Al via le elezioni legislative egiziane

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Oggi si torna a votare in Egitto. Dopo l'exploit di ieri, con i seggi aperti oltre all'orario previsto per l'apertura dei seggi, i seggi hanno riaperto stamattina alle 8 (le 7 ora italiana) dopo una settimana violentissima, segnata dall’esplosione di una nuova ondata di scontri a piazza Tahrir che ha portato alla morte - questi i dati disponibili -  di 38 persone e al ferimento di altre migliaia.

Un affluenza tanto grande quella di ieri – 17,5 milioni di elettori gli aventi diritto - che l’orario d’apertura dei seggi è stato procrastinato ben oltre le 21 (ora locale). Dopo decenni di brogli elettorali in favore del National Democratic Party, il partito di Hosni Mubarak, gli egiziani possono oggi eleggere liberamente i propri politici in Parlamento.

Si tratta della prima tornata - delle tre giornate previste - per l’elezione della Camera bassa (ballottaggi il prossimo 5 Dicembre). La seconda si terrà il 14 Dicembre prossimo (ballottaggi il prossimo 21 Dicembre); la terza avrà luogo il 3 Gennaio prossimo (ballottaggi il prossimo 11 Dicembre). In palio 498 seggi in totale.

Il sistema elettorale piuttosto convoluto e farraginoso imposto dal Supremo consiglio militare presieduto da Mohammed Tantawi, prevede l’elezione dei seggi parlamentari con un sistema proporzionale per i due terzi del consesso parlamentare, tanto alla Camera bassa (la Maglis Al-Sha’ab) che alla Camera alta (la Shura).

Il restante terzo dei seggi sarà eletto attraverso un sistema elettorale uninominale secco. Una specie di mattarellum al contrario. Durante questa prima tornata hanno votato Il Cairo, Fayoum, Port Said, Damietta, Alexandria, Kafr El-Sheikh, Assiut, Luxor e le popolazione del Mar Rosso.

Trenta cinque i partiti in campo, quattro i macro blocchi politici: 'Alleanza per completare la rivoluzione' di centro sinistra. 'Alleanza democratica' guidata dai Fratelli musulmani. 'Alleanza islamica' fatta di partiti salafiti. Infine il 'Blocco egiziano' d'ispirazione liberale.

Dallo scorso Febbraio, quando il dittatore Hosni Mubarak è stato destituito, i partiti politici si sono moltiplicati a livello esponenziale. Non è da escludere che la scheda elettorale di fronte alla quale sia stato messo l'elettore egiziano sia - è il caso di dirlo - un vero e proprio ‘papiro’.

Pur nella frammentazione politica, le attuali alleanze apportano una semplificazione del quadro politico egiziano almeno in questa fase contraddistinta da una forte recrudescenza di atti politici violenti e  di repressione militare.

Atteso il trionfo della Fratellanza musulmana, con la sua branca politica di “Libertà e Giustizia” (nome che in patrie lande richiama ben altre esperienze social-liberali ma che niente hanno a che vedere con l'associazione di De Benedetti neanche a dirlo).

A parte una sparatoria nel quartiere di al-Jidari della città di Asyut, il processo elettorale si sarebbe svolto pacificamente.

Il futuro politico egiziano rimane comunque incerto. La scorsa settimana, il maresciallo Tantawi, andato in televisione con un discorso alla nazione nel tentativo di calmierare gli animi in seguito agli scontri pre-elettorali, ha annunciato che le presidenziali potrebbero avere luogo già il prossimo Giugno 2012.

Se così fosse, ieri si sarebbe aperto un processo elettorale che andrebbe a chiudersi proprio la prossima estate. Come ricordato la Camera bassa finirà di essere eletta il prossimo Gennaio, mentre la Camera alta inizierà a essere eletta dal 29 Gennaio in poi sino al Marzo.

Ufficialmente la Camera alta si riunirà per la prima volta il prossimo 16 Marzo. Dopo soli otto giorni, il 24 Marzo, si riunirà invece la Camera alta. 

Nel frattempo se effettivamente dovessero essere mantenute le promesse fatte in questi giorni dalla giunta militare, l’Egitto si ritroverebbe già in campagna elettorale per le presidenziali. Sei mesi e più di elezioni insomma.

Se non fosse che l’Europa e gli Stati Uniti sono appena entrati in recessione e che l’economia egiziana è di fatto allo stallo da molto tempo, ciò non desterebbe grandi preoccupazioni. Dato che così invece è, e tenuto conto che lo scorso 24 Novembre Standard & Poor’s ha declassato a B+ i titoli di debito egiziani, la lentezza di questo iter elettorale potrebbe costare al vincitore delle tornate elettorali moltissimo.

La decisione dell'agenzia di rating sorgerebbe da una valutazione negativo del futuro quadro politico ed economico egiziano, dato in fase di ulteriore deterioramento.

Di fatto il governo egiziano, per far fronte alla difficile situazione economica, starebbe attingendo alle riserve monetarie della sua banca centrale. A oggi le riserve ammonterebbero a 22 mld. di dollari, dai 36 mld. dello scorso anno. Non è un caso comunque che il declassamento sia giunto dopo il ritorno alla violenza di dieci giorni fa.

Per l’agenzia di rating ciò è sintomo dell’incapacità del governo militare di garantire la stabilità politica necessaria al governo provvisorio per far imboccare alle finanze pubbliche egiziane la via della stabilizzazione.

I Fratelli Musulmani sono i grandi favoriti per questo scrutinio elettorale. La sua branca partitica "Libertà e Giustizia" dovrebbe vincere le elezioni e reclama il diritto-dovere di guidare il governo qualora emergesse come prima forza nel paese.

Organizzati sul territorio, impegnati da anni nel sociale, promotori di una campagna elettorale nella quale hanno anche fatto ricorso alla distribuzione di prodotti alimentari, i Fratelli musulmani sono consapevoli dell'importanza della partita anche se sanno che il nuovo parlamento egiziano non avrà grandi poteri.

Alcuni componenti del consiglio militare hanno affermato recentemente che il nuovo parlamento non avrà il potere di sfiduciare il nuovo governo o i singoli ministri nominati dal consiglio con i poteri che l'attuale Costituzione attribuisce al presidente della repubblica.

Il nuovo parlamento sarà innanzitutto chiamato a scegliere i cento componenti dell'assemblea costituente, che dovrà riscrivere la costituzione egiziana.

Per conoscere i risultati del voto per l'assemblea del popolo occorrerà attendere metà gennaio anche se l'esito dei ballottaggi, che assegneranno un terzo dei seggi, sarà reso noto man mano.

Centrale comunque il nodo della stesura della bozza di Costituzione che dovrebbe fungere da quadro giuridico dentro il quale il nuovo Egitto dovrebbe muoversi. Le violenze degli scorsi giorni si inserirebbero in questo quadro e sarebbero una delle tante epifanie del conflitto al vertice tra giunta militare e partiti islamisti quanto al livello di autonomia di cui dovrebbe godere l’esercito egiziano nell’Egitto del futuro.

Di fatto si prospetta un Egitto ‘turchizzato’ pre-Erdogan, ovvero con un presidente eletto ma con un potere militare molto forte - non proprio 'nelle caserme' come si dice in politologia, pronto a supplire a derive (islamiste) nel paese. Come dire "Fratello avvisato, mezzo salvato".

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