L'identità bloccata/ 1

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palestina

C'è ancora tempo fino alla fine del mese, quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sotto la presidenza a rotazione del Libano, voterà sul riconoscimento della indipendenza dello Stato palestinese. Esiste una nazione palestinese, un sentimento popolare che fondandosi sul principio dell'autoderminazione - alla base del moderno nazionalismo - legittima il voto dell'Onu. Ma fin da adesso vogliamo anticipare dieci punti, che sono anche dieci dubbi, sull'opportunità e la liceità di questa consultazione. Torneremo su ognuno di essi, per approfondirlo, nelle prossime settimane, cercando naturalmente di fare tesoro dei vostri commenti.

1) La nascita dello Stato palestinese è una mossa unilaterale dell'ANP. Tradisce lo spirito della Road Map che avrebbe dovuto condurre ad una soluzione concordata sulla base dell'idea "due popoli/due stati". Non che il processo di pace negli ultimi decenni abbia portato a qualcosa di significativo, ma quel modello di negoziato resta l'unico straccio diplomatico a cui aggrapparsi.

2) I palestinesi vogliono la sovranità senza la responsabilità, come ha scritto Emanuele Ottolenghi su "Commentary". La diplomazia dell'ANP crede che ottenendo l'indipendenza, almeno quella formale dell'Onu (anche soltanto lo status di "stato non membro" del Palazzo di Vetro), acquisterebbe un vantaggio competitivo nei confronti degli israeliani. Ma così facendo si sottovaluta la reazione di Israle, come pure gli effetti che una mossa del genere potrebbe avere su Gaza e gli alleati di Hamas in Siria ed Iran.

3) Non è la prima volta che i palestinesi dichiarano l'indipendenza, e forse non sarà l'ultima. Lo fecero nel 1848, quando il gran muftì di Gerusalemme dichiarò l'esistenza di un governo palesinese con  base a Gaza, con un governo, dei ministri, eccetera, che però sarebbe finito sotto la sorveglianza dell'Egitto. Ci provò di nuovo Arafat nel 1988, ma non fu molto efficace annunciare la nascita del nuovo Stato mentre l'Olp era in esilio in Algeria. Infine nel 1999, con gli accordi di Wye Plantation falliti anch'essi tra Barak ed Arafat.

4) L'indipendenza non rispetta la convenzione di Montevideo, in quanto i palestinesi sono divisi tra la West Bank e Gaza, l'ANP non controlla l'intero territorio del futuro Stato, non c'è un unico governo riconosciuto, né una politica estera condivisa. Abbas cerca di dialogare con l'Occidente mentre Hamas viene definito un gruppo terroristico dagli Usa e dall'Europa.

5) Fatah è in discesa. Il partito espressione dell'ANP, che dovrebbe essere l'anima dell'indipendenza palestinese, appare obsoleto. Gli ideali del panarabismo e del nazionalismo arabo sono stati archiviati dalle rivoluzioni nel mondo arabo di questi mesi, essendo degenerati in autocrazie e regimi corrotti e illiberali.

6) Hamas è in ascesa, essendo una costola del revival religioso islamico di questo ventennio. E' la forza che probabilmente gode di maggiori simpatie nella popolazione anche se non è detto che sarebbe maggioritaria in un futuro Stato palestinese. Fatah ha riconosciuto l'esistenza di Israle, Hamas no, anzi gli fa la guerra.

7) In questo momento la nascita dello Stato palestinese sarebbe un elemento di destabilizzazione nell'area, già scossa dalle rivoluzioni nel confinante Egitto, in Tunisia, in Siria. Il rischio è di scatenare un'altra crisi locale in un contesto regionale sempre più caotico. Il voto alle Nazioni Unite, inoltre, rischia di spaccare la comunità internazionale, con la Cina che ha già annunciato che voterà a favore e gli Usa pronti a usare l'arma del veto.

8) Se in Egitto si affermasse la Fratellanza Musulmana la Palestina non sarebbe mai uno stato laico ma religioso. Mubarak aveva contenuto le spinte anti-israeliane nel suo Paese, ma i generali che gli sono succeduti, incalzati dalle masse islamiche, per restare al potere potrebbero cambiare idea. Il risultato sarebbe un ulteriore indebolimento di Fatah ed un rafforzamento di Hamas.

9) Non è vero che Hamas vuole rinunciare al terrorismo. I gruppi terroristi che hanno rivendicato le ultime azioni militari, dalla strage di Eilat all'omicidio Arrigoni, sono sigle di una galassia che per quanto non riconducibile direttamente al partito islamico non può essere del tutto sconosciuta ad Haniye e i suoi ("Settembre Nero" era una emanazione dell'Olp).

10) L'indipendenza avrebbe una influenza negativa sulla diaspora palestinese. Secondo uno studioso di diritto internazionale inglese, la rappresentanza alle Nazioni Unite dei palestinesi passerebbe dalla Organizzazione per la Liberazione della Palestina, intesa su scala globale ("la sola e legittimata rappresentante" dei palestinesi nel mondo), al governo diviso tra West Bank e Gaza. Quali sarebbero le conseguenze sul piano della frammentazione identitaria? Cosa ne sarebbe dei rifugiati, del tanto evocato diritto al ritorno? (Fine della prima puntata. Continua...)

