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La maternità come uno stato simile alla malattia, i cui segni vanno cancellati al più presto: questo il messaggio.

Un fastidio dai segni indelebili, cui sottoporsi per avere il dono di un figlio, ma cercando di pagare il prezzo più basso possibile. E quindi, impegnarsi per far tornare tutto come prima, non solo la ricca e spensierata vita precedente alla nascita del pupo, ma anche un corpo che non ceda ai cambiamenti della gravidanza, bensì torni come prima e anzi meglio di prima.

La nuova tendenza è partita, prevedibilmente, dalla California. E del fenomeno di recente si è occupato Il New York Times, seguito dai maggiori quotidiani inglesi, che ne hanno denunciato la pericolosa seduzione.

Un plotone ben schierato di chirurghi plastici si è alleato con il marketing più astuto e raffinato per esercitare le proprie lusinghe su un pubblico già di per sé sensibile al fascino riparatore della medicina estetica, le donne fra i venti e i quarant’anni (in maggioranza queste ultime). Figuriamoci poi quando queste donne, emerse da una o più gravidanze, si trovano a confrontare il proprio aspetto, necessariamente trasformato e in molti casi sciupato, con quello di splendide celebrità debordanti dai media, le cui forme sembrano non essere state affatto sfiorate da un evento travolgente come la maternità. E se per caso lo sono state, immancabilmente messe alla gogna per non aver saputo tornare perfette soltanto pochi giorni dopo il parto. 

Ecco allora arrivare dei signori le cui presentazioni sui siti web delle cliniche strappano l’applauso a chiunque si occupi di vendite, per la cura e per la vestizione ammaliante e convincente, e che per cifre che vanno dai 10,000 ai 30,000 dollari propongono un “mommy makeover” o anche mommy job, e in un colpo solo tirano a lucido seno, ventre, fianchi.

Un intervento globale di restauro per cancellare qualsiasi traccia sgradevole dei nove mesi di attesa. E quel che fa più impressione, mettere le mani anche in zone di un corpo in cui magari non c’è tutto questo bisogno di intervenire; ma già che si è sotto i ferri magici del chirurgo, e in più si è comprato un pacchetto completo, perché non approfittarne. 

Le cifre che indicano la proliferazione di cliniche specializzate nell’offerta e il numero di donne che si sottopongono al trattamento parlano da sole: in America solo nello scorso anno le mamme restaurate sono state 365.000.  Interrogate, molte di queste signore, a parte il piacere comprensibile di conquistare una linea perfetta e sentirsi di nuovo piacenti, hanno riferito di aver sentito il bisogno di intervenire per tornare a stare senza disagio in pubblico, o fra le altre mamme. Fra cui si sarebbero sentite delle paria, o addirittura pare non sarebbero più state frequentate, se non avessero avuto anche loro un fisico da calendario.

Si possono per un attimo mettere da parte le considerazioni più ampie sulla diffusione compulsiva della chirurgia estetica, cogliendo solo l’occasione per ribadire la serenità di giudizio su chiunque la scelga, nella giusta misura, laddove questo porti a sentirsi meglio o a superare complicati problemi di autostima.  

Viene piuttosto da chiedersi se una donna che ha appena avuto un bambino non abbia altre priorità e altre soddisfazioni in quel momento, nonchè un conquistato senso della realtà e dell’ordine di importanza delle cose, che la spinga spontaneamente a far crescere la dose di buon senso. 

Ma viene soprattutto da pensare che la scienza e l’intervento medico sono riusciti ad appropriarsi anche di questo aspetto fisiologico della maternità, la naturale e graduale ripresa dopo il parto.  La gestazione e il periodo immediatamente successivo vengono ridotti a un seccante incidente per il corpo femminile, bene di consumo da modellare, esibire, difendere con ogni mezzo dal passare del tempo e preoccuparsi di proteggere dalla sanzione sociale. Un incidente che si incastra fra l’ambizione a governare tutti gli aspetti della propria esistenza e la necessità di prolungare fino ai limiti estremi la giovinezza e il culto della perfettibilità del fisico.  E che in molti casi le donne sentono l’urgenza di cancellare, intervenendo sul proprio corpo in un momento ancora delicato per il riassestamento dell’organismo.  Andando avanti imperterrite nonostante i moniti e le raccomandazioni delle associazioni dei chirurghi plastici  e di quelle per la tutela della salute femminile, negli Stati Uniti come in Europa – dove la novità è senz’altro destinata ad approdare presto, per diventare consuetudine irrinunciabile.   Per non parlare poi della psiche, per la quale l’ultima cosa necessaria in quel momento delicato e stressante è la pressione a conformarsi a un ideale estetico.

Su questa leva, su questa potentissima leva per qualsiasi donna del ventunesimo secolo, il marketing medico costruisce la fortuna di molti suoi operatori per i prossimi anni, riuscito nell’impresa di far diventare la gravidanza una patologia da curare, e la rinuncia a cancellarne il passaggio, un comportamento socialmente criticabile.

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