Paradossi e conferme

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banca popolare

Le indicazioni dell’Autorità di Supervisione europea sulla vigilanza creditizia, della fine diottobre, che ha previsto per le prime 70 banche europee, di rilievo sistemico, l’aumento del Core Tier 1 Ratio (l’indice di solidità patrimoniale delle banche) dal 7% al 9% ha scatenato la frenesia speculativa senza precedenti che stiamo vivendo in questi giorni. L’Autority europea ha fissato, inoltre, nuovi criteri per il calcolo dei requisiti patrimoniali che contemplano la valutazione a prezzi di mercato dei titoli del debito pubblico, modificando le disposizioni precedenti che prevedevano la contabilizzazione dei titoli detenuti nel portafoglio bancario “Held to maturity” (a scadenza) al valore di acquisto.

Tale misura, solo in apparenza neutrale, nasconde in realtà una conseguenza nefasta per gli istituti italiani e per le banche di quei Paesi il cui debito sovrano è al momento sottoposto a forti tensioni speculative e pertanto soggetto a grande deprezzamento. Le banche italiane, evidentemente, sono esposte in misura rilevante sui titoli di stato nazionali mentre detengono una quantità limitata di titoli esteri; le banche tedesche e francesi, invece, potranno compensare le perdite sui titoli dei Paesi “periferici” con le “plusvalenze” potenziali dei titoli di debito del proprio Paese.

Il perimetro regolamentare va a configurare, purtroppo, misure diametralmente opposte a quelle necessarie per fronteggiare la crisi del debito sovrano dei Paesi dell’UE, impegno su cui le autorità centrali europee si dichiarano fortemente investite. Il deprezzamento “contabile” del debito sovrano italiano si somma, di fatto, a quello speculativo operato dai mercati, acuendo in tal modo le tensioni e l’indeterminatezza sull’intero sistema.

L’alto debito pubblico arrivato ad oltre il 120% del PIL e la tendenza degli ultimi 15 anni di una crescita economica debole costantemente inferiore alla media europea hanno chiuso il cerchio dando il via all’ondata speculativa di questi giorni.

Queste vicende, pertanto, ci confermano, ancora una volta, quanto la finanziarizzazione dei mercati sia estranea alle regole e ai tempi dell’economia reale e, in particolare, dello sviluppo lasciando per una parte rilevante alla Cooperazione Bancaria l’onere del sostegno al tessuto produttivo locale e i territori.

In questo contesto difficile e controverso che ha caratterizzato l’andamento dell’economia negli ultimi tre anni, le Banche Popolari hanno continuato, in particolare nei mesi più recessivi della crisi, ad operare in favore delle comunità e dei territori. Lo dimostra la crescita media annua, dal 2008 in poi, dei principali aggregati patrimoniali, con gli impieghi aumentati del 6% e la provvista del 10%, e i 40 miliardi di euro di nuovi finanziamenti effettivamente erogati ogni anno a favore delle piccole medie imprese. In prospettiva, proprio il legame con le realtà economiche locali sarà l’elemento che permetterà alle Banche Popolari di mantenere e rafforzare tali tendenze evolutive, malgrado i limiti imposti dai nuovi vincoli regolamentari che si prevede condizioneranno notevolmente il sostegno all’economia reale.

La fiducia che oltre un milione e mezzo di nuovi clienti ha accordato negli ultimi anni al Credito Popolare è l’ulteriore conferma di quanto l’operato delle Banche Popolari sia stato apprezzato dalle famiglie e dalle imprese medie e piccole, incoraggiando a percorrere tale strada anche nei prossimi mesi, in linea con i principi di partecipazione e democrazia economica che da sempre animano la Cooperazione Bancaria.

* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

 

 

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