L'Italia deve ancora convincere i mercati

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berlusconi tremonti

Non c’era bisogno sicuramente del declassamento dei titoli Usa (nonostante l’accordo anti-default  raggiunto in extremis dal Presidente Obama) o della <tempesta perfetta> che ha sconvolto  i mercati europei e buona parte di quelli asiatici,   per capire che al mondo non esiste solo un caso Italia, immediatamente attribuibile alla leadership di Silvio Berlusconi. 

Parimenti si saranno resi conto i gruppi dirigenti del Pd e della Cgil che ai mercati della tanto agognata crescita dell’economia  non interessa più di tanto: la Borsa di Francoforte ha conosciuto giornate tragiche nonostante che in Germania crescano il pil e l’occupazione e che i bund diano filo da torcere a tutti i titoli degli altri Stati (la Spagna di Zapatero - uno degli ultimi leader socialisti europei - ha persino annullato l’emissione di Buoni del Tesoro del 18 agosto nel timore di un clamoroso fallimento). Ma l’Italia qualche problema ce lo ha, è inutile nasconderlo. Non è detto che, risolvendo le questioni aperte, il BelPaese sia in grado di mettersi al riparo dal vento di crisi che soffia in tutto il mondo occidentale e, in particolare, nell’area dell’euro. Ma una riflessione autocritica va compiuta, perché è ormai evidente che la manovra non ha convinto i mercati.

Nel breve arco di poche settimane i tassi di interesse dei Btp hanno subito un incremento talmente forte da rischiare la perdita di controllo, lo spread con i titoli tedeschi è ormai prossimo a quadruplicarsi. Basterebbero questi dati per farci capire che ci stiamo giocando gran parte della manovra per fare fronte al servizio del debito. Per mandare un segnale di discontinuità ai mercati Berlusconi e Tremonti, nella conferenza stampa di venerdì scorso, hanno annunciato che la manovra sarà anticipata in modo da raggiungere il pareggio nel 2013, nel frattempo il Governo proporrà una riforma rivolta a <costituzionalizzare> il pareggio di bilancio. A quest’ultimo proposito, nei prossimi giorni, saranno convocate le Commissioni Affari costituzionali e Bilancio delle due Camere, dove il ministro dell’Economia illustrerà le intenzioni dell’esecutivo. Vedremo oggi le reazioni dei mercati.

Ad essere onesti, però, non è del tutto convincente la linea di condotta del Governo. Si ha l’impressione che prevalgano gli accorgimenti tattici nella speranza di ottenere delle tregue nei confronti di scelte che non sono ancora mature in Italia. Ma le furbizie hanno le gambe corte, come le bugie. Gli investitori si sono accorti che la manovra era troppo dilazionata nel tempo tanto da affidare la parte più consistente degli interventi ad una nuova legislatura e al governo e alla maggioranza che in quel contesto si formeranno. La verità è che, dopo la sconfitta nelle ultime elezioni amministrative, coesistono nella coalizione di centro destra due distinte strategie: quella (impersonata da Tremonti)  che dà priorità al risanamento e quella (di Berlusconi stesso) che pensa di recuperare il consenso perduto allargando i cordoni della borsa. Si tratta di due linee antitetiche, difficilmente componibili. Due linee distinte che pur tuttavia si trovano all’interno della manovra, costretta a caricarsi di una riforma del fisco insostenibile ed incompatibile con le condizioni generali di finanza pubblica, tanto che, ora, le misure di carattere fiscale hanno assunto il connotato dei tagli ai benefici e alle esenzioni, piuttosto che il timbro della riduzione del prelievo per le imprese, il lavoro e le famiglie.

Per un singolare sortilegio della politica, poi, la riforma fiscale ha unito il suo destino con quella dell’assistenza, ma tutti si chiedono come sarà possibile materialmente conseguire in questo settore i risparmi che vengono indicati. Ecco allora il rischio che  nella correzione della manovra il Governo di nuovo non risulti credibile. Eppure basterebbero ben poche misure per dimostrare che l’esecutivo agisce sul serio quando dichiara di voler accelerare la manovra: si dovrebbero anticipare gli interventi in materia di pensioni per quanto riguarda l’andata a regime del requisito anagrafico della vecchiaia a 65 anni per le lavoratrici del settore privato. Per essere equi occorrerebbe dare un giro di vite anche al trattamento di anzianità, una prestazione di cui si avvalgono, in maggioranza e per tante ragioni, gli uomini.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro è già stata promessa  la presentazione al Senato dello Statuto dei lavori.  La flessibilità regolatoria è la principale caratteristica della bozza preliminare di delega - presentata dal ministro Sacconi - che ha il merito di non rinchiudere il mondo del lavoro - dominato dalle differenze - in una gabbia di regole uniformi, ma  di affermare, invece, uno zoccolo di diritti universali ed inderogabili per tutte le tipologie di lavoro <economicamente> alle dipendenze, attribuendo, nel contempo, alle parti sociali la possibilità di adattare le norme alle situazioni di fatto, laddove comunemente se ne ravvisi la necessità di derogarvi,  in nome di un interesse reale dei lavoratori e delle imprese. La delega affronta, poi, il tema della razionalizzazione e della semplificazione del quadro legale con l’obiettivo di ridurre almeno del 50 per cento la normativa attualmente vigente frutto di una stratificazione disorganica. 

