesiale rimane prezioso, nonostante gli attacchi subiti dall’“ideologia democratica, che è qualcosa di diverso dalla democrazia”.

 

CommentiCommenti 11

Giulio Mozzi (non verificato) said:

Grazie per l'attenzione al nostro libretto. Ho ripreso l'articolo nel mio bollettino "vibrisse", <a href="http://vibrisse.wordpress.com/2011/07/31/dunque-vi-sono-dieci-buoni-moti..., con alcune precisazioni in calce:

a) Il poemetto <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/aldo-nove/maria/978880618778" target="_blank" rel="nofollow">Maria</a> di Aldo Nove fu accolto a suo tempo, a memoria mia, con applausi e ovazioni (ricordo ad esempio una lettura collettiva a San Lazzaro di Savena, presso Bologna, con la partecipazione di una quantità di scrittori, poeti e critici decisamente "sinistri": <a href="http://www.alessandrodefrancesco.net/text/ricercabo.pdf" rel="nofollow">vedi</a>).
b) L'articolo di Tiziano Scarpa che Luca Negri cita si può leggere <a href="http://www.ilprimoamore.com/testo_1643.html" target="_blank" rel="nofollow">qui</a>, e non mi par proprio che sia "un articolo in difesa del crocifisso nelle aule scolastiche": semplicemente parla d'altro.
c) Valter è un romanziere, ma io no (non ho mai pubblicato un romanzo).
d) E' vero che <em>Repubblica</em> non ha (ancora) recensito il nostro libretto, ma è anche vero che fino a ieri non lo aveva (ancora) recensito <em>L'Occidentale</em>.
e) Non è vero che per Michela Murgia la parola "apologia" sia "spaventevole: "La letteratura cristiana apologetica è un discorso fecondo e ininterrotto che parte da Giustino di Nablus e arriva – fate le debite proporzioni – fino a testi contemporanei come Ipotesi su Gesù di Vittorio Messori", scrive ella <a href="http://vibrisse.wordpress.com/2011/07/24/il-bersaglio-logico-del-libro/" target="_blank" rel="nofollow">qui</a>".
f) E' vero che Valter e io non abbiamo voluto "scrivere un saggio di apologia del cattolicesimo", ma è anche evidente che non "si può scrivere un libro intitolato “10 buoni motivi per essere cattolici” senza risultare apologetici" (Valter, <a href="http://vibrisse.wordpress.com/2011/07/15/dieci-buoni-motivi-non-bastano/... target="_blank" rel="nofollow">qui</a>).

Giulio Mozzi (non verificato) said:

Sempre in "vibrisse" è intervenuto <strong>Tiziano Scarpa</strong> il quale, non riuscendo a entrare nell'area commenti de L'Occidentale, mi ha pregato di riportare anche qui il suo commento:

Come ognuno può riscontrare (grazie anche del link, Giulio; di passaggio, noto che l’autore dell’articolo de L’Occidentale si guarda bene dal linkare il mio articolo, che avrebbe smentito le sue frasi), il mio articolo non è una difesa del crocefisson né della sua esposizione negli spazi pubblici.
Al contrario. Sulla scorta di una suggestione della teologa Maria Caterina Jacobelli, proponevo di prendere in considerazione la meditazione sugli spazi vuoti, come figure della Resurrezione.
Poi, già che ci siamo, la faccenda che io avrei mandato l’articolo a “il manifesto” è invenzione di sana pianta di Luca Negri.
Scrissi un ampio intervento su questi temi nella rivista cartacea “Il primo amore”, sul numero intitolato “Il miracolo, il mistero, l’autorità”.
Ne proposi una versione ridotta, come anticipazione, a un giornale: mai detto che si trattasse del “manifesto” (non lo era), come s’inventa l’estensore dell’articolo dell’Occidentale.
Il giornale non sembrava interessato. Dopo alcune settimane di scortese silenzio e mancate risposte da parte di quel giornale, dissi di sì alla redazione di Libero che aveva saputo che il numero del Primo amore era dedicato a temi religiosi ed era interessata a un’anticipazione.

Anonimo (non verificato) said:

Il Cattolicesimo nasce sulla scorta di antichi culti gnostici. Il Dio degli ebrei e dei cattolici e' in realta' il demiurgo che imprigiona le anime nella materia, sottraendole alla liberta'spirituale, seducendole con la "malattia" della procreazione. Quel Demiurgo tenebroso e' il Creatore, secondo ebrei e cattolici, ma e' solo il generatore della divisione e dell'ombra. Per gli iniziati alla Gnosi questo presunto Dio e' solo il Diavolo, il divisore, colui che si oppone, ed in effetti la statura morale di Iahveh e' simile a quella di un demone qualunque. Se i cattolici si rendessero conto che Cristo e' il veicolo dell'evoluzione nella forma del seme maschile, capirebbero sia perche' l'elemento femminile e' stato espulso dalla Trinita', sia perche' comunicarsi con Dio vuol dire berne il sangue e mangiarne la carne. Per il resto, esser cattolici oggi e' un altro modo di far parte della prima setta organizzata di tutto l'occidente, un rientro nel gregge, dove ogni pecora deve per forza assomigliare a qualunque altra...

