Crisi e imprese dell’economia sociale

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terzo settore

Nonostante la fase negativa che sta attraversando l’economia del Paese, il terzo settore in Italia è in espansione. Infatti, malgrado le piccole organizzazioni siano sempre più sotto pressione, la società civile, organizzandosi e mobilitandosi, sta cercando di sopperire alle difficoltà sempre maggiori che gli enti pubblici devono affrontare per offrire servizi adeguati ai cittadini privilegiando processi di aggregazione e di professionalizzazione, che rappresentano l’unica via per crescere.

Il mondo del non profit è notevolmente cambiato nel tempo: per lavorare all’interno di esso non è più sufficiente avere buona volontà o essere ancorati a dei principi, requisiti che rimangono tuttavia indispensabili per chiunque voglia lavorare in questo comparto. Questo perché l’idea della cooperazione intesa come aiuto e come volontariato non è più sufficiente: oggi le figure professionali del settore non profit sono qualificate quanto quelle del settore privato.

Proprio durante la crisi le imprese dell’economia sociale hanno recentemente trovato quel riconoscimento che meritano grazie al ruolo positivo assunto nell’economia di oggi e nella vita sociale dei cittadini. La crescita del Terzo Settore è sotto gli occhi di tutti in quanto a numero di nuove imprese e occupati, e sta realizzando attività socialmente utili attraverso una gestione imprenditoriale delle risorse sia umane che finanziarie.

È questo un settore di tutto rispetto che si stima arrivi a sfiorare il 5% del Pil, occupando in forma retribuita 750.000 persone e più di 3 milioni di volontari. Difatti, il non profit, con i suoi 4 milioni di operatori pari al 18% del totale dei lavoratori italiani, rappresenta il più grande “contenitore sociale” in Italia, ma anche il più qualificato, essendo costituito per oltre il 70% da laureati. Secondo i dati più aggiornati sono ben 221.000 le associazioni non profit che restituiscono a circa 20 milioni di italiani servizi di assistenza, di cura alla persona, all’ambiente e ai beni culturali.

In una fase recessiva come quella che stiamo attraversando lo Stato dovrebbe, quindi, finalmente riconoscere la funzione pubblica e di vera autonomia dei soggetti sociali, non considerandoli più come semplici supplenti o sostituti.

Gli stessi valori che guidano i soggetti operanti nel Terzo Settore, trovano ampia e concreta applicazione nel modello di business delle Banche Popolari, che da sempre hanno privilegiato costantemente la “social option” per una crescita duratura e solida rispetto alle “stock option” meramente finalizzate a rapidi quanto fragili profitti.

Anche per questa ragione, nel corso del 2010 è aumentato il sostegno del Credito Popolare proprio nei confronti del terzo settore, al quale sono stati erogati più di 3 miliardi di euro di finanziamenti nei primi 8 mesi dell’anno (pari ad una quota di mercato del 28%), ad un tasso d’interesse del 3,6% (circa 80 basis point inferiore al dato medio nazionale).

Il Credito Popolare anche in tempi di crisi ha contribuito al sostegno dei livelli occupazionali, sia continuando a finanziare i sistemi produttivi locali, attraverso l’erogazione dei flussi di credito, sia attraverso la tenuta dei livelli occupazionali negli istituti bancari stessi, sia investendo risorse ed energie nei processi di formazione e aggiornamento. Tale investimento è arrivato nel 2010 a 65 milioni di euro, con un incremento del 5% rispetto al 2010, per un numero complessivo di giornate di formazione superiore a 400.000 e coinvolgendo più dell’80% del personale.

Le associate stanno manifestando negli ultimi tempi un crescente interesse nei confronti del Terzo Settore favorendo la crescita di iniziative e progetti che creino valore per la società e favoriscano lo sviluppo dell’economia del bene comune. Per questo motivo, sono stati sviluppati diversi nuovi modelli operativi di sostegno bancario e creditizio alla gestione quotidiana dell’attività del Terzo Settore, basati su soluzioni creditizie diversificate e su una gamma di finanziamenti flessibili e personalizzabili per avviare o accelerare percorsi di crescita economicamente sostenibile e di innovazione sociale per il territorio.

L’attenzione delle Popolari per il Terzo Settore nasce dal loro “radicamento territoriale” e da una vocazione che è parte integrante della loro storia, e che viene alimentata dalla coerenza dei comportamenti con la natura cooperativistica e mutualistica; da un modo, quindi, di essere e fare banca basato sulla innata sintonia con la comunità di cui sono espressione diretta. Ciò spiega come nel 2010 il Credito Popolare abbia destinato a iniziative di interesse sociale 140 milioni di euro, corrispondenti, in media, a circa il 5% dell’utile riferito all’intero aggregato.

La responsabilità sociale delle Banche Popolari verso le aree servite appare evidente, in particolare attraverso una pluralità di interventi di tipo solidaristico, assistenziale, culturale. Tuttavia, in momenti di crisi, quando è in gioco la sopravvivenza stessa delle imprese, dei posti di lavoro, di un’eredità produttiva ed economica frutto di molti anni di operosa attività, la scelta del Credito Popolare di essere vicino alle famiglie e alle piccole realtà produttive delle rispettive comunità di appartenenza è il reale indicatore per comprendere la vera natura delle banche cooperative e la missione sociale che da sempre le caratterizza.

* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

 

 

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