L'azione delle Banche Popolari nella PA

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Credito Popolare: anche per gli Enti Locali un sostegno indispensabile

Il rapporto fra sistema bancario e Pubblica Amministrazione, al di là dell’interesse che presenta a causa della crisi finanziaria, apre una serie di prospettive, rischi e opportunità in virtù dei ruoli differenti che la PA assume nei confronti delle banche, in particolare locali.

Il primo ruolo è quello di cliente: a tale proposito, come avvenuto nei confronti delle imprese, le banche devono maturare sia una più incisiva capacità di lettura del merito creditizio che una concreta capacità di erogazione di servizi. Il secondo ruolo è quello di fornitore: infatti, le amministrazioni pubbliche intrattengono rapporti commerciali con larga parte delle imprese clienti del sistema bancario. In questa prospettiva, i passaggi più incisivi devono riguardare lo sviluppo sia di soluzioni più forti di mobilizzazione dei crediti verso componenti della PA, che di azioni nei confronti della PA stessa, tese a far crescere l’efficienza nella gestione finanziaria e nella disponibilità di risorse. Il terzo ruolo è quello di investitore, in quanto la PA gioca un ruolo essenziale di promotore e realizzatore di infrastrutture sul territorio.

Le Banche Popolari hanno via via rafforzato nel corso degli anni il loro rapporto con la Pubblica Amministrazione, considerandola come un segmento importante all’interno della clientela. Questi istituti, legati storicamente al territorio ed alle comunità locali, sono sempre state a stretto contatto con la PA, le istituzioni e gli enti locali, al fine di salvaguardare nel migliore dei modi quelle condizioni di sviluppo economico e sociale che ha interessato ampie aree del Paese e che ha visto le istituzioni creditizie locali svolgere un ruolo proattivo fondamentale. Attualmente, il Credito Popolare fornisce servizi ad oltre 2.300 comuni, 43 province, 14 regioni e a circa 1.500 enti pubblici, ASL, scuole, direzioni didattiche, aziende municipalizzate, comunità montane ed altre ancora.

I dati di lavoro più recenti relativi agli impieghi, e aggiornati ad agosto 2011, mostrano che dal 2008, i finanziamenti erogati alle istituzioni pubbliche sono cresciuti circa del 20% passando da 1 miliardo e 800 milioni di euro a 2 miliardi e 200 milioni di euro. Le erogazioni hanno riguardato in particolare: amministrazioni comunali (41%), enti produttori di servizi sanitari (42,5%), amministrazioni regionali (6%) e provinciali (2,2%).

Queste evidenze empiriche permettono di osservare come le Banche Popolari siano spinte a privilegiare e ad ampliare il loro legame con le istituzioni locali, in particolare medie e piccole: comuni, province o altri enti pubblici locali, che rispetto alle amministrazioni centrali hanno un contatto più diretto con il territorio, confermando l’impronta localistica che caratterizza il Credito Popolare fin dalla nascita. L’attenzione per le comunità locali da parte del Credito Popolare risulta evidente anche analizzando la distribuzione degli affidamenti, concentrati per oltre il 90% a livello sub provinciale e solo per il 5% a livello regionale.

Considerando un periodo più lungo, emerge, inoltre, come rispetto alla metà degli anni ’90 l’incidenza del credito erogato alle aree metropolitane si sia significativamente ridotta e come, per effetto anche dei processi di acquisizione ed incorporazione di numerose realtà bancarie locali presenti nelle aree del Mezzogiorno, succedute nel corso degli anni, sia notevolmente aumentato il peso degli affidamenti alle istituzioni locali meridionali.

Il rapporto tra il Credito Popolare e le istituzioni locali non si limita solo alla componente creditizia. Le amministrazioni pubbliche si avvalgono, infatti, della collaborazione e della consulenza degli istituti della Categoria anche in numerosi altri casi come quelli relativi all’applicazione delle norme antiriciclaggio e alle indagini patrimoniali condotte dall’autorità giudiziaria. Ciò richiede un impegno e uno sforzo sia tecnico che economico, derivante dall’impiego di personale qualificato e dai costi sostenuti per dotarsi delle necessarie risorse da utilizzare in tale segmento di attività.

I fondi che sotto forma di risparmio sono affluiti dalle famiglie, a ritmi costanti e più elevati rispetto alla media nell’ultimo quaderiennio, si mostrano riferiti non soltanto verso quella galassia di piccole e medie imprese che, insieme alle famiglie, continuano a sfidare la crisi. Questo fenomeno, che potremmo definire “capitalismo di persone”, considera, infatti, anche la PA come interlocutore rilevante, da sostenere, in questo periodo particolare per accelerare un processo di ripresa economica sostenibile ed equilibrata.

* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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