Ruggero (non verificato) said:

Gli interventi provvidenziali di Mozzi e Scarpa sembrano dimostrare che questo pseudo-articolo e' una mera sequenza di errori commessi in palese malafede: un nefasto frutto della faziosita' politica, travestita da apologia religiosa.

Luca Negri (non verificato) said:

a)A memoria mia il poemetto di Nove fu accolto anche da molte ironie sottovoce, vergognosi commenti su Nazione Indiana e qualche prudente e rassicurante etichettatura di "preghiera laica" (a questo punto, anche il Cantico delle creature è una preghiera laica, dato che San Francesco non era sacerdote, ma laico)
b) Chiedo scusa a Scarpa per aver riscostruito a memoria la vicenda del suo articlo. Nelle fretta di pubblicare il pezzo in tempi brevi non ho fatto le necessarie ricerche. Mea culpa. Espierò leggendo l'opera omina della Jacobelli. E pure della Zarri.
c) Va bene, lei non ha mai scritto un romanzo (anche se suppongo le sarà capitato per lavoro di riscriverne più di uno); forse è un dettaglio, ma il diavolo è lì che si nasconde. D'ora in poi la definirò più sobriamente "autore di racconti" o "narratore" o "novellista".
d) Attendo la recensione di Repubblica. Ma vogliamo proprio fare finta che da quelle parti non preferiscano Mancuso, Odifreddi o il dottor Faust Veronesi?
e) L'impressione che mi lascia la Murgia è proprio quella di voler lasciare l'apologetica nelle nebbie secolari di Giustino di Nablus, perché con i tempi che corrono farebbe il gioco di Benedetto XVI e rinchiuderebbe i cristiani nell'identità cattolica. La parola "identità" mi pare che abbia per la Murgia l'effetto della kriptonite. Ma se non è identità, il cattolicesimo che cosè?
f) Infine mi rassicura, ho peccato anche di prudenza. Il vostro libro, bello, importante e da far leggere soprattutto a tutti gli insegnanti di religione, è opera apologetica. Perché è quasi impossibile raccontare il cattolicesimo senza difenderlo. E aggiungerei che quando tralasciamo di difendere la parrocchia, quando ce ne vergognamo, finiamo per difendere le nostre parrocchiette.
Distinti saluti.

Giulio Mozzi (non verificato) said:

Gentile Negri,
a) andando a memoria, ogni tanto ci si inganna. La lettura collettiva di "Maria" fu l' "evento" principale di un'edizione di Ricercabo, che è organizzato da Renato Barilli, Nanni Bastrini, Niva Lorenzini (tutti piuttosto "sinistri", direi). Si può vedere anche la recensione di Gilda Policastro, collaboratrice abituale anche del "manifesto", ne "L'Indice" (<a href="http://www.ibs.it/code/9788806187781/nove-aldo/maria.html">qui</a>). Mi può citare con precisione, mettendoci anche un link, una di queste "ironie sottovoce"?
b) Bastavano due minuti di ricerca in rete. Io - che non ricordavo quell'articolo - non ci ho messo di più. Chiavi di ricerca: "Tiziano Scarpa" + crocefisso.
d) La sua impressione è la sua impressione; ma ciò che Michela Murgia ha scritto è ciò che Michela Murgia ha scritto. E Vittorio Messori non sta nelle "nebbie secolari".
Cordialmente.

Luca Negri (non verificato) said:

E’ ovvio che le “ironie sottovoce” si espressero in forma orale e non scritta. Dunque non è possibile linkare alcunché.
Forse il poemetto fu elogiato solo perché scritto da Nove, nonostante il tema scelto. Insomma, gli fu perdonato in nome dell’arte e in virtù del suo nome già affermato.
Grazie a Dio Messori è ben presente. Se lei mi assicura che la Murgia non lo spedirebbe volentieri nella lontananza delle nebbie secolari in compagnia di Ratzinger, sono più tranquillo.
E la mia tranquillità aumenta ancora se a lei pare che il cattolicesimo abbia piena, onesta e rispettosa ospitalità nei media e negli ambienti di sinistra. Si vede che, negli ultimi sei anni circa, la mia memoria è stata talmente scarsa e le mie impressioni così fallaci da farmi credere il contrario.
Chiedo ancora scusa a Scarpa. Posso solo aggiungere che errare è umano. Cercherò di non perseverare.

giuliomozzi (non verificato) said:

Ringrazio l'autore dell'articolo e la redazione de "L'Occidentale" per aver inserito nell'articolo la correzione dell'errore riguardante Tiziano Scarpa.

abracyabulley (non verificato) said:

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