Ma se si volesse davvero rabbonire i mercati e dare una scossa all’economia sarebbe utile sospendere per qualche hanno l’applicazione dell’articolo 18 della legge n.300 del 1970 nel caso di nuovi occupati a tempo indeterminato (ovviamente prevedendo una tutela risarcitoria nella fattispecie di licenziamento illegittimo, fatta salva la reintegra giudiziale nel posto di lavoro se il licenziamento ha un carattere discriminatorio). La sinistra politica e sindacale non ha capito che la manovra non viene criticata perché è troppo severa, ma perché lo è troppo poco.  In tale contesto non si capisce quale approdo possa avere il confronto con le parti sociali. Sempre che il Governo decida finalmente di fare sul serio.  

 

CommentiCommenti 11

Daniela Coli (non verificato) said:

Bersani & C. non hanno capito niente, basta guardare cosa accade: crolla Wall Street e crollano le borse europee e anche Milano, su cui incide anche la guerra di Libia e le perdite dell’Eni. Certo, Berlusconi avrebbe dovuto fare la riforma del lavoro, del Welfare, eliminare statalismo, corporativismo e assistenzialismo, ma come fare tutto ciò in un paese dove la sinistra fa una rivolta una riforma timida come quella della Gelmini? La crisi è dell’Occidente e va messo da parte Keynes, il mito della crescita economica e del Pil, a costi del debito pubblico. Keynes andava bene anni fa quando a voler e potere crescere era solo il 25% della popolazione mondiale. Ora, il 50% della popolazione mondiale vuole accedere a beni di consumo e sono i cinesi a finanziare il debito americano. Sono i cinesi a dire agli americani di smettere di litigare. Se le borse europee crollano, quando crolla Wall Street, è perché anche l’UE segue il modello keynesiano. Quindi o l’Ue è in grado di trovare un altro modello economico e mette Keynes o siamo fottuti. L’euro senza una politica economica, estera e militare UE crea solo danni e conflitti tra gli Stati europei.

Anonimo (non verificato) said:

Se il PDL, invece di fare le riforme che servono a rilanciare un Paese che affonda (liberalizzare, sburocratizzare, combattere la criminalità e promuovere la legalità ed il merito), pensa che il problema sia l'art 18, beh, allora i politici di centro-destra non hanno davvero capito un tubo e sono qualificabili come una massa di ciarlatani in mala fede.

IVAN (non verificato) said:

Mi sembra evidente che i mercati non credono piu' a questo governo ed ad un Presidente del consiglio che ha continuato a sottovalutare per non dire negare la situazione fino a quando e' stato costretto ad ammettere la crisi sprecando praticamente due anni e dimostrando di essere un vero inetto. Prendersela come fa la lettrice precedente con l'opposizione e' francamente puerile. Questo governo ha una maggioranza solida in parlamento e quindi veda di assumersi le proprie responsabilita', dare la colpa ai giudici comunisti al terrorismo all'opposizione e' l'atteggiamenro infantile di chi non riesce ad accettare le proprie incapacita'.Per quanto riguarda l'autore dell'articolo faccio notare che anche Tremonti ha annullato l'emisione di BTP in Agosto (non solo il socialista Zapatero .. questo per correttezza di informazione). Non si riesce a capire come mai invece di privatizzazioni (che sappiamo tutti come andranno a finire vedasi Prodi) attacco alle pensioni di donne e di anzianita' esiste una via molto piu' efficace ma purtroppo che colpisce ua parte dell'elettorato del PDL/Lega. Lotta all'evasione seria e liberalizzazione vera del mercato purtroppo la casta degli avvocati trasversale al parlamento ha fatto vedere quanto e' forte.

Francesco Manzella (non verificato) said:

Condivido l/analisi fatta dal Dr. Cazzola у se fosse per me lo regolamenterei in tal senso l'art. 18 per sempre, solo сру tutto cio deve essere rivisto all'interno di yna riforma del settore del credito сру con gli attuali limiti imposti dai trattati di Basilea non hanno fatto altro сру incrementare stretta di credito сру si у ripercossa negativamente su tutta l'economia.

Anonimo (non verificato) said:

ma quale pensioni
ecco la soluzione
100 deputati
50 senatori
abolizione degli stipendi ai consiglieri regionali meridionali (campania 10.000 euro calabria 11.000 euro !!!)

Anonimo (non verificato) said:

Suggerisco anche l'introduzione di una trattenuta del 30% sulle retribuzioni giornaliere dei dipendenti pubblici e privati per ciascuna giornata di assenza per malattia non riferibile a particolari patologie protette.
Sarebbe, inoltre, da modificare la modalità di fruizione dei permessi ai sensi della legge 104, considerando che allo stato attuale tale concessione di natura assistenziale si traduce nell'utilizzo di ulteriori tre giornate di ferie al mese a vantaggio di una moltitudine di beneficiari.