CommentiCommenti 8

Populista (non verificato) said:

Ottimo articolo, c'è poi da aggiungere che i criminali di hamas sono in guerra con dei gruppi di salafiti, che sono ancora più islamofobi: questi qua vogliono eliminare anche i parchi giochi e le ville con piscina di Gaza ... allahu acbar! -- Islamicidi, ecco l'elenco quotidiano: www.thereligionofpeace.com

carolus (non verificato) said:

Quando Hamas riconoscerà il diritto di Israele di esistere, si potrà riconoscere una stato palestinese.
Ma se ci aspettiamo che l'ONU agisca secondo logica, ci illudiamo.

AA (non verificato) said:

Certo... se invece aspettano che l'indipendenza arrivi dai colloqui con Israele, possono passare altri 50 anni! Anni di colloqui non hanno portato a nulla, se non ad ulteriore colonizzazione della Palestina occupata. Non resta che provare all'ONU, d'altronde le mosse unilaterali si sono viste anche con Kosovo, Abkhazia e Ossezia, non sarebbe nulla di nuovo. Certamente è difficile riconoscere il diritto all'esistenza di Israele, che di fatto esiste, quando è Israele a non riconoscere il diritto all'esistenza della Palestina, che di fatto non esiste...

Populista (non verificato) said:

La Palestina araba farebbe la fine di Gaza, dove vengono appesi cartelloni inneggianti a Bin Laden. Ecco cosa succede in Egitto ... Lo sceicco Adel Shehato, un gerarca della 'Jihad Islamica Egiziana' fu imprigionato nel 1991 e liberato dai militari su pressioni islamiche il 23 marzo 2011 dopo il colpo di stato contro il regime di Mubarak.
Il 13 agosto 2011 il quotidiano egiziano 'Roz Al-Yousef' pubblica una sua recente intervista. Ecco un pò di islamofobia di ispirazione coranica:
Shehato: "Come musulmani dobbiamo credere che il corano è la nostra costituzione e che quindi è impossibile per noi istituire un regime democratico ... Mi oppongo alla democrazia perchè non è il credo dei musulmani ma quello dei giudei e dei cristiani ... secondo l'islam è proibito alle persone di governare perchè allah è l'unico sovrano ... allah non ha introdotto il termine [democrazia] come forma di governo ed il termine è completamente assente dal lessico arabo e islamico ... Noi siamo gihadisti come lo sceicco Al-Zawahiri e lo sceicco Osama bin Laden ... I governanti arabi senza eccezione sono infedeli che devono essere ammazzati perchè non governano secondo la sciaria. Sono infedeli apostati, al contrario degli infedeli giudei e cristiani e chi mette in dubbio che sono infedeli è un infedele ... i cristiani possono pregare il loro dio nelle loro chiese ma se fanno problemi ai musulmani gli sterminerò ... Io sono guidato dalla sciaria e questa prevede che i cristiani devono pagare il pizzo ('gizia') mentre si trovano in uno stato di umiliazione ... Naturalmente lanceremo una campagna di conquista islamica nel mondo intero ... non appena la sciaria sarà introdotta in Egitto ci rivolgeremo alle nazioni confinanti come Libia e Sudan ... i siti turistici come le piramidi, la sfinge, Sciarm El-Sceic saranno chiusi ... perchè i turisti vengono per bere alcool e fornicare ... spiegheremo ai turisti che le piramidi sono il rimasuglio di un età pagana e politeistica ... Nell'islam non esiste una cosa chiamata 'arte': pittura, musica e danza sono proibiti ... L'intervista completa in inglese si trova all'indirizzo: http://www.memri.org/report/en/0/0/0/0/0/0/5601.htm ---- E qui da noi i Pisapippa di turno gli
costruiscono le caserme. Islamicidi, ecco l'elenco quotidiano: www.thereligionofpeace.com ---- Three things about Islam: www.youtube.com/watch?v=Ib9rofXQl6w

Elena Mascelli (non verificato) said:

vorrei dire a santoro che hamas potrebbe cambiare, infatti nel 2009 Meshal disse che la sua organizzazione era pronta a trattare una Palestina sui confini del '67 a patto di avere il diritto al ritorno dei rifugiati e Gerusalemme Est capitale del nuovo Stato

Andrea Zuckerman (non verificato) said:

I cosiddetti "palestinesi" della Cisgiordania - rectius: Giudea e Samaria - sono giordani, dal momento che quel territorio fino al 1967 era parte del regno di Giordania; i cosiddetti "palestinesi" di Gaza sono egiziani, dal momento che fino al 1948 quel territorio era parte dell'Egitto. I cosiddetti "palestinesi" sono un'invenzione della propaganda islamica per indurre gli Occidentali all'odio contro Israele usando la sirena dell'autodeterminazione nazionale, ossia la menzogna abietta secondo cui dovrebbe esserci perfetta coincidenza fra Stato e nazione, che ha portato alla Shoah, alle pulizie etniche e a immensi genocidi. Bisogna respingere questa abietta menzogna cominciando col restituire Giudea e Samaria alla Giordania e Gaza all'Egitto; ma la soluzione definitiva a questo problema può essere soltanto la creazione di uno Stato o Impero mondiale federale e liberaldemocratico che abolisca il principio di nazionalità e la sovranità dei singoli Stati etnici, cancellando la differenza e la conseguente discriminazione fra "cittadini" e "stranieri" e dando a tutti gli individui umani gli stessi diritti e doveri. Viva l'Impero mondiale! ANNUIT COEPTIS