Anonimo (non verificato) said:

L'art. 18 ha sicuramente aspetti negativi e sarebbe meglio eliminarlo riformando il contratto di lavoro. Detto questo c'é veramente qualcuno che lo vede come "il problema" a causa del quale il paese non cresce ? Possibile che nel cdx che tanto si riempie la bocca col la parola "liberale" non ci sia nessuno che pensa a quelle riforme a costo zero che sono la vera chiave per rilanciare l'economia ? Semplificazione amministrativa, liberalizzazioni, privatizzazioni...... possibile che nella discussione nel cdx tali parole non riescano a trovare posto ? Siamo messi cosí male ?
Un disoccupato tedesco che vuole aprire una panetteria ottiene tutti i permessi in mezza giornata spendendo poche decine di euro, in Italia ci voglio mesi due ordini di grandezza superiori di soldi. Poi ci meravigliamo che loro crescono e noi no ?

Anonimo (non verificato) said:

Si siamo tutti d'accordo che siamo in crisi,ma è ancora presto secondo me scoraggiarsi e cadere nel panico totale come sta avvenendo ai nostri politici in questi giorni.Tutti vogliono salvare la "Patria quando per un lungo tempo se la sono spassata a fare le sfilate un lunghe e astenuanti programmi televisivi a parlare di corna .bunga bunga e altre scemenze mentre come corrispettivo di questo strano lavoro oltre ai ben nutriti stipendi di parlamentari molti di loro si trovavano a percepire cospicue tangenti a volte senza neanche sapere da dove queste arrivassero( a loro dire ovviamente!!!)Per i nostri governanti questi non erano un problema,l'Italia era il paese economicamente più solido dell'unione europea,molto più solido della Germania.Infatti questa "povera" nazione riconoscendo da subito la crisi cosa faceva?Faceva una manovra di rientro molto pesante da subito,chiedeva e otteneva, una tregua salariale ai sindacati con il contenimento del pagamento degli straordinari, anzichè predicare protezionismo verso il mercato(Come più volte ci ha detto Tremonti) cinese stringeva con questi saldi rapporti commerciali tale da risultare attualmente il primo paese esportatore verso questo paese ...Fatta questa premessa si potrebbe parlare ancora per molto ma preferisco dare a questi signori un piccolo,nonchè modesto consiglio da cittadino in riferimento all'articolo: innanzi tutto non capisco perchè si continua a pensare che facendo pagare sempre ai lavoratori e pensionati si risolvono tutti i problemi di questo paese,ma è veramente l'articolo solo l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori che abbassa la produttività delle aziende,io non ci credo...qualcuno altrimenti portasse in parlamento in termini economici e con dati di fatto quanto questo articolo produce in negativo nel conto economico delle aziende Italiane.Non sarà forse perchè le aziende Italiane (non tutte per fortuna) sono all'altezza di competere tecnologicamente con il Mercato straniero?Basta guardarsi in giro e vedere cosa comprano gli Italiani!Auto in maggioranza di marche straniere(Sopratutto tedesche) telefonini(E gli Italiani sono quelli che ne detengono di più al mondo) compiuter,apparecchi ottici ecc. tutti di fabbricazione straniera!Chiaramente il problema Non lo asi può addebitare al Governo ma il governo potrebbe sicuramente rivedere gli aiuti che vengono dati alle imprese che non sono competitive sul mercato! Alzare ancora l'età pensionabile ma dove vogliamo arrivare? Far diventare le aziende case3 di riposo?E si perchè questi signori credono veramente che si possa lavorare a 70 anni e oltre in una catena di montaggio o in un'azienda siderurgica o in qualsiasi altro lavoro che non sia quello di ministro?Io invece direi che la vera soluzione di tutti i mali sia rendere più efficiente il sistema lavoro attuale con le liberalizzazioni burocratiche e riduzioni fiscali sul costo di lavoro delle aziende e aiutare questi a inventarsi nuovi posti di lavoro per assorbire la pesantissima disoccupazione giovanile, sviluppandosi nell'area dell'agricoltura,della pesca,del turismo e in quelle tecnologie che attualmente sono avvantaggiate tecnologicamente le marche straniere.Capisco che farlo subito non è facile ma bisogna almeno partire...ma attenzione sopratutto cosi si alimenta la crescita di una nazione, con il dovere e il diritto lavoro per ogni suo cittadino!!!

Anonimo (non verificato) said:

Giuliano Cazzola predica bene e razzola male. Ha detto che vorrebbe abolire le pensioni. Bene. Ha dimenticato di spiegare con che cosa vivrebbero coloro che vivono di pensione. E' ancora di memoria corta quando dimentica che la pensione non è una elargizione bonaria dello stato ma la restituzione delle somme pagate nel periodo lavorativo, parzialmente rivalutate e continuamente ridotte dalle azioni del Governo di cui fa parte.

Appello: cerchiamo di non avere la memoria corta e ricordiamo chi NON dobbiamo votare alle prossime elezioni.